Foglio di giovedì 29 ottobre 2009, pagina 1
La faina della Lega
di Merlo Salvatore
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La fama della Lega
Bossi ha usato Tremonti per trattare sulle regionali, adesso segue Fini sul disarmo ideologico
Roma. I nostri nervi sono legati col fu di ferro, quelli dei nostri alleati col filo d'acqua . Umberto Bossi lo ha ripetuto spesso, in questi giorni, ai suoi fedelissimi, quando gli era riuscito di intrecciare la complessa trattativa sulle regionali con il tramestio umorale che ha diviso Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. L'operazione del leader padano, vecchia fama, è stata vanificata dalla compattezza che il Pdl ha saputo dimostrare per la prima volta, ma mirava esplicitamente a portare al massimo livello lo scontro tra il premier e il ministro dell'Economia per poi avanzare richieste in cambio dell'abbandono di Tremonti: Veneto, Lombardia, Piemonte e senza cedere alcun ministero. E' andata male. Tanto che ieri il Pdl, che vuole chiudere gli accordi entro due settimane, ha avanzato a Roberto Calderoli una proposta al ribasso. Il Piemonte resta berlusconiano un sondaggio riservato dà vincente Enzo Ghigo mentre a Bossi viene offerto il Veneto e potrà pure conservare il ministero dell'Agricoltura. Per il governatore Giancarlo Galan è pronta una poltrona in Cdm.
Al quartier generale di via Bellerio, gli uomini dell'entourage bossiano sono sicuri: La tremonteide non finisce qua . Come dire: i margini per capitalizzare il rapporto privilegiato con Tremonti non si sono azzerati. D'altra parte il leader padano ha finora condotto l'operazione tattica in assoluta lealtà nei confronti dell'amico Tremonti, il quale sin dall'inizio sapeva che Bossi non lo avrebbe seguito né sulla boutade del posto fisso né tantomeno avrebbe assecondato il suo arrocco contro il taglio dell'Irap. Tremonti per Bossi è il primo degli amici nel Pdl, ma l'ultimo dei leghisti . Il ministro delle Riforme non ha mai pensato di spingere sul serio per una rottura che avrebbe rischiato di vanificare la costruzione del federalismo fiscale. Piuttosto, ora, è intenzionato a mettersi nella scia del disarmo ideologico sulle riforme promosso da Gianfranco Fini con la sponda dalemiana.
- . . Ufficialmente la Le ga ha abbandonato l'idea di strappare la Lombardia a Berlusconi, ma in realtà la regione governata da Roberto Formigoni resta il sogno che sottende ogni mossa tattica messa in campo da Bossi in questi giorni. E nel Pd! ne sono tutti pienamente consapevoli. Non è pi oggetto di trattativa ufficiale e da Milano ambienti vicini al presidente confermano al Foglio che Formigoni non si sposta . Eppure anche nel Pdl, a Roma, ammettono che esiste una remota ipotesi che la Lombardia ritorni contendibile: gli occhi sono puntati sulla procura di Milano per un'inchiesta che ha toccato gli affetti e le amicizie del superformigoniano Gian Carlo Abelli. L'idea maliziosa coltivata dagli ambienti del leghismo lombardo Piemonte precluso a Bossi, la Lombardia chissà. Intanto lui tifa per la pax costituzionale cioè quelli che contano è di rimettere in discussione Piemonte, Veneto e un ministero in cambio della Lombardia, qualora la sventura giudiziaria complicasse la vita in regione.
Si tratterebbe di una vittoria extrapolitica che la Lega coltiva soltanto come ipotesi regalo dalla procura , mentre al contrario nelle passate quarantotto ore Bossi ha messo in pratica una strategia avvolgente, e tutta politica, che mirava a riaprire la questione lombarda facendo leva sul caso Tremonti. Il leader padano ha tentato di condurre in proprio la mediazione tra Berlusconi e il suo umbratile ministro prima che si imponesse la soluzione promossa da Maurizio Gasparri e dal Pdl. Pare che il premier fosse stato avvisato della presenza di Bossi al primo vertice di Arcore fallito dallo stesso Bossi e soltanto con un paio d'ore di preavviso: Veniamo a salutarti, Giulio te lo porto io . Così come la proposta di Tremonti vicepremier non è stata un'idea del ministro dell'Economia, ma, ancora una volta, un'intuizione del capo leghista. Fosse andata bene, alla fine, Bossi avrebbe dichiarato sacrificabile Tre- monti, ottenendo molto dal Cav. mentre il ministro non si sarebbe neanche lamentato se è vero, come sostengono i gruppi parlamentari, che Tremonti è alla ricerca di una nuova collocazione . D'altra parte a una vera rottura, forse conveniente sul piano elettorale (ma anche no), il ministro delle Riforme non ha mai pensato sul serio. Bossi guarda con attenzione all'asse Fini-Massimo D'Alema e alla loro disponibilità ad avviare una fase costituente che, di concerto con il Quirinale, prenda le mosse dal federalismo istituzionale. La nuova segreteria del Pd ( finalmente un interlocutore legittimato ), apre a ipotesi tanto interessanti per la Lega che nessun vincolo di amicizia potrebbe mai oscurarle.
Salvatore Merlo




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