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Discussione: Voltiamo pagina

  1. #1
    laico progressista
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    Predefinito Voltiamo pagina

    All'indomani della cruenta battaglia elettorale, a terra giacciono due cadaveri. O meglio un cadavere e un corpo ferito mortalmente. Il carcame irrigidito è quello di Silvio Berlusconi. L'altra vittima è Romano Prodi col suo listone.
    Battuta cassa e fregate le mani per il bottino di voti raggranellato dalla Sbarbati, oggi noi repubblicani siamo seduti in buona compagnia a vegliare la lenta agonia del Triciclo. E durante la veglia, possiamo riflettere sul futuro della coalizione.

    La Lista Unitaria non è decollata. A malapena si è avvicinata alla sommatoria dei voti dei suoi singoli componenti. Qualcuno vede in questo risultato qualcosa di incoraggiante. Sappiamo bene che in politica 1+1+1=2, e che arrivare a ricostituire quasi la percentuale di partenza è già un successo, un piccolo miracolo.
    Sarà certo vero, ma non era questo l'obiettivo. In questi giorni i leader sono parsi intimiditi, innervositi, hanno fatto mezze marce indietro, hanno messo le mani avanti, ma la verità è che si sperava di conquistare a destra e di catalizzare gradualmente il voto dell'intera sinistra, di partire cioè da una percentuale diversa. Non il 31, ma magari il 34-35. Per puntare al 40 nel 2006 e governare da soli.
    Invece l'operazione è fallita, e i motivi vanno capiti in fretta, per evitare di sbagliare strada.
    Le considerazioni che traggo sono due.

    1) Uniti nell'Ulivo non sfonda a sinistra perché oggi sappiamo per certo che la sinistra vuole restare divisa. Non è un difetto, è un tratto distintivo. La sinistra in genere rappresenta l'Italia migliore, quella a cui parli con la testa e non con la pancia. E' un'Italia mediamente più colta, anche politicamente parlando. E la cultura è ricchezza, varietà, storia, speculazione ideale. Questo spiega l'arroccamento di molti sulle componenti più massimaliste e genuine, e spiega anche la ritrosìa di molti per l'operazione semplificatoria voluta da Prodi.
    E' con questa natura che dobbiamo fare i conti, non con le pervicaci fissazioni di Artullo Parisi.

    2) Uniti nell'Ulivo non sfonda nemmeno a destra. Se fosse in grado di attrarre i voti dell'altro polo sopperirebbe all'handicap del primo punto. Ma non ne è stata capace, né lo sarà maggiormente in futuro. Perché? E' semplice. L'elettore che passa da destra a sinistra (e viceversa) normalmente cerca dall'altra parte una sponda accomodante per la propria coscienza, un approdo che non stuzzichi più di tanto i propri timori e le propria tendenziale renitenza. In parole povere, cerca un Mastella, un Dini, un Rutelli, cui affidarsi con e senza il naso turato. Di certo non cerca i Ds, o peggio, i comunisti. Il minestrone che tutto assimila e tutto confonde invece impedisce questa ricerca. Voti Uniti nell'Ulivo e non sai chi maneggia il tuo voto, non sai se prevale Rutelli o Fassino, non se chi realmente ti rappresenta, poi la pensa davvero come te.

    Se ci fossimo presentati separatamente, con un Paese così inviperito e avvelenato avremmo fatto tutti man bassa di voti, come hanno dimostrato le amministrative e le provinciali. Perché i Ds avrebbero arginato la galassia girotondista, la Margherita avrebbe intercettato i moderati scontenti in cerca di nuove speranze, e socialisti e repubblicani avrebbero "divorato" senza colpo ferire i fratelli coltelli dell'altro schieramento.

