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    Predefinito Montanelli ricordato da....

    ....Feltri

    Già tre anni senza Montanelli, ma di lui si parla ogni giorno e quasi sempre a sproposito. Se egli potesse udire e leggere quanto gli dedicano gli amici dell'ultimora scuoterebbe il capo e il suo commento più benevolo sarebbe: bischeri.
    Odiava i luoghi comuni e la retorica specialmente alla memoria. Dopo la morte di un personaggio importante, se era obbligato ad occuparsene sul Giornale non scioglieva la prosa nella melassa e nel riconoscergli (quasi distrattamente) i meriti non tralasciava mai, forse nel timore d'avere ecceduto in benignità, di sottolinearne i difetti e i "peccati".
    Era convinto che nessun uomo fosse abbastanza probo o abbastanza malvagio per essere ritratto a una sola tinta.
    Sulla tavolozza Indro disponeva di molti colori e li usava tutti con parsimonia, tranne il nero e il grigio, cioè il sarcasmo e l'ironia cui attingeva a piene mani.
    Ai lettori piaceva perché esprimeva, in poche righe lucide, pensieri che anche loro avevano covato e poi accantonato nel dubbio fossero balzani.
    Pensieri che invece, se messi nero su bianco dal giornalista di Fucecchio, erano legittimati a passare di bocca in bocca, e davano fiducia a chi ne aveva poca nelle proprie opinioni.
    Montanelli forniva a modico prezzo, quello del Giornale, un prezioso conforto alla gente che non si specchiava nelle ideologie dominanti e che, circondata dai conformismi, soffriva di solitudine. Un esempio. Quando Pertini morì la stampa ne esaltò la figura e, secondo diffuso malcostume, lo portò sugli altari; non una critica, non un appunto. Pagine e pagine di encomî per un presidente che in realtà introdusse al Quirinale il vezzo del protagonismo, l'abitudine di debordare dai compiti istituzionali e di coltivare un irritante populismo.
    Montanelli viceversa lo liquidò con due battute: «Interpretò al meglio il peggio degli italiani». E, rammentando l'assidua partecipazione di Pertini ai lutti nazionali, il suo accorrere frenetico sui luoghi delle tragedie (terremoto in Irpinia, Vermicino) e alle cerimonie funebri (erano gli anni del terrorismo), annotò: «commise tanti errori, ma non sbagliò una lacrima né un funerale».
    Giudizi di questo tipo coglievano nel segno e regalavano sollievo a chi non ne poteva più della pesante oratoria ufficiale; aprivano il cuore alla speranza di un'Italia meno uniforme e meno rassegnata alle banalità correnti.
    Montanelli ci manca perché con lui è finito il giornalismo non allineato.
    Oggi i quotidiani sono tutti uguali, politicamente corretti, praticano il culto del tedio e si scagliano contro chiunque azzardi una deviazione. Ci manca soprattutto il Montanelli duellante, solitario, detestato dagli intellettuali organici ai partitichiesa; Montanelli sbattuto fuori dal Corriere della Sera perché non omogeneo al progetto di comunistizzazione delle redazioni realizzato da Piero Ottone, il direttore che gli consegnò la lettera di licenziamento, il direttore che sopra la notizia del ferimento di Indro (pistole brigatiste) collocò il seguente titolo: "Gambizzato un giornalista". Come se la vittima fosse Pinco Pallino.
    Ci manca il Montanelli deriso nei salotti e nelle piazze, disprezzato dai compagni, accusato di criptofascismo.
    Il Montanelli che negli anni Settanta una sera sì e l'altra pure era costretto a tagliare la tiratura del Giornale, o a non stamparlo affatto, causa scioperi democratici indetti dai sindacati per tappare l'unica bocca restìa a recitare le litanie della rivoluzione. L'ultimo Montanelli, quello lodato dagli stessi che si erano dannati per soffocarlo, gli stessi che si erano fregati le mani vedendolo in un letto d'ospedale con le gambe spezzate, ci imbarazza. Preferiamo sorvolare sul suo tardivo antiberlusconismo che gli ha procurato medaglie al valore progressista, anche se ne comprendiamo la genesi: in fondo per lui perdere il Giornale fu come perdere un figlio.
    E perdere un figlio giustifica il rancore contro chi te lo ha sottratto.
    Ho avuto personalmente una parte nell'ultimo capitolo, il più triste, della eccezionale storia di Indro e capirete perché lo chiudo subito.
    Resta un dato: era talmente bravo che poteva infischiarsene della notizia.
    La notizia era lui e lo è ancora.

