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  1. #1
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    Predefinito perche' esistono i comunisti:

    perche' esistono i comunisti ?

    tutti coloro i quali hanno la fortuna(?) o la sfortuna di NON essere
    loro MALGRADO :delle figure professionali ALTAMENTE SPECIALIZZATI.o che NON hanno avuto alle spalle famiglie con redditi tali da
    giustificare,frequentazioni e lauree in scuole PRESTIGIOSE.o che NON son figli di imprenditori occupandone,loro malgrado,posizioni di RENDITA ECC.A TUTTI QUESTI E' FACILE E OVVIO RICONOSCERSI IN LOGICHE ED IDEALI LIBERISTI O PSEUDO TALI.
    quante volte ci siamo sentiti dire:CHE UNO DEGLI OSTACOLI PRINCIPALI ALLO SVILUPPO ECONOMICO ERA :LA MANCANZA DI FLESSIBILITA' NEL MONDO DEL LAVORO.E CHE I LAVORATORI E I LORO,LEGITTIMI DIRITTi,SONO UN'OSTACOLO INTOLLERABILE ALLO SVILUPPO DELLE IMPRESE.

    ESSE risultano ora sempre più globalizzate,di fatto molto poco regolamentate nelle loro strategie mondiali dalle legislazioni nazionali. Problemi sociali di importanza colossale sono molto spesso collegati alla nuova divisione mondiale del lavoro e ai metodi correnti di produzione per l'esportazione. L'estrema mobilità delle imprese del settore manifatturiero ha creato una durissima concorrenza a livello mondiale che in molte nazioni produce una "corsa verso il basso" per quanto riguarda diritti dei lavoratori, salari, orari e condizioni di lavoro. Fenomeni come il lavoro infantile e in schiavitù non sono in diminuzione e si annidano in molti settori.

    Tutti gli stati si sono dotati (in maniera peraltro variegata) della legislazione necessaria per garantire i diritti dei cittadini lavoratori. In molti stati, come l'Italia, questa legislazione si è sviluppata particolarmente durante gli ultimi due secoli ed è divenuta molto complessa. Pochissimo esiste invece per quanto riguarda la tutela dei lavoratori delle imprese che operano all'estero. La ragione è che per molto tempo gli stati non hanno sentito la responsabilità di ciò che avveniva fuori dai propri confini. Il processo di globalizzazione sempre crescente ha però reso sempre più stretti i legami tra le diverse zone del mondo fino a raggiungere un livello di integrazione elevatissimo: adesso le decisioni che influenzano la vita di molte persone vengono comunemente prese molto lontano, in altre nazioni. Da quando la casa madre è in grado di decidere la politica delle sussidiarie locali o comunque trarne vantaggio, la legislazione legata rigidamente ai confini statali ha iniziato a mostrare tutta la sua insufficienza. È sorto, quindi, il problema di come sanzionare quelle decisioni dei privati che producono dei danni in altri paesi, soprattutto quando l'azione legale nello stato che ha subito il danno non è percorribile, come spesso succede.

    Spesso le multinazionali che controllano il sistema produttivo mondiale hanno responsabilità dirette o indirette sulle condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni influenzate dalla loro produzione. Raramente le imprese vengono chiamate a rispondere dei loro atti negli stati in cui si verificano i problemi: spesso in queste nazioni esistono legislazioni molto deboli, accesso alla giustizia difficoltoso e costoso, controlli inefficaci o assenti, magistratura e classe politica deboli o corrotte, e vengono scelte dalle aziende proprio per questi motivi. In Sud Africa, ad esempio, la legge impedisce ai dipendenti di citare in giudizio il loro datore di lavoro.
    Se il controllo delle multinazionali e di tutte le loro sussidiarie è molto complesso, ancora più difficile è controllare i loro fornitori e licenziatari che sono ancora più distanti dalla sfera di influenza della casa madre. Fino a che livello della catena di produzione è lecito assegnare la responsabilità alla casa madre?
    Di fronte a queste sfide molti Governi e molti organismi internazionali si sono attivati per cercare di dare delle risposte. I risultati non sono sempre in linea con le attese, ma lo spazio giuridico per prevenire abusi da parte delle grandi imprese si sta lentamente allargando.

    perche' allora esistono i comunisti ?

