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  1. #1
    Il Patriota
    Ospite

    Thumbs down Stagnaro e i libertari a favore dell'abolizione dei confini e della globalizzazione

    http://www.ragionpolitica.it/testo.1524.html

    dal sito di formazione politica di Forza Italia....


    Uniti dalla globalizzazione
    di Carlo Stagnaro - 11 settembre 2003


    Non è che gli uomini della World Trade Organization siano tutti stinchi di santo. Sono poveri diavoli come gli altri, e forse un po' peggio. Però, a vedere le facce e a sentire le ragioni di coloro che vorrebbero prendere a pedate i delegati di Cancun, viene voglia di tenerseli stretti stretti.

    Molto semplicemente, alla base della contestazione dei cosiddetti noglobal, v'è una spaventosa ignoranza economica. Essi non comprendono da dove la ricchezza nasca, come venga creata, dove vada a finire. Perennemente ingarbugliati nei loro slogan, sempre impegnati a fissare il dito che indica la luna, perplessi di fronte all'arcana distinzione tra cause ed effetti, i nemici della libertà d'impresa dicono quel che non vogliono, ma non hanno il coraggio di dire a quale ideale aspirano. Tant'è, v'è una sola alternativa al libero mercato globale: l'autarchia.

    E' una parola antipatica e spinosa, che infatti ben pochi hanno il coraggio di brandire apertamente. Eppure, chiunque abbia almeno un minimo di onestà intellettuale non può esimersi dal riconoscere che, coerentemente, a tanto si mira. Per giunta, la realtà schianta ogni slogan. Quando i manifestanti inalberano la richiesta che il mondo sia "più unito", non si rendono conto della profonda contraddizione in cui cadono. Certamente il mondo è oggi più unito che in passato, e la ragione è semplicemente che nazioni, che pure si trovano ai capi opposti del pianeta, sono legate da vincoli commerciali. L'una concorre al benessere dell'altra; ciascuna è obbligata a mettersi al servizio dell'altra, dacché il mercato fa leva sull'egoismo umano (ricavare profitti) per far sbocciare il meraviglioso fiore dell'altruismo (soddisfare le altrui domande).

    Invece, il mondo non globalizzato cui i dimostranti tendono è un mondo costellato di barriere e filo spinato; un mondo i paesi poveri non possono scambiare beni e capitali con quelli ricchi, e viceversa. E' proprio in questa prospettiva che si colloca il mito dell' "autosufficienza alimentare": per essere autosufficiente (nel senso in cui le "tute bianche" intendono il termine), un paese dev'essere poverissimo e sottopopolato. L'autosufficienza è l'esatto contrario della specializzazione: io produco rape, tu carne di manzo, e nessuno di noi due può campar da sé. Solo che, scambiando, entrambi staremo decisamente meglio. La specializzazione è la sorgente della ricchezza: quest'affermazione ha la stessa forza d'una legge fisica.

    Lo dimostrano pure i dati: il reddito medio è aumentato drasticamente in quasi tutto il mondo. Dal 1820 al 1989, il PIL pro capite è passato da meno di 1000 dollari pressoché ovunque, a oltre 14.000 dollari in Europa e Nordamerica, circa 8.000 nella "periferia europea", più di 4.000 in Asia, poco meno in America Latina, e circa 2.000 in Africa (in dollari americani del 1985). La porzione di popolazione denutrita è calata, dal 1970 a oggi, dal 35 al 18% a livello globale; nel Terzo Mondo, la percentuale di bambini che soffrono la fame è crollata dal 40 al 30%. Al di là di ogni ragionevole dubbio, tale è l'effetto della globalizzazione: e i paesi che non ne hanno goduto i benefici sono prevalentemente nazioni che, a causa dei regimi spietati a cui sono sottoposte, se ne sono chiamate fuori. (Esemplare è il caso della Corea del Nord, autentica Thule dei noglobal, se davvero volessero quel che affermano di volere).

    La vera responsabilità del mondo progredito, allora, non è aver edificato un sistema sociale ed economico "disumano": il mercato - cioè la globalizzazione - si fonda prima di tutto su un presupposto etico, la consapevolezza che l'Altro è titolare di diritti che non possono essere calpestati. Piuttosto, l'Occidente troppo spesso messo la "tutela" di certe industrie nazionali davanti ai diritti dei consumatori interni e dei produttori stranieri: di questo la WTO dovrà occuparsi seriamente. Come racconta il sociologo Sergio Belardinelli, "ogni tanto ripenso alla disperazione di alcuni amici argentini che a Buenos Aires, dopo una conferenza che avevo fatto sulla globalizzazione, mi pregavano di far sapere in giro che ciò che essi volevano per la loro economia non erano prestiti, bensì la possibilità di esportare carne in Europa". Un problema che vale pure per innumerevoli altri beni prodotti nei paesi "poveri".

    Poiché la ricchezza è fonte di vita (non è un caso che il boom demografico sia seguito alla Rivoluzione industriale), impedire gli scambi significa mettere in pericolo altre persone. Infatti, un recente studio del Centre for the New Europe, firmato da Sean Gabb, Alberto Mingardi, Cècile Philippe, e Stephen Pollard, ha stimato che - a causa delle norme europee sollecitate dai compari di José Bové - un uomo muoia ogni 13 secondi; cioè, 6.600 individui scompaiono ogni anno a causa della troppo poca globalizzazione.

    Non basta volere un mondo unito: bisogna pure abbattere gli steccati. Peccato che i noglobal, nonostante le apparenze, siano i più fervidi adoratori delle frontiere e in ciò si rendano moralmente corresponsabile d'un piccolo genocidio che si consuma ogni giorno.

    Carlo Stagnaro


  2. #2
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    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    questi libertari non potevano non essere che mondialisti.
    In fondo sempre figli dell' 89 sono.
    Il problema è come possano coniugare le loro idee con quelle identitarie...A meno che, non siano degli infiltrati.

 

 

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