Assunta nel 1993 con regolare contratto (dietro ricatto di una lettera di dimissioni firmata senza data, che il titolare dichiara di esibire in caso di gravidanza).
Il mio rapporto lavorativo comincia in maniera idilliaca.
Dal 1993 al 1999 inizialmente ho curato il follow-up telefonico, passando in seguito alla selezione del personale esattoriale, all´elaborazione delle performance societarie, alla gestione della Filiale di Messina, controllo frodi e qualità personale esterno.
Orari folli (dalle 09.00 alle 22.00 no stop), sovraccarico di lavoro e troppe pretese.
In periodi clou si facevano anche le due di notte per preparare la documentazione necessaria da inviare alle mandanti.
Avevo detto più volte che da sola non ci riuscivo più, ma dato che comunque e in ogni caso, anche portandomi il lavoro a casa sino a fare l’alba, le cose venivano fatte ….per l’azienda era comodo.
Mi dicevano che non trovavano nessuno, ma mai una volta avevo visto annunci di ricerca personale….e all’epoca mi occupavo io di tutto ciò.
Svolgevo mansioni che oggi svolgono sei persone.
A maggio del 1999, dopo tormentate cure cliniche in quanto a causa di forte stress emotivo non riuscivo a portare avanti una gravidanza, scopro di aspettare un bambino
La mia gioia è immensa perché dopo quasi 5 anni di matrimonio e dopo vari consulti medici finalmente riesco ad avere una piccola vita dentro di me.
Il mese dopo ho un inizio di distacco di placenta e esibisco esito visita ginecologica + diapositiva dell'ecografia da dove si evince il piccolo distacco.
Dato che l’ufficio dove lavoro è al terzo piano senza ascensore e viste le mie condizioni, il medico mi prescrive 30 gg d’assoluto riposo.
Dopo 20 giorni sentendomi meglio rientro a lavoro…..ricevendo peraltro controllo del medico fiscale, che non trovandomi a casa ricordo mi ha pure rimproverato, chiedendomi come mai mi trovavo in ufficio.
Al mio rientro in azienda devo ringraziare il cielo di aver ritrovato la sedia dove sedermi, perchè scopro che mi hanno tolto le mansioni senza avvisarmi e hanno delegato il tutto a due persone, il sigg.ri Domenico Nunnari e Francesco Schimmenti.
Io vengo assegnata a lavori di fotocopie, e ogni mattina dovevo chiedere alla responsabile amministrativa se aveva bisogno d’aiuto, e faccio il jolly della situazione.
Trascorro la mia gravidanza angustiata, mi sento inutile e mi fanno sentire non parte di quell’azienda.
Oltretutto a fine giornata ho sempre le caviglie gonfie per stare tutto il giorno in piede e davanti alla macchina delle fotocopie.
Ricordo un episodio in modo particolare. Era finita la mia giornata lavorativa e sono entrata in direzione per salutare e mi viene richiesto con tono rabbioso lo svolgere di un altro compito lavorativo, io ritorno indietro, riaccendo il Pc e le mie lacrime scorrevano a fiumi. Avevo dolori lancinanti alle caviglie.
Lavoro quasi sino all'ottavo mese e poi entro in maternità, ma chiaramente per fare le cose legalmente apposto, al settimo mese per l’inps risulto in maternità.
Dopo il parto mi richiama più volte per il rientro e mi fa rientrare prima dei tre mesi dopo, proponendomi un aumento di qualifica.
Io accetto (non potevo fare altrimenti) e mi rivestono del ruolo di responsabile dell´area affari generali.
In buona sostanza fino ai primi di dicembre sono in ufficio, il 15 gennaio partorisco e il 20 marzo rientro.
Durante l'allattamento non ho quasi mai potuto rispettare le due ore che mi spettavano per allattare mia figlia, perchè ero spesso trattenuta in ufficio.
In quel periodo, inoltre, insieme ad una programmatrice esterna, collaboriamo per un lavoro che durerà poi quasi un anno, ad un nuovo data-base per l’elaborazione delle performances societarie
Lavoro che viene svolto sino a oltre le dieci di sera a volte…e soprattutto con grande successo e perfezione a risultato ultimato.
Lavoro che successivamente alla migrazione del sistema informativo da ms-dos a windows, viene eliminato con un semplice ctr+alt+canc, senza preoccuparsi minimamente di chiamarmi in causa.
