All'indomani dei massacri di cattolici in Iraq, Castelli esorta ad aprire gli occhi



Giulio Ferrari
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«Non so che cosa bisognerà aspettare che accada prima di aprire gli occhi...»: è un appello all'Occidente "pigro e senza più stimoli" quello lanciato da Roberto Castelli all'indomani dei massacri di inermi cristiani in Iraq. Il ministro della Giustizia, intervenendo a Radio Padania libera, ha rilevato come di fronte alla crescente minaccia islamica si riscontri un atteggiamento passivo e autolesionista da parte del mondo civile.
«Gli europei evidentemente - ha detto Castelli - sono un popolo vecchio, che ha non ha più stimoli, pigro e che non apre gli occhi. Bisognerebbe meditare, invece, anche sul fatto che ci apprestiamo ad aprire l'Ue alla Turchia, che è un paese a maggioranza islamica. Anche questo sarebbe un tema su cui meditare».
Storici nemici, sempre respinti dal valore e dalla fede dei nostri padri, sono a un passo dall'essere riconosciuti come parte integrante di quell'Europa che per secoli hanno minacciato. E nella disinvolta "filosofia dell'accoglienza" tanto celebrata a Bruxelles, l'islam più fanatico potrebbe trovare il suo cavallo di Troia.
Un "passaggio a nordovest" che altre istituzioni in crisi d'identità sarebbero pronte ad accordare. È il caso della Chiesa cattolica, "riformata" alla luce di un ecumenismo post-conciliare lontano anni luce dalla sacra tradizione. «Non so che cosa bisognerà aspettare che accada prima di aprire gli occhi, prima che li apra la gente. E anche la politica ufficiale della Chiesa - ha sottolineato il Guardasigilli - dovrebbe meditare e aprire gli occhi su questo integralismo islamico che ha volontà di predominio e sopraffazione».
Un pericolo che, negli ultimi tempi, si è manifestato in tutta la sua tragica concretezza sul suolo europeo. E anche le minacce rivolte all'Italia, secondo Roberto Castelli «non vanno prese sotto gamba». «I nostri inquirenti - ha affermato - sono sempre all'erta, stiamo per estradare il terrorista che avrebbe partecipato alla strage di Madrid, ma non abbassiamo mai la guardia perché comunque quella è gente che ha dimostrato di mantenere le promesse». La necessità di una strategia della massima attenzione è stata ribadita anche dal senatore leghista Piergiorgio Stiffoni, che ha definito le ultime nefande imprese del terrorismo islamico come «attacchi al cuore dell'Occidente e della Cristianità oltre che ai cristiani iracheni che hanno pagato il prezzo più alto».
E resta altissimo lo sdegno e lo sgomento per l'azione coordinata condotta con le devastanti autobomba che hanno fatto scempio di fedeli riuniti in preghiera a celebrare il giorno del Signore. Domenica i terroristi islamici hanno calpestato anche l'ultima tacita regola che sembrava sopravvivere nell'inferno iracheno: la moderata tolleranza verso l'antichissima e laboriosa comunità cattolica locale, 800 mila cittadini a cui persino il rais portava rispetto, distinguendosi in questo dai comportamenti vessatori e dalle persecuzioni messi in atto contro i cristiani dai governanti di altri Paesi islamici che si pretendono "filo-occidentali".
È noto, d'altra parte, che nel mondo del fanatismo maomettano Saddam Hussein venisse sprezzantemente definito un "socialista", mentre chi ne ha raccolto la scimitarra per continuare la battaglia contro l'Occidente si ispira alla più pura dottrina mussulmana. Ed è in nome di questa superstizione folle e criminale che un manipolo di fanatici ha insanguinato il vespro di domenica: sei autobomba esplose quasi contemporaneamente davanti a chiese cattoliche (cinque a Baghdad e una a Mossul) di rito caldeo, armeno e siriaco. Una strage immane, con un bilancio ancora incerto e provvisorio che conta almeno 10 morti e una settantina di feriti.
Ieri è giunta anche la delirante rivendicazione del gesto criminale: un sito islamico su Internet attribuisce a un gruppo finora sconosciuto il comunicato in vengono rivendicati gli attacchi dell'altro giorno alle chiese cattoliche. «I vostri fratelli mujaheddin - scrive un sedicente Comitato di pianificazione e attuazione in Iraq - hanno inferto dei colpi dolorosi alle tane dei Crociati, queste tane del male, della corruzione, del vizio e della cristianizzazione, facendo esplodere quattro autobombe contro le chiese a Karrada, a Baghdad Jadida, Dura e Mossul». Non è possibile verificare l'autenticità del comunicato, che appare peraltro lacunoso e impreciso.
Per tutta la giornata di ieri si sono moltiplicate le prese di posizione di ferma condanna allo scempio terrorista. Anche Giovanni Paolo II ha espresso il suo dolore dicendosi «profondamente colpito» dalla «dolorosa notizia dei tragici attacchi in Iraq», e assicurando ai fedeli il suo «costante impegno perchè quanto prima si instauri in codesto amato paese un clima di pace e di riconciliazione».
Nelle parole del Papa non è mancato però l'ormai ricorrente e ambiguo appello a «tutti i credenti nell'unico Dio clemente e misericordioso» affinché «si uniscano nel deplorare ogni forma di violenza e cooperino per il ritorno della concordia nella tribolata terra irakena». Forse l'attuale Gerarchia ecclesiastica ritiene, contrariamente a quanto affermato da tutti i Papi almeno sino al Concilio Vaticano II, che il sanguinario "dio" di Maometto sia lo stesso del Vangelo? I cristiani muoiono martiri, le sbavature ecumeniche restano dure a morire.


[Data pubblicazione: 03/08/2004]