Israele e Territori Occupati:" il muro/la barriera di sicurezza: fatti e cifre"
La costruzione del muro / della barriera di sicurezza è iniziata il 14 giugno 2002 ed è attualmente in corso.
Le autorità israeliane dichiarano che lo scopo del muro /della barriera di sicurezza è di impedire a potenziali attentatori palestinesi di entrare in Israele e portare a termine attacchi suicidi o altri tipi di attacchi. Tuttavia, tale struttura non è costruita lungo la Linea verde che separa Israele dalla Cisgiordania ma soprattutto su terre palestinesi, per parecchi chilometri all’interno della Cisgiordania. In alcuni punti il progetto penetra anche per 20 chilometri a est della Linea verde all’interno della Cisgiordania, in modo da includere molti insediamenti israeliani che si trovano in Cisgiordania (almeno 17 insediamenti in zone al di fuori di Gerusalemme Est e molti altri attorno alle zone di Gerusalemme).
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Israele ha il diritto di prendere misure ragionevoli, necessarie e proporzionate per proteggere la sicurezza dei suoi cittadini e dei suoi confini. Questo include misure atte ad impedire l’ingresso in Israele di palestinesi o altre persone che siano ragionevolmente sospettate di avere intenzione di portare a termine attacchi suicidi o altri tipi di attacchi. Israele, tuttavia, non ha il diritto di distruggere o confiscare illegalmente terre e proprietà palestinesi o di impedire il movimento dei palestinesi all’interno dei Territori Occupati, onde consolidare il controllo su terre che sono usate per insediamenti israeliani illegali.
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Il muro/la barriera di sicurezza comprende un complesso di ostacoli, di una larghezza che varia da 30 a 100 metri, inclusi profondi fossati per fermare i veicoli, recinzioni elettrificate di avvertimento, percorsi obbligati, strade riservate a pattuglie e veicoli armati. Secondo le informazioni attualmente disponibili, il muro/la barriera di sicurezza raggiungerà, e forse supererà, la lunghezza di circa 450 chilometri. Le autorità israeliane rifiutano regolarmente di anticipare informazioni circa il percorso del muro/della barriera di sicurezza e notizie precise sul percorso esatto vengono rese disponibili solo all’avvio dei lavori o quando le autorità consegnano ordinanze di sequestro nelle località palestinesi le cui terre devono essere confiscate per la costruzione del muro/della barriera di sicurezza.
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Attualmente, informazioni dettagliate sono disponibili solo per la prima fase del muro/della barriera di sicurezza, che è già stata ultimata nella Cisgiordania settentrionale (circa 125 chilometri che vanno dal posto di blocco di Salem nella parte nord est del distretto di Jenin, attraverso i distretti di Tulkarem e Qalqiliya, fino al villaggio di Masha nella zona di Salfit) e per la sezione che è stata costruita attorno a Gerusalemme (circa 20 chilometri, dal posto di blocco di Qalandia al campo militare di ‘Ofer vicino a Ramallah e dall’insediamento di Gilo alla zona di Betlemme).
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La prima fase del muro/della barriera di sicurezza (da Jenin a Qalqiliya) ha creato diverse enclave dove più di 13.000 palestinesi residenti in una quindicina di villaggi della Cisgiordania sono rimasti intrappolati tra la Linea verde a ovest e il muro/la barriera di sicurezza a est. Queste comunità sono perciò tagliate fuori dal resto della Cisgiordania e dai villaggi vicini dai quali dipendevano per servizi di prima necessità (salute, istruzione, impiego). Almeno altre 19 comunità di queste zone, in cui vivono decine di migliaia di palestinesi, sono state tagliate fuori da circa 100.000 dunum di terra per lo più coltivabile (1 donum = 1000 mq), che ora si trovano a ovest del muro.
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La sezione del muro/della barriera di sicurezza attorno alla zona di Gerusalemme, che è nota come “l’avvolgimento di Gerusalemme”, metterà migliaia di palestinesi muniti di documenti d’identità di Gerusalemme dall’altra parte della struttura: dovranno passare attraverso un posto di blocco per arrivare a Gerusalemme, la loro città di residenza. Migliaia di palestinesi con documenti d’identità della Cisgiordania si troveranno circondati all’interno del muro/della barriera di sicurezza, pur senza diritto di accesso a Gerusalemme.
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La costruzione della seconda fase del muro/della barriera di sicurezza è iniziata di recente. Gli stessi problemi fin qui evidenziati si ripropongono nella seconda fase, che si incunea ancora più profondamente all’interno della Cisgiordania.
