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Il nazismo è una malattia
Stoccolma. Il nazismo è una malattia, dalla quale si può uscire a patto di disporre dei trattamenti adeguati: su questo principio si basa l’iniziativa di una quarantina di Comuni svedesi, che stanno preparando un programma per aiutare i giovani estremisti "pentiti" a liberarsi dal culto dell’odio e della violenza. L’iniziativa si basa su una ricerca di due studiosi, che attraverso una serie di interviste hanno individuato le motivazioni che spesso portano i giovani ad aderire a gruppi nazisti, e nello stesso tempo la frustrazione di quegli stessi giovani per la mancanza di strutture che li aiutino a fermarsi in tempo o a tornare indietro quando ne hanno abbastanza. Autori della ricerca sono Karl-Olov Arnstberg, etnologo, e Jonas Hallen, giornalista: il loro lavoro nasce dalla preoccupazione per un fenomeno che sta assumendo in Svezia dimensioni inquietanti, come dimostrano i ripetuti e crescenti episodi di violenza di cui sono protagonisti giovani nazisti. A queste conclusioni Arnstberg e Hallen sono arrivati sulla base delle confessioni di 15 ragazzi, i quali hanno lamentato che quando hanno deciso di liberarsi, e di smettere di andare in giro ubriachi gridando "sieg heil", non hanno trovato aiuti: la società li tratta da paria.
L’esercizio dei due studiosi è stato accolto con attenzione: il problema del nazismo interessa almeno cento Comuni, e i sindaci hanno deciso di passare all’azione. In che cosa consisterà il "pacchetto" non è ancora chiaro: lo stanno elaborando con l’assistenza dell’ organizzazione Exit, fondata dall’ex nazista-skinhead Kent Lindhal. L’idea è che ai giovani "pentiti" si debbano fornire informazioni, riferimenti e contatti locali, e ai ragazzi a rischio si debbano proporre barriere e strumenti di prevenzione.
Quindi si è sempre in tempo per guarire, zio Arnstberg vi da una mano ad uscire dal tunnel...




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