Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Una nuova serpe in casa CDL: Giulio Tremonti pronto al rientro, più inkazzato che mai

    Amici, questo qua paragona la sua defenestrazione al 25 luglio 1943, non so se mi spiego.

    Ha promesso che a settembre torna in parlamento e fa i fuochi d'artificio contro Siniscalco, Fini, Fazio e pure Berlusconi, vah.


    Corriere, 5.8.04

    Tremonti pronto al rientro Con un progetto politico

    «A settembre dirò ciò che penso sulle scelte economiche» In Parlamento darà battaglia sulle riforme e il risparmio


    ROMA - Cosa penserà Silvio Berlusconi quando si troverà al cospetto del suo passato? Cosa proverà Domenico Siniscalco quando avrà dinnanzi il suo ex ministro? E soprattutto cosa dirà Giulio Tremonti quando chiederà al presidente della Camera di intervenire in aula? Perché è certo che dopo la pausa estiva l’ideologo dell’«asse del Nord» tornerà a calcare il palcoscenico politico romano, «andrò a sedermi al mio banco di deputato, e dirò la mia sulla politica economica del governo». Più che una promessa sembra una minaccia, è un’anticipazione confidata a quanti hanno avuto modo di parlargli. Si può dare per scontato che non farà sconti al suo successore, che ne contesterà l’impostazione e la nuova linea, quella che emerge dalle pagine del Dpef. Tuttavia non sarà Siniscalco il vero obiettivo, sebbene abbia voglia di togliersi qualche sassolino dalle scarpe con il suo ex direttore generale, che gli ricorda - così ha raccontato - «un personaggio interpretato da Ugo Tognazzi, quel tizio che ai tempi del fascismo desiderava ardentemente diventare un federale. E lo divenne. Ma il giorno dopo il 25 luglio».
    Si tratta di una semplice citazione cinematografica, o forse Tremonti vede qualche rapporto tra la caduta del fascismo e la situazione in cui versa l’attuale maggioranza? D’altronde, sconfessando Siniscalco, sa bene che sconfesserà il premier, il quale più volte l’ha sconfessato da quando gli chiese di lasciare l’esecutivo. Dopo la rottura del rapporto l’ex ministro ha più volte criticato il «cinismo» con cui il Cavaliere l’ha congedato, congedando di fatto una parte di sé. L’altro ieri però, dopo l’incontro a palazzo Grazioli tra Berlusconi e Antonio Fazio, Tremonti ha capito di non aver più guance da porgere. E ha accolto l’avvenimento con una battuta tagliente quanto amara: «Meno male che Silvio doveva essere l’uomo del rinnovamento».
    L’asse tra il premier e il Governatore di Bankitalia l’ha convinto che un’epoca si sta per chiudere, e poco o nulla gli importa se il suo successore «si è fatto strumentalizzare in questi giorni dal centro-sinistra»: la sua previsione è che «Siniscalco finirà per aumentare le tasse, facendo saltare il contratto di Berlusconi con gli italiani». Tremonti non lo dice, o almeno nessuno dei suoi interlocutori sostiene di avergli sentito pronunciare quel concetto, ma tutti sanno che la mancata riduzione dell’Irpef consegnerebbe il Cavaliere alla sconfitta elettorale, perché quello era il suo obiettivo dall’inizio della legislatura. E il tremontismo rappresentava la garanzia del progetto economico berlusconiano.
    Sarà allora importante sentire i ragionamenti di Tremonti in Parlamento durante l’esame della Finanziaria, «quando avremo i numeri e parleranno i fatti». Allora si potrà intuire quale sarà la linea difensiva che adotterà per farsi assolvere da un’accusa che considera «infamante», quella cioè di aver truccato i conti: «Tutti nella maggioranza sanno che è falso. E anche nell’opposizione lo sanno, perché conoscono l’entità del buco che hanno lasciato». Rimane tuttavia un dubbio, che attraversa in modo trasversale gli schieramenti: Tremonti è stato licenziato dal Cavaliere o si è fatto licenziare per non dover redigere una Finanziaria lacrime e sangue? L’unica cosa certa è che tra Berlusconi e il suo ex ministro i rapporti si sono logorati. Raccontano di un furibondo litigio tra i due, avvenuto qualche settimana fa. Erano giorni che il presidente del Consiglio incensava pubblicamente Tremonti, adducendo come unico motivo del divorzio il suo temperamento. «Silvio, mi hai stancato. La devi smettere di elogiarmi e di aggiungere che però il mio carattere, il mio carattere... Basta. Non parlare più di me».
    Pare che Berlusconi abbia messo una pietra sopra l’antico sodalizio, ma da settembre dovrà inserire anche Tremonti nell’equazione a più incognite che sarà costretto a risolvere per evitare il botto. A settembre si capirà inoltre quale strategia politica adotterà l’ex ministro, visto che dai suoi conciliaboli agostani traspare la volontà di costruire un progetto, per mettere all’angolo Gianfranco Fini (verso il quale si esprime in modo sprezzante) e per mettere in chiaro molte cose con Berlusconi. In Parlamento si spenderà nella battaglia per la riforma del risparmio, preludio di un nuovo scontro con Fazio, e si batterà sulle riforme istituzionali, così da offrire una sponda alla Lega per la devolution. Fuori dal Palazzo dovrà decidere se collegare i fili di un network a cui sta lavorando, e che incrocia il Carroccio, spezzoni di Forza Italia, e altre piccole formazioni politiche. Il tema è sempre lo stesso: «Dare rappresentanza al popolo delle partite iva». Ma non solo.
    A dire il vero da tempo ci stava lavorando, era ministro dell’Economia quando - nell’inverno dello scorso anno - mise in cantiere l’idea di una «Lega del sud». Ne aveva discusso con Umberto Bossi, che ancora era nel pieno delle forze, e con esponenti forzisti del Mezzogiorno: il movimento sarebbe servito anche al Cavaliere, perché avrebbe dovuto sottrarre consensi ad An e all’Udc, rompendo la tenaglia sul premier. Il progetto è svanito nel nulla, forse perché Berlusconi ha sentito puzza di bruciato, di sicuro perché la malattia di Bossi ha tolto a Tremonti lo scudo di cui necessitava. A settembre si vedrà se l’ex ministro darà vita alla nuova operazione, che se venisse realizzata gli consentirebbe di sedere al tavolo della Cdl come uno dei leader della coalizione. Si tratterebbe però di un’intrapresa ad altissimo rischio, che se partisse potrebbe concludersi solo in due modi: con un clamoroso successo o con un drammatico flop.

