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    Predefinito era ieri sul corsera.... mi ha colpito molto ...

    CRONACHE
    La classe islamica di Milano
    Gli autosegregati nella scuola di tutti
    Il pluralismo è incontro, non tanti mini-mondi chiusi in se stessi
    di Claudio Magris

    A differenza che nei regimi totalitari, in democrazia si può e si deve mettere in discussione quasi tutto; essa anzi consiste nell’insieme di regole che consentono a ognuno - a ogni individuo e a ogni gruppo - di esprimere liberamente le proprie opinioni e di battersi per i propri valori, rispettando, ascoltando e valutando quelli degli altri e magari alla fine accettandoli, se nel dialogo risultano più convincenti. Per rendere possibile questo civile confronto, la democrazia deve escludere e vietare ciò che lo impedirebbe, proibire ad esempio di far valere le proprie ragioni con la violenza e così via. Alla base della libertà ci sono alcuni principi fondamentali che non vengono più messi in discussione. L’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, senza distinzione di sesso, nazionalità o religione, è per esempio uno di tali principi non negoziabili. Non siamo disposti a discutere con chi volesse negare il diritto di voto alle donne o ai neri o ai cattolici o agli atei. Anche nelle scelte morali, intellettuali o semplicemente pratiche della nostra vita quotidiana ci comportiamo in tal modo: discutiamo con chi afferma o nega un credo religioso, ma non con chi giustifica l’omicidio; cerchiamo di valutare l’opportunità o meno di assumere un certo farmaco, ma non prendiamo in considerazione l’idea di curare il mal di gola mettendoci in bocca la coda del gatto, come suggeriva, quand’ero bambino, una nostra vicina di casa. Questa messa al bando di alcune opinioni è sempre dolorosa, perché anche chi fa proposte aberranti o strampalate è un essere umano, ma è inevitabile.

    La richiesta, avanzata da venti scolari o meglio dai loro genitori, di costituire al liceo di Scienze sociali «Agnesi», a Milano, una classe formata esclusivamente da alunne e alunni musulmani, è una richiesta irricevibile, che non avrebbe dovuto esser nemmeno presa in considerazione bensì lasciata cadere nel cestino. Non è in questione l’Islam, una delle grandi religioni monoteiste ossia uno dei fondamenti dell’umanità e della spiritualità umana, la civiltà che ha dato al mondo i fregi dell’Alhambra o la poesia di Rumi, non meno abissali degli affreschi della Sistina o dei versi di Lucrezio, e che anche oggi è ricca di creatività artistica, religiosa, culturale. Questa richiesta di chiudersi in un ghetto, che avrebbe potuto essere avanzata da un razzista invasato da odio antimusulmano, è un’offesa a tutti, anche e in primo luogo all’Islam, che rischia così, ancora una volta, di essere identificato con le sue più basse degenerazioni, che non risparmiano peraltro alcuna Chiesa. L’unico punto che può essere ragionevole di quella richiesta è l’ora separata di ginnastica per le ragazze, che tiene conto di una mentalità discutibile ma radicata in quelle famiglie e dunque può evitar loro qualche inutile turbamento.

    La scuola non forma né ha da formare cattolici, protestanti o agnostici. È un fondamentale servizio pubblico, che deve fornire a tutti, senza alcuna discriminazione, gli strumenti e le conoscenze per orientarsi nel mondo e trovare in esso una propria strada dignitosa, dalla sopravvivenza materiale all’esplicazione della propria persona. Essa è un servizio pubblico, perché interessa e riguarda l’intera comunità di uno Stato, così come è un servizio pubblico la difesa, che protegge quella comunità dalle aggressioni. La scuola non ha da insegnare a credere in Cristo o in Maometto, ma dovrebbe contribuire a formare un individuo capace di accostarsi liberamente e spiritualmente ai grandi interrogativi dell’esistenza e alle risposte date loro dalle grandi religioni e filosofie. La scuola non può non essere laica, perché laico non significa, come tanti ignoranti continuano a ripetere, non-credente o non-praticante, bensì indica colui che, credente o ateo, sa distinguere ciò che compete alla fede e ciò che compete alla ragione, ciò che riguarda la Chiesa e ciò che riguarda lo Stato.

