allora i socialisti sono gli unici ad aver vinto guadagnando oltre l'1%....
Perché va cambiato il modo di votare
La confusione politica del dopo elezioni è grande ed anche il dibattito che ne è seguito non ha brillato per chiarezza e lucidità. Ognuno dei due schieramenti si è spremuto le meningi per dare valore politico definitivo o alla netta vittoria nelle amministrative (il centro-sinistra) o alla sostanziale tenuta nelle elezioni europee (la Casa delle libertà). Per non cadere anche noi in ragionamenti complicati e poco chiari diciamo subito che in queste elezioni non ha vinto nessuno. Non ha vinto Forza Italia che ha perso 8 punti sulle precedenti politiche e 4 sulle elezioni europee del '99 oltre al crollo negli enti locali. Non ha vinto Alleanza Nazionale che ha guadagnato poco più di 1 punto sul 10,3% che ebbe nelle elezioni europee del '99, ma ha perso mezzo punto sulle politiche di tre anni fa. La presunta vittoria dell'Udc tanto declamata in queste ore dai giornali di sinistra in realtà si è limitata ad uno striminzito +0,3% avendo preso il 5,9. Il partito di Follini, infatti, nacque 18 mesi fa dalla fusione del Ccd-Cdu e da Democrazia europea che alle politiche del 2001 presero complessivamente il 5,6% (rispettivamente il 3,2% e il 2,4%). Non ha vinto politicamente neanche il centrosinistra che, pur avendo conquistato ben otto province e moltissimi comuni in più, ha ottenuto nelle Europee un sostanziale pareggio con l'aggravante che nell'aera del centrodestra girano i Pensionati, i seguaci della Mussolini e Sgarbi che insieme fanno circa il 3%. Sulla sinistra italiana si allunga l'ombra della Prima repubblica durante la quale poteva anche vincere le elezioni locali ma per il governo del Paese c'era una sorta di blocco legato, all'epoca, alla irricevibilità della proposta comunista. All'interno del centro-sinistra, infine, Romano Prodi ha tentato di fare una somma algebrica fondendo tre partiti (Ds-Sdi e Margherita) in una sola lista e ha, invece, dovuto registrare una sottrazione (due punti in meno della somma che i tre partiti avevano preso ciascuno per proprio conto). Sin qui, dunque, i numeri di una sconfitta generale. Politicamente, però, quel che più conta è un'altra cosa. Le ultime elezioni europee, infatti, hanno definitivamente seppellito questo ridicolo bipolarismo e questo sistema maggioritario che in dieci anni hanno prodotto due schieramenti politici all'interno di ciascuno dei quali c'è tutto e il contrario di tutto e per di più nessuno dei due ha mai raggiunto il 51% dei voti espressi. Il sistema politico messo in piedi agli inizi degli anni Novanta e che doveva rappresentare la grande novità, dunque, è miseramente fallito anche sotto il peso della personalizzazione ossessiva della politica che ha prodotto i berlusconi, i berlusconini, i berlusconacci, sostituendo la selezione darwiniana della classe dirigente, con il criterio della cooptazione e della fedeltà ai tanti capi e capetti. Una devastazione che ha attraversato come un uragano tutto l'universo politico, dalla destra alla sinistra passando per il centro, anche se, naturalmente, ha prodotto danni inanzitutto là dove era nato e cioé nel centrodestra. Con le ultime elezioni, però, non sono stati seppelliti solo il maggioritario ed il bipolarismo all'italiana, ma anche la lucida follia che li ha partoriti. Una follia che ha un nome preciso, quell'antipolitica che agli inizi degli anni Novanta ha immaginato che un grande paese industrializzato potesse fare a meno della politica. Per chi lo avesse dimenticato, la politica è quell'arte di governo capace di ricomporre i vari interessi legittimi di una società in un disegno più generale di crescita economica e civile, stemperandone le asperità e gli egoismi di ciascuno e spingendo cosi la gran parte di essi a riconoscervisi. Questa politica è mancata e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tutti contro tutti in un Paese che in economia cresce poco e male, perde progressivamente competitività nel mentre in politica internazionale vede una Europa sempre più guidata dal direttorio Londra, Parigi, Berlino con un affanno che non è solo di questo governo. Chi non ricorda, ad esempio, la riunione fiorentina organizzata da d'Alema che vide la presenza anche di Bill Clinton e Tony Blair alla ricerca di una terza via, fuori, cioé, dalle grandi culture politiche del Novecento? Fu anche quello un tentativo di uscire dal ghetto dell'antipolitica, cercando un viottolo, una strada, un qualcosa insomma che potesse fare approdare ad una sponda che non c'era chi non voleva più chiamarsi né socialista né comunista. Per dirla tutta, queste elezioni hanno visto consumare la vendetta delle grandi culture politic he, quelle cioé che governano ancora oggi l'Europa. È così che si spiega come siano stati battuti contemporaneamente i due maggiori partiti italiani che, peraltro, hanno per nome due slogan, Forza Italia e Uniti nell'Ulivo. Chi lo ha subito capito è stato Marco Follini che dopo essere stato uno strenuo e cocciuto sostenitore del maggioritario, riscopre oggi la virtù di un proporzionale corretto alla tedesca. Meglio tardi che mai, naturalmente, anche se la posizione di Follini conserva qualche ambiguità di fondo. Ma di questo ne parleremo in seguito. Quel che oggi preme è che nasca in tutti e si consolidi la convinzione che il paese non può rimanere bloccato nella confusione politica dei due schieramenti e nella frantumazione partitica in un mondo di Lilliput. L'Italia ha bisogno di un nuovo sistema politico con una legge elettorale del tipo proporzionale tedesco, una democrazia parlamentare che con il cancellierato e la sfiducia costruttiva ridiano dignità alla rappresentatività politica e certezza alla governabilità. Solo cosi leader politici sinora poco generosi e poco lungimiranti, potranno innescare quei processi politici necessari per ricomporre quelle aree culturali e politiche che governano l'Europa e che in Italia si sono frantumate negli ultimi dieci anni sotto i colpi di maglio dei grandi interessi finanziari e di un giustizialismo servile e stupido. Se i maggiori leader politici se ne convinceranno, queste elezioni saranno servite per voltar pagina ed europeizzare la vita politica italiana. Diversamente ci attenderanno mesi tempestosi.
tratto da libero




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