Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Come si tratta un ex...

    ..."dito" dietro al quale ci si è nascosti


    Sabato scorso, alla riunione della fondazione Rodolfo De Benedetti a Lecce, Giuliano Amato ha ricevuto una bella
    lavata di capo dall’editore di Repubblica per aver espresso, nell’imminenza delle elezioni europee le sue riserve sulla mozione dell’opposizione per il ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq.
    A stretto giro di posta, sulla Repubblica di ieri, è apparsa una lunga intervista in cui il “reprobo” si copriva il capo di cenere. Nella sua penosa autocritica, Amato non rettifica il proprio giudizio, sostiene anzi che la sua intenzione, quella di “rassicurare una parte del nostro elettorato” ha ottenuto “riscontri positivi”.
    Si confessa però colpevole di un reato più grave: la lesa maestà nei confronti di Romano Prodi, al quale, a quel che pare, debbono essere sottoposte preventivamente le opinioni dei leader dell’Ulivo.
    Più o meno come fece, peraltro inutilmente, Giordano Bruno di fronte all’Inquisizione, Amato accetta tutte le critiche all’indisciplina e alla mancata sottomissione, promette che non dirà mai più nulla senza previa autorizzazione, pur di non pronunciare l’abiura sul merito del suo dissenso sul ritiro delle truppe.
    Detta anche una linea di comportamento che non sarebbe dispiaciuta al Comintern:
    - non si deve esprimere dissenso in pubblico, non si può discutere di temi che mettano in discussione la leadership anche indirettamente, ed è vietato occuparsi dell’evoluzione della lista unitaria, cioè della struttura politica dell’alleanza di centrosinistra - Tutte queste questioni competono a Prodi (o forse a Carlo De Benedetti), quindi è inutile, anzi autolesionistico, occuparsene. Esclusa la politica, resta la sociologia, le questioni concrete che riguardano la vita degli italiani”, e qui Amato scopre che “non è riducendo l’Irpef che si trovano le chiavi per il futuro”. Gli italiani, insomma, non vogliono riduzioni di tasse, ma aspirano ad essere governati da “un modulo aperto, con identità multiple che convergono in modo non centralizzato nè gerarchizzato”.
    Cosa si deve mai dire per salvarsi dalla santa Inquisizione.

    conclusione: a Prodi i calci nel sedere vanno dati dopo, a "servizio eseguito".

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Tra poco la Lega li dà al Berlusca per la seconda volta, il calcio nel sedere.

    Così il Berlusca torna in vantaggio su Prodi 2-1

  3. #3
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    Predefinito Uniti nell'Ulivo, e genuflessi...

    ...per implorare "Scusaci tanto, Romano"

    Scuse, rammarichi e abiure. Per non parlare
    di doppiezza. Dopo l’autodafé di Giuliano
    Amato che ha chiesto scusa a Romano
    Prodi con un’intervista su Repubblica per
    aver detto ciò che pensava veramente sulla
    mozione dell’opposizione per il ritiro delle
    truppe italiane dall’Iraq, è tutto un fiorire di
    scuse nell’Ulivo. Chiede scusa Eugenio Scalfari.
    Nell’editoriale di domani il Fondatore
    si rammarica per non avere fatto votare anche
    Io alle elezioni e chiede scusa per aver
    occupato la propria mente solo con il prossimo
    trasferimento a largo Fochetti e fa anche
    abiura: “Mai più la Ruga sulla Fronte”.
    Almeno due barili di botulino e sette chili di
    capsule contenenti crema rassodante sono
    stati rinvenuti in via Veneto. Sofferta l’autocritica:
    “La sera, caro Romano, torneremo in
    via Veneto”. Scuse, rammarichi e abiure da
    parte di Ezio Mauro, direttore di Repubblica.
    In un corsivo di prima pagina abiura gli
    ultimi residui dalemiani, rammaricato di
    aver sovresposto Lilli Gruber, chiede scusa
    a Prodi per avere fatto scrivere poco, ma veramente
    poco, Gad Lerner: “Non è più a Repubblica,
    non ce l’abbiamo più solo noi, ormai
    lui vuole prendersi il Corriere della Sera,
    se ho sbagliato a non andarci io invece,
    in via Solferino, chiedo scusa”. Chiede scusa
    a Prodi il suo portavoce Gad Lerner:
    “Faccio abiura di questa stagione con il microfono
    in mano a far da cerimoniere nelle
    manifestazioni dell’Ulivo, sono rammaricato
    di aver perso tempo dietro a Enrico Letta
    che, chiaro, ti vuole togliere il posto. Ti chiedo
    scusa, ma avremmo potuto vincere se solo
    mi fossi preso subito il Corriere, quindi
    non so se ha senso chiederti scusa, vedi un
    po’ di andare a farti un giro sugli Appennini
    (te li do io gli Appennini)”. Sofferta l’autocritica
    di Lerner: “Ma chi me l’ha fatto fare
    di stare appresso a Prodi, potevo curarmi
    meglio Montezemolo, molto più generoso di
    Carlo De Benedetti”. Chiede scusa a Prodi
    Lilli Gruber: “Scusa Romano, scusa se ho
    preso molti voti, scusa se devo fare il ticket
    con Veltroni, forse facevo meglio a restarmene
    al Tg1, sono rammaricata, ma io e Walter
    ci riproponiamo – è una promessa – di venire
    a trovarti: ti porterò i wurstel, non ti
    preoccupare, lui ti porta la Nutella (così la
    spalmi sui salsicciotti)”.
    Scuse, rammarichi e abiure. Per non parlare
    di doppiezza. “Scusa Romano” è il titolo
    dell’editoriale della Stampa recante firma:
    Annunziata Lucia. Ecco un brano: “Scusami
    Romano, l’ho capito solo adesso. Dovevo
    restarmene a fare il mio lavoro di badessa
    in Rai. Chi me l’ha fatto fare di lasciare la
    presidenza, specie che con voi – lo dico con
    affetto – non ci sarà da guadagnarci niente,
    ancora non lo saccio. Con un poco in più di
    garanzia me ne sarei rimasta un’altra anticchia
    di più a Viale Mazzini, ora purtroppo mi
    tocca di stare con questi scornacchiati
    ’nmezzo a una strada: tenete la Lilli, è ’o vero?
    Tenete il Michele, è ’o vero? Tenete il
    Gad, è ’o vero? E a Lucia vostra, chi ci pensa
    più? Carlo De Benedetti? Con osservanza, vi
    chiedo, scusa, mi rammarico, faccio abiura,
    ma all’anima ’e chi v’è ’mmuorto, in data
    odierna e così spero di voi”. Scuse, rammarichi
    e abiure. Per non dimenticare la doppiezza.
    Perfino il direttore dell’Unità, Furio
    Colombo, chiede scusa a Romano Prodi per
    avere ceduto al folle desiderio di ravvivare i
    capelli: “Ti ho preso la tintura, scusami Romano,
    comunque aveva un tono un poco
    troppo buio, proverò a stemperare col fard””.

