
Originariamente Scritto da
Dr. Caligari
Federico II e gli ebrei nell'Italia meridionale
Gli Ebrei che, nel Medioevo, vivevano nell'Italia meridionale, sembra avessero un rapporto di pacifica tolleranza con le popolazioni italiche. Nel regno normanno-svevo pare che essi abbiano trovato una certa tranquillità, considerata la loro travagliata storia. Gli Ebrei, che si stabilirono in Italia meridionale in tale periodo, avevano costituito comunita fiorenti e numerose, tant'e che gli studiosi delle comunita ebraiche erano graditi alle corti normanne, sveve, angioine e aragonesi.
Durante il regno normanno-svevo, le comunita ebraiche raggiungono massimo splendore, mentre durante il regno angioino inizia la loro decadenza. I motivi di tale decadenza sono i seguenti:
* gli Ebrei si erano dimostrati politicamente filo-svevi;
* pur essendo economicamente molto forti, furono sopraffatti dal ceto commerciale cristiano;
* ad una crescita culturale ed economica durante la dominazione sveva si contrappose una costante oppressione durante il regno angioino.
Gli Ebrei che vivevano nell'Italia meridionale furono convertiti con la forza da Federico II nel 1221 in seguito all'emanazione di una serie di provvedimenti, come l'introduzione dell'Inquisizione, la caccia all'eretico, l'eliminazione degli Arabi. Egli impose la differenza di abbigliamento tra Ebrei e cristiani per evitare la contaminazione della fede.
Nel 1223, a Djerba Federico II compì una scorreria, e, in tale occasione, obbligò un certo numero di Ebrei a trasferirsi a Palermo. L'anno successivo, sempre in Sicilia, costrinse una certa quantità di Arabi a stabilirsi in pianura, trasferendoli dalla montagna.
Tale atteggiamento di Federico II è in perfetta sintonia con le Assisi di Messina, dove nei provvedimenti del 1230, gli Ebrei e gli Arabi vengono distinti e separati per competenza e specializzazione. Agli Ebrei vengono concessi alcuni monopoli, come quello della seta, mentre agli Arabi, una zona riservata, in Capitanata, dove potevano svolgere la loro attivita di contadini, artigiani e guerrieri.
Nel 1231, Pluveratore vuole mettere ordine nella produzione della seta; infatti in un primo momento affida questa attivita ai soli Ebrei di Trani, poi anche a quelli di Napoli, Capua e Lanciano. Questa attivita coinvolge, successivamente l'intera popolazione ebraica del regno, anche perchè sembra che siano stati proprio loro ad introduria nell'Italia meridionale. La ragione di questa monopolio e da ricercarsi nella specializzazione degli operai ebrei, che comportò da un lato, col miraggio di un mercato protetto, di riversarsi in questa attivita, abbandonando o curando di meno altri interessi, attraverso i quali si diversificava la loro presenza nel territorio. Dall'altro, la notevole tassazione prevista ne impediva il decollo di una industria che aveva un ruolo trainante nell'economia del territorio.
Gli Ebrei ottennero concessioni che, sotto il nome di "privilegio dei Giudei", era l'oggetto reale della contesa tra Federico II ed i vescovi meridionali. Queste concessioni risalivano all'epoca di Guglielmo I e riguardavano un vasto arco di soggetti: dagli indovini agli Ebrei.
La Chiesa, con il concilio di Beziers, condanna questi soggetti, dichiarando lotta agli eretici e agli Ebrei e propugnando l'efficienza del clero. Questo schema struttura l'inizio delle "Costituzioni di Melfi".
Nel 1236, Federico II ridicolizza i Cristiani di Iagenau (Alsazia), che accusavano gli Ebrei di aver ucciso tre fanciulli. Le ragioni sono nell'Inquisizione federiciana, strumento efficace, ma vago nel definire una serie di crimini che vanno dalla rissa al gioco, al frequentare le taverne. Le Costituzioni creano un clima di terrore tra i criminali e i loro fautori, ma sconcerta il fatto che l'Imperatore rilevi, nel caso di omicidi clandestini, che ad essere accusati per primi siano gli Ebrei, solo perché malvisti dai cristiani, e, in tal caso, non vengono formulate procedure che tutelino gli accusati.