    Cosa fare dunque in futuro? Sciogliere la Lista Unitaria e stilare un programma da sottoscrivere tutti e quattro insieme. Ignorare Bertinotti e l'altra sinistra, dai girotondi ai vetero-comunisti, e costruire un nucleo di governo a quattro, credibile, compatto, solidale. Ma che si presenti con quattro simboli. Ognuno faccia la sua parte, ognuno a presidio e coltura del proprio territorio.
    Un cartello di governo chiaro e coerente, con forze che operino a viso aperto. Un po' lo schema della Casa delle Libertà odierna, in fondo. Ma con qualche credenziale in più. Niente mistura di doppiopetti e canotte macchiate di sugo, ma solo gente normale con la cravatta diversa, chi rossa, chi bianca, chi verde.

  2. #2
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    Sono molto d'accordo con Paolo Arsena, però non si può ignorare la sinistra alternativa.

    Comunque, è importante stringere un patto a quattro, con cui i vari partiti si coordinino. Presentarsi ciascuno per proprio conto, senza farsi troppo la guerra, è un'ottima idea, anche perchè così si moltiplicano i candidati. Un sistema del genere è anche una specie di superprimaria.

  3. #3
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    No, assolutamente non d'accordo. Il fatto che non si sia preso quatno sperato non significa nulla: si è costituito ora un aggregato del 31,5 %, il che è un'ottima base per cominciare a lavorare. E' vero che senza RC sarà difficile muoversi, ma anche senza Uniti nell'Ulivo non vai proprio sa nessuna parte. E da questa aggregazione che bisogna partire e cominciare a discutere seriamente con tutte le forze di opposizione di centro e di sinistra, arrivare ad un programma comune e su quello presnetarsi agli elettori. Buttiamo via tutto perchè non è passato il deputato margherito o Ds?? Litighiamo su chi debba essere il candidato a Scandicci?? Cavolo, allora meglio stare fermi li. Io volgio cominciare a discutere con i patners per arrivare al cartello comune che dovrà affrontare elettorlamente il cds. Solo presentandoci uniti e credibili riusciremmo a vincere. Con le liste ognun per se.......ora come ora poco lontano si va.
    saluti
    echiesa

  4. #4
    laico progressista
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    Caro Echiesa, da quanto scrivi par di capire che hai deciso di troncare con il Partito Repubblicano. Se questo è vero, non posso che salutare l'iniziativa con grande favore e simpatia. La speranza è quella di rigenerare davvero una nuova forza laica e repubblicana (si chiami PRI o altro) che sappia difendere coerentemente e dignitosamente i propri valori secolari. E questo è il ruolo a cui oggi è chiamato il Mre.

    Quanto al merito delle tue osservazioni, ti invito a una riflessione: a parte la pretesa di considerare un successo clamoroso una discreta percentuale ottenuta coi voti di due superpotenze politiche della sinistra, secondo te, partire dal 31,5 e lasciare sul terreno almeno 3-4 punti potenziali è positivo?
    D'Alema risponderebbe con un argomento forte: il valore di un 31,5 unitario è superiore ad un 35 divisi. Detta così, è una frase efficace.
    Ma è realmente unitario il 31,5? Ci credo poco, visto che si tratta di fondere socialdemocratici e liberali, laici e cattolici.
    E sarebbe realmente diviso il 35? Non credo. Almeno, ritengo davvero possibile una concordia nell'autonomia. Anzi, proprio perché questa non viene messa in discussione, viene meno una forte causa di malcontento. Inoltre, le vere incomprensioni a sinistra, raramente dividono i Ds dalla Margherita, ma passano molto più spesso tra la maggioranza moderata e la minoranza massimalista e radicale.
    Ragion per cui, e qui rispondo a Jan e a Multietnico, se vogliamo presentarci come una coalizione seria e credibile all'elettorato, dobbiamo avere il coraggio di rischiare, di fare un taglio netto.
    L'operazione di allargamento che tenterà Prodi non è altro che la riedizione dei Progressisti di Occhetto e Segni e dell'Ulivo del '96.
    Il primo fu un flop (dovremmo però recuperare quel simbolo, era bellissimo) e con l'Ulivo fu un'illusione, visto come sono proseguite le cose.