    perche' a differenza di chi VOLUTAMENTE NON capisce.E che tutte le volte che ascolto un liberista,CONVINTO.emergono sempre,puntualmente,le stesse contraddizioni.che SONO SPESSO DI NATURA,PURAMENTE IDEOLOGICA:
    UN LAVORATORE PER COSTORO E' A TUTTI GLI EFFETTI UN'IMMERITEVOLE;COLPEVOLE DI NON ESSERE UN'IMPRENDITORE.
    PRATICAMENTE E' LA LEGITTIMAZIONE DEL PRIMATO DELLA SOCIETA' ELITARIA SULLA DEMOCRAZIA.
    DELL'INDIVIDUALISMO SUL COLLETTIVISMO.
    CHI E' IMPRENDITORE O DOTTORE O LIBERISTA,FIGLIO DI BUONA FAMIGLIA,ECONOMICAMENTE E DI LIVELLO MEDIO-ALTO;
    E' ASSOLUTISSIMAMENTE CONVINTO.DI SENTIRSI UNA RAZZA DI LIVELLO SUPERIORE:CHE HANNO PIU' INTELLIGENZA,SOLDI,CONOSCENZA,CULTURA,CORAGGIO,FOR ZA DI ADATTABILITA',APERURA MENTALE E PRESTIGIO,SUPERIORI ALLE MASSE,COME LI CHIAMANO LORO.
    DI QUI LA LEGITTIMAZIONE DI TUTTE LE SPEREQUAZIONI CHE CONOSCIAMO BENISSIMO.

    tutti questi SIGNORI sanno benissimo chehi sta' MALE
    E' soggetto a lottare per i sui diritti.
    come farebbero loro seer ragioni CONTINGENTI;I LORO PROFITTI VERREBBERO MESSI IN PERICOLO,da un sindacato CHE SAPESSE FARE PER DAVVERO IL SINDACATO.E I POLITICI I POLITICI.
    I LORO SIGNORI,FACCE DI MERDA,LIBERISTI.SAREBBERO DISPOSTI A SCATENARE GUERRE E RIVOLUZIONI;UTILIZZANDO STRUMENTI MARCANTISTI E REAZIONARI,SENZA FARSI NESSUNO SCRUPOLO ALCUNO.

    SE CI INSULTANO VUOL DIRE CHE:SON CONSAPEVOLI CHE
    SE LA CLASSE LAVORATRICE RISCOPRISSE DI AVER ANCORA AMOR PROPRIO E CHE QUESTA PRENDA COSCIENZA DI SE'. CIO' NON FAREBBE PIU' PASSARE NOTTI TRANQUILLE A TUTTI I BASTardi liberisti E FACCE DI MERDA IN ITALIA.

    NON VI E' MIGLIOR SCHIAVO DI CHI E' CONTENTO DI ESSERLO.
    (ADAMS SMHIT).


    DICIAMO CHE COSTORO COMINCIANO AD ESSER
    UN PO' ANSIOSI,ULTIMAMENTE.
    BISOGNA SAPERLI UN PO' CAPIRE.E AVER COMPRENSIONE;
    DELL'IPOCRISIA CHE ACCOMPAGNANO SPESSO LE LORO CRITICHE.

  2. #2
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    Nitti63, spero di poterti chiamare tranquillamente compagno.
    Compagno Nitti63, hai toccato diversi punti dolenti, e non posso fare altro che essere massimamente daccordo con la tua analisi nel suo insieme. Daltronde è normale per un comunista vedere dietro il sipario della finta realtà che i padroni ci pongono davanti.

  3. #3
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    A mio parere il discorso di Nitti63 contiene molti elementi di verità, ma va completato con una casistica leggermente più ampia.

