Vorrei fare una riflessione a proposito delle elezioni primarie, e ho scelto questo forum poiché, se non sbaglio, è stato l'Ulivo per primo a discutere di introdurre le primarie in Italia, riprendendo verosimilmente l'idea dal meccanismo in uso negli Stati uniti d'America.
Il sistema delle primarie fu applicato per la prima volta nel 1836 dal Partito Antimassonico, piccolo "terzo partito" di "sinistra" che faceva leva principalmente su agricoltori ed alcuni intellettuali dei centri urbani.
Da allora tale sistema per la scelta del candidato presidente conobbe via via più successo, affermandosi nei due partiti principali degli Stati Uniti, e poi, dopo che da decisione interna a ciascun partito assunse una valenza maggiormente istituzionalizzata, man mano si andò a sostituire al vecchio sistema dei caucus, tanto che difatti al giorno d'oggi solo pochi Stati utilizzano il sistema dei caucus piuttosto che quello delle primarie.
Storicamente ricordiamo che le primarie sembrano aver dato, attraverso la scelta popolare, di effettuare dei "ribaltoni" interni ai partiti, pensiamo all'elezione di Carter scelto con le primarie essenzialmente dai semplici elettori democratici piuttosto che dalla "nomenklatura" (passatemi il termine) del partito stesso.
Tale sistema di scelta dei candidati è, a livello di principio, una cosa abbastanza buona, ma, facendo un rapido paragone tra USA e Italia, non mi convince del tutto, e senza voler fare polemica con nessuno, spiego questo mio scetticismo nei confronti delle primarie qui di seguito.
Gli Stati Uniti sono una "Repubblica Presidenziale" in cui il Presidente ha ampli poteri decisionali (pensiamo, oltre a tutto il ramo esecutivo, anche il potere di dichiarare guerra e quello di nominare i giudici della Corte Suprema) ed inoltre, proprio perché gli USA sono un sistema presidenziale, aspetto secondo me ancora più significativo, una volta ricevuta l'elezione da parte dei Grandi Elettori, non è soggetto alla fiducia parlamentare.
Ora immaginiamo come sarebbero le cose se tale sistema di primarie, esistesse anche in Italia: innanzi tutto secondo la Costituzione a dare l'incarico a qualcuno di formare il governo è il Presidente della Repubblica, non un organismo elettivo come i Grandi Elettori. Inoltre, e qui viene la differenza più significativa, l'Italia non è una repubblica presidenziale, bensì parlamentare, e quindi il Capo del governo ha dal punto di vista giuridico poteri limitati rispetto a quello statunitense. Per dirla in parole povere, a mio avviso c'è il rischio che gli italiani si infervorino per eleggere e poi nominino candidato qualcuno per una carica che non ha tutta questa importanza da giustificare una pre-scelta.
E questo anche perché mentre negli USA (nonostante vi siano certamente comunque degli accordi interni ai partiti, cercando di mettere d'accordo correnti interne, gruppi razziali, lobby e provincialismi) il Presidente ha il potere di scegliere liberamente i propri ministri e l'entourage della propria Amministrazione, in Italia il Presidente del Consiglio pur pre-scelto attraverso primarie avrebbe comunque l' "obbligo" di formare il "proprio" governo rispettando gli equilibri interni di coalizione, sia nei programmi, sia nelle quote nei ministeri, anche perché soggetto alla fiducia parlamentare, in un sistema che per tradizione è formato da parlamentari i quali ci mettono molto meno a sfiduciare un governo di chi si era presentato col proprio nome sulla scheda (molto più di quanto nella storia degli USA sia accaduto con i Grandi Elettori che hanno votato per un presidente diverso da quello che aveva ricevuto la nomina nelle primarie).
Così, mentre negli USA sciegliendo il candidato per le primarie si sceglie pure il programma, l'orientamento generale del futuro governo e la corrente di persone che formeranno l'Ammniistrazione (immaginate la differenza tra Kerry e Kuchinik), in Italia, indipendentemente da chi sarebbe scelto, vale quanto detto prima.
Kerry se sarà eletto formerà la propria Amministrazione più o meno con uomini di fiducia (concedendo sì, la vicepresidente all'ex-sfidante Edwards), escludendo la corrente che sta intorno a Kuchinik, il quale avrebbe fatto altrettanto.
ora immaginiamo l'Italia, e nel caso particolare l'Ulivo: vince Prodi, Bertinotti e Pecoraro Scanio sconfitti, ma continuano a puntare i piedi, a chiedere visibilità, a domandare il rispetto degli equilibri interni alla coalizione basandosi sui dati delle regionali 2005 e via dicendo.
Affinché tale sistema delle primarie sia serio ed abbia un buon funzionamento bisognerebbe ipoteticamente trasformare il sistema italiano da parlamentare a presidenziale mediante revisione costituzionale, più realisticamente invece, bisognerebbe che in tutti i colleggi uninominali vengano candidati da parte del partito o della coalizione uomini e donne "di fiducia" vicini alla "corrente" di chi ha ricevuto la nomina di candidato dalle primarie, più o meno come se non sbaglio si faceva e penso si faccia tuttora negli USA.




Rispondi Citando