Anche la decisione di Bossi su Strasburgo rientra in questo capitolo
La Lega: la verifica di governo non è chiusa
Calderoli: «No a un governo balneare». ROMA - La verifica di governo non è chiusa: è questa l'idea della Lega Nord. Anche l'eventuale decisione di Umberto Bossi di optare per Strasburgo lasciando così il suo ruolo di ministro delle Riforme nel governo Berlusconi, rientra in questo capitolo. Nella maggioranza comincia a farsi largo una certa disillusione sul fatto che Bossi rimanga a Roma, tenendo conto non solo dei fattori politici ma anche del suo stato di salute. Intanto, Berlusconi, in contatto in giornata con i leader del Carroccio, sta lavorando per mantenere tutte le condizioni affinchè la coalizione possa continuare ad affrontare unita i delicati nodi delle riforme e della finanziaria. Il presidente del Consiglio ha avuto ieri, dopo diversi colloqui telefonici, un incontro «molto affettuoso» con «l'amico» Bossi, a Lugano, nel corso del quale ha cercato di persuadere il Senatur a restare al suo posto.
Roberto Calderoli ha ribadito il no della Lega a un «goveno balneare» (Ansa)
INTERIM BREVE - La palla è però nelle mani della Lega. Se la decisione sarà di lasciare il ministero, si aprirà una riflessione sul dicastero che, secondo quanto si rileva in ambienti di Forza Italia, dovrà partire sempre dalle indicazioni del Carroccio. Un eventuale interim dovrebbe essere breve, seguito presto dalla nomina di un nuovo ministro. Dalla Lega, nel caso di rinuncia di Bossi, potrebbe venire un invito al premier a rilanciare l'azione riformatrice. Tutto è comunque fermo in attesa di decisioni che, si sottolinea in ambienti governativi, possono giungere solo dalla Lega.
PASSAGGI CHIAVE - Domani due passaggi faranno da termometro: in mattinata il Consiglio federale della Lega, a Milano, e il pomeriggio l'inizio nell'aula della Camera della discussione sulla riforma delle pensioni, su cui la stessa Lega ha minacciato di dissociarsi. Roberto Calderoli, coordinatore della Lega, ha chiarito a «Radio Padania» il punto di vista della Lega: «Può darsi che sia chiusa per gli altri la verifica ma, per quello che ci riguarda, non è certo sufficiente il fatto che si faccia la squadra di governo per dire che la verifica è chiusa». Insomma la verifica si chiude «non sugli intenti, ma sui fatti», il primo dei quali sarà il voto in commissione Affari costituzionali della Camera della riforma federalista, che inizierà questa settimana. Calderoli ha pure sollevato dubbi sulle intenzioni dell'Udc, prendendo spunto dalle interviste dei due esponenti centristi, Mario Baccini e Raffaele Lombardo, che hanno espresso scetticismo sulla possibilità che il governo possa durare a lungo. La Lega ribadisce insomma il suo «no» a un «governo balneare», che «sarebbe un brutto segnale per i cittadini».
L'UDC - Nell'Udc si sottolinea che sul federalismo il partito non ha fatto alcun dietro-front. Gli emendamenti presentati non riguardano affatto la devolution, tema chiave per la Lega, ma gli articoli 117 e 118 della Costituzione modificati nella precedente legislatura dall'Ulivo. Le colombe del partite invitano a non sospettare dell'Udc, che - dicono - non farà mancare i sui voti. Centrale la decisione di Bossi: «Se Bossi dovesse uscire dal governo sarebbe un fatto politico», ha osservato il presidente del Senato Marcello Pera, che ha pure invitato la Cdl a siglare «un accordo su tutto il pacchetto per il quale aveva sottoscritto il contratto con gli italiani». E il capogruppo Udc al Senato, Francesco D'Onofrio, rincara la dose: «Qualora Bossi dovesse scegliere per l'Europarlamento, credo che il presidente Berlusconi non potrebbe limitarsi ad un interim perché si tratterebbe della fine della maggioranza del 2001».




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