oggi sulla stampa, credo che la terza ipotesi non possa che essere condivisa in toto![]()
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Buongiorno
di Massimo Gramellini
O a scuola o a casa
14 luglio 2004
Adesso che il ministero dell'Istruzione ha vietato la nascita di classi islamiche all'interno di un liceo pubblico milanese, resta da risolvere il vero problema a cui l'iniziativa del preside dell'Agnesi cercava, sia pure in modo discutibile, di dare una soluzione. Come comportarsi coi quattrocento ragazzi musulmani residenti a Milano che non frequentano le scuole dello Stato italiano, ma quelle di una moschea?
Ci sono tre possibilità. La prima è far finta di niente, limitandosi a discettarne in via teorica: di gran lunga la preferita dai governanti occidentali. La seconda consiste nella politica del dialogo, cara alla sinistra, che però non potrà mai produrre risultati migliori di quello appena bocciato, dal momento che gli islamici non ragionano sulla lunghezza d'onda degli altri immigrati della storia umana. I ghetti, loro non li subiscono come un'infamia. Li pretendono come una medaglia.
Perciò si casca nella terza ipotesi: espellere chi non accetta le regole. E nessuno parli di razzismo, per favore. Il razzismo esclude. Al contrario, chi vuole accogliere i giovani immigrati nelle nostre scuole intende coinvolgerli, affinché si fondano con la cultura della nazione in cui hanno deciso di vivere e la contaminino, rinnovandola. Funziona così dappertutto, e da millenni. Coloro che non accettano questi principi di base, rivelano di non essere qui per integrarsi nel sistema, ma per contrapporsi a esso, forse per sostituirlo. Uno Stato degno di rispetto ne prende dolorosamente atto. E li rispedisce a casa.




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