    Francesco Verderami


    LO SGUARDO DI QUEST'UOMO E' INTRISO D'ODIO E TRASMETTE VOGLIA DI VENDETTA

  2. #2
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    Predefinito Re: Una nuova serpe in casa CDL: Giulio Tremonti pronto al rientro, più inkazzato che mai

    In Origine Postato da brunik


    LO SGUARDO DI QUEST'UOMO E' INTRISO D'ODIO E TRASMETTE VOGLIA DI VENDETTA
    Veramente a me lo sguardo di quest'uomo trasmette una leggero senso di inquietudine... mah... cosi' a pelle io un ministero proprio non glielo avrei dato...
    Nel nulla il potere si rassicura!

  3. #3
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    La Casa delle Libertà continua a coltivarsi delle vipere in seno. Chissà che prima o poi non mordano?

  4. #4
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    Predefinito Re: Una nuova serpe in casa CDL: Giulio Tremonti pronto al rientro, più inkazzato che mai

    In Origine Postato da brunik
    Amici, questo qua paragona la sua defenestrazione al 25 luglio 1943, non so se mi spiego.

    Ha promesso che a settembre torna in parlamento e fa i fuochi d'artificio contro Siniscalco, Fini, Fazio e pure Berlusconi, vah.


    Corriere, 5.8.04

    Tremonti pronto al rientro Con un progetto politico

    «A settembre dirò ciò che penso sulle scelte economiche» In Parlamento darà battaglia sulle riforme e il risparmio


    ROMA - Cosa penserà Silvio Berlusconi quando si troverà al cospetto del suo passato? Cosa proverà Domenico Siniscalco quando avrà dinnanzi il suo ex ministro? E soprattutto cosa dirà Giulio Tremonti quando chiederà al presidente della Camera di intervenire in aula? Perché è certo che dopo la pausa estiva l’ideologo dell’«asse del Nord» tornerà a calcare il palcoscenico politico romano, «andrò a sedermi al mio banco di deputato, e dirò la mia sulla politica economica del governo». Più che una promessa sembra una minaccia, è un’anticipazione confidata a quanti hanno avuto modo di parlargli. Si può dare per scontato che non farà sconti al suo successore, che ne contesterà l’impostazione e la nuova linea, quella che emerge dalle pagine del Dpef. Tuttavia non sarà Siniscalco il vero obiettivo, sebbene abbia voglia di togliersi qualche sassolino dalle scarpe con il suo ex direttore generale, che gli ricorda - così ha raccontato - «un personaggio interpretato da Ugo Tognazzi, quel tizio che ai tempi del fascismo desiderava ardentemente diventare un federale. E lo divenne. Ma il giorno dopo il 25 luglio».
    Si tratta di una semplice citazione cinematografica, o forse Tremonti vede qualche rapporto tra la caduta del fascismo e la situazione in cui versa l’attuale maggioranza? D’altronde, sconfessando Siniscalco, sa bene che sconfesserà il premier, il quale più volte l’ha sconfessato da quando gli chiese di lasciare l’esecutivo. Dopo la rottura del rapporto l’ex ministro ha più volte criticato il «cinismo» con cui il Cavaliere l’ha congedato, congedando di fatto una parte di sé. L’altro ieri però, dopo l’incontro a palazzo Grazioli tra Berlusconi e Antonio Fazio, Tremonti ha capito di non aver più guance da porgere. E ha accolto l’avvenimento con una battuta tagliente quanto amara: «Meno male che Silvio doveva essere l’uomo del rinnovamento».