Questo scherzetto e questa perdita a me personalmente costa mortificazioni e inutile perdita di tempo.
Insomma un anno perso e soprattutto da quel momento mi mancano gli strumenti per i controlli societari, controlli che devo fare comunque manualmente…e nonostante ciò vengo anche umiliata più volte davanti a persone estranee, perché i tempi sono più lenti e i risultati poco soddisfacenti.
Ma “sfortunatamente” io non sono una macchina….magari lo fossi stata in quel periodo, sicuramente i miei sentimenti non sarebbero stati schiacciati.
Insomma a settembre del 2001 decido di dare le dimissioni per motivi di salute della mia bambina. Naturalmente concedo tutto il tempo necessario per trovare una nuova persona e per poterla istruire come si conviene.
Vengo richiamata, ma stavolta reagisco e resto ferma sui mie passi....mia figlia prima di tutto!!!
A quel punto, pur di non perdermi, mi viene proposto il telelavoro e in seguito ci accordiamo per il part-time.
Accetto!
Vengo licenziata dall'attuale società con regolare TFR e assunta con la denominazione di un altra società (Essebi group srl), ma è una società di fatto perchè realmente io continuo a lavorare sempre allo stesso posto nella stessa ditta.
Assunta con la denominazione di un’altra società solo per sgravi fiscali, società della quale io non conosco nemmeno la sede legale.
E dopo l'assunzione part-time....comincia il tormento.
Controllo esasperante sul lavoro, ogni sera devo dire ciò che ho fatto durante il giorno.
Compiti dequalificanti
E poiché molte volte in direzione non c'era nessuno per poter rendicontare la mia giornata lavorativa, allo scadere del mio tempo lavorativo mandavo un’e-mail con spiegazione dettagliata del lavoro svolto.
Sono stata richiamata più volte perchè non sempre a fine giornata passavo in direzione, ove per la maggior parte non c’era mai nessuno. Ai richiami rispondo a tono che comunque mando una mail quando non trovo nessuno, e mi viene risposto che non c’è il tempo per leggere le mail. Comunque prendendo questa scusa, in una riunione mi vengono tolte nuovamente tutte le mansioni, passandole a due persone, dicendo che dovevo andare in ufficio solo per "fregare" lo stipendio.
Per farla breve, ho capito che il loro scopo era o farmi rientrare a lavoro full time o aspettare che mi licenziassi per disperazione…..come in passato avevano già fatto con altre persone. E’ una politica dell’azienda non licenziare, ma lasciare che le persone si dimettano perché stanchi dei soprusi subiti.
Decido di rientrare full-time, chiarendo in anticipo che non potevo più fare naturalmente gli orari che facevo prima ..in quanto ero una mamma.
Siamo a giugno 2002.
Appena rientrata a tempo pieno, tutto cambia.
Ritorno a far parte delle riunioni delle aree FIRE, vengo ripresa in considerazione, mi viene detto che hanno bisogno della mia piena collaborazione per cominciare un lavoro importante e il capo mi pretende in una postazione vicina alla sua, come braccio dx….
Se ci penso adesso mi viene da ridere di quest’opportunismo.
Ho curato l´iniziazione di un nuovo lavoro, che consisteva nel gestire il recupero crediti da Napoli in su, per tutta l´Italia.
Ho istruito 26 società a distanza e mi sentivo soddisfatta e orgogliosa dei mie risultati come una mamma che vede nascere e crescere sano il suo bimbo.
Dopo averlo ben avviato, i responsabili si rendono conto delle difficoltà tecniche a gestire un lavoro a distanza e così viene aperto un ufficio a Napoli, con un preposto del luogo. Nasce FIRE NET.
Ad ottobre 2003 consegno il mio lavoro a questa nuova persona, il Dott. Cecere, persona che oltretutto per la sua bella faccia e per coprire i suoi errori ha più volte buttato fango sulla mia persona….
Comunque non mi viene nemmeno data la possibilità di istruirla, ma vengo tolta da questo lavoro e assegnata ad un altro in fase di nascita.
Insomma comincio un´altra attività dal nulla avendo la paura che una volta avviato anche questo mi venga tolto senza nessuna soddisfazione o motivo.
Tutte le volte io preparavo e imbandivo la tavola a festa, con piatti succulenti e ben decorati e poi chiunque si sedeva a tavola e mangiava….tranne me!
