
Originariamente Scritto da
mustang
Da giorni si è tornati a parlare di riforme della giustizia.
L'opposizione e i giornali vicini alla sinistra attaccano: vogliono evitare i processi a Berlusconi.
Il sottosegretario Paolo Bonaiuti liquida le voci in questo modo: "Siamo a livello di chiacchiere di Repubblica, non c’è nulla di concreto".
E con una punta d'ironia aggiunge: "Il presidente Berlusconi ha detto, con grande tranquillità, di essere pronto ad affrontare i processi che lo vedranno impegnato, anche se questo gli porterà via del tempo dall’attività di governo".
Sul tema dei tempi delle prescrizioni il ministro Alfano ha già detto la sua: nessuna riforma per accelerare i tempi.
Intanto, sempre sul tema della giustizia, Bersani alza il livello dello scontro: "Berlusconi dà picconate alla casa comune".
E le polemiche non si placano.
L'Anm: no a riforme punitive
"La giustizia non ha bisogno di riforme punitive contro i magistrati, che hanno l’unica colpa di aver emesso sentenze nell’esercizio delle loro funzioni". Lo ha detto il presidente dell’Anm, Luca Palamara, giunto al Palazzo di Giustizia di Milano per un’assemblea straordinaria del sindacato delle toghe.
Pronti allo sciopero
Palamara non esclude che si possano intraprendere azioni di protesta dopo gli ultimi attacchi del presidente del Consiglio.
"Dovremo decidere tutti insieme. Troveremo il modo di canalizzare il malcontento che c’è. Dicono che parliamo troppo ma non possono farci tacere. Faremo sentire la nostra voce".
Non si toccherà la prescrizione
Con sempre più insistenza l'opposizione accusa la maggioranza di voler mettere mano ai tempi di prescrizione per i processi.
Eppure martedì sera, a Ballarò, il Guardasigilli Angelino Alfano è stato categorico assicurando che non si sta "pensando a nessuna norma per accelerare la prescrizione".
Ragionevole durata
Allo studio del governo e dei tecnici della giustizia della maggioranza ci sarebbe invece una misura che, in via generale, vorrebbe dare attuazione al principio della "ragionevole durata del processo penale" che - stando a quanto raccomandato dal Consiglio d’Europa - non dovrebbe superare i sei anni (tre per il primo grado di giudizio, due per l’appello e uno per la Cassazione).
Allo studio ci sarebbe anche un’altra mossa: ampliare il ricorso ai giudici onorari nei processi civili e penali, anche in quelli in cui il tribunale giudica in composizione collegiale.
Bersani: Berlusconi piccona casa comune
Il presidente del Consiglio sta dando "picconate alla casa comune" con le sue dichiarazioni sui magistrati.
Subito dopo aver incontrato il presidente del Senato Renato Schifani a palazzo Madama, il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, commentando la protesta dell’Associazione nazionale magistrati e i rischi di un conflitto istituzionale, dice: "È la foto di un Paese in cui invece di discutere dei problemi dei cittadini, siamo portati a discutere dei problemi suoi (del premier, ndr).
Mi auguro si possa trovare una chiave per cui i cittadini percepiscano che si sta parlando dei problemi loro, se no la questione diventa molto seria". "Questi continui attacchi che hanno un rilievo istituzionale - prosegue il leader democratico - sono delle picconate al quadro della nostra convivenza, alla casa comune che è garantita da una Costituzione che pretende il rispetto dei ruoli reciproci. Se picconiamo dei muri portanti della casa comune - conclude Bersani - veramente provochiamo dei guai seri".
dalla redazione del
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Un paio di osservazioni:
Bersani accusa la maggioranza di "fregarsene" dei cittadini per discutere dei problemi del premier.
Ed è una emerita "cavolata".
Berlusconi ha sempre detto che eventuali riforme sulla Giustizia verranno presentate al Paese tramite referendum.
Palamara parla da capo del sindacato dei magistrati; e se è contrario ai progetti del governo, democraticamente eletto, è padronissimo di dirlo e di minacciare scioperi.
Ma se il premier lo manda a quel paese ignorandolo questa non è un attacco alla Magistratura.
Credo di non sbagliare se dico che il premier e il suo governo hanno, tramite le regole democratiche del Senato e della Camera, il potere e il dovere, se lo reputano utile al Paese, fare le leggi.
E sarebbe ancora più democratico se queste leggi venissero sottoposte al voto popolare.
saluti