    L’asse tra il premier e il Governatore di Bankitalia l’ha convinto che un’epoca si sta per chiudere, e poco o nulla gli importa se il suo successore «si è fatto strumentalizzare in questi giorni dal centro-sinistra»: la sua previsione è che «Siniscalco finirà per aumentare le tasse, facendo saltare il contratto di Berlusconi con gli italiani». Tremonti non lo dice, o almeno nessuno dei suoi interlocutori sostiene di avergli sentito pronunciare quel concetto, ma tutti sanno che la mancata riduzione dell’Irpef consegnerebbe il Cavaliere alla sconfitta elettorale, perché quello era il suo obiettivo dall’inizio della legislatura. E il tremontismo rappresentava la garanzia del progetto economico berlusconiano.
    Sarà allora importante sentire i ragionamenti di Tremonti in Parlamento durante l’esame della Finanziaria, «quando avremo i numeri e parleranno i fatti». Allora si potrà intuire quale sarà la linea difensiva che adotterà per farsi assolvere da un’accusa che considera «infamante», quella cioè di aver truccato i conti: «Tutti nella maggioranza sanno che è falso. E anche nell’opposizione lo sanno, perché conoscono l’entità del buco che hanno lasciato». Rimane tuttavia un dubbio, che attraversa in modo trasversale gli schieramenti: Tremonti è stato licenziato dal Cavaliere o si è fatto licenziare per non dover redigere una Finanziaria lacrime e sangue? L’unica cosa certa è che tra Berlusconi e il suo ex ministro i rapporti si sono logorati. Raccontano di un furibondo litigio tra i due, avvenuto qualche settimana fa. Erano giorni che il presidente del Consiglio incensava pubblicamente Tremonti, adducendo come unico motivo del divorzio il suo temperamento. «Silvio, mi hai stancato. La devi smettere di elogiarmi e di aggiungere che però il mio carattere, il mio carattere... Basta. Non parlare più di me».
    Pare che Berlusconi abbia messo una pietra sopra l’antico sodalizio, ma da settembre dovrà inserire anche Tremonti nell’equazione a più incognite che sarà costretto a risolvere per evitare il botto. A settembre si capirà inoltre quale strategia politica adotterà l’ex ministro, visto che dai suoi conciliaboli agostani traspare la volontà di costruire un progetto, per mettere all’angolo Gianfranco Fini (verso il quale si esprime in modo sprezzante) e per mettere in chiaro molte cose con Berlusconi. In Parlamento si spenderà nella battaglia per la riforma del risparmio, preludio di un nuovo scontro con Fazio, e si batterà sulle riforme istituzionali, così da offrire una sponda alla Lega per la devolution. Fuori dal Palazzo dovrà decidere se collegare i fili di un network a cui sta lavorando, e che incrocia il Carroccio, spezzoni di Forza Italia, e altre piccole formazioni politiche. Il tema è sempre lo stesso: «Dare rappresentanza al popolo delle partite iva». Ma non solo.
    A dire il vero da tempo ci stava lavorando, era ministro dell’Economia quando - nell’inverno dello scorso anno - mise in cantiere l’idea di una «Lega del sud». Ne aveva discusso con Umberto Bossi, che ancora era nel pieno delle forze, e con esponenti forzisti del Mezzogiorno: il movimento sarebbe servito anche al Cavaliere, perché avrebbe dovuto sottrarre consensi ad An e all’Udc, rompendo la tenaglia sul premier. Il progetto è svanito nel nulla, forse perché Berlusconi ha sentito puzza di bruciato, di sicuro perché la malattia di Bossi ha tolto a Tremonti lo scudo di cui necessitava. A settembre si vedrà se l’ex ministro darà vita alla nuova operazione, che se venisse realizzata gli consentirebbe di sedere al tavolo della Cdl come uno dei leader della coalizione. Si tratterebbe però di un’intrapresa ad altissimo rischio, che se partisse potrebbe concludersi solo in due modi: con un clamoroso successo o con un drammatico flop.

