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  1. #11
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    Predefinito Rif: La bolla fatiscente, o la finta ripresa dei mercati azionari

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    L'analisi fatta è indubbiamente giusta negli aspetti tecnici, il suo problema principale è che analizza e critica la crisi dall'interno del sistema capitalista, dunque vedendo nella crisi una situazione straordinaria causata da un funzionamento falsato del sistema capitalista e del mercato.
    Se invece volessimo farne una analisi marxista la stessa analisi dovrebbe partire dal presupposto che la crisi non è un’eccezione, ma la norma, la crisi non è un infortunio del nostro sistema economico, ma il prodotto delle sue leggi di funzionamento più elementari.
    Tutte le analisi (anche le più accurate e puntuali) partono dal presupposto che questa crisi sia un problema per il sistema capitalista stesso, la crisi non solo non è un problema per il sistema, ma è il solo modo attraverso cui il sistema può risolvere i propri problemi, e riprendere a funzionare senza intoppi. Anche se comunque il suo funzionamento regolare è soltanto una tregua, più o meno breve, prima della prossima crisi.
    vero

  2. #12
    Gianicolo, 1849
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    Predefinito Rif: La bolla fatiscente, o la finta ripresa dei mercati azionari

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    L'analisi fatta è indubbiamente giusta negli aspetti tecnici, il suo problema principale è che analizza e critica la crisi dall'interno del sistema capitalista, dunque vedendo nella crisi una situazione straordinaria causata da un funzionamento falsato del sistema capitalista e del mercato.
    Se invece volessimo farne una analisi marxista la stessa analisi dovrebbe partire dal presupposto che la crisi non è un’eccezione, ma la norma, la crisi non è un infortunio del nostro sistema economico, ma il prodotto delle sue leggi di funzionamento più elementari.
    Tutte le analisi (anche le più accurate e puntuali) partono dal presupposto che questa crisi sia un problema per il sistema capitalista stesso, la crisi non solo non è un problema per il sistema, ma è il solo modo attraverso cui il sistema può risolvere i propri problemi, e riprendere a funzionare senza intoppi. Anche se comunque il suo funzionamento regolare è soltanto una tregua, più o meno breve, prima della prossima crisi.
    Ma non c'è niente che obblighi a formalizzare una chiave di lettura invece che un'altra, nel caso tuo e di Feliks "una delle due" (o accetto il sistema capitalista così com'è o edifico il sistema comunista) perchè si finisce appunto in teorizzazioni perfette che magari potevano valere per una certa epoca e una certa realtà ma non vanno più bene dieci o cinquanta anni dopo.

    Mi spiego.
    L'uomo primitivo accerta che le piroghe spesso affondano.
    Uno lo accetta come dato di fatto, un altro vuole evitare di navigare.
    In realtà a un certo punto si inventa la barca che affonda "molto di meno" della piroga. Ma anche le barche a volte affondano!
    Ad un certo punto nascono diversi tipi di barche adatte per i diversi tipi di condizioni marine, ma pure quelle ogni tanto affondano...
    Così nasce la Caravella che è la prima barca in grado di affrontare l'oceano, poi il Galeone che è meglio della Caravella e così via...

    Resta il dato di fatto che ogni tanto le navi affondano (e gli aerei cadono, e i treni deragliano...) e quindi su questo si possono continuare a costruire le teorie, se muoversi o non muoversi, ma la realtà delle cose resta dinamica, procede per innovazione che deriva dalla conoscenza, che è il vero valore aggiunto e quindi il vero motore dell'economia (fateci caso, gli animali non hanno sistemi economici)

    Solo a Roma vanno fallite circa 3.000 aziende l'anno.
    E' fisiologico in un sistema dinamico (eh, se uno insiste a fare le piroghe mentre l'altro fa già le barche!) e quindi avviene una selezione naturale fra chi è capace di "interpretare", "prevedere", "innovare" e chi no, in questo senso mi sta bene.

    Ma ora dobbiamo necessariamente passare al "sistema" all'interno del quale si producono le navi, posto che maggiore è il livello tecnologico e di maggiore complessità sarà il relativo sistema economico (da un tizio che scava un tronco si passa a Fincantieri che è in grado di produrre intere flotte di navi militari supersofisticate)
    E come voi sapete in un sistema complesso deve esistere una specializzazione dei ruoli (è la famosa "efficienza") e la "sinergia" (sarebbe che la somma algebrica delle singole efficienze da un risultato superiore di quello che sarebbe in termini assoluti)

    Se una sola delle specializzazioni (banche, fonderie, università, energia, etc) smette di svolgere il suo ruolo mi crolla tutto il sistema, e il sistema arretra.
    Se le banche, che hanno la "licenza" di raccogliere risparmio pubblico per formare capacità di credito e finanziare il sistema, ad un certo punto decidono che coi depositi ci si comprano le pastarelle e mi fanno crollare il sistema io gli tolgo la licenza e la do a un altro che vuole coprire quella specializzazione rimasta scoperta.
    In pratica il "governo il sistema economico".
    La singola banca, la singola impresa, la singola università, potranno decadere, fallire, rigenerarsi, ma il sistema economico mi continua a funzionare.