    Piuttosto, tentiamo con tutta fermezza un'operazione più seria e convincente. Scriviamo un programma per davvero, non un breviario pro-forma con la firma di Amato. Un programma per l'Italia e per l'Europa, un programma che sappia incuriosire senza illudere, che sappia incarnare le esigenze e il comune sentire degli italiani. Troviamo anche un leader che si presenterà in futuro. Prodi? Forse, ma si è un po' logorato, è sceso nella mischia prematuramente e certo non acchiappa più a destra. Rutelli? Lo vedo meglio. E' maturato moltissimo negli ultimi due anni, e come sindaco ha dimostrato un'operatività, una fantasia e un pragmatismo insospettati. Montezemolo, Veltroni, una donna? Vediamo, valutiamo.
    Ma attorno al leader e al programma, i quattro partiti facciano quadrato. Compatti e uniti. La forza di questa aggregazione, che magari avrà un proprio nome, archiviando l'Ulivo, parte dal 34%, non dal 31 e rotti. Per raggiungere i pochi punti che restano a fare bingo, ognuno farà la propria parte. Senza l'aiuto dell'altra sinistra. Vincerà la destra? E' un rischio, ma vale la pena di correrlo.
    Anche e soprattutto per noi repubblicani, che avremo l'opportunità di svolgere un ruolo visibile e stimolante, alla luce del sole e senza ambiguità, contando sulle nostre gambe e sapendo che da tutto questo avremo solo da guadagnare.

  5. #5
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    Il 31 e rotti per cento non è un cattivo risultato. Non è l'optimum, ma per iniziare va bene.Ora appunto c'è da studiare il programma seriamente per il governo del Paese e sottoporlo agli alleati. Se è pur vero che senza gli altri sarà difficile, ti ripeto che senza una forza del 31 e rotti è impossibile muoversi.Se dai idea e soprattutto riesci a mantenere l'unità i risultati arrivano: se si dà retta alle pulsioni di un trombato o di un deluso no, allora no. ogni forza di Uniti nell' Ulivo porti il suo, la sua storia, il suo ideale.Poi dopo o od anche contemporaneamente si ci confronti con gli altri. RC non ne vede l'ora, dammi retta.E così gli altri. Uniti nell'Ulivo deve essere una alleanza politica forte e diventare sempre più autorevole con i mezzi che la politica gli da. E nel gruppone l'MRE deve essere in primo piano, mai mollare e proporre. Proponendo soluzioni per il Paese riuscirai ad avere anche l'appoggio degli altri patner e dei cittadini. Una visibilità sei riuscito a conquistartela, ora non dobbiamo sprecarla.
    Il leader: la guerra Prodi-Veltroni si sta annunciando , ma è anni che lo sto dicendo. Ed il problema si risolve col programma: è chiaro che il vestito va costriuto sull'idea di Italia che avremo. Da quello a trovare il leader il passo sarà brevissimo
    saluti
    echiesa

  6. #6
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    scusate! ora non ho il tempo per argomentare, ma sono più d'accordo con echiesa.
    fraterni saluti a tutti

    ps: x echiesa .... ---> ???

    pps: x Paolo ... ho letto il tuo pvt, spero di riuscire a risponderti quanto prima!

  7. #7
    laico progressista
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    Caro Echiesa, lascio sullo sfondo la mia domanda sul tuo rapporto col PRI, nel caso tu decida di ragguagliarci.
    Ma vorrei poi darti due tipi di risposta: una da italiano che desidera il buongoverno, l'altra da repubblicano.