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Per costruire il muro/la barriera di sicurezza sono state distrutte ampie zone di terre palestinesi, per la maggior parte coltivate. I terreni sono stati confiscati dalle autorità militari israeliane per “esigenze militari”. Le ordinanze di confisca sono solitamente “temporanee”, di solito fino al termine del 2005, ma possono essere rinnovate a tempo indeterminato. Durante gli ultimi decenni, i terreni palestinesi confiscati “temporaneamente” sono stati usati per costruire strutture permanenti, compresi gli insediamenti e le strade per i coloni, e non sono mai stati riconsegnati ai proprietari. In questo caso, la costosa e complessa struttura del muro/della barriera di sicurezza indica che è poco probabile che sia intesa come struttura temporanea: tutti gli elementi fanno ritenere che sia concepita come struttura permanente.
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Il muro/la barriera di sicurezza ha conseguenze economiche e sociali molto serie per più di 200.000 palestinesi in città e villaggi situati nelle sue vicinanze. Per raggiungere il resto della Cisgiordania, andare al lavoro, coltivare i campi, vendere i loro prodotti alimentari e accedere a centri per l’istruzione e la salute in città e villaggi vicini, i palestinesi devono oltrepassare tale struttura presso posti di blocco o varchi appositamente designati.
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Le zone della Cisgiordania situate tra la Linea verde e il muro/la barriera di sicurezza sono considerate zone militari chiuse e l’ingresso e l’uscita sono a discrezione dell’esercito israeliano. Secondo le ordinanze militari emesse all’inizio di ottobre di quest’anno, per essere autorizzati a entrare e uscire i palestinesi che vivono nelle zone comprese tra la Linea verde e la struttura devono ottenere e portare permessi speciali, noti come “permessi permanenti per residenti”, soggetti a rinnovo mensile. L’esercito israeliano decide quali dei palestinesi residenti in queste zone possono ottenere il permesso e quali palestinesi residenti altrove possono entrare. I palestinesi che non ottengono il permesso per qualsivoglia ragione (ad esempio, alcuni si sono già visti rifiutare il permesso perché erano stati precedentemente imprigionati e sono perciò considerati una “minaccia per la sicurezza”; altri perché non sono stati registrati dall’esercito israeliano come residenti pur vivendo in quelle zone), saranno in pratica obbligati a lasciare la loro casa e la loro terra o a rimanere bloccati nel loro villaggio senza la possibilità di entrare o uscire.
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Al contrario i coloni israeliani, residenti in insediamenti (illegali secondo il diritto internazionale) costruiti in queste e altre zone dei Territori Occupati, possono muoversi liberamente in qualsiasi momento senza alcun permesso.
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Inoltre i posti di blocco rimangono spesso chiusi per più giorni di seguito, rendendo impossibile ogni spostamento dentro e fuori da queste zone. In una recente missione in Israele e nei Territori Occupati, i delegati di Amnesty International hanno visitato in diverse occasioni molte zone lungo il percorso del muro/della barriera di sicurezza, constatando la chiusura dei posti di blocco in periodi in cui dovevano rimanere aperti e osservando persone cui veniva negato l’ingresso senza alcun motivo apparente. A volte, i nostri stessi delegati non hanno potuto attraversare i posti di blocco senza che fosse loro opposta alcuna ragione plausibile.
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Nelle ultime settimane i contadini residenti in queste zone hanno avuto seri problemi per accedere alle loro terre, dal momento che i posti di blocco – compresi i cosiddetti “varchi agricoli”, designati per consentire ai contadini di raggiungere i loro campi dall’altra parte del muro/della barriera di sicurezza - sono rimasti spesso chiusi. Questo problema è stato avvertito più acutamente del solito, trattandosi del periodo di raccolta delle olive. Inoltre, poiché altre opportunità di impiego sono fortemente ridotte (a causa delle chiusure in generale e del muro in particolare), l’agricoltura è una risorsa fondamentale per i palestinesi nella zona.
Per queste ragioni Amnesty International chiede a Israele di fermare la costruzione del muro/della barriera di sicurezza e di altre strutture permanenti all’interno dei Territori Occupati, che sono causa di ulteriori restrizioni di movimento relative alla libera circolazione dei palestinesi all’interno della Cisgiordania e di Gaza e della confisca o distruzione illegale della loro proprietà.




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