In Origine Postato da UgoDePayens
Quando il Presidente Berlusconi parla di comunisti, è evidente che non paventa un rischio comunista simile a quello (spaventoso) corso dall'Italia all'indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale.
Il rischio cui fa riferimento il Premier è piuttosto quello che gli eredi di quel DEFUNTO movimento possano, una volta al Governo, raggiungere risultati disastrosi al pari di quelli ottenuti dai loro parenti dell'Est sovietico.
Infatti un Governo che al suo interno accogliesse Rifondazione Comunista (e non vedo come diamine possa esistere un Governo delle sinistre, altrimenti) potrebbe votare leggi suicide come quella delle 35 ore lavorative, accogliere le rimostranze di tutti gli immigrati clandestini, legalizzare le droghe "leggere", e via dicendo.
Ora, potete anche chiamarlo "pericolo di sinistro" o battezzarlo in altro modo più fantasioso, ma la sostanza rimane: non c'è alternativa alla Casa delle Libertà.
nel dopoguerra i comunisti non potevano andare al governo. eravamo una democrazia a sovranità limitata. Anche se vincevano le elezioni non era concesso loro l'accesso al potere. Gli USA ci avrebbero invaso. Tuttavia i comunisti sono stati al governo di città e regioni. E non hanno affatto impoverito le amministrazioni in cui erano al potere. Le città dell'Emilia erano all'avanguardia nell'organizzazione dei loro servizi sociali e spesso additate come esempio di buona amministrazione. Ma i pregiudizi sono le cose che si consolidano di più




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