E arriviamo ai giorni nostri!!!!
Il 6 aprile arrivo in ufficio un minuto dopo l'orario d'entrata (09.01) e mi viene chiesto di firmare un modulo mai visto prima.
Il modulo indicava la data del giorno, il nome della dipendente, l'orario di entrata e la firma.
Io firmo e dichiaro che se devo firmare ad un minuto alla nove, voglio firmare anche all'uscita. Subito dopo di me firma il collega, Santino Danna.
Alla mia richiesta vengo convocata dal titolare il quale mi chiede spiegazioni e io rispondo, testualmente: "Se firmo quando entro in ritardo di un minuto, firmo anche quando esco in ritardo di 10-20 minuti." La sua risposta è questa: LEI E' LICENZIATA, LASCI LE CONSEGNE AI RESPONSABILI AMMINISTRATIVI, E SE NE PUO' STARE A CASA DA SUBITO. LE INVIEREMO I CONTEGGI.
Lui va via per via di un appuntamento all'INPS e io lascio le consegne ai due consiglieri amministrativi FIRE.
Dopo mezzora mi fa dire dalla segretaria di aspettarlo che mi deve parlare.
Al suo arrivo, esordisce così: "Non creda che ho cambiato idea, poiché la mia decisione rimane tale, lei da domani è licenziata...ma siccome sono una persona umana, la pago sino a quando non si trova un altro lavoro.
E aggiunge con tono sarcastico e con cattiveria: “tanto lei è brava, non le mancherà trovarsi un altro lavoro a breve…..e stia attenta perché le vertenze non mi fanno più nessuna paura”
Io dico soltanto che non capisco come lui lo possa fare...e lui risponde che per eventuali controlli che potrebbero avvenire farà dire che sono ammalata.
Si alza dicendomi che vuole terminare questo rapporto lavorativo in maniera civile e mi accompagna alla porta d'ingresso.
Quelle parole mi risuonano in testa come una nota stonata e come un’automa percorro la strada senza sapere dove vado.
Acquistata un po’ di lucidità mi avvio presso uno studio di consulenza in Via Santa Marta.
Allo studio mi dicono che questo tipo di licenziamento non è efficace e mi suggeriscono di ripresentarmi al lavoro l’indomani mattina….e aggiungono che se si dovesse prospettare l’eventualità che non mi facciano entrare, di andare all’ispettorato del lavoro e di ritornare con le forze dell’ordine.
Il solo pensiero di rientrare in ufficio mi mette ansia e comincio a stare male.
Arrivata a casa comincio ad avere delle crisi di nervi e poi perdo coscienza.
Chiamo il mio medico curante e mi faccio prescrivere un certificato medico con la richiesta di tre giorni di malattia, per giustificare intanto la mia assenza sul posto di lavoro, e per riprendere le forze.
Il mio malessere dura a tuttoggi, con crisi depressive e crisi di panico...e non ho mai più avuto la forza di ritornare per affrontare la situazione di petto.
Nel frattempo invio una lettera dove richiedo i motivi del mio licenziamento e mi viene risposto che nessun licenziamento ne verbale ne per iscritto mi è stato notificato, ma che “ella è stata soltanto allontanata dal posto di lavoro”. (????) ….E che significa???
Dopo questa risposta prendo contatto con un legale, più esattamente con la dott.ssa Isaja Ester e espongo tutto l’accaduto.
I primi giorni le mie crisi sono frequenti, specie tutte le volte che racconto quello che mi era successo.
Poi il 3 maggio ho una crisi forte e mio marito mi porta al centro di neurologia, dove io sono in cura da qualche anno con la prof.ssa Musolino.
La stessa mi trova una forte depressione e mi prescrive una cura e 30 gg di riposo
Prendo dei tranquillanti e degli antidepressivi….ma il mio stato di salute non è dei migliori.
Ho paura a stare in mezzo alla gente, insonnia, gastrite, crisi di panico, tachicardia e aumento notevolmente le mia dose di sigarette quotidiana.
Mi ripeto sempre nella mia mente: Ho dato l'anima per dieci anni....e questa società è nata insieme a me, mattoncino per mattoncino. E' giusto tutto questo??
