Urla all'ingresso anche per Schifani. Gli "esperti"
bloccati in attesa della discussione fra i leader
Dalla folla fischi al Cavaliere
"A casa, tornatevene in Padania"
di BARBARA JERKOV
Catering in arrivo a Palazzo
Chigi in vista del vertice
ROMA - Alle dieci e dieci, i tecnici già affondano la forchetta nella pasta fredda, trofie gamberi e rucola. "Finché non capiamo che si decide di là, di che parliamo?", si giustifica a bocca piena uno degli invitati alla lunga notte di Palazzo Chigi. Dovevano discutere di riforme e di economia, invece eccoli a contendersi le mozzarelline e il cous cous vegetariano. Erano venuti animati dalle migliori intenzioni, sul serio, borse gonfie di carte, blocchi per prendere appunti. Ma finché i big, chiusi a cena negli appartamenti del premier, non decidono se sarà pace o sarà guerra, come fai a entrare nel merito? Fortuna che c'è un vino bianco freddo che è una delizia e pure il gelato, almeno si passa il tempo.
Doveva essere la lunga notte del triplo vertice, rischia di essere ricordata come la notte del cous cous. Già non è che fosse cominciata benissimo. Due, trecento persone almeno, accalcate davanti a Palazzo Chigi. Soprattutto turisti. Tutti lì per guardare da vicino i big visti alla tv. "Che dice, ci sarà pure Veronica?", s'informa una signora. "Sembra un po' il Grande fratello...", butta lì, trovandosi a passare, Storace.
L'invito diceva: Presidenza del Consiglio, ore venti. Per primo si presenta Nucara, segretario del Pri. Non lo riconosce nessuno. Va senz'altro meglio con De Michelis e Buttiglione. Da una Lancia coi vetri fumé scende Schifani. Sorride gentile, accennando un saluto, e invece partono i primi fischi: "'Anvedi, quello col riporto, come si chiama?". La folla comincia a scaldarsi.
Sbuca un minaccioso corteo di auto nere. Da un van blindato saltano giù i bodyguard del Cavaliere. E' proprio lui, Berlusconi. Vede tutta quella gente e non si trattiene. I bagni di folla sono o non sono la sua specialità? Fa fermare dunque la macchina fuori dal palazzo e esce, con la mano già pronta a salutare. Invece degli applausi, parte una salve di "buuu", "vergogna", "buffone". Il sorriso gli si gela. Fa rapidamente dietrofront e risale in macchina, ripartendo a razzo. Ai leghisti va perfino peggio: "A casa!", "tornatevene in Padania". Fischi per Cè, ma pure per il sudista Nania. Molto, molto sgradevole effettivamente. Chi può, a quel punto entra dal retro.
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Aspettando che arrivino tutti, Letta e Bonaiuti si incaricano di intrattenere Follini e Buttiglione in un salottino appartato, guardando insieme i titoli dei tg. Letta prova a rompere il ghiaccio: "Certo che con tutte queste file in autostrada, stiamo meglio noi qua al fresco, non credete?". Follini lo guarda senza aprir bocca. Finalmente arriva Fini e si può incominciare.
Il cerimoniale ha previsto tre gruppi distinti. Come a certi matrimoni, gli sposi e i testimoni serviti a tavola, per gli altri c'è il buffet. Tutti al terzo piano, comunque. I big nell'appartamento del premier. Il menù prevede crespelle ai carciofi e ai porcini, tagliata all'aceto balsamico e aspic di frutta. Il tavolo sull'economia si riunisce nella sala verde, quella dove in genere si incontrano le parti sociali; agli specialisti in riforme istituzionali tocca la saletta dell'Editoria, decisamente più angusta. La cena fredda è in comune.
Mandato giù anche l'ultimo cucchiaino di gelato, si torna a lavorare. O almeno ci si prova. E' mezzanotte passata. Nel salotto presidenziale la rottura di Follini e Buttiglione è già stata consumata, i due leader centristi se ne sono anche già andati. Agli altri tavoli, un corridoio più in là, non ne sanno ancora niente. Se è per questo, non sanno nemmeno che oggi gli tocca ricominciare da capo, senza cous cous però.
(12 luglio 2004)




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