....dell'obbligo (quella islamica)
La discussione che si è aperta sul progetto della scuola Agnesi di Milano di istituire una classe speciale riservata agli studenti islamici egiziani è stata condotta con argomenti esasperati e spesso infondati da ambo le parti.
Ora, con la decisione del direttore scolastico della Lombardia che vieta la sperimentazione perché “contrasta con i principi e i valori costituzionali” di una scuola aperta a tutti, e il suo carattere laico, la questione, che ha interessato anche la stampa internazionale, sembra conclusa.
Ma si riaprirà, perché il problema da cui è nata resta.
Quando si ripresenterà sarà utile che la sinistra e la destra riflettano un po’ più approfonditamente.
La sinistra ha immediatamente sposato l’idea della classe speciale, dimenticando che l’esclusione di questo tipo di organizzazione dell’insegnamento è stata da sempre una sua battaglia. Si trattasse di corsi per superdotati o, al contrario, per meno portati allo studio, le antiche “classi differenziali”, la pedagogia “democratica” ha sempre considerato, non senza ragioni, prevalente per la scuola pubblica l’obiettivo dell’integrazione su quello della specializzazione.
Se qualcuno avesse proposto di separare gli allievi le cui famiglie hanno optato per l’insegnamento della religione cattolica dagli altri, si sarebbe, giustamente gridato allo scandalo.
Ora invece, inopinatamente, a insistere sull’integrazione è stata l’altra parte, a cominciare dalla Lega nord, seppure con intenti scopertamente strumentali. Comunque fa una certa impressione che tutta la retorica sulla “scuola laica”, largamente impiegata per contrastare l’applicazione del principio di parità scolastica, sia stata così rapidamente abbandonata quando si trattava di islamici e non di cattolici.
Anche la destra, e in particolare la Lega, che ha evocato rischi per l’ordine pubblico dall’istituzione di corsi riservati alla conoscenza del Corano, pensando che si trasformassero automaticamente in madrasse per talebani e terroristi, dovrebbe ragionarci un po’ su. Questi rischi sarebbero comunque meno gravi in scuole pubbliche, con insegnanti nominati dai provveditori, che in istituzioni illegali e incontrollabili, come quelle che sono state scoperte nel milanese. Questa, almeno, è l’opinione del governo del Land della Baviera, dove c’è da mezzo secolo una maggioranza assoluta di democristiani, un po’ difficili da catalogare come estremisti di sinistra o filo-islamici.
Qui si preferisce organizzare corsi pubblici per gli immigrati di fede islamica, comprese le scuole coraniche, proprio per evitare pericoli di infiltrazioni fondamentaliste o terroriste.
Questo non significa, ovviamente, che l’esempio vada seguito a occhi chiusi, ma mostra che affrontarlo dal punto di vista pragmatico della ricerca del minore danno è un’opzione possibile.
Il principio della laicità della scuola pubblica, se interpretato in modo integralistico, porta alle assurdità francesi della proibizione del foulard.
Integrazione e laicità non significano imposizione ai singoli del laicismo ideologico. I
l problema resta irrisolto, ma già sarebbe utile depurarlo da incrostazioni improprie.
Sergio Soave su il Foglio
saluti




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