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Discussione: Martiri di Schio

  1. #1
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito Martiri di Schio

    1.
    Amadio Teresa, anni 41, operaia tessile, di Magrè di Schio

    2.
    Arcaro Teresa, anni 45, impiegata, di Torrebelvicino

    3.
    Arlotta Michele, anni 62, di Patti (Messina), primario chirurgo a Schio. Stimato e benvoluto da tutti, aveva più volte salvato ebrei e partigiani precludendo ai tedeschi l'ingresso in ospedale. Morendo, fece scudo col suo corpo ad alcune giovani donne. Al momento dell'eccidio giaceva da due giorni a Schio il suo ordine di scarcerazione firmato dalla Corte d'assise di Vicenza

    4.
    Baldi Irma, anni 20, casalinga, di Chiuppano (Vicenza). Era stata fermata e imprigionata per costringere il padre — ammazzato dai partigiani a maggio nei pressi di Conegliano — a presentarsi

    5.
    Baù Giovanni, anni 24, commerciante, di Torrebelvicino. Deceduto all'ospedale di Schio l'8 luglio 1945

    6.
    Bernardi Settima, anni 21, operaia, di Giavenale di Schio. Venne uccisa assieme alla sorella Quinta (vedi sotto), dopo essere stata incarcerata in quanto fidanzata di un militare della RSI. Il padre, settantenne e padre di undici figli, era già stato ammazzato dai partigiani ai primi di aprile, a Giavenale di Schio. Morì all'ospedale di Schio il 7 luglio 1945

    7.
    Bernardi Quinta, anni 28, operaia tessile, di Giavenale di Schio

    8.
    Bettini Umberto, anni 40, impiegato, residente a Schio e originario di Bologna. Venne ucciso assieme alla moglie, Fernanda Franchini

    9.
    Bicci Giuseppe, anni 20, impiegato, di Montevarchi (Arezzo), studente in servizio nella Milizia della strada

    10.
    Calvi Ettore, anni 45, tipografo, di Magrè di Schio. A 20 anni era stato a Fiume con Gabriele d'Annunzio

    11.
    Ceccato Livio, anni 37, impiegato di Schio. Ebbe un fratello ucciso negli ultimi giorni della guerra civile. Lasciò moglie e due figli nella più nera indigenza. Nel dopoguerra la sua tomba venne profanata da ignoti

    12.
    Dal Collo Maria Teresa, anni 56, casalinga, di Cogollo del Cengio

    13.
    Dal Dosso Anna, anni 19, operaia al “Lanificio Rossi”, di Magrè di Schio. Era stata incarcerata per essere fidanzata a un alpino della “Monterosa”

    14.
    Dal Santo Antonio, anni 37, operaio, di Schio

    15.
    Dal Cucco Irma, anni 19, casalinga, di Valli del Pasubio

    16.
    Dellai Francesco, anni 42, cardatore presso il “Lanificio Rossi”, di Torrebelvicino

    17.
    De Munari Arturo, anni 43, tessitore, deceduto il 7 luglio 1945 all'ospedale di Schio

    18.
    Fadin Settimo, anni 49, commerciante, di Schio

    19.
    Faggion Mario, anni 27, autista, già in servizio nella GNR come autiere

    20.
    Fasson Severino, anni 20, calzolaio, di Villa d'Este (Padova). In servizio nell'Esercito (contraerea)

    21.
    Fistarol Giuseppe, anni 47, originario di Belluno e residente a Schio, impiegato all'“Italcementi”, maggiore in servizio al Genio militare. Deceduto all'ospedale di Schio il 7 luglio 1945

    22.
    Franchini Fernanda, anni 39, casalinga, originaria di Sella Predosa e residente a Schio. Il marito venne ucciso nello stesso eccidio

    23.
    Govoni Silvio, anni 55, impiegato, di Ferrara, ufficiale di amministrazione presso il Comando della “Brigata Nera”