    saluti

  4. #4
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    Predefinito E ci provano anche con...

    ...Sartori, i poveretti

    Il centrosinistra sostiene di aver stravinto le elezioni europee, di poter “proiettare” quel voto sulle politiche e quindi di avere in tasca la sconfitta della Casa delle libertà.
    La vittoria, inoltre, è stata nettamente “riformista”, e chiunque neghi uno dei due assunti o abbia dato qualche prova di autonomia di giudizio, viene richiamato con perentorietà all’ordine.
    Così è accaduto a Giuliano Amato, “indotto” a una penosa autocritica per aver detto una cosa elementare, cioè che la mozione per il ritiro immediato dall’Iraq era un cedimento all’estremismo e indeboliva la piattaforma riformista.

    Anche a un altro toscano, il professor Giovanni Sartori, reo di aver messo in luce la forza (secondo lui preponderante nella sinistra) delle posizioni radicali, è stata intimata la rettifica.
    Eugenio Scalfari lo ha accusato di sbagliare sapendo di sbagliare, cioè di mentire consapevolmente, e ne trae la conclusione che c’è da dubitare sulla “sua attuale posizione”.
    Piero Fassino, con un tono meno intimidatorio, esprime però il suo “dissenso più radicale” dalle analisi elettorali e dalle conclusioni politiche del professore.
    Dipinge una unità del suo partito che contrasta con l’esperienza, per esempio con le numerose dissidenze nel voto parlamentare, nega una dimensione consistente all’opposizione interna, trascurando che ha ottenuto un quarto degli eletti Ds in Europa. Sartori, però, è un toscano di tempra diversa da Amato (e Scalfari non ha la grandezza di un Torquemada per ottenere autodafé). Sartori quindi risponde cortesemente a Fassino, ma non si sogna neppure di ritrattare.
    Conferma la tesi, corroborata dall’istituto Cattaneo, che nelle province il centrodestra sia ancora in maggioranza, rifiuta l’equivalenza tra le difficoltà a realizzare un programma comune del centrodestra e del centrosinistra.
    Insiste che “a sinistra è molto più complicato” e invita il segretario dei Ds a convincerlo del contrario con i fatti.
    Dovrà “negoziare (fanfare a parte) con una galassia di sinistra rinforzata”, forse svenandosi, ripete il professore.
    Può avere ragione o no, certo ha carattere.

    su il Foglio del 26 giugno

    ps: oggi, 29 giugno, leggendo le "sparate" uliviste piene di gioia e di arroganza, ricordo il penosissimo spettaccolo visto all'Olimpico
    prima del memorabile incontro Roma v\s Lecce: un festoso e "stupido" girocampo con bandiere giallorosse e sindaco in testa.
    Festeggiavano una vittoria....e persero scudetto e faccia.

    Come dice Trapattoni...mai dire gatto se non ce l'hai nel sacco

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Abiura di Amato o...