    Uno dei più grandi laici che ho conosciuto era il cattolicissimo Arturo Carlo Jemolo, intransigente avversario di ogni scuola privata e confessionale indebitamente sovvenzionata dallo Stato. La scuola non è e non può essere né una sagrestia né un seminario teologico; naturalmente essa si inserisce nella civiltà a cui appartiene e nelle sue tradizioni; solo una mente ottusa può scandalizzarsi che in una scuola del nostro Paese ci sia un crocefisso, perché il cristianesimo - come diceva un non credente quale Benedetto Croce - fa parte della nostra civiltà, a prescindere dalle nostre opinioni. Sarebbe un intollerabile sopruso costringere gli scolari alla devozione nei confronti di quel crocefisso, ma lì, appeso al muro, esso non fa male a nessuno, come non lo farebbero, nella scuola di un Paese islamico o buddhista, un segno o un’immagine che ricordassero il ruolo avuto da quelle religioni nei loro Paesi.

    La scuola è scuola di tutti, portino essi uno zucchetto, una croce o un velo, che non offendono nessuno, purché il velo non impedisca all’insegnante che chiede alla studentessa di risolvere un’equazione alla lavagna di identificarla, onde non accada quello che accadeva nella scuola elementare in cui insegnava mia madre, in cui c’erano due indistinguibili gemelli che si facevano interrogare, a seconda dei casi, l’uno al posto dell’altro. All’«Agnesi» quelle 17 ragazze e quei 3 ragazzi islamici dovranno studiare non le sure del Corano che approfondiranno altrove, né i misteri del Rosario, bensì geografia e matematica, storia, francese e diritto; dovranno sapere il triangolo di Tartaglia e i verbi irregolari, la rivoluzione industriale e il movimento operaio, l’influsso della politica sull’ambiente e sul clima, cos’è una norma e cos’è un contratto.

    Perché deve essere terribile, scandaloso, pericoloso, ripugnante per essi avere un compagno - o compagna - di banco cattolico, valdese, ebreo o né battezzato né circonciso? È così debole, la fede loro o dei loro genitori, da temere che far copiare un tema a un compagno avventista faccia vacillare la parola di Allah? Se, ahimè molti anni fa, quando ho iscritto i miei figli al liceo, avessi preteso che venissero assegnati a una classe formata solo da cattolici purosangue e non contaminata da ebrei, protestanti, musulmani o miscredenti, il preside mi avrebbe fatto sbattere fuori dal bidello e non avrebbe scomodato il consiglio di classe per la mia richiesta, considerandola odiosa o scervellata. Chi non tollera accanto a sé la presenza di un essere umano d’altra religione o che non ne professa alcuna, è un razzista intollerante.

    La società multietnica, cui ci stiamo inevitabilmente avviando e che potrà rinnovare e arricchire grandemente la nostra creatività e la nostra cultura, esige dialogo, confronto, discussione e la scuola dovrebbe esserne il vivo crogiolo, non un convitto militare a compartimenti stagni. Le diversità sono manifestazioni distinte ma solidali della comune universalità umana, non diversità selvagge e irrelate, come predicava negli anni Settanta una pseudocultura che esaltava le sgrammaticature e le visceralità, credendosi di sinistra e preparando in realtà la strada all’odierna brutalità anarco-liberista che inneggia alla diseguaglianza; non è un caso che molti ex squartatori di libri («Feticci della cultura borghese», si diceva) siano oggi yuppies giulivi. Ma ben più gravi sono stati e sono l’assalto crescente alla scuola pubblica e il sostegno alla scuola privata, condotti da un governo di centro-destra che è tutto tranne laico e liberale e che privilegia la scuola privata e confessionale per mendicare l’appoggio della Chiesa cattolica e solleticare i gretti particolarismi e localismi che non vedono più in là del loro cordone ombelicale non ancora reciso e andato a male come carne guasta e hanno perso del tutto il senso dello Stato e dell’Italia, e sognano una scuola in cui si legga El Moroso de la nona di Giacinto Gallina anziché L’infinito di Leopardi. La Prima Repubblica, governata dai democristiani, ha difeso la scuola pubblica molto di più della Seconda Repubblica. Ma De Gasperi era un cattolico liberale e laico, a differenza del suo attuale successore al quale i tre termini si addicono ben poco, e aveva al suo fianco piccoli ma gloriosi partiti laici, ora scomparsi, come il Partito Liberale o il mio Partito Repubblicano.