    Chi si vuole comprare le pastarelle si associa, capitalizza una impresa coi soldi propri (e veri, non con le cambiali) e si compra tutte le pastarelle che vuole, a tonnellate. Può tranquillamente imbarcare azionisti, può fare quello che vuole tranne comprarsi le pastarelle coi soldi dei depositanti.

    Lo so che mi tocca parlare per parabole come Gesù Cristo, ma a me sembra del tutto ovvio che i sistemi più sono complessi e meglio vanno governati, sennò si sfasciano; Si ritorna a quello che scava la piroga con il fuoco e l'ascia di pietra, poi va a fare il collaudo e se lo mangiano i coccodrilli.
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  3. #13
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    Predefinito Rif: La bolla fatiscente, o la finta ripresa dei mercati azionari

    Ma se nazionalizzassimo tutto e lasciassimo aperti i soli scambi energetici con la Russia, non faremmo prima? :gluglu:

  4. #14
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    Predefinito Rif: La bolla fatiscente, o la finta ripresa dei mercati azionari

    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio
    Ma non c'è niente che obblighi a formalizzare una chiave di lettura invece che un'altra, nel caso tuo e di Feliks "una delle due" (o accetto il sistema capitalista così com'è o edifico il sistema comunista) perchè si finisce appunto in teorizzazioni perfette che magari potevano valere per una certa epoca e una certa realtà ma non vanno più bene dieci o cinquanta anni dopo.

    Mi spiego.
    L'uomo primitivo accerta che le piroghe spesso affondano.
    Uno lo accetta come dato di fatto, un altro vuole evitare di navigare.
    In realtà a un certo punto si inventa la barca che affonda "molto di meno" della piroga. Ma anche le barche a volte affondano!
    Ad un certo punto nascono diversi tipi di barche adatte per i diversi tipi di condizioni marine, ma pure quelle ogni tanto affondano...
    Così nasce la Caravella che è la prima barca in grado di affrontare l'oceano, poi il Galeone che è meglio della Caravella e così via...

    Resta il dato di fatto che ogni tanto le navi affondano (e gli aerei cadono, e i treni deragliano...) e quindi su questo si possono continuare a costruire le teorie, se muoversi o non muoversi, ma la realtà delle cose resta dinamica, procede per innovazione che deriva dalla conoscenza, che è il vero valore aggiunto e quindi il vero motore dell'economia (fateci caso, gli animali non hanno sistemi economici)

    Solo a Roma vanno fallite circa 3.000 aziende l'anno.
    E' fisiologico in un sistema dinamico (eh, se uno insiste a fare le piroghe mentre l'altro fa già le barche!) e quindi avviene una selezione naturale fra chi è capace di "interpretare", "prevedere", "innovare" e chi no, in questo senso mi sta bene.

    Ma ora dobbiamo necessariamente passare al "sistema" all'interno del quale si producono le navi, posto che maggiore è il livello tecnologico e di maggiore complessità sarà il relativo sistema economico (da un tizio che scava un tronco si passa a Fincantieri che è in grado di produrre intere flotte di navi militari supersofisticate)
    E come voi sapete in un sistema complesso deve esistere una specializzazione dei ruoli (è la famosa "efficienza") e la "sinergia" (sarebbe che la somma algebrica delle singole efficienze da un risultato superiore di quello che sarebbe in termini assoluti)

    Se una sola delle specializzazioni (banche, fonderie, università, energia, etc) smette di svolgere il suo ruolo mi crolla tutto il sistema, e il sistema arretra.
    Se le banche, che hanno la "licenza" di raccogliere risparmio pubblico per formare capacità di credito e finanziare il sistema, ad un certo punto decidono che coi depositi ci si comprano le pastarelle e mi fanno crollare il sistema io gli tolgo la licenza e la do a un altro che vuole coprire quella specializzazione rimasta scoperta.
    In pratica il "governo il sistema economico".
    La singola banca, la singola impresa, la singola università, potranno decadere, fallire, rigenerarsi, ma il sistema economico mi continua a funzionare.

    Chi si vuole comprare le pastarelle si associa, capitalizza una impresa coi soldi propri (e veri, non con le cambiali) e si compra tutte le pastarelle che vuole, a tonnellate. Può tranquillamente imbarcare azionisti, può fare quello che vuole tranne comprarsi le pastarelle coi soldi dei depositanti.

