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  1. #1
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    Thumbs up Etnicità e religioni dividono il mondo... alla faccia dei multiculturalisti

    L’origine comune è sentita spesso come più forte dell’appartenenza al paese ospitante.

    La globalizzazione è diventata negli ultimi anni occasione di scontri politici anche molto violenti. L’attenzione degli studiosi (si veda, ad esempio, il recente volume di Luciano Gallino "Globalizzazione e disuguaglianze", edito da Laterza), si è concentrata prevalentemente sugli aspetti economici e politici del fenomeno: lo strapotere delle multinazionali al di sopra del controllo dei governi nazionali, le concentrazioni industriali, la disoccupazione strutturale, il declino del "welfare state", l’aumento delle distanze fra paesi ricchi e paesi poveri e fra cittadini ricchi e cittadini poveri negli stessi paesi più ricchi. Gli esegeti della globalizzazione vedono nella contrazione delle distanze e del tempo che ha determinato quei fenomeni anche un’opportunità importante per l’omogeneizzazione del mondo, per l’avvicinamento e l’assimilazione tra le società umane. È davvero così? La questione è stata discussa da Pietro Rossi, uno dei più importanti storici e filosofi italiani, nella conferenza inaugurale del ciclo dell’Accademia delle Scienze di Torino (il testo integrale potrà essere richiesto all’indirizzo info@accademia.csi.it).
    Rossi ha mostrato che, contrariamente ai sogni, sotto ai processi di globalizzazione industriale e nonostante la contrazione del tempo e dello spazio, agiscono fattori tradizionali di differenziazione che ci riportano indietro nel tempo, alle origini stesse della società moderna. La "macdonaldizzazione", l’omogeneizzazione dei consumi e talvolta dei costumi, non hanno comportato affatto la perdita dell’identità culturale delle società e degli individui. Già all’indomani della conclusione della seconda guerra mondiale Arnold J. Toynbee aveva osservato che il processo di occidentalizzazione si riduceva all’adozione della tecnologia occidentale, senza accompagnarsi all’accettazione dei relativi modelli culturali (...)
    Lungi dal produrre una civiltà planetaria - è la conclusione della conferenza - il processo di globalizzazione si accompagna al riemergere di forme prioritarie di solidarietà, che diventano fattori di divisione e di scontro fra le diverse civiltà.

    Angelo Raffaele Meo, TUTTOSCIENZE n. 987, supplemento settimanale de "La Stampa".
    2010:

  2. #2
    kshatrya
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    e i mondialisti che dicono?!

  3. #3
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    Predefinito

    Non hanno mai avuto nulla di intelligente da dire se non stupidaggini del tipo "l'Italia non è di nessuno, ci siamo nati per caso". Peccato che quello che hanno costruito gli italiani non è stato per caso!
    2010:

  4. #4
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    Predefinito Re: Etnicità e religioni dividono il mondo... alla faccia dei multiculturalisti

    scusa ma secondo te sarebbe un bene questo?
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  5. #5
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    Predefinito Re: Etnicità e religioni dividono il mondo... alla faccia dei multiculturalisti

    In Origine Postato da Ichthys

    [...]
    La "macdonaldizzazione", l’omogeneizzazione dei consumi e talvolta dei costumi, non hanno comportato affatto la perdita dell’identità culturale delle società e degli individui. Già all’indomani della conclusione della seconda guerra mondiale Arnold J. Toynbee aveva osservato che il processo di occidentalizzazione si riduceva all’adozione della tecnologia occidentale, senza accompagnarsi all’accettazione dei relativi modelli culturali (...)
    Lungi dal produrre una civiltà planetaria - è la conclusione della conferenza - il processo di globalizzazione si accompagna al riemergere di forme prioritarie di solidarietà, che diventano fattori di divisione e di scontro fra le diverse civiltà.

    Angelo Raffaele Meo, TUTTOSCIENZE n. 987, supplemento settimanale de "La Stampa".
    Diciamo che questo succede nelle culture prive alla base del concetto di cosmopolitismo. Ovvero nelle culture non-occidentali, non nate dall'incrocio tra il cosmopolitismo greco-ellenistico e l'apolidismo dello spirito ebraico.
    E' solo per questo che gli asiatici possono prendersi la tecnologia, senza scadere in tecnocrazia e tecnologismo. Che gli indiani possono avere silicon valley e Ganesha contemporaneamente. Che i giapponesi possono avere il più sofisticato hi tech e l'etica del bushido, o zen (anche se le ultime generazioni sono state smidollate dalle mode rock e giovanili).
    E' solo l'occidentale che brama a inghiottire tutto e tutti nel buco nero della "modernita'" e del "progresso" cosmopoliti. Ed è solo lui a diventare sempre più scadente e a perdere le tradizioni mano a mano che la modernità avanza.