Due settimane fa, dopo che l’atto giudiziario è stato presentato, non inoltro più certificati medici e dopo una settimana mi arriva un telegramma: “Con il presente le contestiamo che a far data 28/06/2004 lei risulta assente ingiustificata. Le chiediamo pertanto l'immediato rientro sul posto di lavoro e la produzione di opportuna giustificazione in merito"
Dopo due giorni mi viene notificata una raccomandata, che conferma quanto detto nel telegramma, con errori di date, aggiungendo una nota velata di minaccia: “il perdurare di tale comportamento, in assenza di idonea giustificazione, ci costringerà all’adozione dei provvedimenti per la fattispecie contrattualmente previsti.
Non so spiegare esattamente come mi sento.
Ho un magone dentro, un senso di tristezza e di rabbia, mi sono isolata da tutto e tutti e sono molto ansiosa e confusa.
Non ho paura della mia onestà, ma sono disgustata e perplessa sul come la mia verità è stata distorta da menti cosi' calcolatrici e da persone senza spina dorsale.
Se un uomo a capo di un’azienda decide di licenziare una persona, senza motivo, aggiungendo che non ha più paure delle vertenze…perché poi si cela dietro le bugie???
L’impresa non è solo una comunità di capitale, ma – prima ancora – una comunità di persone. Un’impresa è tanto più solida non solo quando sono positivi i bilanci, ma quando in “attivo” – sono anche le relazioni umane.
Beh ….un uomo che non sa trattare i rapporti umani per me personalmente non vale nulla.
Purtroppo però la cattiveria è gratuita, e da che mondo è mondo sono i più forti quelli che vanno avanti e che vincono.
Ma per forti non s’ intendono mica i più onesti, ma coloro che hanno soldi per comprarsi tutto quello che vogliono, persino l’illecito.
Ma forse il mio vero problema è che ho sempre creduto in un mondo tutto mio...o forse come da bambina credo ancora nelle favole, dove tutto ha un lieto fine, e nonostante tutto continuo ad avere fiducia nelle persone.
Lunedì scorso c'è stata la prima udienza e lui non si è presentato, facendo dire dal suo legale di essere fuori sede per lavoro....mentre invece era in ufficio.
Comunque il giudice mi ha ascoltata.... ms mi ha fatto solo raccontare i fatti di quel giorno senza aggiungere considerazioni.
Alla fine della mia dichiarazione mi ha chiesto della sim-card aziendale e del come mi era stata richiesta.
Io ho dichiarato che dopo aver fatto le consegne del mio lavoro, mi hanno fatto consegnare anche quella,, facendomi firmare una raccomandata per disdetta, già prediposta, che poi successivamente ho dovuto spedire.
Poi il loro avvocato mi fa questa domanda:"Signora lei parla parla, ma non ha detto una cosa fondamentale. Lei continua a riceversi mensilmente lo stipendio...quindi scusi lei risulta o non risulta ancora impiegata presso questa società? Mi dica....si o no???"
Io stavo rispondendo, quando il giudice mi blocca, dicendomi che non devo rispondere, in quanto è tutto scritto sia sul ricorso che nella mia testimonianza del momento....e che all'avvocato daremo le sue risposte a tempo e luogo.
Subito dopo ha ascoltato i due testimoni, uno per parte e alla fine hanno parlato gli avvocati.
Il loro avvocato è stato di un'arroganza indescrivibile...non faceva che ripetere che non esiste nessun licenziamento ne verbale ne scritto...e che è improponibile la nostra richiesta. Che io risulto in un primo momento ammalata e successivamente assente ingiustificata...che il titolare della ditta è stato un vero signore per la pazienza che ha avuto e che non può esistere un licenziamento, quando mensilmente mi vengono corrisposte normalmente le retribuzioni.
Oggi ricevo la notizia che il giudice ha rigettato il ricorso (senza addebito di spese)...
L'avvocato ritiene perchè non è stato ritenuto d'urgenza, ma saprà darmi maggiori dettagli la prossima settimana.
Mi ha detto che sicuramente adesso passerà un pò di tempo in più e che essendo ancora assente ingiustificata mi licenzieranno!!!
Ma che resta in atto la causa....e che adesso si dovrà passare da un giudice di pace per un atto di riconciliazione....facendo la procedura normale.
Sono confusa e non ci capisco più nulla!!!!!
E' fuori da ogni logica tutto questo!!!
Io non ho le possibilità economiche per poter rifare un'altra causa....o per altro!!!
Gio 22 Lug 2004 22:05




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