    Voglio confermare che, in effetti, il cosiddetto "liberismo" è un termine ingannevole. La gente che vota per i liberali di solito immagina un futuro fatto di soldi se non proprio facili, quantomeno auspicabili, di efficienza, modernità, si illude (come un pò tutti del resto) che il futuro sarà "migliore". Ignora però che dietro la parola liberismo non c'è un'accezione del concetto di libertà, bensì un insieme di politiche che danno più libertà solo a precisi soggetti economici e non a tutta la società nel suo insieme, anzi, spesso la libertà globale ne risulta diminuita (al contrario di quanto afferma Adam Smith, che è superato da un paio di secoli...). Il cosiddetto ''ideale liberale'' è una parola che trae in inganno. L'economia liberale non ci fa essere tutti più liberi, ma garantisce maggiore libertà da vincoli politici e di pianificazione agli operatori economici, che in economia capitalista, sono i capitalisti. Ovviamente siamo tutti capitalisti nel capitalismo, ma mentre la maggior parte di noi sono solo granelli di sabbia su una spiaggia, alcuni (multinazionali, GRANDI capitalisti) diventano reali operatori economici.
    Offrire libertà a costoro significa offrirgli la libertà di limitare la libertà degli altri. Perché? Perché il capitalismo si basa sulla concorrenza, che non è mai perfetta proprio perché si basa anche sulla disuguaglianza (se fossimo TUTTI Bill Gates ovviamente saremmo tutti perfettamente liberi). Quale è il sistema di perfetto liberismo per gli operatori economici? Quello feudale, dove non solo lo stato libera, ma lo stato può essere privatizzato da ogni singolo operatore politico, che può acquistare tutti i poteri di banno (legislativo, giuridici eccetera) annettendoli al capitale e creando un feudo (capitale-stato). Ciò non significa che l'assoluto liberismo porta al feudo, ma tende al feudo. Questo perché l'economia non è mai in concorrenza perfetta e quindi i pesci grandi mangiano i pesci piccoli, creando un equilibrio oligopolista tra feudatari (è quello che succede in America con lobby e multinazionali, fateci caso). Davanti a simili ''mostri'', che quanto più il sistema è liberale tanto più sono liberi di agire, l'individuo (micro-capitalista che vende lavoro ed ottiene salario) ha una capacità di concorrenza nulla: perde quindi i suoi diritti e sfiora la schiavitù (quello che accadeva agli operai dell'800 dove il sistema liberale era puro, ma anche ciò che accade nelle piantagioni delle multinazionali o nelle fabbriche della nike in India).

    Detto ciò vorrei "estendere" l'accezione di comunista di Nitti63. Il realtà non è del tutto vero che i "ricchi sfruttatori" sono a propri contro il lavoratore/comunista né che il lavoratore (nell'economia sarebbe desueto parlare di proletario) tenda al comunismo.
    L'ideale comunista (non lo stato comunista, per carità!) ha dato molto anche ai "ricchi" in realtà: molti professionisti, dirigenti e manager oggi a 62 si godono una bella pensione, mentre prima del 1848 (quando Marx teorizzò il movimento) al massimo avrebbero avuto delle terre da affittare per ricavarne una rendita con cui sostenersi in vecchiaia, se non avevano dilapidato tutto... Allo stesso modo molti "ricchi" beneficiano della pubblica sanità quando devono operarsi, molti imprenditori vivono grazie all'intervento nell'impresa della regione, della comunità europea, o in generale dello stato per non fallire, ricorrono alla cassa integrazione quando gli fa comodo... alcune "trovate" di "cervelli" comunisti non aiutano, oggi, solo il lavoratore.

    Dall'altro lato, purtroppo, esistono lavoratori che, come si diceva, non conoscono i loro diritti, e danno fiducia a schieramenti "liberali" nella speranza di sollevare la loro condizione, quando questi sono intenzionati a fare gli interessi di una classe sociale decisamente più abbiente.

    Infine c'è il caso più disdicevole: i comunisti che purtroppo ricorrono ad alcuni ideali per parassitare la società. In alcuni ambienti lavorativi i sindacati, i partiti, i lavoratori cosiddetti "comunisti" creano delle logge di potere che trasformano le intenzioni di resistenza contro lo sfruttamento di alcuni loro compagni in vantaggi di "intoccabilità" per loro. Il pubblico impiego è pieno di dipendenti scarsamente produttivi (se non proprio assenteisti o nullafacenti) protetti da contratti di ferro e sindacati intoccabili. Costoro, che beneficiano di un reddito neppure tanto basso, sfruttando la lotta della sinistra per i diritti dei lavoratori alfine di guadagnare vantaggi immeritati. Poi magari sono i primi a concorrere con quelle forze produttive in cerca di collocazione, occupando posti o causando oneri non corrisposti a delle entità economiche che si trovano costrette a restringere l'accesso da parte del mercato del lavoro e a favorire la disoccupazione.

    Quindi sì alle forze comuniste nella politica come forze legislative e di sbarramento contro la disoccupazione e contro lo sfruttamento, no a chi se ne serve per ottenerne illecito vantaggio.

  4. #4
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    Predefinito grazie...

    ...per avermi risposto.OTTIME le vs. critiche:sia quella di GENDOIKARI che quella di BOWMAN;quest'ultima la trovo molto esaudiente e direi parecchio completa;nell'interpretazione corretta che si da' o si dovrebbe dare,da parte di tutti nella DEL COSIDETTO:LIBERISMO.
    MOLTI DEFICENTI-LIBERISTI-CONVINTI,CONVINTI LO SONO PERCHE' DELLA VITA,E NON SOLO DEL LIBERISMO O DEL COMUNISMO IN SE',NON HANNO CAPITO UNA BENEAMATA MAZZA O MINCHIA DI NIENTE.

    o come scrive la BIBBIA :
    NON VI E' PEGGIOR SORDO DI CHI NON VUOLE SENTIRE.