    Vittorio Feltri su Libero del 24 luglio

    saluti

  2. #2
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    la Repubblica 26-3-2001

    "La cosa più impressionante sono le telefonate anonime: gente invasata che urlava contro di me"
    "L'Italia di Berlusconi,
    la peggiore mai vista"

    Montanelli: sa solo mentire e la gente gli crede

    "Quell'uomo è una malattia che si cura soltanto con il vaccino: una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi per immunizzarci"

    LAURA LAURENZI
    MILANO-Sembra essere diventato il nemico numero uno del Polo. Berlusconi gli dà del bugiardo e dell'ingrato, Fini lo descrive come l'ennesimo giornalista "strumentalizzato" dalla sinistra, i giornali della destra portano il suo nome nei titoli di testa in prima pagina. La sua "colpa" è il tradimento: ha dichiarato di votare per il centrosinistra, ha partecipato alla trasmissione di Santoro, dove - capo d'imputazione gravissimo - ha persino dato ragione alla ricostruzione fatta da Marco Travaglio sulle vicende del Giornale. Indro Montanelli ha risposto con le sue armi: un editoriale al veleno sul Corriere della sera in cui restituisce l'accusa di mendacio al Cavaliere, gli replica punto per punto e chiosa: "Chiagne e fotte, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara ,a farlo per cinque anni di seguito". Dopo l'articolo, da ieri mattina il suo telefono non ha fatto che suonare.
    «La cosa più impressionante - racconta Montanelli - sono state le telefonate anonime. Ne sono arrivate cinque una dopo l'altra, tre delle quali di donne. Non so chi avesse dato loro il mio numero, che è assolutamente introvabile. Dicevano tutte la stessacosa: delle invasate che urlavano: lei che per vent'anni ha mangiato alla mensa di Berlusconi! Io, capirai? Come se io fossi stato mantenuto da Berlusconi».
    Insomma, siamo alle minacce.
    «Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo».
    Lei sembra veramente spaventato.
    «No, spaventato no: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato. Va bene, mi dicevo, succede anche questo: uno dei tanti bischeri che vengono a galla, poi andrà a fondo. Ma adesso sono davvero impressionato, anche se la mia preoccupazione è molto mitigata dalla mia anagrafe. Che vuole, alla mia età preoccuparsi per i rischi del futuro fa quasi ridere».
    Ma lei è sicuro che la partita elettorale sia già giocata? Il centrosinistra non ha nessuna possibilità di battere Berlusconi?
    «Guardi: io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi,
    Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino».
    Lei, Montanelli, oggi è diventato il problema politico principale del centrodestra. Da qualche giorno il suo nome è al centro delle dichiarazioni degli uomini del Polo.
    «E' strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt'al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile: non per quello che succede a me, a me non succede nulla, non è che io rischi qualcosa, è chiaro. Quello che fa male è vedere questo berlusconismo in cui purtroppo è coinvolta l'Italia e anche tante persone perbene.».
    Tutta questa polemica è nata dal programma di Luttazzi. Lei vede programmi di satira politica in televisione? Come li giudica?
    «Ne vedo, come no. Beh: l'unico modo per combattere questa cosa è la satira. Che sia sempre fatta bene però non direi, molto spesso è volgare anche quella. Ma forse è peggiore la facilità, la spontaneità con cui Berlusconi mente, e con cui le sue menzogne, a furia di ripeterle, evidentemente vengono bevute dagli altri. Lui racconta a modo suo la fine della mia direzione al Giornale, il giorno dopo la mia uscita, quando non ho potuto certamente influire più sulla stesura della cronaca. Paolo Granzotto scrisse un resoconto di come erano andate le cose. Ecco: andatevi a rileggere quella cronaca, coincide esattamente con le cose come le ho raccontate io. Berlusconi sostiene che io ero al Giornale sognando di farne un altro: non sta né in cielo né in terra. Questa menzogna è semplicemente una scemenza: quanta volgarità, quanta bassezza».

  3. #3
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    In origine postato da brunik
    la Repubblica 26-3-2001

    "La cosa più impressionante sono le telefonate anonime: gente invasata che urlava contro di me"
    "L'Italia di Berlusconi,
    la peggiore mai vista"

    Montanelli: sa solo mentire e la gente gli crede

    "Quell'uomo è una malattia che si cura soltanto con il vaccino: una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi per immunizzarci"