    La prima risposta è che è evidente la smania di Bertinotti, Diliberto, Pecoraro e Di Pietro, di riguadagnare terreno nell'alleanza coi moderati. Hanno marcato le distanze dal listone durante le elezioni convinti ciascuno di intercettare il voto pacifista, si sono spartiti due briciole per uno perché erano troppi in concorrenza, ed oggi sotto sotto non vedono l'ora di riparare.
    Ma che governo può essere quello che nasce ostaggio della sinistra antagonista? E che programma comune serio si potrà mai scrivere a sedici mani? Se, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, si parla di successo per la lista unitaria, questo è dovuto soprattutto al suo tentativo di distinguersi, di staccarsi dal movimentismo e dal comunismo.
    Per me quindi i dubbi non devono vertere sulla necessità di allargarci o meno agli altri, quanto piuttosto sul come presentarci senza gli altri. Perché ciò che paga davvero in termini elettorali, non è tanto la forma, quanto la sostanza. Cioè non se hai il ramoscello d'Ulivo in mano, o il simbolo unico, o un cartello di partiti apparentemente felici e contenti, o il pezzo di carta di Amato; ma se hai un progetto di Italia che piace alla gente, e soprattutto se ti metti davvero in condizione di poterlo realizzare.

    Poi subentra la risposta da repubblicano. Tu dici giustamente che la visibilità l'abbiamo conquistata e non dobbiamo sprecarla. Sono d'accordissimo, ed è stato questo il vero motivo per cui ho applaudito sin dal primo istante la partecipazione al progetto Uniti nell'Ulivo. L'ho sempre scritto. Ora però, a che serve una visibilità che non riesci mai a monetizzare, che resta sempre virtuale perché ammantata dal futuro partito unico?
    La gente oggi ci conosce. Sa che esistiamo. Ci vede parte attiva di un progetto politico nuovo. Sa che stiamo lavorando per dare un futuro serio e credibile all'Italia che verrà.
    Ebbene, da repubblicani, non sentiamo l'esigenza di riscattare questo risultato? Fosse anche l'1 per cento sarebbe oro. Ma prendiamocelo, e lì che aspetta....
    Non solo. A maggior ragione dopo l'ennesimo disastro lamalfiano, ci sono ampi margini di movimento nell'area repubblicana: è cresciuto il malcontento già latente di molti iscritti del PRI, si sta manifestando un misto di invidia e attrazione verso di noi. Un processo che solleticherà la nostra tentazione di rivalsa. Ma non dobbiamo concepire questa battaglia come un braccio di ferro. Da parte nostra c'è da riallacciare con Riscossa, da favorire il ritorno del PRI a sinistra e da ricostruire l'unità repubblicana perduta, per ridare vigore e qualità al simbolo dell'edera. Dobbiamo rigenerare un Partito Repubblicano solidamente schierato con l'Italia democratica, e guidato dai Repubblicani Europei e dall'attuale minoranza interna.
    Insomma, abbandonarci allo scenario semplificatorio di Prodi e Parisi, significa bruciare il futuro roseo e intrigante che ci stiamo costruendo con l'operazione fin qui effettuata. Mi auguro che la Sbarbati ne sia cosciente.

    E poi, amici, serve davvero una novità vera, a sinistra. Non la riedizione della solita minestra, presentata ogni volta su un piatto diverso. Ma una pietanza nuova. Si abbia il coraggio di prepararla, e l'Italia la mangerà con gusto.

  8. #8
    laico progressista
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    Il panorama politico si smuove e dà segnali incoraggianti su diversi fronti.
    Anzitutto su quello governativo. Berlusconi ormai ha chiuso il suo ciclo. Siamo ai sussulti finali, poca roba. I suoi alleati lo hanno finalmente disarcionato, dopo il forte ridimensionamento e il cambio di equilibri decretato dagli elettori.
    Senza Tremonti, non esiste più il prestigiatore in grado di trasformare in trucchi le pretese avventuriste e demagogiche del Cavaliere, oramai ridotto ad una pallida controfigura.