    24.
    Lovise Angela-Irma, anni 44, casalinga, originaria di Isola Vicentina e residente a Schio

    25.
    Lovise Blandina, anni 33, impiegata, sorella di Angela-Irma

    26.
    Magnabosco Lidia, anni 18, casalinga, di Schio

    27.
    Manovani Roberto, anni 44, segretario comunale di Tretto, domiciliato a Schio, originario di Novara

    28.
    Marchioro Isidoro Dorino, anni 35, commerciante, laureato in economia e commercio, di Magrè. Dopo la sua incarcerazione, il magazzino gli era stato saccheggiato e la casa, dove s'era installato un comando partigiano, spogliata. Dopo la sua morte, la famiglia — moglie e quattro figli — restò nella più completa indigenza. Il fratello Domenico, 20 anni, era già stato seviziato e ucciso a Pedescala. Era stato segretario del Fascio di Schio e di S. Vito di Leguzzano

    29.
    Menegardi Alfredo, anni 17, capo stazione della “Società Veneta” di Piovene Rocchette

    30.
    Miazzon Egidio, anni 44, originario di Monticello Conte Otto (Vicenza) e residente a Schio dov'era impiegato presso la locale “Associazione Commercianti”

    31.
    Mignani Giambattista, anni 26, commerciante, di Torrebelvicino. Era stato militare nella contraerea

    32.
    Nardello Luigi, anni 35, cuoco, di Santorso (Vicenza)

    33.
    Pancrazio Giovanna, anni 31, impiegata, di Torrebelvicino

    34.
    Perazzolo Alfredo, anni 29, meccanico. Il padre rimase ferito nello stesso eccidio

    35.
    Plebani Mario, anni 49, commerciante. Volontario della Grande Guerra, aderì al primo fascismo estraniandosi in seguito da ogni attività politica. Nel 1924, per aver espresso duri giudizi sulla piega che stava prendendo il fascismo, venne arrestato e scontò 15 giorni di carcere. Fascista di sinistra, dopo l'8 settembre rientrò nella scena politica, collaborando alla costituzione del PFR di Schio. Uomo noto e stimato, fu presidente e fondatore della società calcistica scledense e dirigente della Federazione di atletica leggera. Arrestato e incarcerato a Schio durante la guerra civile, nonostante avesse in passato salvato la vita a numerosi partigiani catturati dai tedeschi, respinse sdegnosamente l'interessamento di un prelato tendente a farlo scarcerare. Prima di cadere nell'eccidio, si rivolse a uno degli assassini mascherati invitandolo a risparmiare almeno donne e ragazzi, ma il bandito gli rispose facendosi consegnare l'orologio d'oro che teneva al polso. Morirà l'8 luglio 1945 all'ospedale di Schio

    36.
    Ponzo Vito, anni 58, commerciante, originario di M. San Giuliano (Trapani) e residente a Schio

    37.
    Pozzolo Giuseppe, anni 46, impiegato, di Torrebelvicino. Lasciò la moglie e tre figli in tenera età

    38.
    Rinacchia Giselda, anni 25, operaia, di Schio. Il padre era deceduto in stato di detenzione presso l'ospedale di Schio, mentre un fratello, ventitreenne ufficiale degli alpini, era stato ucciso in maggio in Val d'Aosta

    39.
    Rizzoli Ruggero, anni 51, avvocato, di Schio, combattente pluridecorato della Prima e della Seconda Guerra. Già componente la Commissione di armistizio con la Francia e membro della Segreteria di Mussolini, si era più volte battuto per salvare partigiani e sbandati. Per questo, in marzo, era stato arrestato dai tedeschi. Venne liberato il 26 aprile, all'arrivo degli americani. Nuovamente incarcerato in maggio, questa volta a opera dei partigiani, al momento dell'eccidio giaceva presso il presidente del CLN Bolognesi un ordine di scarcerazione emesso dal presidente della Corte d'assise di Vicenza, Ettore Gallo

    40.
    Rossi Leonetto, anni 20, studente, di Milano, in servizio nella Milizia della strada

    41.
    Sandonà Carlo, già barbiere a Schio, pensionato ultrasettantenne. Deceduto all'ospedale di Vicenza il 27 luglio 1945