    LAURA LAURENZI
    MILANO-Sembra essere diventato il nemico numero uno del Polo. Berlusconi gli dà del bugiardo e dell'ingrato, Fini lo descrive come l'ennesimo giornalista "strumentalizzato" dalla sinistra, i giornali della destra portano il suo nome nei titoli di testa in prima pagina. La sua "colpa" è il tradimento: ha dichiarato di votare per il centrosinistra, ha partecipato alla trasmissione di Santoro, dove - capo d'imputazione gravissimo - ha persino dato ragione alla ricostruzione fatta da Marco Travaglio sulle vicende del Giornale. Indro Montanelli ha risposto con le sue armi: un editoriale al veleno sul Corriere della sera in cui restituisce l'accusa di mendacio al Cavaliere, gli replica punto per punto e chiosa: "Chiagne e fotte, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara ,a farlo per cinque anni di seguito". Dopo l'articolo, da ieri mattina il suo telefono non ha fatto che suonare.
    «La cosa più impressionante - racconta Montanelli - sono state le telefonate anonime. Ne sono arrivate cinque una dopo l'altra, tre delle quali di donne. Non so chi avesse dato loro il mio numero, che è assolutamente introvabile. Dicevano tutte la stessacosa: delle invasate che urlavano: lei che per vent'anni ha mangiato alla mensa di Berlusconi! Io, capirai? Come se io fossi stato mantenuto da Berlusconi».
    Insomma, siamo alle minacce.
    «Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo».
    Lei sembra veramente spaventato.
    «No, spaventato no: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato. Va bene, mi dicevo, succede anche questo: uno dei tanti bischeri che vengono a galla, poi andrà a fondo. Ma adesso sono davvero impressionato, anche se la mia preoccupazione è molto mitigata dalla mia anagrafe. Che vuole, alla mia età preoccuparsi per i rischi del futuro fa quasi ridere».
    Ma lei è sicuro che la partita elettorale sia già giocata? Il centrosinistra non ha nessuna possibilità di battere Berlusconi?
    «Guardi: io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi,
    Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino».
    Lei, Montanelli, oggi è diventato il problema politico principale del centrodestra. Da qualche giorno il suo nome è al centro delle dichiarazioni degli uomini del Polo.
    «E' strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt'al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile: non per quello che succede a me, a me non succede nulla, non è che io rischi qualcosa, è chiaro. Quello che fa male è vedere questo berlusconismo in cui purtroppo è coinvolta l'Italia e anche tante persone perbene.».
    Tutta questa polemica è nata dal programma di Luttazzi. Lei vede programmi di satira politica in televisione? Come li giudica?
    «Ne vedo, come no. Beh: l'unico modo per combattere questa cosa è la satira. Che sia sempre fatta bene però non direi, molto spesso è volgare anche quella. Ma forse è peggiore la facilità, la spontaneità con cui Berlusconi mente, e con cui le sue menzogne, a furia di ripeterle, evidentemente vengono bevute dagli altri. Lui racconta a modo suo la fine della mia direzione al Giornale, il giorno dopo la mia uscita, quando non ho potuto certamente influire più sulla stesura della cronaca. Paolo Granzotto scrisse un resoconto di come erano andate le cose. Ecco: andatevi a rileggere quella cronaca, coincide esattamente con le cose come le ho raccontate io. Berlusconi sostiene che io ero al Giornale sognando di farne un altro: non sta né in cielo né in terra. Questa menzogna è semplicemente una scemenza: quanta volgarità, quanta bassezza».
    ---------------------------------------------

    Berlusconi sapeva solo mentire, scriveva Montanelli, dimenticando che poco prima usava i suoi sporchi soldi per dirigere il suo Giornale e che i suoi "nuovi amici" erano quelli che poco prima lo avevano gambizzato.
    Quanto siete sporchi e ignobili, signori di "questa sinistra".

  4. #4
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    In origine postato da mustang
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    Berlusconi sapeva solo mentire, scriveva Montanelli, dimenticando che poco prima usava i suoi sporchi soldi per dirigere il suo Giornale e che i suoi "nuovi amici" erano quelli che poco prima lo avevano gambizzato.
    Quanto siete sporchi e ignobili, signori di "questa sinistra".
    Ok, qua abbiamo due opinionisti a confronto: secondo Mustang i signori di "questa sinistra" sono sporchi ed ignobili e hanno gambizzato Montanelli, perchè "questa sinistra" è composta da terroristi e Montanelli (uno che ha mangiato alla mensa di Berlusconi) era un rinkoglionito che è diventato amico dei terroristi.

    Secondo Montanelli invece l'Italia di Berlusconi è la peggiore mai vista, è composta da tipi alla Mustang, invasati che gli urlavano: lei che per vent'anni ha mangiato alla mensa di Berlusconi!! Secondo lui Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo, la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'aveva vista né sentita mai.

    Bah, ci pensero' un po' su e poi vi diro' chi secondo me ha ragione.

 

 

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