    Le novità positive però non finiscono qui. Il mitico Follini, vera spina nel fianco del potere berlusconiano perché uomo cheto e sornione ma di sostanza, ed estraneo alla coreografia del regime, sta applicando un fine disegno politico, che dovrebbe condurre al ripristino del sistema proporzionale e alla rinascita di un centro democristiano.
    Applaudo e vedo con molto favore l'iniziativa. Per due motivi. Primo perché sarebbe l'inizio di un sistema multipolare fondato su una legge elettorale più democratica e rappresentativa. Poi perché ritengo dannosa la democristianizzazione diffusa della politica, scaturita dalla fine della Dc. Fenomeno che ha galoppato fino a contagiare partiti insospettabili come An e i Ds. Persone come Fini e D'Alema, per intenderci. Reputo i cattolici meno pericolosi se confinati nel proprio recinto democristiano, ben identificabili, paghi della propria identità.

    Infine, last but not least, il destino della Lista Prodi. La Margherita ha deciso di correre da sola nel 2005. Marini e De Mita hanno prevalso su "mulo" Parisi. Se il risultato sarà brillante, e i presupposti ci sono tutti, addio partito unico. Se poi la crescita, come probabile, contagerà singolarmente anche gli altri componenti del Triciclo che fu, si potrà cominciare a ricoprire col terriccio la bara del listone, e a metterci una croce sopra.
    Immagino che di qui ad allora Prodi le tenterà tutte: a noi non resta che stringere i denti, serrare le fila e.... resistere, resistere, resistere!

  9. #9
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    Originally posted by brunik
    Vedi, caro Lucifero, prima rimproveri me di scrivere su un forum senza informarmi su quello che c'è scritto e poi dimostri di non esserti informato tu.
    Faccio ammenda e chiedo venia.
    A mia parziale discolpa è che questo era il sentore dei commenti che avevo afferrato anche dagli ulivist-uniti.
    Ma adesso non so dove, non sono un completista. Però è da te che ci aspettiamo calcoli e rassegne complete (senza ironia).

    Epperò...

    La storia che Uniti per l'Ulivo avrebbe preso meno voti rispetto ai singoli partiti è una palla
    anche "che avrebbero preso meno percentuale"?
    vedo che c'è il 33.7 dele provinciali contro il 31.5 delle europee...
    (33.4 senza mancini ed ossorio, loro che c'entrano?).

    Ma il dato è sulle stesse province?
    Significa che un milione e 300mila persone hanno rifiutato o annullato o lasciata bianca la scheda delle provinciali mentre hanno correttamente compilata quella delle europee?

  10. #10
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    Predefinito Lettera agli amici repubblicani

    riporto una lettera che ho spedito agli amici lombardi e che ho precedentemente postato su questo forum (in una versione non corretta).
    Saluti


    _______________________________________


    Milano, 28/VI/2004

    Cari amici,
    mi permetto di trasmettervi alcune mie considerazioni sulla situazione attuale, senza pretesa di completezza, giusto qualche appunto che mi premeva fare dopo le tornate elettorali e l’incontro di sabato scorso. Sono stato lontano dall’Italia per parecchio tempo e mi è, quindi, mancato completamente il rapporto diretto con le vicende politiche dell’ultimo periodo. Questo è un limite ma anche un vantaggio, dal momento che ho avuto il privilegio di osservare lo svolgersi della campagna elettorale unicamente dai resoconti dei giornali, godendo, quindi, di un osservatorio per molti versi distaccato, politicamente “asettico” ed esterno all’umoralità della contingenza politica.
    Mi permetto quindi di dare un giudizio personale sulle passate elezioni e sulle prospettive del nostro partito, tenendo presente quanto sentito sabato.

    ªªª

    Io sono convinto che le passate elezioni europee possano essere analizzate seguendo due differenti criteri, leggere i dati percentuali o analizzarli alla luce del significato politico di cui sono stati caricati nel periodo preelettorale.
    Nel primo caso la vittoria del centrosinistra, e, in particolare, della lista Uniti nell’Ulivo è un dato difficilmente discutibile, per tutta una serie di motivi facilmente individuabili.