    Il pluralismo - sale della vita, della democrazia e della cultura - non consiste in una serie di mini mondi chiusi in se stessi e ignari l’uno dell’altro, bensì nell’incontro, nel dialogo e nel confronto; l’endogamia - fisica, culturale, religiosa - produce facilmente il cretinismo e altri fenomeni degenerativi. Una grande religione, poi, è chiamata a parlare al mondo. Gesù non ha fondato una loggia esclusiva ma ha mandato gli apostoli ad annunciare, senza imporla, la Buona Novella. Quegli alunni autosegregazionisti dell’«Agnesi» dovrebbero sapere che quell’uomo crocifisso, che essi hanno fatto togliere, per la loro religione è un grande profeta da venerare.

    sono totalmente daccordo
    cosa ne pensate?
    ciao

  2. #2
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    Predefinito

    Avevo sentito questa notizia qualche giorno fa su un emittente locale e mi aveva lasciato ,come dire, interdetta.
    In find dei conti la scuola così come è pensata serve come mezzo per conoscere ,conoscere non solo la grammatica o la matematica,ma anche ,e soprattutto in quest'epoca in cui il mondo è così piccolo,conoscere le tradizioni, la storia e la cultura del paese in cui si vive,e,se la classe è multietnica perchè no, dei paesi originari dei vari ragazzi.
    Trovo perciò che questo provvedimento sia una restrizione delle possibilità di conoscere di quei ragazzi, in qualche modo un precludere a loro di condividere la nostra cultura,e viceversa.

    Le classi multietniche sono difficili da gestire è vero ,ma creare classi diversificate trovo che potrebbe aumentare ancora di + la lontananza che già c'è tra le nostre tradizioni e culture.

    Per quanto riguarda la questione della fede o del Crocefisso credo che il problema sia non che la presenza di Cristo crocefisso offenda le loro credenze o che addirittura abbiano abbiano paura di perdere la loro identità ,ma piuttosto che vogliano farci perdere la nostra.
    Se andassi nei paesi Islamici a fare una richiesta come questa non solo non l'accetterebbero, ma manco te la farebbero presentare!
    Ho un'amica religiosa missionaria in Tunisia,che per'altro è un paese islamico moderato,a cui non è permesso portare non solo l'abito ,ma persino DIRE che è cattolica,nemmeno al vescovo della diocesi è permesso portare l'abito!

    Quindi penso che sarebbe meglio pensare ad un progetto che permetta di inserire questi ragazzi nella nostre classi in modo che mantengano la loro identità di mussulmani ma che nelle stesso tempo sia rispettata e valorizzata accanto a quella anche la nostra cultura e tradizione.

    In find dei conti la verità non sta mai assolutamente da una parte o assolutamente dall'altra, e poter crescere e confrontarsi è solo un arricchimento dello spirito e della persona.

  3. #3
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    Predefinito concordo pienamente.

    .per integrazione non si intente assimilazione di una cultura nei confronti dell'altra, ma reciproco rispetto.

    Qui siamo alle solite: noi dobbiamo capire e accettare la loro visione del mondo e loro no!

