Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    Predefinito Scene indimenticabili...

    Non c'entra con Santa Margherita, però ne vale la pena parlarne, anche perchè l'odio verso gli stranieri sarà in esponenziale aumento ovunque e soprattutto contro gl'islamici: ho appena sentito in uno dei tanti tg il sudcoreano in seguito decapitato che veniva ripreso dalla videocamera mentre pronunciava in maniera straziante e angosciante "I don't want to die" diverse volte... Tutti chiedono il ritiro dei varii eserciti dall'Iraq, ma credete che ritirandosi la cosa si risolva così? D'altronde l'11 settembre 2001 l'esercito americano non era in Iraq, eppure...

  2. #2
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    Predefinito Re: Scene indimenticabili...

    Originally posted by tapiro
    Non c'entra con Santa Margherita, però ne vale la pena parlarne, anche perchè l'odio verso gli stranieri sarà in esponenziale aumento ovunque e soprattutto contro gl'islamici: ho appena sentito in uno dei tanti tg il sudcoreano in seguito decapitato che veniva ripreso dalla videocamera mentre pronunciava in maniera straziante e angosciante "I don't want to die" diverse volte... Tutti chiedono il ritiro dei varii eserciti dall'Iraq, ma credete che ritirandosi la cosa si risolva così? D'altronde l'11 settembre 2001 l'esercito americano non era in Iraq, eppure...
    neanche al qaeda era in iraq. E' stato scoperchiato il vaso di pandora... e ora si vedono le conseguenze!!!

    l'esercito americano con le sue basi è sul sacro suolo dell'arabia saudita terra proibita agli infedeli e questo costituisce la motivazione esteriore di al qaeda.... più tutte le altre motivazioni più sostanziali (petrolio, casa reale saudita, caos nella regione ecc)

    ciao

  3. #3
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    Predefinito vorrei proporvi l'articolo di R. Farina che io trovo molto intenso e deciso.

    Altro ostaggio decapitato Ora facciamo sul serio oppure torniamo a casa di RENATO FARINA

    Ne hanno decapitato un altro.
    Non sarà l'ultimo.
    Anzi la danza macabra delle teste rotolanti è appena agli inizi. Lenin si domandò in un libro «Che fare?». Lui non aveva scrupoli: agì, vinse al prezzo di milioni di morti.
    Noi non siamo così, per fortuna. Innocenti ammazzati non ne vogliamo.
    Ma dinanzi a quel che succede non ci sono vie di mezzo.

    O in Iraq si va a fare la guerra, con tutta la forza e la determinazione necessarie, sapendo che si pagheranno prezzi immediati terrificanti in vista di un futuro (forse) pacifico, oppure?

    Oppure, meglio andarsene. Essere onesti e un po' vili, ma confessare: abbiamo sbagliato a fidarci di voi americani, ci siamo illusi che fosse una partita amichevole, invece lì la democrazia è impossibile.
    E partire alla Zapatero.

    La notizia?
    Abbiamo cercato già di dimenticarla con la battaglia del calcio. Lì al massimo parte uno sputo. Bisogna ricordare però. E ripetere. Ne hanno decapitato un altro.
    Il povero coreano era stato informato.
    Aveva urlato in lacrime, chiesto pietà al suo governo: che cedesse, rinunciasse a mandare le truppe come chiesto dall'Onu. Non ha domandato nulla alla masnada mascherata che gli stava alle spalle. Kim Sun-Il, 33 anni, essendo di mestiere interprete, aveva parlato con loro per ore e sapeva bene come non ci fosse da sperare niente.

    Nemmeno la consolazione di un colpo secco, una pistolettata sarebbe stata benedetta. A Seul hanno risposto picche al ricatto, poi si sono lasciati beffare da una proroga dell'ultimatum.
    Illusi.
    I terroristi islamici hanno strappato a Kim la testa con i coltelli e con le mani.
    Vorremmo fare due cose contemporaneamente: gridare e mantenerci freddi. C'è qualche cosa di peggio che l'essere uccisi:

    è essere uccisi così, essere separati da se stessi. L'idea che i tuoi cari vedano o anche solo sappiano, che su di te si è adempiuto il sacrificio del capro, supera il limite dell'umanamente dicibile.

    Non siamo in grado di sopportare il pensiero di essere smembrati in un rito satanico (costoro lo definiscono divino, ma in questo caso le due entità coincidono). Saranno pure fuori dal consorzio civile, questi barbari, ma conoscono benissimo il nostro animo.

    Siamo disposti forse persino a morire e a sopportare il peso dei caduti: ma lo scempio liturgico ci pone dinanzi all'abisso. Uno (Nick Berg) si può soppor tare urlando e maledicendo: non passeranno, vi prenderemo.
    Il secondo (si cerca di considerarlo come serie B, una ripetizione), che nome ha? Boh, e poi è ancora americano.
    E c'è il sollievo di aver catturato qualcuno, e ti pare si possa tirare il fiato.
    Poi ecco il terzo.
    Loro non si stancano, hanno infiniti boia.
    È toccato non più a uno yankee, ma a un alleato.
    Immaginiamoci questo: un italiano preso in ostaggio, il ricatto, l'ovvio rifiuto del governo, la gente in piazza, poi la testa tagliata, agitata per i capelli, impugnata come un trofeo mentre si sente che gli assassini godono e coinvolgono nel festino Dio: «Allah Akhbar!», Allah è grande!