    Il primo dato evidente è che il centrosinistra, per la prima volta, si trova in una situazione di sostanziale parità rispetto al centrodestra in una competizione proporzionale. Il drammatico divario delle elezioni politiche del 2001 si è ridotto a zero. E questo dato getta una luce di speranza per il possibile risultato di una competizione basata sul maggioritario, terreno favorevole al centrosinistra.

    La forza elettorale della lista uniti nell’Ulivo è di dieci punti percentuali superiore a quella del principale partito di maggioranza e supera la quota simbolica del 30%, ottenendo un risultato da “prima Repubblica”, risultato ancor più positivo dal momento che al proporzionale, di norma, gli aggregati di partiti perdono punti rispetto alla somma dei singoli elementi.

    Forza Italia, partito del Presidente del Consiglio, crolla di otto punti.

    Ma il quadro appare completamente cambiato qualora lo si confronti con le dichiarazioni fatte in campagna elettorale. Così facendo non si può, credo, non constatare che il centrosinistra, ma soprattutto Uniti nell’Ulivo, ha perso. E ha perso tre volte: perché non ha saputo raggiungere il risultato atteso, perché ha dimostrato di avere un leadership inadeguata e perché non è riuscito a sottrarre consenso al centro destra. Insomma, le aspettative sono state tutte deluse. E sono state deluse singolarmente, una ad una, con masochistica freddezza.

    Primo, creare l’aspettativa di un risultato eclatante è stato un boomerang tanto devastante quanto prevedibile; puntare esplicitamente ad un risultato di netta affermazione –le dichiarazioni indicavano un consenso variabile tra il 33% e il 36%- porta con se due possibili effetti: nel caso in cui le previsioni siano azzeccate, la vittoria passa come un vittoria annunciata e come tale difficilmente in grado di suscitare quell’entusiasmo necessario a far progredire i progetti politici d’avanguardia, nel caso in cui le previsioni si rivelino troppo ottimistiche –e tutto faceva pensare che questo era il nostro caso-, quella che comunque sarebbe una vittoria appare come una sconfitta. E nessuno ha mai dimostrato che annunciare una vittoria porti voti al proprio partito, anzi. Siamo riusciti, per colpa unicamente nostra, e trasformare una vittoria in una sconfitta.
    Purtroppo, detto per inciso, l’esempio di come ha condotto la campagna delle regionali la sinistra francese non ha insegnato nulla.

    Secondo, la leadership. Gli errori grossolani e l’incapacità cronica di gestire una politica di opposizione di lungo termine -un progetto politico- da parte dei nostri leader è stato il dato più evidente della nostra campagna elettorale. Prese di posizione seguite da smentite, logica del tutti contro tutti, tentativo –riuscito- di reciproca cannibalizzazione da parte delle due forze maggiori, mancanza di una impronta unitaria all’azione politica delle quattro forze del listone, fino ad arrivare alla totale débacle della mozione sul ritiro; sono questi i poco edificanti comportamenti tenuti dai dirigenti dell’Ulivo. Ed è un peccato, perché non essere riusciti a coordinare le iniziative e posizioni è un dato allarmante per il futuro e un dato che ha inciso negativamente sul voto.

    Infine, siamo stati sconfitti perché la coalizione di governo, in un modo o nell’altro, tiene. Avevamo annunciato un tracollo, la realtà è stata che si è verificata una leggera flessione e, piuttosto, una ridistribuzione dei rapporti di forza che ha cambiato radicalmente la struttura della coalizione di maggioranza ma non la ha distrutta, almeno non numericamente.

    I leader del centrosinistra si sono subito lanciati in un coro vittorioso, perché i numeri e l’analisi degli stessi, effettivamente, li autorizzavano considerare le europee una loro vittoria, presentando un quadro di ripresa e di espansione, ma, se in politica l’analisi dei dati non può in nessun modo ridursi al semplice commento delle percentuali, allora il quadro cambia in maniera radicale; al di là dei numeri queste elezioni dovevano essere la prova generale di una coalizione di governo omogenea e, in una parola, è stata un disastro. Un disastro prevedibile ed evitabile.

