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Discussione: La Riformicchia

  1. #21
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    Basta ricordare i classici del pensiero liberale. Quelli nati quando non erano ancora al mondo neppure i bisnonni di Berlusconi.

    Shalom

  2. #22
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    In origine postato da Pieffebi
    Basta ricordare i classici del pensiero liberale. Quelli nati quando non erano ancora al mondo neppure i bisnonni di Berlusconi.

    Shalom


    Eh; bei tempi...

  3. #23
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    da www.iltempo.it

    " Le toghe in rivolta delegittimano il ministro
    Castelli: «Ora si è passato il segno. I cittadini non possono essere sereni se giudicati da queste persone»

    Riesplode la polemica. Alcuni magistrati non riconoscono il Guardasigilli come interlocutore: assemblee in diversi tribunali

    di GIANNI DI CAPUA

    LA RIFORMA dell’ordinamento giudiziario ripropone la «rivolta» dei magistrati. Che si scagliano nuovamente in maniera durissima contro il Guardasigilli Castelli. Al punto da ritenerlo ormai delegittimato. «Il ministro della Giustizia è un interlocutore completamente delegittimato, dagli atteggiamenti supponenti e arroganti, e affetto da una sorte di sindrome di narcisismo storico per cui vuole mettere il suo nome su una legge. A parole e a fatti si è irriso della magistratura». Va giù duro Fabio Roia, segretario nazionale di Unicost, rivolgendosi al Guardasigilli Roberto Castelli durante l'assemblea dei magistrati milanesi. A suo giudizio la riforma dell'ordinamento giudiziario «creerà macerie giudiziarie». Ma soprattutto l'iter del testo e la sua approvazione mostra che «dell'efficienza del sistema giudiziario non interessa a nessuno. Quella approvata alla Camera - ha aggiunto Roia - non è una riforma della giustizia, ma della magistratura contro la magistratura. Ma fino a quando questa legge non sarà promulgata - ha esortato il magistrato - dobbiamo continuare a portare avanti la nostra posizione ricordando inoltre che la riforma presenta numerosi profili di incostituzionalità». Detto questo il segretario nazionale di Unicost ha dovuto però ammettere che ormai la magistratura non ha piu «un interlocutore politico. Siamo ormai merce di scambio». Immediata la replica del ministro Castelli. «Ho deciso di non sporgere querele perchè credo che la lotta politica si combatta con armi diverse da quelle giudiziarie. Ma stavolta si è davvero passato il segno», dice il Guardasigilli. «Il profluvio di insulti e contumelie che oggi alcuni magistrati hanno riversato sul sottoscritto è davvero impressionante. Tra l'altro - aggiunge Castelli in una nota - mi chiedo come possano permettersi di tranciare giudizi su quanto da me affermato senza mai avermi parlato direttamente. In ogni caso, il modo di pensare di questi signori lascia davvero esterrefatti e mi chiedo come possano sentirsi sereni i cittadini che sono indagati o giudicati da persone che utilizzano queste categorie di pensiero». «Quanto all'accusa di essere un ministro delegittimato - conclude il Guardasigilli - dico a questi signori che la legittimazione non viene certo da loro, ma dal popolo che mi ha eletto e che ha dato alla Casa delle Libertà il mandato di governare e di riformare una giustizia che non funziona». «Le gravissime dichiarazioni fatte da alcuni magistrati sono sconcertanti e denotano lo sprezzo che piccoli, ma agguerriti settori della magistratura hanno nei confronti del potere legislativo», commenta il capogruppo di An in commissione Giustizia alla Camera, Sergio Cola, attaccando le parole pronunciate da alcuni leader delle toghe durante le assemblee organizzate dall'Anm negli uffici giudiziari per protestare contro il progetto di riforma dell'ordinamento giudiziario. «Quanto hanno sostenuto contro il Parlamento e il ministro della Giustizia - continua Cola - è l'espressione più evidente che alcuni magistrati ritengono di dover condizionare la politica e le due Camere. Una vera e propria continua ingerenza, con cui ci si assume una grave irresponsabilità». Fronte caldo anche a Roma. Un'ora di sospensione delle udienze e assemblee dei magistrati romani, prima al tribunale civile poi in Cassazione e infine nell'aula magna della Corte d'appello, ieri nell'ambito delle iniziative di protesta contro il disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario. Presente anche il presidente dell'Anm, Edmondo Bruti Liberati. «Ci auguriamo - ha detto Bruti Liberati - che il Parlamento voglia ripensare la questione. Se ci sarà la riapertura del confronto, noi saremo pronti con le nostre proposte. La nostra è una ferma protesta senza timore di dire quello che non ci va bene, e con il rilancio delle nostre proposte nei confronti di un testo con evidenti incostituzionalità secondo diversi profili».


    venerdì 9 luglio 2004
    "


    Saluti liberali

  4. #24
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    Predefinito Dai; che è quasi fatta...


 

 
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