    Lo so che mi tocca parlare per parabole come Gesù Cristo, ma a me sembra del tutto ovvio che i sistemi più sono complessi e meglio vanno governati, sennò si sfasciano; Si ritorna a quello che scava la piroga con il fuoco e l'ascia di pietra, poi va a fare il collaudo e se lo mangiano i coccodrilli.
    Probabilmente non sono stato chiaro. Il punto su cui insisto io è che tutte le analisi fatte negli ultimi mesi su questa crisi insistono sulla straordinarietà della crisi (ovvero ponendola fuori dal sistema capitalista e di mercato ordinario) e su come essa sia stata causata da un avvelenamento (e quindi non da un fatto fisiologico) del mercato stesso (che per le teorie dominanti fino ad un anno fa era in grado comunque di autoregolamentarsi e di autobilanciarsi). L'analisi tecnica in sé non è contestabile, è giusta, ma se si vuole utilizzare il marxismo come scienza sociale allora è necessario fare un passo ulteriore e utilizzare la critica marxista (che comunque applicata come scienza sociale e non come ideologia non è cristallizzabile a 50 o 150 anni prima di oggi) per poi provare a costruire una tesi marxista.

    Per te che non sei marxista tutto questo è inutile ma per chi si vuole comunista e marxista questo passo ulteriore è necessario.
    Spero di essermi spiegato meglio ora.

  5. #15
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    Predefinito Rif: La bolla fatiscente, o la finta ripresa dei mercati azionari

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Probabilmente non sono stato chiaro. Il punto su cui insisto io è che tutte le analisi fatte negli ultimi mesi su questa crisi insistono sulla straordinarietà della crisi (ovvero ponendola fuori dal sistema capitalista e di mercato ordinario) e su come essa sia stata causata da un avvelenamento (e quindi non da un fatto fisiologico) del mercato stesso (che per le teorie dominanti fino ad un anno fa era in grado comunque di autoregolamentarsi e di autobilanciarsi). L'analisi tecnica in sé non è contestabile, è giusta, ma se si vuole utilizzare il marxismo come scienza sociale allora è necessario fare un passo ulteriore e utilizzare la critica marxista (che comunque applicata come scienza sociale e non come ideologia non è cristallizzabile a 50 o 150 anni prima di oggi) per poi provare a costruire una tesi marxista.

    Per te che non sei marxista tutto questo è inutile ma per chi si vuole comunista e marxista questo passo ulteriore è necessario.
    Spero di essermi spiegato meglio ora.
    Una analisi comunista impone il riarmo e la riapertura dei campi di lavoro per chi dico io. Lo dicevamo anche noi tra amici che era tutto un gioco interno al capitalismo, una crisi controllata e prevista. Il comando ce l'hanno sempre loro, hanno solo fatto fuori qualche vassallo.

  6. #16
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    Predefinito Rif: La bolla fatiscente, o la finta ripresa dei mercati azionari

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    L'analisi fatta è indubbiamente giusta negli aspetti tecnici, il suo problema principale è che analizza e critica la crisi dall'interno del sistema capitalista, dunque vedendo nella crisi una situazione straordinaria causata da un funzionamento falsato del sistema capitalista e del mercato.
    Se invece volessimo farne una analisi marxista la stessa analisi dovrebbe partire dal presupposto che la crisi non è un’eccezione, ma la norma, la crisi non è un infortunio del nostro sistema economico, ma il prodotto delle sue leggi di funzionamento più elementari.
    Tutte le analisi (anche le più accurate e puntuali) partono dal presupposto che questa crisi sia un problema per il sistema capitalista stesso, la crisi non solo non è un problema per il sistema, ma è il solo modo attraverso cui il sistema può risolvere i propri problemi, e riprendere a funzionare senza intoppi. Anche se comunque il suo funzionamento regolare è soltanto una tregua, più o meno breve, prima della prossima crisi.
    verissimo
    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

  7. #17
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    Predefinito Rif: La bolla fatiscente, o la finta ripresa dei mercati azionari

    Citazione Originariamente Scritto da Zikica Spanac Visualizza Messaggio
    Mmmh, non mi pare una critica imputabile ad Halevi.

    L'articolo si concentra sulle dinamiche interne poichè il fatto che la crisi sia 'connaturata' al sistema produttivo capitalistico è dato per scontato.

    Faceva le stesse analisi anche anni fa, quando di crisi, tra quelli che fanno ideologia sulla finanza trattandola come una sorta di corpo estraneo o fanno grottesche distinzioni 'morali' tra capitalismo buono e cattivo, non parlava nessuno.
    Guarda non conosco in maniera sufficiente gli scritti di Halevi per poter dire il contrario. Io mi sono concentrato su questo articolo e il passaggio che mi ha fatto fare quella considerazione è questo:

    "Dalla crisi del 2008 sono passati pochi mesi e i mercati non hanno imparato nulla. Perchè? La risposta, sempre sul Ft, viene dal finanziere George Soros. I profitti delle grandi banche non sono il prodotto di attvità ed acume manageriale e della capacità di affrontare rischi, ma niente altro che regali dei governi alle banche.
    La nuova bolla sta vieppiù allarmando le persone ragionevoli. Quindi non le banche né le industrie reali che, terrorizzate dalla crisi, si sono esse stesse lanciate in emissioni di titoli e bonds senza alcun progetto reale di sviluppo. Questo dovrebbe insegnare qualcosa circa lo pseudo conflitto tra settore reale e finanziario. Le attuali operazioni si basano sul nulla: non producono effetti sul piano degli investimenti.
    "

 

 
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