MA MOLTI DATORI NON TOLLERANO NEMMENO GLI ANIMALI PER NON VEDENTI
Dagli Usa l'ultima trovata per creare un'atmosfera più rilassata e produttiva
MILANO -Gli americani fanno sempre le cose in grande e, senza offesa alcuna per il Tricolore, rispetto a noi sono avanti anni luce anche in fatto di quattrozampe. Basti dire che a Roma ci sono voluti più di due lustri, per l'esattezza undici anni, prima di approvare la legge sul maltrattamento degli animali. In Italia sono ancora poche le spiagge, una sessantina, e poco più di tremila le strutture, fra ristoranti, alberghi e agriturismi, che consentono l'accesso agli animali. Oltreoceano, invece, succede che il cane te lo porti addirittura al lavoro. In ufficio, in negozio, persino in galleria. Come il titolare di una delle più prestigiose della Grande Mela che il suo cucciolo, Omar, lo porta con sé facendolo scorrazzare beatamente fra capolavori e sculture d'arte contemporanea. E se ne compiace perché, a suo dire, la presenza dell'animaletto rende l'ambiente "più infor male". A lanciare la tendenza " take your dog to work day ", con l'intento di sollecitare le adozioni dei trovatelli e di dare un saggio dei taumaturgici effetti che la compagnia di un pet ha sul capo e sui colleghi, è stato il sito di una delle maggiori organizzazioni a livello mondiale di dog-sitting , i badanti per animali da compagnia. E l'iniziativa, che ho ottenuto un esito straordinario, ha coinvolto ben 47 stati Usa fra i quali il Canada. Pare che anche il più scorbutico dei datori di lavoro si sia sciolto dinanzi alla presenza dell'ospite a quattro zampe che, a detta dei più, avrebbe riscaldato il cuore a tutto il personale, oltre all'atmosfera solitamente irrespirabile per via della tensione che in ufficio si respira a pieni polmoni. È stato inoltre appurato che con un cagnolino nei paraggi anche la vetrina meno allettante diventa fonte di richiamo per i clienti che sono più incentivati a fare acquisti. Insomma, Fido diventa lo specchietto per le allodole e gli affari vanno a gonfie vele. In Italia, invece, non succede nulla del genere. Ce lo conferma l'Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) per voce del consigliere Nazionale Paola Tintori, la quale è anche esperta di Pet Therapy. Presidente di un corso di laurea della facoltà economica, lavora in una palazzina cinquecentesca vicino a Terni dove ai colleghi è consentito portare il cane. «Una delle ragazze che collaborano con me possiede un bastardino, un trovatello, e per non lasciarlo solo mi ha chiesto di poterlo portare in ufficio. Per me, che sono un'amante degli animali - di cani ne ho sei, e ogni tanto porto con me la mia cagnetta di taglia piccola - è stato del tutto naturale acconsentire alla sua richiesta». Così il cagnolino dorme sul divano della presidenza, ogni tanto viene accompagnato fuori dagli studenti e- dice la Tintori -«con noi sta come un pascià». Ma si rende conto che il suo caso è la proverbiale eccezione. «In Italia siamo talmente indietro che molti datori non consentono neppure ai non vedenti di portare la propria guida al lavoro». E ci racconta di avere ricevuto molte lamentele, soprattutto da centralinisti con l'handicap che non possono tenere il pastore tedesco accanto a sé. Così, per ovviare al problema, succede che il cane finisce confinato in un piccolo recinto allestito all'esterno. Secondo il consigliere dell'Enpa non è corretto imporre la presenza degli animali sul posto di lavoro: «La cultura del rispetto viene innanzitutto, e c'è sempre chi non li ama. L'ideale sarebbe una congiuntura favorevole: il datore di lavoro o, ancor meglio, il proprietario dell'esercizio cinofilo doc, così come i colleghi. Tutti appassionati di cani». Praticamente una chimera.
Alba Piazza
Libero 13.07.04




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