Molti sono diventati repubblicani dopo l’attacco dell’11 settembre
La conversione dei punk «Il nostro urlo per Bush»
Tatuati e conservatori: «Siamo ancora una minoranza»
Pensavamo che la capacità tutta punk di sconvolgere si fosse esaurita ai tempi di GG Allin che negli anni Ottanta defecò sul palco, mangiò il «prodotto» e l’offrì al pubblico. Ma oggi c’è un newyorchese tatuato e con taglio alla mohicana che sa come scandalizzare il popolo punk: si chiama Nick Rizzuto e vota repubblicano. «Conservatore non è quello che la gente generalmente pensa quando sente la parola punk», ammette Rizzuto. Ventidue anni, colto ed elegante, ha fondato il sito web Conservative Pun k.com sei mesi fa e riceve da allora email piene d’odio da punk disgustati, telefonate estasiate dal partito repubblicano e assillanti pressioni dai media americani. Agli occhi dei suoi detrattori è un eccentrico che disonora il buon nome del punk, ma per i suoi sostenitori è la voce di una minoranza fino a qualche tempo fa condannata al silenzio.
Cresciuta con i Clash e i Dead Kennedys, la stragrande maggioranza dei gruppi punk di oggi tende a sinistra, e Bush e l’Iraq hanno ancora una volta radicalizzato la scena. Scandalizzato dall’esito delle elezioni del 2000, «Fat Mike» Burkett della band californiana Nofx ha fondato Punkvoter, l’organizzazione che si occupa delle iscrizioni nelle liste degli elettori di sinistra, e convinto 200 gruppi a garantire la loro sottoscrizione. «L’ultima volta che ho visto una cosa del genere è stato all’epoca del Vietnam con Nixon», dice Al Jourgensen dell’Ufficio sostenitori di Punkvoter, il cui ultimo disco brucia di sentimenti anti-Bush.
Eppure, il programma politico dei punk non è mai stato definito con chiarezza. Nella Gran Bretagna di fine Anni Settanta, quando i Clash si disputavano la scena con i Rock Against Racism, Oi!, band come gli Skrewdriver appoggiavano il Far Right National Front. In America, i primi punk sputavano in faccia al liberalismo. Oggi, il nocciolo duro della comunità punk è fatto di strenui sostenitori dell’astinenza, ossessionati dalla purezza, conosciuti come straight-edgers , che si oppongono al consumo di droghe con uno zelo da cristiani evangelisti.
Il significato della parola punk non è più univoco. Secondo Andy Greenwald, autore di Nothing feels good : Punk Rock , Teenagers and Emo , un tempo «punk» significava qualcosa di specifico, ma oggi non è più così: «Se tutti ti dicono "non fare soldi", fa molto punk dire "bene, farò soldi". Se tutti sulla scena punk sono liberal, perché non essere un punk repubblicano?»
E’ questa frustrazione dovuta alla condotta della frangia liberale ortodossa del popolo punk che infiamma i punk conservatori. «Si può dire che siamo anti-anti-establishment» dichiara Michael Graves, giornalista vicino a Conservative Punk e leader dei Gotham Road. Comprensibile che un musicista repubblicano possa sentirsi confinato in una minoranza. Johnny Ramone, unica stella dei punk repubblicani, è diventato la risposta di destra a Michael Moore o ai Dixie Chicks quando i Ramones sono stati portati alla Rock and Roll Hall of Fame due anni fa, e Johnny ha urlato dal podio: «Dio benedica il presidente Bush, e benedica l’America».
Rizzuto si è sempre sentito un outsider. Si è convertito alla causa dei conservatori dopo l’11 settembre, mentre studiava alla State University di New York a New Paltz, ateneo notoriamente liberal. In fondo, il credo individualistico e la retorica dell’io-contro-il-mondo del punk si sovrappongono ai valori conservatori. «A un certo livello il punk è intrinsecamente libertario» dice Greenwald. «Tu non dire a me cosa fare e io non lo dico a te. Mi preoccupo solo di me». Segui questa logica e l’arrogante approccio di Bush alla politica estera - essenzialmente, faccio quello che voglio, a dispetto di quello che dicono tutti - sembra la quintessenza del punk.
Guardian




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