    BIBBIA LAICA(non e' una contraddizione) :
    NON VI E' PEGGIOR SCEMO,MONGOLOIDE DI CHI NON VUOL CAPIRE.

    ciao.

  5. #5
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    Predefinito

    Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

    Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà, ... La mamma no.

    Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

    Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

    Qualcuno era comunista perché aveva avuto un'educazione troppo cattolica.

    Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche: lo esigevano tutti.

    Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

    Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

    Qualcuno era comunista perché prima (prima, prima...) era fascista.

    Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano... (!)

    Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

    Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona...

    Qualcuno era comunista perché era ricco, ma amava il popolo...

    Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

    Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

    Qualcuno era comunista perché era così affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

    Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio.

    Qualcuno era comunista perché voleva l'aumento di stipendio.

    Qualcuno era comunista perché la rivoluzione?... oggi, no. Domani, forse. Ma dopodomani, sicuramente!

    Qualcuno era comunista perché... "la borghesia il proletariato la lotta di classe, cazzo!"...

    Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

    Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI3.

    Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

    Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare TUTTO!

    Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini...

    Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo Secondo Lenin.

    Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sè la classe operaia.

    Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

    Qualcuno era comunista perché c'era il Grande Partito Comunista.

    Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il Grande Partito Comunista.

    Qualcuno era comunista perché non c'era niente di meglio.

    Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggiore partito socialista d'Europa!

    Qualcuno era comunista perché lo Stato, peggio che da noi, solo l'Uganda...

    Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant'anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

    Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera!...

    Qualcuno era comunista perché chi era contro, era comunista!

    Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia!

    Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos'altro.

    Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

    Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa.

    Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
    Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana, e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora?
    Anche ora ci si sente in due: da una parte l'uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana, e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo. Perché ormai il sogno si è rattrappito.
    Due miserie in un corpo solo.
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Re: grazie...

    In origine postato da ariel
    il comunismo alligna nell'ignoranza, nell'abbiezione, nella miseria morale...
    Basta vedere l'elevata cultura degli uomini della destra parlamentare..

    Che non sanno cosa sia la consulta, che ci siamo ritirati da timor-est, che esiste l'interpretazione della legge, che la grazia non va controfirmata, che la bandiera americana non si chiama strips e straps, che roma l'hanno fondata romolo e remo, o che lo scudo stellare non esiste ecc... (se vuoi ne becco altre)
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  7. #7
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    In origine postato da ariel


    i comunisti senza rivoluzione sono come i cristiani senza redenzione... se accettate il capitalismo avete perso la partita...

    E' diverso comunque tu non puoi paragonare una religione con una teorizzazione politica.
    La teorizzazione politica deve seguire PER FORZA i movimenti della società,le sue trasformazioni,e continuare ad evolversi in base ad essa.
    La religione invece NON E' TENUTA ad evolversi in base alla società poichè essa è fatta di fede e quest'ultima rende.anche se magari arcaicizzante,la religione sempre forte

  8. #8
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    il Marx del Manifesto sembra un profeta biblico...
    Il comunismo ha molto della religione: promessa escatologica, fede fanatica, partito-chiesa, ecc...

  9. #9
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    In origine postato da ariel
    il Marx del Manifesto sembra un profeta biblico...
    Il comunismo ha molto della religione: promessa escatologica, fede fanatica, partito-chiesa, ecc...

    Il comunismo delle origni ha comunque una differenza rispetto alla religione.
    Mentre la religione si basa su un modus vivendi per un fine ultimo che e' il paradiso,il comunismo si propone di costruire quel paradiso proprio sulla terra attraverso una serie di fasi.

  10. #10
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    In origine postato da Alcibiade
    Il comunismo delle origni ha comunque una differenza rispetto alla religione.
    Una differenza fondamentale; le religioni si basano su entità astratte, mentre il marxismo sullo studio scientifico (materialismo).

    Mentre la religione si basa su un modus vivendi per un fine ultimo che e' il paradiso,il comunismo si propone di costruire quel paradiso proprio sulla terra attraverso una serie di fasi.
    Il comunismo proprio perché scientifico/critico non crede che si possa creare un paradiso, ma crede invece che si possa passare a un nuovo sistema di società (socialismo/comunismo) che operi a vantaggio della maggioranza della popolazione e non solamente di una piccolissima minoranza (classe capitalista) come sta facendo l'attuale sistema capitalistico.

 

 
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