    Sia chiaro, queste non sono fantasie. Ci sono documenti scritti e diffusi allegramente su Internet che prescrivono questa tecnica: bombe (per il popolo) (...) (...) e decapitazioni (per gli ostaggi). Le risoluzioni strategiche di Al Qaeda e soci espongono l'obiettivo: indurre gli alleati già presenti in Mesopotamia a darsela a gambe, impedire che se ne aggiungano degli altri con la legittimazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
    La quale Onu manda volentieri chi si candida al viaggetto e applaude i coraggiosi: ma in proprio si astiene, dal suo punto di vista ritiene di aver già dato abbastanza.

    A Kofi Annan hanno ammazzato il vice Del Mello, proprio a Bagdad: andate avanti voi che è meglio, dice.
    In questo scenario, persino gli americani non vedono l'ora di svignarsela, anche Bush, nonostante le dichiarazioni ufficiali tonitruanti, fatica a non assecondare l'opinione pubblica.

    E noi?

    L'alternativa vale. Riteniamo sia etico per motivi persino egoistici fare la guerra al terrorismo nel luogo dove si combatte la battaglia decisiva: e questo è l'Iraq.
    Ci conviene fermarlo lì, intimidirlo lì.
    Domandiamoci però: siamo consapevoli di quel che ci è chiesto? Alla prima testa italiana tagliata, che facciamo? Per quel che conta, io ripeto: rimanere.

    Ma al nemico spacchiamogli le ossa.

  4. #4
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    Predefinito sono d'accordo con penelope

    pur a fatica e con mille se ed altrettanti ma.

    Conoscono le nostre debolezze che, guarda caso, sono le nostre virtù.

    Per noi è oramai giunta l'era dell'essere, della sensibilità d'animo, della comprensione, della pace, della fratellanza tra popoli.

    L'Italia, soprattutto, quando scende in piazza per la pace con i suoi giovani, lo fa credendo proprio in quell'ideale (altri paesi, vedi la francia o germania, non espongono arcobaleni, ma manifestano contro Inghilterra ed Usa con il solito spirito nazionalista).
    Deridiamo lo sfarzo, respingiamo l'ideale delle veline e dei calciatori superpagati.
    Non ci iscriviamo più a partiti e non ci piace essere etichettati.
    Odiamo l'ignoranza, l'intolleranza ed il razzismo.
    Guardiamo al biologico e leggiamo libri impegnati.
    Non desideriamo più figli di successo, ci basta che siano delle persone per bene.

    Tutto molto bello (anche se, invero, razzoliamo malissimo!)

    Cerdo però che solo il Signore possa ottemperare al disposto: "porgi l'altra guancia".

    Essere "buoni" non può significare essere fessi.

    Gli estremisti hanno compreso la nostra sensibilità ed adottano la legge più vechia del pianeta: quella della giungla.

    Ora, però, devono capire che con la nostra sensibilità loro non possono scherzare.

    Come?

  5. #5
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    Predefinito dice bene Farina nell'articolo citato da Penelope

    " al nemico spacchiamolgli le ossa"

    e invece leggo oggi sul giornale che a Genova certi musulmani pregavano per protesta con il culo per aria in P.zza Caricamento
    perchè vogliono la Moschea!
    E qualcuno ha detto :- e diamogliela!-

    NOn voglio sembrare razzista, ma forse cediamo troppo terreno.

    Intanto i Cristiani in giro per il mondo sono uccisi e perseguitati sia dai Comunisti ( vedi Cina, Nord Corea, ) che dai Musulmani
    ( vedi Filippine, tutto l'oriente, anche l'India e l'Egitto sono divenutati più intransigenti pare)

  6. #6
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    Predefinito dimenticavo:

    in giro per il mondo ci sono ben 1 miliardo e mezzo di musulmani!
    per la maggior parte sunniti , solo il 30% è sciita, ma da solo conta il triplo!

    non mi piacerebbe davvero lasciare ai nostri figli e nipoti un mondo dominato da loro!

  7. #7
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    Predefinito che facciamo ....

    Originally posted by emiro
    in giro per il mondo ci sono ben 1 miliardo e mezzo di musulmani!
    per la maggior parte sunniti , solo il 30% è sciita, ma da solo conta il triplo!

    non mi piacerebbe davvero lasciare ai nostri figli e nipoti un mondo dominato da loro!
    ... li ammazziamo tutti?
    chiudiamo le frontiere di UE?
    li sterilizziamo?
    ....
    ....
    lanciamo un concorso di idee!!!

    ciao

  8. #8
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    Predefinito Re: che facciamo ....