    Francesco Verderami


    LO SGUARDO DI QUEST'UOMO E' INTRISO D'ODIO E TRASMETTE VOGLIA DI VENDETTA
    giuro che ho letto solo ora l'articolo di verderami.
    Tuttavia il trattamento riservato a tremonti non può passare inosservato a chi nutre un minimo di sensibilità politica.
    tremonti farà la fine di baudo se pensa di aggiungersi come variabile indipendente . le elites economiche che ora non lo vogliono più gli romperanno le ossa. ma noi possiamo osservare le vicende . cavoli loro. che si scornino che sipugnalino. ne avremo di meno da spazzare via.
    mr

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    Predefinito grazie Brunik

    dell'interessante articolo di Verderami, che mi era sfuggito, e che mi sembra assai condivisibile.

    Mi sembra però che, rileggendo alla luce di esoo, e di ciò che si è saputo (id est : che noi poveri sudditi abbiamo saputo) solo poi circa la crisi Fini-Berlusconi-Tremonti che portò al cambio in Via XX Settembre, resta confermata l'impressione che SOLO IL BUON RE TOTILA (e, molto più modestamente, chi scrive) dichiararono subito :

    TREMONTI CADEVA PER RITORSIONE CONTRO LA LEGGE SUL RISPARMIO. La testa del Tvemonti cadeva sotto i colpi dei postfascisti, ma sotto quelli dei Fazisti.

