...riforma di sinistra
Comunista, quello no. Per carità.
Ma un po' di sinistra questo Silvio Berlusconi, sotto sotto, deve esserlo. E se non lo è ci fa, se non altro per calcolo elettorale. Fosse riuscito a metterlo assieme un qualunque governicchio ulivista, un curriculum di provvedimenti " sociali" come il suo, avrebbero cercato di convincerci che l'Italia era diventata la levatrice del welfare equo e solidale del terzo millennio, il posto che ogni socialista del mondo invidia.
Tanto per ricordare alcuni interventi, tra quelli già fatti e quelli che vedranno la luce entro l'anno:
pensioni minime e indennità di disoccupazione più alte, una vasta area d'esenzione fiscale per i ceti più deboli, soldi per le giovani coppie alla prese con il secondo figlio, aiuti per quelle in cerca della prima casa ( e balzello a carico di quelle, più abbienti, che stanno per comprarsi la seconda), abolizione del precariato in cui si trovavano i co- co- co. Invece questi e tutti gli altri interventi redistributivi ( lo è anche l'abolizione della naja, una vera " tassa" in natura che i figli dei ricchi sono spesso riusciti a sfangare) portano la firma del governo di centrodestra.
Il cui premier, alla faccia della sua fama di Grande Comunicatore, non riesce però a capitalizzare presso gli elettori il lavoro svolto. Eppure la lista dei provvedimenti è lunga ed ognuno di essi rappresenta un'occasione perduta per i governi di Romano Prodi, Massimo D'Alema e Giuliano Amato.
La riduzione delle tasse, ad esempio. Poco da dire: se fatta a vantaggio dei più poveri è " una cosa di sinistra". Bene: il primo modulo della riforma fiscale, disegnato da Giulio Tremonti, alleggerì il carico fiscale di 5,5 miliardi di euro: tutto ( con scorno delle imprese) a vantaggio delle famiglie con i redditi più bassi, che hanno potuto contare anche su un sistema mirato di deduzioni e detrazioni.
La no- tax area, cioè l'area di esenzione, ha esonerato dagli obblighi fiscali i pensionati con un reddito sino ai 7.000 euro, i lavoratori dipendenti sino a 7.500 euro e gli autonomi entro i 4.500 euro.
Questo ha permesso ad oltre sei milioni di contribuenti, dal reddito basso, di non pagare più l'Irpef. In tutto, secondo i calcoli del Tesoro, questo primo modulo della riforma fiscale ha ridotto le imposte a 28.600.000 italiani, 9 milioni dei quali sono anziani.
E dal 2005- 2006 la no- tax area crescerà a quota 7.500 euro anche per i pensionati, mentre scenderanno ancora le aliquote Irpef. Sempre a tutto vantaggio delle famiglie meno ricche, è stato poi introdotto il bonus di mille euro per la nascita del secondo figlio ed è stato appena annunciato un pacchetto di misure per aiutare le giovani coppie ad acquistare la prima casa.
L'accusa da sinistra è che per tagliare le tasse Berlusconi ha smantellato lo stato sociale. È vero il contrario: negli ultimi tre anni la spesa pubblica corrente ( cioè quella in stipendi e in tutto ciò che non riguarda gli investimenti) per la scuola, la sanità e il welfare è cresciuta. Nonostante questo, il governo si è impegnato, nel nuovo Dpef, a non ridurre queste spese.
Quanto alla nuova riforma previdenziale, opposizione e sindacati sostengono che i pensionati dovranno stringere la cinghia e si preparano a scendere in piazza. A conferma che si tratta, al contrario, di una riforma ben meno incisiva di quanto avrebbe potuto essere, c'è il giudizio del Corriere della Sera di ieri:
« Sul piano economico rimane la delusione per un'occasione perduta [...]. In pratica nei prossimi anni non succederà nulla » . Già da ottobre, ha annunciato ieri il ministro del Welfare, ci saranno invece i soldi in più in busta paga per coloro che, pur avendo i requisiti per la pensione d'anzianità, sceglieranno di continuare a lavorare. Insomma, sinora Berlusconi le pensioni le ha solo aumentate, alzando le minime a un milione di lire al mese con uno dei suoi primi provvedimenti.
Tra gli interventi che la sinistra, se si fosse ricordata di essere tale, avrebbe dovuto fare nella scorsa legislatura, c'è anche l'aumento delle indennità di disoccupazione. Il provvedimento è in Parlamento e, se tutto andrà come sperano al Welfare, diventerà legge a novembre, per rimpolpare l'assegno dei disoccupati già il mese successivo.
Ed è toccato allo stesso ministero, grazie alla legge Biagi, togliere i co- coco dal precariato cui li avevano condannati le misure di flessibilità introdotte dal governo dell'Ulivo.
Questi e gli altri provvedimenti in favore delle famiglie a basso reddito, dei pensionati, dei disoccupati e dei precari, Berlusconi li ha dovuti varare lottando ogni giorno con i sindacati più agguerriti d'Europa. E più andava avanti, più l'opposizione, che quando era al governo quegli stessi provvedimenti si era ben guardata dal realizzarli, insisteva nel dipingerlo come l'affamatore che ingrassa i profitti di Mediaset facendo dimagrire i pensionati e creando nuovi poveri. Non male come paradosso.
di FAUSTO CARIOTI ROMA - su Libero
saluti




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