    ªªª

    Per quanto riguarda noi come M.R.E., credo si possano fare alcune considerazioni.
    Il P.R.I. è andato malissimo, al di là dei discorsi bizantini che ho sentito, è stata la prima sconfitta totale della gestione LaMalfa-Nucara, una sconfitta che ha messo a nudo i due leader dimostrando la loro incapacità di inserirsi positivamente e nello schieramento di centro destra e come avanguardia di una posizione terzista. Se a questo si unisce la sentenza sul congresso di Bari si capisce che questo è il momento per tentare di recuperare quanto possibile del P.R.I. Personalmente non credo che si possa prendere molto, ma qualcosa forse si. La mia opinione, comunque, è che la nostra prospettiva di crescita non può essere in alcun modo quella del recupero della fantomatica base storica del P.R.I. Questa base, io credo, in termini numerici semplicemente non esiste più, fatta eccezione per aree limitate (e, comunque, rimane in gran parte nel P.R.I.). Discutere su quanti possono passare da noi, quanti resteranno di la, quanti votano a sinistra e quanti non amano i “comunisti” è un discorso poco costruttivo: se vogliamo crescere dobbiamo reinventarci un nuovo elettorato, specialmente in Lombardia.

    La Sbarbati è andata molto bene nel suo collegio, se questo è il risultato di qualche patto sottobanco coi DS o merito suo non lo so; tuttavia il bottino di preferenze è estremamente incoraggiante.
    Diversamente da questo, il risultato alle amministrative è stato equivoco e contraddittorio. La presenza continua ad essere a macchia di leopardo, le liste spesso non sono presenti e i risultati sono vari ma fermi a percentuali basse. Tuttavia certe realtà hanno, credo, dato grande speranza a tutti noi, in particolare Torino e Foggia. Nessuna affermazione eclatante, ma abbiamo scoperto che esiste una base di consenso e un serbatoio potenziale di iscritti e simpatizzanti.
    Il limite apparentemente insuperabile per il lancio del movimento è sempre lo stesso: la mancanza di visibilità e di organizzazione. Se non riusciremo ad eliminare questi due ostacoli il futuro appare assai tenebroso. Tuttavia qualche passo avanti, anche importante, è stato fatto, soprattutto al traino della candidatura di Luciana Sbarbati, ma non solo (proprio stasera parlavo con un amico che ha mostrato qualche interesse verso il movimento).
    Ora la nostra priorità, io credo, dovrebbe essere quella di dotarci degli strumenti per continuare. Il primo strumento sono, ovviamente, gli iscritti. Senza iscritti non avremo fondi, non avremo presenza sul territorio, non avremo gente disposta a tenere aperti dei banchetti. Ma se vogliamo ampliarci, prima di tutto, è necessario ideare delle iniziative politiche valide e sviluppare il coordinamento e la comunicazione interna. Sviluppiamo il sito internet, aumentiamo gli incontri, proviamo ad organizzare qualche iniziativa e, soprattutto, diamo il via ad una campagna per il tesseramento seria per capitalizzare al massimo quel minimo di visibilità raggiunto. Fissiamo degli obbiettivi minimi e lavoriamo seriamente con una meta ben precisa da raggiungere: quello che ci è mancato, finora, è stata proprio la possibilità di lavorare su un progetto –fino a due settimane fa non eravamo nessuno; queste elezioni ci hanno messo nelle condizioni di partire, ma è ancora necessario definire il progetto, a livello nazionale e a livello locale. Sarebbe utile stabilire la data di fine settembre come il momento in cui presentare –a noi stessi in primo luogo- un programma di cosa vogliamo fare nel futuro. Fissiamo gli obbiettivi e decidiamo la tempistica.
    Un caro saluto
    Martino B.

    _______________________________________

 

 
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