Citazione:
In origine postato da Conte Jean
Io non sono mai stato un grande ammiratore di Davide Van De Sfroos, o forse sì, ma all'inizio. Nel senso che considero il Davide Bernasconi un fenomeno interessante, unico, irripetibile, rappresentativo del ritorno alle radici e della ricerca di sè e delle proprie origini, conseguenza ovvia di un'esplosione di localismo che nasceva politicamente negli anni '80 e '90 e che inevitabilmente dieci anni dopo non ha potuto che esprimere anche delle figliazioni culturali e artistiche.Un fenomeno
interessante, dicevo, ma pur sempre un fenomeno. Quando si parla di "locale" sono stufo dei fenomeni, vorrei qualcosa di più semplice e genuino, di più sobrio e meno urlato... la tradizione dei nostri vecchi non finiva in prima pagina sui giornali, ma maturava silenziosa e laboriosa. Preferisco ancora il Nanni Svampa e le canzoni della vecchia Milàn... Quindi, per primo, DVDS per me non rappresenta quel mondo che vorrebbe descrivere e neanche una sua moderna interpetazione, ma solo un costruzione artatamente ingeniata per creare interesse e seguito.
Secondariamente sono stufo del "politicamente corretto" e il nostro l'ho visto veramente con poche palle. Troppi slogan facili da sinistra buonista, troppo bravo a destreggiarsi ambiguamente fra le moine di leghisti e compagni che hanno cercato (riuscendoci entrambi) a ingraziarselo, troppo attento a non cadere nella trappola dell'accusa di campanilismo, ma fino all'esagerazione. Dichirazioni del tipo: "Io canto in lombardo", basterebbe
da sè, però oggi è necessario sempre aggiungere "ma mi piacciono tutte le culture e i dialetti d'Italia e del mondo". Perchè sempre questo "disclaimer"? Io non credo sia fine a sè stesso o una semplice affermazione.
Forse che l'opinione pubblica crede che la "lombardità" sia di per sè una colpa? E' un po' come dire: "Sì, sono tedesco, ma non sono un nazista!"...
Dobbiamo sempre portarci la colpa di qualcosa, evidentemente non si può scrollarsi di dosso quella sovrastruttura etica che è il peccato originale...
Lui poi è di una persona artefatta, che ha capito di potersi ricamare attorno un personaggio di sicuro sfondamento fatto apposta per un ambiente che era lì ad aspettare proprio uno come lui. The right man at the right
time. Mica scemo. Infatti dopo qualche mese di frequentazione piuttosto assidua e dopo aver assistito a molti suoi concerti ho smesso di apprezzarne la novità, le sintesi ardite, l'indiscutibile poesia, e ho cominciato a notare la ripetitività noiosa di certe sue espressioni, le frasi buttate a casaccio fra una canzone e l'altra che se ci pensi bene non volevano dire proprio niente (ma la gente batteva le mani), le pose da divo rimbalzato in RAI, il credersi un "mito" e compiacersene, il farsi attendere quarti d'ora
prima di concedere un bis.
La mitizzazione nella modernità porta sempre al ridicolo, e il ridicolo al kitsch. Quel suo mondo laghée che per quanto bello sia rappresenta sempre una periferia culturale... insomma se vogliamo parlare di locale facciamolo mostrandone la punta di diamante ma non lo specchio di una decadenza. Basta
con il localismo da autonomisti piagnoni, ne vorrei uno più aggressivo. E invece DVDS mi sembra proprio l'inconsapevole funerale festoso dei mondi locali assorbiti dalla globalizzazione.
Insomma, caro Davide Bernasconi: ma và a dà via ul cu".
Grazie, Conte, per la tua lucida e articolata analisi: concordo praticamente in toto con quanto scrivi! :) Mi rendo conto che sono le stesse cose che ho provato anch'io, soprattutto da quando DVDS ha cominciato (soprattutto nei concerti!!!) ad atteggiarsi ad indefesso paladino del pacifintismo a tutti i costi...veramente dozzinale e di cattivo gusto! Egli è stato bravo e abile ad approfittare dell'onda del momento, tutto qui. D'altronde, non mi pare proprio che dal punto di vista musicale e ritmico (non mi soffermo sui testi, giacché meriterebbero un dibattito a parte) egli abbia mai realmente espresso i suoni della nostra terra Insubre, anzi! Con tutto quell'orribile ska...e non dimentichiamoci di quando ha deciso di abbandonare strumenti più o meno "tradizionali" come la cornamusa.