    In casa io ho il Corano ed ogni tanto lne leggo qualche passo ( il che è cosa molto ardua) ma loro quanti leggono la Bibbia per cercare di capire noi cristiani?

    Allah è unico, grande , misericordioso, non è creato , non genera e non è generato! Ogni sura inizia così!

    Che cosa si deve dire di più?

  4. #4
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    Predefinito integrazione...

    ... a integrazione di quanto segnalato nei giorni scorsi aggiungo il contributo di Dionigi Tettamanzi sul tema:

    http://www.repubblica.it/2004/g/sezi...occaislam.html



    L'Arcivescovo di Milano: "L'integrazione cominci dai banchi"
    "La scuola di uno stato laico, deve riconoscere tutte le identità"
    Tettamanzi: "Islam in classe
    occasione da non sprecare"


    non condivido troppo .... ma il giudizio di Tettamanzi (per me il probabile prox papa) è da tenere in considerazione.

    p.s. meglio parlare di questo che delle infinite contumelie tra Ataturk e MH che ne dite?

  5. #5
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    Predefinito non sempre i vescovi hanno necessariamente ragionji

    soprattutto quando parlano fuori dai loro ranghi.

    Persino il Papa è infallibile solo quando parla espressamente ex cathedra...e solo su cose che riguardino la fede.......
    figuriamoci loro!!!!!

    Con tutto il rispetto a loro dovuto da una cristiana come me, mi piace distinguere nettamente le cose: integrazione = rispetto reciproco : si

    Integrazione alla Adel Smith : no!

  6. #6
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    Predefinito provocazione ....

    Originally posted by Penelope
    soprattutto quando parlano fuori dai loro ranghi.

    Persino il Papa è infallibile solo quando parla espressamente ex cathedra...e solo su cose che riguardino la fede.......
    figuriamoci loro!!!!!

    Con tutto il rispetto a loro dovuto da una cristiana come me, mi piace distinguere nettamente le cose: integrazione = rispetto reciproco : si

    Integrazione alla Adel Smith : no!
    perchè non trasformare l'ora di religione in una ora di "religioni"?

    Ricordo quando ero piccolo che vista la esiguità dei bimbi di altre religioni presenti in classe, questi durante l'ora di religione rimenevano fuori aula. Di solito erano non più di due o tre, alcuni provenienti da famiglia atea oppure protestanti, ebrei o testimoni di geova. Gli altri ovvero noi battezzati, a parte poche eccezioni usavamo l'ora per fare casino o studiare per le materie successive. Solo in un caso in presenza di un insegnante particolarmente illuminato ci dedicammo allo studio delle diverse religioni nel mondo, eravamo già al liceo. Fu molto interessante e mi permise di capire che al fondo erano più i punti di contatto che quelli di divisione.

    Oggi il quadro è mutato, nelle classi anche a santa, sono presenti numerosi bimbi e ragazzi provenienti dai paesi extra europa e professanti credi religiosi diversi. Al punto che nelle realtà cittadine alcuni propugnano la creazione di scuole religiose islamiche parificate.
    Ho già detto nei 3d precedenti cosa ne penso citando interventi ben più autorevoli del mio.
    Il problema rimane, questo potrebbe essere un passo.

    ciao

  7. #7
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    Predefinito falso problema

    che fa tanta audience e permette a chi interviene di sentirsi politically correct o neocon, per rifarsi a terminologie americane.

    siamo sicuri che, al di la di semplici intenzioni sensazionalistiche, le varie minoranze religiose accettino quello che i "più aperti culturalmente tra di noi" vorrebbero offrire loro, cioè classi separate oppure ore di religione separate?

    ma, mi spingo oltre, siamo sicuri che l'ora di religione, oggetto di tanto contendere, sia ancora attuale nell' italia del 2004?

    per mia esperienza diretta (quello che accade ai miei figli) l' insegnamento di una religione "nativa" (quella cristiana) spesso nelle scuole statali è un disastro.
    figuriamoci cosa sarebbe quello di una religione "allogena"!

    lasciamo fare le cose (soprattutto quelle che attengono alla sfera personale) a chi le sa fare:
    nel caso i religiosi.

    ad ognuno, nelle proprie chiese o luoghi deputati, i propri precetti, e per tutti, nelle scuole statali, un insegnamento di civiltà, intesa come pacifica convivenza e rispetto delle regole: assieme ed integrati.