    I quali da un lato teleguidano gli AlrlecchFini - servitori di due padroni - dall'altro teleguidano i piglioristi dell'Ulivo (che han contribuito all'affossamento del DDL in difesa dei risparmiartori con il ritiro del relatore e con centinaia di emendamenti).

    Voi della Vulgata Ulivista invece gridavate che Tvemonti cadeva per la conflittualità interno al Covo delle Libertà, che invece si è dimostrata essere una fola (come evincibile :
    1. dalla nomina di Siniscalco, che ha frustarto le ambizioni rimpastiste di AN-UDC ;
    2. dalla convocazione antiFolliniana di Giovanardi e Buttiglione, che ha preceduto al designazione di quest'ultimo a Commissario UE ;
    3. dai contenuti della manovra economica da 7,5 €mld, assolutamenti ANTITETICI alle istanze di AN).

    Ciò dimostra che le congetture (Vostre, e della stampa-serva italiota) sulle conflittualità nella CdL sono mero teatrino : il Berlus-cane se ne strafrega degli abbaiamenti alla luna di Fini e Follini (del resto, GianFini oramai gli ha lanciato tanto di quei PENULTIMATUM che secondo me Silvio quando il suo ...... vice fa la voce grossa non manda neanche più Gianni Letta a riceverli, glieli fa lasciare detti alla segreteria telefonica).

    Il problema però a questo punto è un altro :

    - di fronte ai veri nemici del popolo italiano (che ormai sono chiaramente Fazio ed il sistema creditizio/criminale che lo sostiene) Berlusconi e D'Alema, cioè polo ed ulivo, hanno esattamente la stessa posizione : INGINOCCHIATA (per non dire peggio). Per cui, fessi noi se ancora perdiamo le Domeniche andando a votare (a meno che uno non ci vada per votare Lega o Rifondazione Comunista o Mussolini ; non servirà a nulla, ma almeno ci si sfoga) ;
    - mentre noi stiamo a masturbarci mentalmente sui due lati della stessa medaglia (Visco o Siniscalco ?), ci stanno per tirare un bidone di proporzioni mai viste. Ho aperto un altro 3ad sulle voci di prossimo default dei bond Impregilo (quindi del gruppo FIAT), ma se uno fa la somma di tutte le voci, della mancata approvazione del DDL in difesa dei risparmiatori e dello scrupolo con cui Fzio ha mandato a casa l'unico che, PRIMA del collasso Parmalat, aveva cercato di prevenire la situazione (appunto il Tvecolli), direi che la situazione è questa :

    a Marzo a Ministro dell'Economia ci metteremo Calisto Tanzi. Perchè, dopo la catastrofe finanziaria che sta per capitare, il piccolo caso Parmalat ci sembrerà un paradiso perduto, un esempiko da seguire. O no ?

  6. #6
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    Uhmmm Decima, Tvemonti è cascato perche' Fini si è puntato ed ha detto a chiare lettere alla riunione del CdM che era pronto ad andarsene lui e tutta la sua delegazione se il tributarista di provincia non fosse stato defenestrato.

    Una cosa è certa, la legge sul risparmio è li' che latita, senza dubbio anche per le pressioni di BdI e Confindustria, che hanno trovato in Follini uno dei "referenti privilegiati", ma francamente mi sembra eccessivo mettere in mezzo l'Ulivo che in tutta questa caciara (a parte alcune "esternazioni" ruttelliane di dubbio gusto), conta come il due di picche.

    Che in particolare riformisti e ruttelliani siano pressoche' "inginocchiati" di fronte all'asse BDI-Confindustria è abbastanza notorio, ma da qui a fare di Tvemonti una vittima di un complotto (magari bipartisan) ordito per silurare la legge sul risparmio direi che ce ne corre.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




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    In Origine Postato da Fuori_schema
    Uhmmm Decima, Tvemonti è cascato perche' Fini si è puntato ed ha detto a chiare lettere alla riunione del CdM che era pronto ad andarsene lui e tutta la sua delegazione se il tributarista di provincia non fosse stato defenestrato.

