Domani (quando sarò meno stanco e sarò in grado di rileggerla)manderò agli amicii lombardi questa mail.
saluti
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Milano, 28/VI/2004
Cari amici,
mi permetto di trasmettervi alcune mie considerazioni sulla situazione attuale, senza pretesa di completezza, giusto qualche appunto che mi premeva fare dopo le tornate elettorali e l’incontro di sabato scorso. Sono stato lontano dall’Italia per parecchio tempo e mi è, quindi, mancato completamente il rapporto diretto con le vicende politiche dell’ultimo periodo. Questo è un limite ma anche un vantaggio, dal momento che ho avuto il privilegio di osservare lo svolgersi della campagna elettorale unicamente dai resoconti dei giornali, godendo, quindi, di un osservatorio per molti versi distaccato, politicamente “asettico” ed esterno all’umoralità della contingenza politica.
Mi permetto quindi di dare un giudizio personale su quanto successo, tenendo presente quanto sentito sabato.
Io sono convinto che le passate elezioni europee possano essere analizzate seguendo due differenti criteri, leggere i dati percentuali o analizzarli alla luce del significato politico di cui sono stati caricati nel periodo preelettorale.
Nel primo caso la vittoria del centrosinistra, e, in particolare, della lista Uniti nell’Ulivo è un dato difficilmente discutibile, per tutta una serie di motivi facilmente individuabili.
Il primo dato evidente è che il centrosinistra, per la prima volta, si trova in una situazione di sostanziale parità rispetto al centrodestra in una competizione proporzionale. Il drammatico divario delle elezioni politiche del 2001 si è ridotto a zero. E questo dato getta una luce di speranza per il possibile risultato di una competizione basata sul maggioritario, terreno favorevole al centrosinistra.
La forza elettorale della lista uniti nell’Ulivo è di dieci punti percentuali superiore a quella del principale partito di maggioranza e supera la quota simbolica del 30%, ottenendo un risultato da “prima Repubblica”, risultato ancor più positivo dal momento che al proporzionale, di norma, gli aggregati di partiti perdono punti rispetto alla somma dei singoli elementi.
Forza Italia, partito del Presidente del Consiglio, crolla di otto punti.
Ma il quadro appare completamente cambiato qualora lo si confronti con le dichiarazioni fatte in campagna elettorale. Così facendo non si può, credo, non constatare che il centrosinistra, ma soprattutto Uniti nell’Ulivo, ha perso. E ha perso tre volte: perché non ha saputo raggiungere il risultato atteso, perché ha dimostrato di avere un leadership inadeguata e perché non è riuscito a sottrarre consenso al centro destra. Insomma, le aspettative sono state tutte deluse. E sono state deluse singolarmente, una ad una, con masochistica freddezza.
Primo, creare l’aspettativa di un risultato eclatante è stato un boomerang tanto devastante quanto prevedibile; puntare esplicitamente ad un risultato di netta affermazione –le dichiarazioni indicavano un consenso variabile tra il 33% e il 36%- porta con se due possibili effetti: nel caso in cui le previsioni siano azzeccate, la vittoria passa come un vittoria annunciata e come tale difficilmente in grado di suscitare quell’entusiasmo necessario a far progredire i progetti politici d’avanguardia, nel caso in cui le previsioni si rivelino troppo ottimistiche –e tutto faceva pensare che questo era il nostro caso-, quella che comunque sarebbe una vittoria appare come una sconfitta. E nessuno ha mai dimostrato che annunciare una vittoria porti voti al proprio partito, anzi. Siamo riusciti, per colpa unicamente nostra, e trasformare una vittoria in una sconfitta.
Purtroppo, detto per inciso, l’esempio di come ha condotto la campagna delle regionali la sinistra francese non ha insegnato nulla.
Secondo, la leadership. Gli errori grossolani e l’incapacità cronica di gestire una politica di opposizione di lungo termine -un progetto politico- da parte dei nostri leader è stato il dato più evidente della nostra campagna elettorale. Prese di posizione seguite da smentite, logica del tutti contro tutti, tentativo –riuscito- di reciproca cannibalizzazione da parte delle due forze maggiori, mancanza di una impronta unitaria all’azione politica delle quattro forze del listone, fino ad arrivare alla totale débacle della mozione sul ritiro; sono questi i poco edificanti comportamenti tenuti dai dirigenti dell’Ulivo. Ed è un peccato, perché non essere riusciti a coordinare le iniziative e posizioni è un dato allarmante per il futuro e un dato che ha inciso negativamente sul voto.
