Cimoli: prima il risanamento, poi dal 2006 punteremo allo sviluppo
Un mese per preparare il nuovo piano Alitalia: «Quello definitivo». Sedici per risanare l’azienda, «prendendo il toro per le corna». Tre anni per rilanciarla, aumentando del 9% i passeggeri trasportati. Obiettivo finale: la privatizzazione. L’amministratore delegato della compagnia, Giancarlo Cimoli, ottenuta ieri l’approvazione del bilancio 2003 dall’assemblea degli azionisti, ha detto di considerare il salvataggio di Alitalia «una missione realizzabile». Tra i «passi decisivi», compiuti nelle ultime settimane, l’impegno del governo di garantire per 400 milioni il «prestito-ponte» che ora attende il via libera di Bruxelles. Sull’operazione pende ancora il giudizio del collegio sindacale che ieri si è limitato a «prendere atto positivamente» del decreto sul prestito, chiedendo però la convocazione di un’apposita assemblea per la valutazione del piano.
IL PRESTITO - La lettera inviata ieri da British Airways alla Commissione europea contro «l’ultima tranche di aiuti a Alitalia» (ma anche contro i sussidi Usa alle compagnie) non dovrebbe avere effetti negativi sul via libera che l’Ue si appresterebbe a concedere al prestito-ponte. Del resto le modalità con cui Alitalia ha chiesto l’autorizzazione sembrano essere state concordate con la Commissione. Cimoli ha spiegato ieri che «l’operazione è stata configurata come aiuto al salvataggio». La compagnia dunque ha rinunciato a sostenere la tesi, più attaccabile, che la garanzia rilasciata dallo Stato italiano era «a condizioni di mercato». Preferendo ammettere invece che si tratta di un «aiuto», Cimoli dovrebbe aver evitato una lunga istruttoria e il rischio di una bocciatura che sarebbe stata una condanna a morte.
IL RISANAMENTO - Il fatto che si tratti di un «aiuto al salvataggio» impone però a Alitalia di non poter utilizzare il prestito per lo sviluppo. Insomma, da qui al 31 ottobre 2005, termine dell’operazione, la compagnia potrà solo essere risanata: gli investimenti sulla flotta e l’apertura delle rotte è rinviata al 2006, quando Cimoli prevede di poter sviluppare l’offerta sul lungo raggio del 30%. Alla Consob, che in una lettera aveva invitato la società a assicurare in assemblea «l’operatività del reperimento del prestito ponte» o, in caso contrario, a convocare un’assemblea straordinaria, Cimoli ha potuto fornire le spiegazioni richieste anche dalla società di revisione Deloitte & Touche. Il prestito c’è e si configura come «un primo riscontro» di quella continuità aziendale prospettata nel bilancio 2003. Ma per i sindaci occorre conoscere «l’impatto economico» del prestito e «individuare le risorse necessarie al suo rimborso», esaminando il piano in una «specifica assemblea».
IL PIANO - «Il management - ha detto Cimoli - è convinto che non si può fare maquillage, che si deve afferrare il toro per le corna» anche «se è impossibile fare tutto insieme». L’amministratore non ha fornito dettagli sulla futura riorganizzazione: di certo la parola «holding», tanto cara ai sindacati, non è apparsa. Ieri l’assemblea ha approvato il ridimensionamento del cda a cinque membri: oltre a Cimoli, il presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta, Roberto Ulissi, Serafino Gatti e Augusto Zodda. L’esclusione dal board degli «azionisti-dipendenti» segna la fine di un’epoca. Ma per Cimoli il cambiamento è un’altro: «Nel cda non ci sono persone legate al sistema politico. Se no, non ci sarei io».
Antonella Baccaro
Corriere della Sera




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