    42.
    Sella Antonio, anni 60, farmacista e produttore di specialità medicinali nell'omonima azienda di Schio. Combattente della Grande Guerra, già podestà di Magrè e di Valli del Pasubio. Al momento dell'eccidio era già giunto a Schio l'ordine di scarcerazione da parte della Corte d'assise di Vicenza

    43.
    Slivar Antonio, anni 65, pensionato, originario di Zara e già impiegato al “Lanificio Rossi”. Incarcerato col figlio ventiquattrenne, riuscì a salvarlo nell'eccidio proteggendolo col proprio corpo

    44.
    Spinato Luigi, anni 36, di Torrebelvicino, mutilato civile, addetto alla portineria al “Lanificio Rossi”. Al momento dell'eccidio giaceva da due giorni a Schio il suo ordine di scarcerazione emesso dalla Corte d'assise di Vicenza

    45.
    Stefani Giuseppe, anni 63, impresario, di S. Pietro Valdastico, già podestà e giudice conciliatore in quel paese

    43.
    Stella Elisa, anni 68, casalinga, di Schio. Era stata incarcerata perché accusata di nutrire sentimenti fascisti da un suo inquilino (moroso nel pagamento dell'affitto) che si era unito ai partigiani

    47.
    Tadiello Carlo, anni 22, studente universitario, in servizio come ufficiale nella GNR. Nell'eccidio fece scudo al padre col proprio corpo salvandogli la vita

    48.
    Tomasi Sante, anni 53, impiegato presso la “Società Valbrenta”. Iscritto all'“Azione Cattolica” di Magrè e fondatore della locale “San Vincenzo”, venne richiamato col grado di capitano degli alpini e assegnato al distretto militare di Vicenza dove si prodigò senza sosta per i giovani richiamati alle armi. Era anche stato comandante di un reparto di protezione impianti e pronto soccorso alle vittime dei bombardamenti. Lasciò moglie e cinque figli

    49.
    Tonti Luigi, anni 48, commerciante di dolciumi. Titolare di un'azienda commerciale che aveva già subìto due rapine a opera di partigiani

    50.
    Trentin Francesco, anni 56, invalido, operaio tessitore, di Schio

    51.
    Vescovi Giulio, anni 35, dottore in legge, dirigente del “Lanificio Rossi”. Pluridecorato sul campo nella guerra d'Africa. Dopo la sua nomina, a 34 anni, a commissario prefettizio di Schio, si distinse in più occasioni, contribuendo anche a salvare il “Lanificio Rossi” e il ponte sul Leogra che i guastatori tedeschi avevano avuto ordine di distruggere. Concordò il patto di tregua con il CLN, patto mai rispettato dalla parte avversa. Durante l'eccidio alle carceri si batté coraggiosamente per salvare la vita ai detenuti intervenendo senza risultato presso gli aguzzini. Ferito in modo leggero alle braccia e alle gambe durante la sparatoria, morì il 18 luglio all'ospedale di Schio per un ritardo nella somministrazione dei farmaci. Lasciò moglie e una figlia in tenerissima età

    52.
    Ziliotto Ultimo-Giulio, anni 38, ragioniere presso il “Lanificio Rossi” di Schio. Animatore del locale Motoclub, era stato l'ideatore del “Raduno internazionale alpinistico del Pasubio”, sorto per ricordare i combattenti della Grande Guerra. Al momento dell'eccidio giaceva da due giorni a Schio il suo ordine di scarcerazione emesso dalla Corte d'assise di Vicenza

    53.
    Zindolini Adone, anni 47, rappresentante di commercio, di Schio. Era stato incarcerato senza motivazione

    54.
    Lovise Adone, anni 40, impiegato, residente a Schio

  2. #2
    l'è na val che se brusa
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    Predefinito

    Grande risposta, Multietnico!
    Così come condanni i terroristi pensavo che potessi condannare chi uccide un invalido o una casalinga di diciott'anni, insieme a vari pensionati, ma mi sbagliavo!

