..."dito" dietro al quale ci si è nascosti
Sabato scorso, alla riunione della fondazione Rodolfo De Benedetti a Lecce, Giuliano Amato ha ricevuto una bella
lavata di capo dall’editore di Repubblica per aver espresso, nell’imminenza delle elezioni europee le sue riserve sulla mozione dell’opposizione per il ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq.
A stretto giro di posta, sulla Repubblica di ieri, è apparsa una lunga intervista in cui il “reprobo” si copriva il capo di cenere. Nella sua penosa autocritica, Amato non rettifica il proprio giudizio, sostiene anzi che la sua intenzione, quella di “rassicurare una parte del nostro elettorato” ha ottenuto “riscontri positivi”.
Si confessa però colpevole di un reato più grave: la lesa maestà nei confronti di Romano Prodi, al quale, a quel che pare, debbono essere sottoposte preventivamente le opinioni dei leader dell’Ulivo.
Più o meno come fece, peraltro inutilmente, Giordano Bruno di fronte all’Inquisizione, Amato accetta tutte le critiche all’indisciplina e alla mancata sottomissione, promette che non dirà mai più nulla senza previa autorizzazione, pur di non pronunciare l’abiura sul merito del suo dissenso sul ritiro delle truppe.
Detta anche una linea di comportamento che non sarebbe dispiaciuta al Comintern:
- non si deve esprimere dissenso in pubblico, non si può discutere di temi che mettano in discussione la leadership anche indirettamente, ed è vietato occuparsi dell’evoluzione della lista unitaria, cioè della struttura politica dell’alleanza di centrosinistra - Tutte queste questioni competono a Prodi (o forse a Carlo De Benedetti), quindi è inutile, anzi autolesionistico, occuparsene. Esclusa la politica, resta la sociologia, le questioni concrete che riguardano la vita degli italiani”, e qui Amato scopre che “non è riducendo l’Irpef che si trovano le chiavi per il futuro”. Gli italiani, insomma, non vogliono riduzioni di tasse, ma aspirano ad essere governati da “un modulo aperto, con identità multiple che convergono in modo non centralizzato nè gerarchizzato”.
Cosa si deve mai dire per salvarsi dalla santa Inquisizione.
conclusione: a Prodi i calci nel sedere vanno dati dopo, a "servizio eseguito".
saluti




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