L’origine comune è sentita spesso come più forte dell’appartenenza al paese ospitante.
La globalizzazione è diventata negli ultimi anni occasione di scontri politici anche molto violenti. L’attenzione degli studiosi (si veda, ad esempio, il recente volume di Luciano Gallino "Globalizzazione e disuguaglianze", edito da Laterza), si è concentrata prevalentemente sugli aspetti economici e politici del fenomeno: lo strapotere delle multinazionali al di sopra del controllo dei governi nazionali, le concentrazioni industriali, la disoccupazione strutturale, il declino del "welfare state", l’aumento delle distanze fra paesi ricchi e paesi poveri e fra cittadini ricchi e cittadini poveri negli stessi paesi più ricchi. Gli esegeti della globalizzazione vedono nella contrazione delle distanze e del tempo che ha determinato quei fenomeni anche un’opportunità importante per l’omogeneizzazione del mondo, per l’avvicinamento e l’assimilazione tra le società umane. È davvero così? La questione è stata discussa da Pietro Rossi, uno dei più importanti storici e filosofi italiani, nella conferenza inaugurale del ciclo dell’Accademia delle Scienze di Torino (il testo integrale potrà essere richiesto all’indirizzo info@accademia.csi.it).
Rossi ha mostrato che, contrariamente ai sogni, sotto ai processi di globalizzazione industriale e nonostante la contrazione del tempo e dello spazio, agiscono fattori tradizionali di differenziazione che ci riportano indietro nel tempo, alle origini stesse della società moderna. La "macdonaldizzazione", l’omogeneizzazione dei consumi e talvolta dei costumi, non hanno comportato affatto la perdita dell’identità culturale delle società e degli individui. Già all’indomani della conclusione della seconda guerra mondiale Arnold J. Toynbee aveva osservato che il processo di occidentalizzazione si riduceva all’adozione della tecnologia occidentale, senza accompagnarsi all’accettazione dei relativi modelli culturali (...)
Lungi dal produrre una civiltà planetaria - è la conclusione della conferenza - il processo di globalizzazione si accompagna al riemergere di forme prioritarie di solidarietà, che diventano fattori di divisione e di scontro fra le diverse civiltà.
Angelo Raffaele Meo, TUTTOSCIENZE n. 987, supplemento settimanale de "La Stampa".




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