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: Martiri di Schio

    In origine postato da multietnico
    tutta brava gente,tutti santi,uccisi dai cattivi comunistacci che mangiano i bambini



    ma va
    Rispetta i morti ammazzati, delinquente!

  4. #4
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    Predefinito

    su schio concordo che fu un atto barbaro, come tanti altri perpetrati da entrambi i fronti.

    Ma non chiamarli martiri

    ": màrtire: màrtire

    s. m. e f.

    chi attesta fermamente la sua alta fede e per essa soffre persecuzioni, tormenti e persino la morte"

    perchè se si fossero comportati come da definizione dal punto di vista dei partigiani sarebbero automaticamente diventati obiettivi in un certo qualmodo (e con l'ottica del tempo) legittimi.

    spero di essermi spiegato

  5. #5
    l'è na val che se brusa
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    Predefinito

    In origine postato da multietnico
    tentare di spacciare dei collaborazionisti dei nazi fascisti con le vittime del terrorismo,è una operazione di sciacallaggio bella e buona,diego
    E no!
    Con quale coraggio puoi dire che TUTTE quelle persone collaboravano con la Repubblica Sociale?
    Di solito, quando si parla degli attentati partigiani e delle loro "bombe intelligenti" te la cavi con un "Era la guerra, checcevoffà!", ora dici che tutti (TUTTI?) i morti ammazzati erano collaborazionisti.
    E no!

  6. #6
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    Predefinito GUERRA CIVILE MAI FINITA

    ANCORA OGGI CONTINUIAMO A FARCI DEL MALE.
    LA GUERRA CIVILE CONTINUA NEGLI ANIMI.IL MARTIRIO DELLA PATRIA E' SENZA FINE.NON FINIRA' MAI.L'ODIO GENERA ODIO
    FINE DELLA NAZIONE.

    MARAMALDO E' SEMPRE TRA DI NOI UCCIDERA' ANCORA.

    VILE TU UCCIDI UN UOMO MORTO !

  7. #7
    l'è na val che se brusa
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    Predefinito

    FINO A PROVA CONTRARIA è una frase che si usa contro chi colpevolizza un imputato che non è ancora stato condannato: "l'imputato è innocente fino a prova contraria".
    Adesso tu giri la frase: "Abbiamo fatto bene ad ammazzare quelle persone, FINO A PROVA CONTRARIA erano colpevoli!".
    NO! NO! NO! E NO! Non si può ragionare così!
    Bene. Ora, visto che tu, fino a prova contraria, devi essere a conoscenza di tutte le motivazioni che hanno portato allo sterminio di quelle persone, molte delle quali probabilmente manco sapevano in cosa consistesse l'utopia fascista, ti chiedo perché è stata uccisa una ragazzina di 18 anni o un invalido.
    Magari saprai dirmi il perché dell'uccisione di quelle persone delle quali non è nemmeno scritta una riga biografica...

  8. #8
    Fiamma Rossa
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    Predefinito

    Secondo me, continuare ad ascoltare il provocatore clone Multietnico serve solo a fare il suo gioco. Guardate nel forum comunista nazionalitario, ha litigato anche con i più rigidi stalinisti. Mettetelo in /ignore o non lo cacate proprio.
    Detto questo, c'ha ragione il Ferruccio. Perchè continuare a farci del male? L'odio genera odio. E chi usa la morte di civili per "portare acqua al suo mulino" può anche tacere.
    La verità storica non sempre coincide con quella "politica". Perciò il revisionismo rimane solo ed esclusivamente materia storica e non politica.

  9. #9
    Fiamma Rossa
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    Predefinito


  10. #10
    Forumista esperto
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    Predefinito Re: Re: GUERRA CIVILE MAI FINITA

    In origine postato da multietnico
    se i fascisti non cercassero di negare la verità storica e di rivoltare la frittata,non se ne parlerebbe.
    ma visto che lo mfanno,non possono lamentarsi se qualcuno gli rinfresca la memoria;)
    Di quale verita' storica parli ? Di quella scritta dai vincitori italiani o stranieri che siano ?

 

 
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