    ...congiura contro Prodi?

    Li aveva sedotti, abbandonati, ripresi e rilasciati.
    Adesso Massimo D’Alema ci riprova.
    Il presidente dei Ds tenta di agganciare il nuovo Psi di Gianni De Michelis. La prima mossa è stata il tentativo di far votare ai socialisti Filippo Penati alla provincia di Milano.
    Sarà anche zig-zagante, o, meglio, ondivago (questa, del resto, era l’accusa che lui stesso muoveva al suo predecessore Achille Occhetto), ma questa volta almeno il presidente della Quercia si dimostra coerente. L’idea di D’Alema è sempre stata di assorbire i socialisti dello Sdi nella Quercia, tentare di vivificare gli altri, quelli cioè che dal Psi sono passati al centrodestra, e allearsi con loro.
    A quanto pare almeno in parte il piano gli è riuscito. Lo Sdi se non nella Quercia è finito nel cosiddetto Triciclo. Gianni De Michelis, ma soprattutto Bobo Craxi, danno segnali di sbandamento e sembrano destinati a prendere le distanze dal centrodestra.

    Il “mea culpa” di Giuliano Amato sulle colonne di Repubblica
    trae origine dalla caccia all’uomo scatenatasi tra i prodiani. I sostenitori del presidente della Commissione europea, infatti, si sono convinti che nel centrosinistra sia in atto una congiura per far saltare Prodi.
    Nel mirino, il presidente della Margherita Francesco Rutelli, il sindaco di Roma Walter Veltroni e il segretario del partito della Rifondazione comunista Fausto Bertinotti.
    Dopo che, alla vigilia delle europee, Amato aveva criticato l’atteggiamento della Lista “uniti nell’Ulivo” nella vicenda irachena, anche l’ex premier era stato messo sul banco degli imputati dai prodiani. Vendetta, minacciavano i supporter del presidente della Commissione europea. Amato, che sembra aspirare al ruolo di presidente della Repubblica, nel caso in cui il centrosinistra vinca le politiche del 2006, ha perciò ritenuto più saggio scusarsi per quelle affermazioni. Lo ha fatto, però, dopo circa due settimane. E questo ha indotto i già sospettosi prodiani a ritenere che il ritardo fosse un’ulteriore prova della congiura. In pratica, Amato avrebbe innestato la retromarcia così tardi solo perché ormai la congiura era stata scoperta. Questa è la vulgata dei prodiani e non c’è modo di dissuaderli.

    A furia di immaginare congiure spesso si perde di vista la realtà dei fatti. Che racconta una storia diversa. Quella secondo la quale i rapporti tra due dei complottardi individuati dai prodiani non sono così buoni come si racconta. Pare infatti che tra Francesco Rutelli e Walter Veltroni non corra buon sangue. Pare che non sia vero quello che di cui si è convinto Prodi. E cioè che Rutelli stia lavorando per sostituirlo con il sindaco di Roma. La storia del ticket con Veltroni non è proponibile dopo che Rutelli ha perso le politiche del 2001. Sembra quindi che il disegno di Rutelli sia un altro: quello di spingere Prodi a venire a patti, lasciandogli mano libera nella gestione del partito.

    I dalemiani stanno affilando le armi contro Piero Fassino.
    Sempre più spesso accade che, nelle riunioni della segreteria ds, i tifosi del presidente della Quercia partano lancia in resta contro il segretario chiedendogli conto di questa o quella concessione a Prodi o alla minoranza interna. Cosa vogliono in realtà? La cerchia del segretario minimizza: D’Alema sta con Piero, i dalemiani scalpitano solo perché sono in carca di posti e visibilità.

    A proposito di posti e visibilità: Claudio Burlando, dalemiano
    di Genova, si sta dando da fare per presentarsi come candidato alla presidenza della giunta regionale della Liguria. Lilli Gruber, invece, avrebbe rifiutato un’analoga offerta per il Lazio, spiegando che si aspettava un posto al governo. Il rifiuto di Lilli Gruber avrebbe fatto tirare un sospiro di sollievo a Giovanna Melandri che aspirava a quel posto.

    saluti

  6. #6
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    Predefinito Re: E ci provano anche con...

    In origine postato da mustang
    ...Sartori, i poveretti

    ps: oggi, 29 giugno, leggendo le "sparate" uliviste piene di gioia e di arroganza, ricordo il penosissimo spettaccolo visto all'Olimpico
    prima del memorabile incontro Roma v\s Lecce: un festoso e "stupido" girocampo con bandiere giallorosse e sindaco in testa.
    Festeggiavano una vittoria....e persero scudetto e faccia.

    Come dice Trapattoni...mai dire gatto se non ce l'hai nel sacco

    saluti
    Anch'io avevo provato la stessa sensazione sentendo Berlusconi annunciare il 25% a Forza Italia dopo la liberazione cronometrata degli ostaggi.

 

 

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