Citazione:
In Origine postato da Çorut
Sono felice che tu mi abbia risposto, la tua seconda lettera mi aveva infatti precisato le ragioni che ti avevano spinta a scrivere l’intervento precedente, che probabilmente avevo interpretato male. Gli interventi successivi hanno chiarito ancor di più il quadro. Ora capisco che la tua amarezza non nasceva da un’analisi superficiale e stereotipata, ma da una concomitanza di esperienze negative.
Per quanto riguarda l’aspetto della vicenda che è emerso dai tuoi ultimi interventi, si tratta di qualcosa decisamente troppo personale perché io mi permetta di aggiungere qualcosa.
Relativamente invece all’esperienza negativa emersa sul posto di lavoro, come ho già detto nel mio primo intervento, purtroppo so fin troppo bene che esistono i razzisti e le teste di c... anche tra i friulani. Ti dirò che certi atteggiamenti di sprezzo o di superiorità (quando non di vero e proprio razzismo) non sono rivolti solo a quanti giungono in Friuli da fuori, ma anche a quei friulani che rivendicano con forza o semplicemente non hanno paura di mostrare la propria identità. Se hai abitato qui per tre anni saprai ad esempio che i ragazzi dei paesi attorno a Udine per frequentare le superiori devono recarsi nel capoluogo: quando ci sono andato io, solo per il fatto di parlare in friulano, mi sono beccato molte volte del “contadino” o dell’“ignorante” da altri studenti. E quelli che me lo dicevano erano spesso friulani anche loro: nati in Friuli, ma mentalmente colonizzati. Credo che ciò succeda anche in Sardegna. Pensa anche all’Irlanda dove, paradossalmente, cioè che non sono riusciti a fare gli inglesi la hanno fatto gli irlandesi anglicizzati: la lingua irlandese ha saputo resistere alle leggi penali, al genocidio, ma è crollata quando i sostenitori dell’home rule hanno iniziato a dare il cattivo esempio tenendo i loro comizi in inglese nelle zone in cui la grande maggioranza della popolazione parlava ancora gaelico.
In Friuli molti tra coloro che hanno fatto fortuna negli anni ’70 / ’80 hanno pensato che il loro successo dovesse essere accompagnato dal rifiuto della loro terra, della loro identità e della loro lingua, e che il loro accresciuto status economico comportasse il disprezzo per gli altri. Ci sono zone, penso ad esempio al Manzanese, dove al boom economico si è accompagnata la devastazione del tessuto sociale e della cultura locale. Anche se sono nati in Friuli, li considero molto meno friulani di tante persone che, pur essendo arrivate qui da fuori, amano e si battono per il Friuli.
Questa gente tradisce la nostra storia e porta vergogna alla nostra terra. Tanti non sanno che negli ultimi decenni dell’800 la percentuale più alta di emigranti del neonato regno d’Italia non arrivava dal Sud, ma proprio dal Friuli. L’emigrazione ha segnato fortemente questa terra e solo con gli anni ’60/’70 del 1900 c’è stata un’inversione di tendenza. Sono poche le famiglie friulane che non hanno parenti emigrati. Per esempio, i miei nonni hanno dovuto fare i lavoratori stagionali in Germania, mi zia ha lavorato quasi tutta la vita all’estero (Svizzera, Inghilterra), mio padre ha passato più di vent’anni a lavorare in Italia. Come friulani dovremmo dunque sapere cosa significa essere costretti ad abbandonare la propria terra per guadagnarsi da vivere. Eppure tanti hanno mascherato la realtà con una menzogna, quella del friulano “salt, onest e lavoradôr” utile all’Italia come paravento per tenere i friulani docili e “sotans” (sottomessi) e così anche la nostra emigrazione è stata quasi santificata come se fosse migliore delle altre (“noi siamo sempre stati rispettati all’estero perché lavoravamo tanto, eravamo onesti e rispettavamo le leggi”, e altre vaccate del genere). Molti si sono autoconvinti che sia così e credono di essere migliori di quanti vengono a cercare lavoro in Friuli; ma ce ne sono anche molti che si comportano in tutt’altro modo: che sanno superare i pregiudizi, che accolgono quanti vengono da fuori. Purtroppo bastano anche pochi appartenenti alla prima categoria per gettare il discredito su tutti i friulani.
Spero che, prima o poi, tu possa ritornare in Friuli, ma stavolta non perché devi farlo (obbligata dal lavoro), ma perché vuoi farlo. Mi auguro che, in tale occasione, la tua esperienza in Friuli possa essere di tutt’altro genere rispetto a quella che si è appena conclusa.
Voglio concludere con una frase scritta un’ottantina di anni fa da Achille Tellini, uno degli esponenti principali del nazionalitarismo friulano: “Cuant che la gnove gjenerazion e sarà imbevude fin a la medole di tâl spirt di indipendence e a si varà formade une salde cussience nazionâl, che finore e mancje ancje tes personis studiadis, i Furlans no formaran plui une ecezion fra ducj i popui de tiere... e la pome de libertât, completamentri madure e colarà a la plui lizere bavesele.” (Quando la nuova generazione sarà profondamente imbevuta di tale spirito d’indipendenza e si sarà formata una solida coscienza nazionale, che finora latita anche tra gli intellettuali, allora i Friulani non formeranno più un’eccezione tra tutti i popoli della terra e il frutto della libertà, completamente maturo, cadrà alla prima brezza.) Possa essere un augurio per te e per l’indipendenza di Sardi e Friulani. Mandi.