Lo scheletro dell'occidente
Non ci sono più dubbi: la resa dei conti è vicina. Vicinissima. Il collasso finale dell'occidente, ed insieme il collasso finale di quella creatura posticcia che è l'Italia frutto del risorgimento sono a pochi passi da noi.
Piero Grasso ha riaperto un armadio dove si nasconde un pesante scheletro:
«Rimane però l'intuizione, il sospetto, chiamiamolo come vogliamo, che ci sia qualche entità esterna che abbia potuto agevolare o nell'ideazione, nell'istigazione, o comunque possa aver dato un appoggi all'attività della mafia» (Attentato a Falcone, Grasso rilancia: “Resta il sospetto di un'entità esterna”, Corriere.it 27 ottobre 2009)
Riaperto. Perchè Grasso ha sempre sostenuto questa posizione, anche se i commentatori più attenti hanno fatto sino ad ora sin troppa attenzione a non commentarla per niente.
Il 9 novembre del 2008, all'inaugurazione dell'istituto superiore di tecniche investigative dell'Arma a Velletri aveva detto:
“La mafia pur avendo sempre avuto interessi propri è stata anche portatrice di interessi altrui: in tantissime occasioni entità esterne hanno armato la sua mano”
E prima ancora nel 2001, in un libro intervista (“La mafia è vicina alla vittoria”, Corriere della sera, 20 maggio 2001):
«Entità esterne, almeno in tantissime occasioni, hanno armato la sua mano. La convivenza tra Cosa Nostra e il sistema di potere, e quindi la politica, è molto di più di una semplice ipotesi investigativa. Ecco perché considerare Cosa Nostra un anti-Stato si è dimostrato un grossolano errore. Cosa Nostra molto spesso è stata lo Stato.»
(vedi anche il post “Il Vangelo secondo Giuffrè”)
Oggi Grasso ripropone rafforzandola la sua visione dei fatti, agganciandola al delicato momento politico. Pochi giorni fa lo avevamo sentito quasi giustificare la trattativa tra stato e cosa nostra come necessaria ad evitare che altro sangue fosse versato. Dopo le false rivelazioni del presunto pentito Spatuzza, assistiamo ad un rilancio, come sottolineato dal titolo del Corriere.
Con questo intervento apre completamente il campo, affermando implicitamente che la trattativa non era con Cosa Nostra ma con una “Entità” più potente, più vasta. Un intervento importante non tanto per i risvolti penali, ma prevalentemente per quelli politici. Come Falcone prima di essere assassinato, anche Grasso oggi sta puntando il dito in direzione opposta a quell'area di potere formata dal Vaticano, dalla P2 e da un altra forza sommersa che finalmente sta tornando a vedere la luce dopo quasi 200 anni di buio, ed alla quale lo stesso Grasso appartiene: il Regno di Sicilia.
Sorprendentemente, un giornale ufficiale (SiciliaInformazioni.com) raccoglie il suggerimento ed ha il coraggio di spiegare cosa vuole dire il procuratore:
Quando si accenna ai collegamenti internazionali, il pensiero – da queste parti – corre agli Usa, dove la mafia siculo-americana è stata il trait d’unione storico con Cosa nostra siciliana. Non è un mistero per nessuno che i collegamenti fra mafia e politica sono passati attraverso le consolidate abitudini delle autorità americane, abitudini che hanno origine agli inizi del secolo scorso.
Se la stampa può scrivere qualcosa del genere, allora vuol dire che veramente stiamo per voltare pagina.
Queste domande, finora senza risposta, hanno indotto ad analizzare anche il contesto storico in cui il terrorismo mafioso misurò la sua forza di fuoco. Ebbene, quella fu la stagione in cui il potere – politico, finanziario, economico – in Italia cambiò profondamente, e venne firmato il trattato di Maastricht che avrebbe reso l’Europa padrona del gioco nelle contrattazioni finanziarie internazionali.
Così SiciliaInformazioni.com chiude il pezzo (“Il dubbio di Grasso, entità esterne nella strage di Falcone a Capaci. Ma allora, la trattativa con lo Stato chi la condusse?” , 27 ottobre 2009).
Il vortice sta risucchiando tutto.
Il Consiglio: Lo scheletro dell'occidente




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