  8. #8
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    Predefinito Re: falso problema

    Originally posted by BITRE
    che fa tanta audience e permette a chi interviene di sentirsi politically correct o neocon, per rifarsi a terminologie americane.

    siamo sicuri che, al di la di semplici intenzioni sensazionalistiche, le varie minoranze religiose accettino quello che i "più aperti culturalmente tra di noi" vorrebbero offrire loro, cioè classi separate oppure ore di religione separate?

    ma, mi spingo oltre, siamo sicuri che l'ora di religione, oggetto di tanto contendere, sia ancora attuale nell' italia del 2004?

    per mia esperienza diretta (quello che accade ai miei figli) l' insegnamento di una religione "nativa" (quella cristiana) spesso nelle scuole statali è un disastro.
    figuriamoci cosa sarebbe quello di una religione "allogena"!

    lasciamo fare le cose (soprattutto quelle che attengono alla sfera personale) a chi le sa fare:
    nel caso i religiosi.

    ad ognuno, nelle proprie chiese o luoghi deputati, i propri precetti, e per tutti, nelle scuole statali, un insegnamento di civiltà, intesa come pacifica convivenza e rispetto delle regole: assieme ed integrati.
    infatti .... va superato il concetto di catechesi all'interno dell'orario scolastico e sostituito, eventualmente, dall'insegnamento delle religioni e delle loro interazioni storiche culturali economiche ecc.
    Interazioni che su queste sponde del mediterraneo sono state presenti da circa 1400 anni.

  9. #9
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    Predefinito sono d'accordo che ..............

    l'ora di religione non sia un' ora di catechesi, ma che diventi un'ora di storia della religione cristiana

    inoltre penso che essa debba riguardare solo quella cristiana
    magari con l'alternativa , se possibile ( cosa molto ardua) di
    insegnamenti di storia di altre religioni !

    Il catechismo resti alle parrocchie così come il maoismo, il buddismo, il protestantesimo e l'islamismo .......... restino confinati nei loro luoghi di culto.

    In fin dei conti studiare la storia della nostra religione nelle scuole di stato,mi sembra appropriato, rientrante in quella forma di educazione tipicamente occidentale che noi rivolgiamo ai nostri figli

  10. #10
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    Predefinito volevo aggiungere un episodio emblematico:

    un giorno, durante l'ora di letteratura italiana in una classe delle superiori mi capitò di spiegare ai ragazzi la Preghiera alla Vergine di Dante da tutti nota e amata per la sua bellezza stilistica. e per la profondità del contenuto teologico oltre che letterario........

    Ebbene fu prorpio a causa di quest'ultimo che un'allieva , testimone di Geova, NON volle studiarla ed inserirla nel programma della classe.

    Si era accorta che essa conteneva ben più di terzine letterariamente solenni e meravigliose, ma una ispirazione mistica della fede che lei non condivideva e che amzi condannava.

    Io mi chiedo : perchè gli altri sono spesso intolleranti nei nostri confronti mentre noi siamo molto più aperti e disponibili a conoscere e apprezzare anche ciò che di bene e di bello esiste nelle altre religioni?

    Io non ho mai avuto problema a leggere i miti assiro babilonesi così vicini a quelli biblici , e non per questo ho perso la mia fede
    anzi ritengo di averla arricchita.......e così per il Corano, l'ottuplice sentiero di Budda ecc......

 

 
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