I giovani hanno da sempre pensato che i vecchi non servono più a nulla. La dimostrazione che qualche persona anziana sìa intollerante è sufficiente per assumere una espressione di maestosa comprensione in riferimento al possibile degrado mentale della persona ormai nel declino della propria vita. Si pensa che gli anni ci sono per cui automaticamente si deve perdere di lucidità. Si pensa che il cambio di generazione abbia generato un profondo abisso fra i giovani dei tempi remoti e i giovani di oggi.
E' però una realtà che si ripete da generazione a generazione che il giovane ha da sempre ripetuto i medesimi errori così come se l’esperienza degli anziani non fosse mai esistita.
Quando un ex giovane diventa anziano si accorgerà che i figli e nipoti o pronipoti eseguono le medesime cavolate che lui stesso aveva fatto da giovane. Inutili sono i consigli poiché i giovani pensano sempre che i vecchi sono ormai degenerati e non sanno quello che dicono.
Quando gli anziani sono arrivati a comprendere tale meccanismo hanno il dovere di comprendere che non occorre cercare di cambiare o modificare, frenare o bloccare la strada intrapresa dai giovani poiché inutile. Rimane solo la strada della tolleranza ed adattamento ai tempi che corrono altrimenti si corre il rischio di finire la propria vita nell’infelicità.
Ogni giovane ha il diritto di svilupparsi in base alle proprie esigenze e vuole fare delle esperienze di vita senza dover seguire i consigli dei più anziani che, in fondo, non fanno più parte della generazione di oggi.
Errare non è errato … anzi, solo così si diventa adulti, con l’esperienza.
I genitori che tengono legati i propri figli al focolare domestico non soltanto fanno un danno ai medesimi ma si condannano a vita nell’accudire i figli, i nipoti e i pronipoti.
L’amore materno e/o paterno frena inconsciamente lo sviluppo mentale dei propri figli condannandosi all’ergastolo assistenziale dei medesimi. E qui bisognerebbe anche chiedersi : cosa faranno questi figli quando i genitori non ci sono più.
Sicuramente … non è facile spingere un figlio a costruirsi una vita da solo entrando nel contesto sociale in quanto i genitori temono sempre per la loro incolumità. Questo è naturale e anche comprensibile, ma non è comprensibile che un essere umano al declino della propria vita debba rassegnarsi ad accettare di non essere più utile alla società per dedicarsi all’assistenza dei figli che, come rimasti bambini, continuano ad adagiarsi sulle comodità offerte dai genitori e/o dai nonni.
Ogni essere umano ha il sacrosanto diritto di pensare a se stesso subito dopo che ha completato i propri doveri di padre di famiglia. Non ha senso vivere e morire senza lasciare una traccia abbastanza significativa a ricordo di una esistenza. Non ha senso vegetare senza utilizzare fino all’ultimo respiro l’esperienza acquisita per dimostrare al mondo di essere ancora presenti e utili.
Vi sono persone non più giovani che attendono il periodo della pensione come una liberazione da una tortura durata tutta una vita. Alla domanda di quello che faranno da pensionati si risponde spesso e volentieri : mi alzo quando voglio io, guardo alla televisione i programmi che preferisco, scrivo volentieri sui forum di Internet, mi dedico finalmente al mio giardino, quando voglio vado in piazza a discutere con i miei amici, vado a giocare alle bocce o alle carte quando voglio, mi dedico ai nipotini … insomma, non voglio fare più nulla.
Con questi pensieri si arriva all’età della pensione sospirando un “finalmente” ma … dopo qualche mese ci si accorge che manca qualcosa.
I figli e i nipoti ti trattano come un ferrovecchio e rimbambito forse perché non si è in grado di accettare le nuove regole imposte dalla continua evoluzione del mondo in cui viviamo.
L’espressione del viso e del corpo non è più giovanile, forse i baffi e/o la barba, la dentiera, forse le rughe, forse l’andamento più lento e forse anche qualche dolorino alla schiena o da qualche altra parte del corpo segnala immediatamente di essere “fuoriuso”. Peccato … perché gli anziani posseggono quello che i giovani non hanno e mai avranno : l’esperienza.
L’esperienza non deve andare in pensione. L’età, gli anni, non contano.
Continuare ad utilizzare il cervello senza mai fermarsi significa aumentare le probabilità di vivere più a lungo continuando a partecipare alla vita attiva di tutti i giorni.
Quando una persona del genere arriva a concludere la propria esistenza terrena potrà essere soddisfatto nell’aver lasciato una traccia significativa a ricordo della propria esistenza.
I figli ne possono essere solo orgogliosi.


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