    Una cosa è certa, la legge sul risparmio è li' che latita, senza dubbio anche per le pressioni di BdI e Confindustria, che hanno trovato in Follini uno dei "referenti privilegiati", ma francamente mi sembra eccessivo mettere in mezzo l'Ulivo che in tutta questa caciara (a parte alcune "esternazioni" ruttelliane di dubbio gusto), conta come il due di picche.

    Che in particolare riformisti e ruttelliani siano pressoche' "inginocchiati" di fronte all'asse BDI-Confindustria è abbastanza notorio, ma da qui a fare di Tvemonti una vittima di un complotto (magari bipartisan) ordito per silurare la legge sul risparmio direi che ce ne corre.
    Bhè, i 400 emendamenti non li ho presentati io, ne' fui a far ritirare il relatore .....

    Circa le minacce di GianFini di uscire dal governo, se sei un cultore di musica operistica dovresti sapere cosa sono le c.d. "uscite alla francese" : quando tutti i coristi cantano "ANDIAM ! ANDIAM ! PARTIAAAA-MOOOO !", ma intanto restano sempre lì a farsi qualche altra cantata..... se Berlus-cane tenesse in qualche conto le pagliacciate di Fini, nella manovrina non avrebbe mantenuto il taglio dei fondi strutturali a Trenitalia ed ANAS, alla L. 488 ed al Mezzogiorno ed addirittura AGGIUNTO il congelamento del rinnovo contrattuale dei ministeriali ...

    Rammento che la scusa fu quella, ma la realtà era chiaramente un'altra : GianFini che ulula alla Luna con il solo supporto di AlemaGno e Follini fa ridere. GianFini che ringhia agli ordini di Fazio può far paura, perchè possono farsi un governo Casini con millanta Ministri ANellidi e l'appoggio dell'Ulivo (Fassino si precipitò a dichiararsi disponibile, ricordi ?).

    Ma a quel che mi risulta, Fazio richiamò il Berlus-cane all'obbedienza in maniera ancor più esplicita, facendogli rammentare le esposizioni bancarie del gruppo Mediaset ....

    Tvemonti vittima di un complotto ? Noooo, uno che - digiuno di politica - non aveva il senso dei propri limiti. Per dirla con Ezra Pound : i politici sono ormai i camerieri dei banchieri.

    Tvemonti si è dimenticato di essere solo un cameriere ; ed ha alzato la voce. Lo hanno messo alla porta. SE manterrà i suoi fieri propositi ... lo massacreranno. Se si azzarderà a rifiatare sui peccati del sistema bancario, qualche giornale comincerà a pubblicizzare le sue - peraltro arcinote - preferenze erotiche, e così via ....

    P.S.: essendo pacifico che in questi pugnalamenti da tergo i maestri insuperati rimangono i democristianoni, non rammenti come il Presidente della Camera Piercasini appena è stato chiaro che il DDL risaprmio era cotto ed il suo proponente pure, ha iniziato a biascicare "ora però il lavoror fatto non va sprecato, i risparmiatori Italiani meritano ed attendono questa legge" ?
    Chiaro indizio che il furbone sente già puzza di bruciato e a suon di lacrime di coccodrillo si prepara le pezze di appoggio per poter dire : "Non sono stato io ! Non era colpa mia !"

  8. #8
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    sono d'accordo quando sostieni che Tremonti sia stato usato come un kleenex e poi gettato perchè ha osato sollevare qualche velo sulle magagne del nostro sistema bancario.
    Ma il mezzo per approvare velocemente la legge sul rispsrmio c'era. pensa con quanta velocità sono state approvate la Cirami e il lodo Schifani o la gasparri.
    mr

 

 

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