Infine, siamo stati sconfitti perché la coalizione di governo, in un modo o nell’altro, tiene. Avevamo annunciato un tracollo, la realtà è stata che si è verificata una leggera flessione e, piuttosto, una ridistribuzione dei rapporti di forza che ha cambiato radicalmente la struttura della coalizione di maggioranza ma non la ha distrutta, almeno non numericamente.
Si può dire che abbiamo vinto, perché i numeri e l’analisi degli stessi ci danno un quadro estremamente positivo, un quadro di ripresa e di espansione, ma, se in politica l’analisi dei dati non può in nessun modo ridursi al commento delle percentuali, è più giusto affermare che abbiamo perso; al di là dei numeri queste elezioni dovevano essere la prova generale di una coalizione di governo omogenea, e, in una parola, è stata un disastro. Un disastro prevedibile ed evitabile.
Per quanto riguarda noi come M.R.E., credo si possano fare alcune considerazioni.
Il P.R.I. è andato malissimo, al di là dei discorsi bizantini che ho sentito, è stata la prima sconfitta totale della gestione LaMalfa-Nucara, una sconfitta che ha messo a nudo i due leader dimostrando la loro incapacità di inserirsi positivamente e nello schieramento di centro destra e come avanguardia di una posizione terzista. Se a questo si unisce la sentenza sul congresso di Bari si capisce che questo è il momento per tentare di recuperare quanto possibile del P.R.I. Personalmente non credo che si possa prendere molto, ma qualcosa forse si. La mia opinione, comunque, è che la nostra prospettiva di crescita non può essere in alcun modo quella del recupero della fantomatica base storica del P.R.I. Questa base, io credo, in termini numerici semplicemente non esiste più, fatta eccezione per aree limitate (e, comunque, rimane in gran parte nel P.R.I.). Discutere su quanti possono passare da noi, quanti resteranno di la, quanti votano a sinistra e quanti non amano i “comunisti” è un discorso poco costruttivo: se vogliamo crescere dobbiamo reinventarci un nuovo elettorato, specialmente in Lombardia.
La Sbarbati è andata molto bene nel suo collegio, se questo è il risultato di qualche patto sottobanco coi DS o merito suo non lo so; tuttavia il bottino di preferenze è estremamente incoraggiante.
Diversamente da questo, il risultato alle amministrative è stato equivoco e contraddittorio. La presenza continua ad essere a macchia di leopardo, le liste spesso non sono presenti e i risultati sono vari ma fermi a percentuali basse. Tuttavia certe realtà hanno, credo, dato grande speranza a tutti noi, in particolare Torino e Foggia. Nessuna affermazione eclatante, ma abbiamo scoperto che esiste una base di consenso e un serbatoio potenziale di iscritti e simpatizzanti.
Il limite apparentemente insuperabile per il lancio del movimento è sempre lo stesso: la mancanza di visibilità e di organizzazione. Se non riusciremo ad eliminare questi due ostacoli il futuro appare assai tenebroso. Tuttavia qualche passo avanti, anche importante, è stato fatto, soprattutto al traino della candidatura di Luciana Sbarbati, ma non solo (proprio stasera parlavo con un amico che ha mostrato qualche interesse verso il movimento).
Ora la nostra priorità, io credo, dovrebbe essere quella di dotarci degli strumenti per continuare. Il primo strumento sono, ovviamente, gli iscritti. Senza iscritti non avremo fondi, non avremo presenza sul territorio, non avremo gente disposta a tenere aperti dei banchetti. Ma se vogliamo ampliarci, prima di tutto, è necessario ideare delle iniziative politiche valide e sviluppare il coordinamento e la comunicazione interna. Sviluppiamo il sito internet, aumentiamo gli incontri, proviamo ad organizzare qualche iniziativa e, soprattutto, diamo il via ad una campagna per il tesseramento seria per capitalizzare al massimo quel minimo di visibilità raggiunto. Fissiamo degli obbiettivi minimi e lavoriamo seriamente con una meta ben precisa da raggiungere: quello che ci è mancato, finora, è stata proprio la possibilità di lavorare su un progetto –fino a due settimane fa non eravamo nessuno; queste elezioni ci hanno messo nelle condizioni di partire, ma è ancora necessario definire il progetto, a livello nazionale e a livello locale. Sarebbe utile stabilire la data di fine settembre come il momento in cui presentare –a noi stessi in primo luogo- un programma di cosa vogliamo fare nel futuro. Fissiamo gli obbiettivi e decidiamo la tempistica.
Un caro saluto
Martino B.
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