    Originally posted by dark side
    ... li ammazziamo tutti?
    chiudiamo le frontiere di UE?
    li sterilizziamo?
    ....
    ....
    lanciamo un concorso di idee!!!

    ciao

    L'evidente errore strategico della guerra contro l'Iraq ha di fatto solo accelerato un processo di penetrazione che andrebbe studiato nella sua drammatica complessità.

    La consorte o una delle consorti dell'Imam di Gallarate aveva dichiarato con massima semplicità che i mussulmani non hanno necessità di fare terrorismo o guerra per conquistare l'Occidente: siamo in tanti e facciamo molti più figli di voi tra pochi decenni vi domineremo.

    Pochi giorni fa leggevo un'intervista a un intellettuale libanese che affermava (come un altro di cui ho letto e che vive in Francia ma arabo di origine - non ricordo di dove) di prendere seriamente il rapporto con la comunità mussulmana; affermava che gli estremisti sono solo il 5% ma che almeno il 90% non ha posizioni chiare. Resta un 5% con cui avviare un dialogo nel rispetto reciproco.

    Pericolose, affermava, le posizioni ideologiche in un senso e nell'altro.

    Poco conosciamo e il rischio è davvero epocale.

    tra pochi anni ci troveremo a discutere di problemi (seppur molto diversi perché privi di estremismi religiosi) su come gestire la diversità di cinesi e indiani: sono lì alle porte, anzi molti sono già dentro.

    Non possiamo permetterci di fare gli struzzi ma non è neppure possibile essere superficiali dandoci arie di libertari a tutti i costi senza valutare la compelssità e le conseguenze.
    Fa riflettere che la liberale Inghilterra abbia "imposto" ad una studentessa, credo di origine del Bangladesh, di indossare la divisa a scuola mentre lei aveva fatto ricorso al magistrato per indossare gli abiti tradizionali:
    la regola va rispettata e il problema non è quindi l'abito tradizionale ma l'obbligo di indossare la divisa.
    E l'Inghilterra non è la Francia

    Conoscere per rispettare
    Conoscere per avere rispetto

    L'altro

  9. #9
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    Predefinito considerazioni...

    L'evidente errore strategico della guerra contro l'Iraq ha di fatto solo accelerato un processo di penetrazione che andrebbe studiato nella sua drammatica complessità.

    La guerra in Iraq è proprio l'esempio opposto di penetrazione. Ovvero è l'occidente, o meglio gli USA che mettono un puntello in una zona ove storicamente sono stati fuori da sempre. La prima guerra in Iraq (1991) è stata l'occasione per USA di porre le basi militari in Arabia Saudita e Kuwait. Ricorda che la presenza degli states in zona è sempre stata demandata a potenze regionali (Iran dello Scià e Israele e Iraq prima maniera ovvero quando saddam faceva il bravo bambino(?)).
    Stessa cosa accade nell'asia centrale ove nelle ex repubbliche sovietiche si assiste alla installazione di importanti basi militari americane (uzbekistan e tagikistan) Ti suggerisco la lettura di Limes ultimo numero è molto interessante.

    La consorte o una delle consorti dell'Imam di Gallarate aveva dichiarato con massima semplicità che i mussulmani non hanno necessità di fare terrorismo o guerra per conquistare l'Occidente: siamo in tanti e facciamo molti più figli di voi tra pochi decenni vi domineremo.
    Pochi giorni fa leggevo un'intervista a un intellettuale libanese che affermava (come un altro di cui ho letto e che vive in Francia ma arabo di origine - non ricordo di dove) di prendere seriamente il rapporto con la comunità mussulmana; affermava che gli estremisti sono solo il 5% ma che almeno il 90% non ha posizioni chiare. Resta un 5% con cui avviare un dialogo nel rispetto reciproco.


    resta comunque nostro interesse avviare e praticare il dialogo....


    Non possiamo permetterci di fare gli struzzi ma non è neppure possibile essere superficiali dandoci arie di libertari a tutti i costi senza valutare la compelssità e le conseguenze.
    Fa riflettere che la liberale Inghilterra abbia "imposto" ad una studentessa, credo di origine del Bangladesh, di indossare la divisa a scuola mentre lei aveva fatto ricorso al magistrato per indossare gli abiti tradizionali:
    la regola va rispettata e il problema non è quindi l'abito tradizionale ma l'obbligo di indossare la divisa.
    E l'Inghilterra non è la Francia

    Conoscere per rispettare
    Conoscere per avere rispetto


    diverso è il discorso del rispetto delle leggi. Chi viene nel nostro paese ha l'obbligo di rispettare la legge, piaccia o non piaccia, poichè essa è l'elemento unificante di una comunità che anche nella diversità di provenienza, riconosce a se stessa la volontà di vivere insieme. Quindi nessuna infibulazione, velo, chador, ecc. ecc. se vietato dalla legge e dai regolamenti, può costituire elemento di discussione per una pseudo tolleranza che non ha ragione di esistere.

    ciao

 

 

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