  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Etnicità e religioni dividono il mondo... alla faccia dei multiculturalisti

    In Origine Postato da thematrix
    scusa ma secondo te sarebbe un bene questo?
    Evitare la macdonaldizzazione del mondo e l'omologazione planetaria?
    Mi sembra non ci possano essere dubbi sul fatto che sarebbe un bene.

  7. #7
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    E del "meltingpottismo" sinistro-americanoide che ne dici? C'è in giro chi teorizza la nascita della nuova "razza-non razza" degli "etnicamente ambigui"!
    2010:

  8. #8
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    La più grande potenza mondiale, gli USA, sono anche il più grande 'melting pot' del mondo. Gli stati europei politicamente ed economicamente più forti, come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, sono i paesi europei con il più alto numero di immigrati (in germania solo i turchi sono più di 3 milioni). E non mi sembra che questi stati se la passino male, che la loro cultura si stia sfaldando, o che abbiano guerre religiose e culturali al loro interno, anzi, la loro pubblica sicurezza e la loro infrastruttura è sicuramente superiore a quella italiana, e pure la loro stabilità politica.
    Articoli come quelli riportati da Ichthys fanno allarmismo basandosi solo su preconcetti, invece che sulla realtà delle cose.

  9. #9
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    In Origine Postato da Patto
    La più grande potenza mondiale, gli USA, sono anche il più grande 'melting pot' del mondo. Gli stati europei politicamente ed economicamente più forti, come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, sono i paesi europei con il più alto numero di immigrati (in germania solo i turchi sono più di 3 milioni). E non mi sembra che questi stati se la passino male, che la loro cultura si stia sfaldando, o che abbiano guerre religiose e culturali al loro interno, anzi, la loro pubblica sicurezza e la loro infrastruttura è sicuramente superiore a quella italiana, e pure la loro stabilità politica.
    Articoli come quelli riportati da Ichthys fanno allarmismo basandosi solo su preconcetti, invece che sulla realtà delle cose.
    In Francia son sciovinisti, nessun francese direbbe mai che in Francia ci si è nati per caso, nè tantomeno dirà il termine "patriottardo". L'abnegazione del popolo tedesco all'ideale di patria non è necessario descriverlo a parole, ci ha già pensato la Storia. Ad Albione il partito di sinistra manda 60.000 uomini e relativi mezzi ad attaccare un altro stato. In Italia non c'è nulla di tutto questo, c'è esterofilia, individualismo, pacifismo pregiudiziale (vorrei ricordare tute le polemiche per la Cavour), noi non ci possiamo permettere elementi di multiculturalità, perchè non abbiamo una cultura dominante e indiscutibile "senza se e senza ma".
    Ahi, serva Italia, di dolore ostello,
    nave senza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di provincie, ma bordello. (Dante Alighieri Purgatorio, canto VI.).

  10. #10
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    In Origine Postato da Fenicio
    In Francia son sciovinisti, nessun francese direbbe mai che in Francia ci si è nati per caso, nè tantomeno dirà il termine "patriottardo". L'abnegazione del popolo tedesco all'ideale di patria non è necessario descriverlo a parole, ci ha già pensato la Storia. Ad Albione il partito di sinistra manda 60.000 uomini e relativi mezzi ad attaccare un altro stato. In Italia non c'è nulla di tutto questo, c'è esterofilia, individualismo, pacifismo pregiudiziale (vorrei ricordare tute le polemiche per la Cavour), noi non ci possiamo permettere elementi di multiculturalità, perchè non abbiamo una cultura dominante e indiscutibile "senza se e senza ma".
    Argomento interessante. Che gli abitanti di uno stato diviso al suo interno e politicamente instabile temano l' immigrazione più che gli abitanti di stati forti e stabili mi sembra una buona spiegazione per certe attitudini.
    Ma forse propriola presenza di altre culture sul territorio può saldare insieme il paese, dato che di fronte ad un africano, o ad un arabo, un Veneto, per esempio, difficilmente potrà ancora dirsi culturalmente molto diverso da un Laziale. La miglior cura per la provincialità è incontrare nuove culture, solo così si possono superare i particolarismi, rendendosi conto delle tante cose che si hanno in comune con i propri connazionali, invece di insistere sulle diversità.

 

 
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