Anche l’Onu è antisemita
Secondo la logica per la quale chi si oppone a Sharon è razzista e cattivo. Si sciolgano i governi di tutto il mondo e se ne arrestino dunque i rappresentanti: hanno osato condannare col bollo d’infamia il muro della vergogna !
da Noreporter
NEW YORK - E’ quanto mai ”muro contro muro” tra Stati Uniti ed Israele da una parte e Unione Europea e comunità internazionale dall’altra sul muro difensivo costruito in Cisgiordania. All’indomani del voto dell’Assemblea Generale dell’Onu che a stragrande maggioranza ha avallato il parere della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja sullo smantellamento del muro eretto dal governo Sharon, la Casa Bianca è tornata a criticare la risoluzione varata dal Palazzo di Vetro. Il portavoce della Casa Bianca Scott McClellan ha affermato che si tratta di un documento «sbilanciato» e che non costituisce «il modo più opportuno» per arrivare alla pace in Medio Oriente. Commentando l’esito del voto, il segretario Generale dell’Onu Kofi Annan ha invece invitato Tel Aviv ad «ascoltare la decisione della Corte dell’Aja», procedendo allo smantellamento della barriera illegale. Annan ha dichiato che «si tratta di una decisione di alto valore morale» e che Israele non può quindi ignorarla.
Come di consueto Washington si è schierata con Israele al Palazzo di Vetro. Insieme ad altri quattro Paesi, i due alleati hanno votato contro la risoluzione dell’Assemblea presentata dalla Giordania e modificata nel corso di frenetiche trattative secondo le indicazioni venute dall’Unione Europea. Dieci le astensioni, mentre a favore del documento si sono espresse 150 nazioni: uno schieramento massiccio, la cui volontà non è però vincolante per Israele in quanto le risoluzioni assembleari hanno un valore simbolico, contrariamente a quanto avviene per le deliberazioni del Consiglio di Sicurezza.
Dopo il parziale riavvicinamento tra Vecchio Continente e Stati Uniti sulla “vicenda Iraq” al Palazzo di Vetro, ieri i principali media americani commentavano come la questione del muro provochi una nuova frattura tra i due partner transatlantici. Il sostegno americano a Sharon non è una novità. Ma la costruzione del muro tra Israele e Cisgiordania ha ricompattato il fronte europeo, condannando Washington ad un preoccupante isolamento in un momento in cui ha quanto mai bisogno di contare sulla solidarietà della comunità internazionale in Iraq.
Nell’amministrazione Bush non mancano sentimenti di ostilità nei confronti della Francia di Chirac, che alle Nazioni Unite ha guidato la trattativa con il fronte arabo per arrivare ad un voto comune sulla risoluzione. Grazie anche al lavoro di limatura effettuato dalla Rappresentanza italiana all’Onu, sottolineavano ieri fonti diplomatiche, si è riusciti a trovare un equilibrio che da un lato invoca l’immediata applicazione del percorso di pace previsto dalla Road Map , dall’altro chiede all’Autorità Palestinese di arginare in ogni modo il terrorismo.
Un compromesso che ha consentito ai 25 Paesi dell’Unione Europea di votare compatti a favore della risoluzione, ma che non è apparso sufficiente alla Casa Bianca: «Il mezzo più appropriato per arrivare ad una soluzione politica della crisi e all’obiettivo di due stati è la Road Map », ha dichiarato il portavoce di Bush. «Abbiamo sempre sostenuto che Israele ha il diritto di difendersi, anche se così facendo deve tenere presenti anche le cattive condizioni di vita dei palestinesi, evitando quindi di infliggere loro sofferenze eccessive». Quanto ad Arafat, la Casa Bianca ha confermato che «non rientra nell’ambito delle soluzioni positive della crisi».




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