Tre mesi dopo la scoperta dell'anomalia cardiaca il biolimpionico si è arreso: "E' dura smettere nell'anno dei Giochi". Ad Atene farà il commentatore televisivo.
ROMA, 9 febbraio 2004 - L’addio inevitabile di Domenico Fioravanti ha ora i crismi dell’ufficialità: si ritira il biolimpionico azzurro della rana, il nuotatore che nello stile più tecnico arrivava sempre primo, aveva sempre un appuntamento col destino se non con la storia.
Il primo italiano a conquistare un oro europeo (nel ’99 a Istanbul) poi bissato l’anno dopo a Helsinki; il primo in cento anni di storia dei Giochi Olimpici a far suonare l’Inno di Mameli in piscina. Non solo: il primo a centrare la doppietta a rana nella storia olimpica di tutti i tempi, il primo a portarsi sul podio un compagno (Davide Rummolo, bronzo). Erano, quelli, i giorni di Sydney 2000, di quella fenomenale e probabilmente irripetibile spedizione australiana che avrebbe stupito il mondo, con la piccola Italia prima forza europea e terza solo agli Stati Uniti e all’Australia.
Un’anomalia cardiaca border line, di pochi millimetri eccedenti lo spessore consentito dalle nuove severe norme mediche del Coni, spezza anzitempo una grande vicenda, perché Fiore avrebbe voluto "difendere al meglio le medaglie ai Giochi di Atene: è davvero dura smettere nell’anno olimpico, anche se so bene che niente è eterno". L’annuncio del ritiro è stato celebrato in modo solenne dal 26enne campione novarese di Trecate, stretto tra il presidente dell’Aniene Giovanni Malagò (che su di lui aveva investito notevoli risorse finanziarie) e il presidente della Federnuoto italiana, Paolo Barelli. Entrambi hanno sottolineato come Fioravanti non sarà dimenticato né abbandonato. L’Aniene ne farà ora "un faro" per la costruenda cittadella del nuoto, la Fin invece gli darà un incarico di testimonial giovanile per quei 5 milioni di praticanti tra cui Domenico dovrà contribuire a scovare "i nuovi Fioravanti".
Il campione inoltre sarà ad Atene nel ruolo di commentatore tecnico da studio per la Rai che l’ha già accreditato. Ad Atene, Domenico vedrà come erede il giapponese Kitajima e si sente già distrutto: "Pensare di non poter più stare accanto alla squadra mi rende davvero triste, ma purtroppo non potevo più continuare con questo stillicidio delle visite. Dopo 20 anni devo cominciare a pensare alla mia vita fuori dalla vasca, finora ho solo nuotato, ora devo imparare a vivere normalmente". Fiore mancherà a tutti, con i suoi trionfi, le sue imitazioni, il suo talento innato. Il ragazzo pigro diventato grandissimo non si tufferà più.




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