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    Predefinito Quel gran figlio di....

    ...bandana

    Quel gran figlio di bandana. Ma avete sentito che Gran Dibattito d'Agosto si è aperto tra politici, corsivisti, costumisti, comunisti e roba varia, a proposito della testa fasciata di Silvio Berlusconi in versione piratesca con Tony Blair?
    Apriti cielo, sembrava una svolta storica, chi discettava di filosofia della bandana e chi vedeva in un fazzoletto in testa una strategia di seduzione nazionale, di messaggi subliminali a livello metapolitico.
    Ha cominciato Cossutta a chiedere ufficialmente al presidente del consiglio di togliersi la bandana e di venire d'urgenza in Parlamento. Parla lui che non si è ancora tolto il colbacco, nonostante il mutare delle stagioni storiche e meteorologiche.
    Poi è piovuta la scomunica dei mass media che come ricorderemo fino alla nausea, sono tutti controllati dall'uomo della bandana; ma si vede che anche questa volta il premier aveva usato il bavaglio all'informazione per coprirsi la pelata e allora tutti hanno potuto sparlare liberamente.
    Ho letto brevi trattati di fenomenologia del potere costruiti interamente su un lembo di stoffa in testa, per desumere che quel copricapo lì designa una cieca volontà di onnipotenza, un senile e infantile desiderio di prevalere sugli altri, insieme alla rivelazione suprema del Kitsch e della pacchianeria allo stato puro, secondo i sacerdoti autorizzati del buon gusto e del trendy. Ma anche il completino bianco con cui si è manifestato Berlusconi è apparso degno di approfondimenti scientifici sconfinanti nella criminologia.
    Un candore sospetto, si veste di bianco perché ha tante cose sporche da nascondere, si traveste da prima comunione per dissimulare la sua natura di corrotto, che detiene pure il monopolio dei peccati.
    E' lui, il mafioso della bandana, versione aggiornata della banda della magliana; è lui, il falso in bilancia, come dicono i segni zodiacali, che da vero bandito usa la bandana, e quando va a palazzo Chigi se la abbassa sul viso per compiere le rituali rapine agli italiani.
    Ma come ci siamo ridotti male, signori.
    Un tempo i dittatori venivano individuati dagli stivaloni, l'elmo, la divisa militare, a volte la pistolona. Arafat docet.
    Adesso un look un po' scaciato, da mare e da balera, per una sera disimpegnata, crea interi filoni sociologici e psico-teologici e complicate diagnosi sul male della politica.
    Scusate, ma il male della politica non è una bandana sul cranio del premier, che è un'estrema difesa dalla cavizie, ma un consulto così vasto e autorevole di politici, intellettuali, editorialisti e roba varia per dedurre una linea culturale e politica da così poco.
    Si è ridotta male la politica se deve trovare i motivi di conflitto in un vestitino da billionaire.
    E' quello il sintomo che la politica vaneggia nel vuoto, galleggia sul niente; quando non ci sono più culture politiche e passioni civili nella testa della gente allora ci si ferma agli involucri.
    Senza contenuti, si giudica dai contenitori.
    Comunque personalmente preferisco la bandana a riporto; meglio coprirsi che fingersi capelluti con grotteschi sistemi stradali sulla testa.

    Ma poi ti resta il solito, stupidamente vero dubbio: ma come mai, se vediamo Prodi in bicicletta e calzoncini, D'Alema vestito da skipper, Fassino in costume da bagno che sembra la radiografia di un coyote, Veltroni con la trippella da puffo al mare, non leggiamo questo diluvio di dissertazioni tra il filosofico,il comico e il patologico, ma è tutto normale, anzi c'è pure un pizzico di simpatia? E' possibile che ogni trascurabile, molto trascurabile dettaglio del Cavaliere. diventi oggetto di Alta Indignazione, così come esige l'Alta Stagione?
    Certo, in altri tempi, non dico De Gasperi e Togliatti ma anche Berlinguer e Andreotti, non li avresti visti mai con la bandana, anche se ricordo un serissimo Paolo VI con le penne dei Sioux sulla testa, un caso unico di travestitismo pontificio.
    Però il mondo è cambiato e i leader lo riflettono: cinquant'anni fa avreste mai visto per strada cinquantenni in calzoncini corti, mamme col seno rifatto, culi autorevoli abbronzati e massaggiati in spiaggia?
    No, il tempo cambia per tutti, premier inclusi.
    Però lasciate che io dica qualcosa anche ai fan di Berlusconi. Non vorrei che anche loro leggessero a rovescio la bandana del Capo come un segno di stile politico a cui adeguarsi.
    Non pensate che sia un evento rivoluzionario e innovativo indossare una bandana rispetto ai cappellini militari alla Castro o alla de Gaulle. Non pensate che la bandana sia un messaggio politico figo e promettente e che il progetto per raccogliere voti sia quello di trasformare l'universo in un club privè con tette, musica e grigliata mista.
    Sappiate distinguere la creatività dalla ricreazione, la politica dal divertimento, il film dall'intervallo.
    Governare il paese è un'impresa seria, che forse per questo necessita di pause per lo svago; ma non è da lì che nasce uno stile politico, non è da lì che sorge una nuova cultura e trae forza la volontà di fare grandi cose e di cambiare l'Italia.
    Non calatevi la bandana sugli occhi, usatela a mezz'agosto in vacanza, e non nel resto dell'anno. Insomma, non sforzatevi di dar ragione a chi vede nella bandana il segno distintivo del centro-destra .
    Pelata o pelosa che sia, distinguetevi per la testa libera.

    MARCELLO VENEZIANI su Libero

    tranquillo, Marcello: la bandana è servita per prendere per i fondelli gli aspiranti talebani

    saluti

  2. #2
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    Predefinito La verità è che voi...

    ....Berlusconi non ve lo meritate.

    Non vi meritate una grandezza, un genio iconografico, una predisposizione pop che non siete all’altezza non dico di apprezzare ma neppure di riconoscere.
    La verità è che voi Berlusconi non ve lo meritate. Voi opinion leader delle mie Manolo, voi classe dirigente di un paese che vi supera a destra, a sinistra e persino al centro.
    Il paese sì che se lo merita, Berlusconi, il paese sì che gli somiglia
    e ne è all’altezza, ma voi, voi no.
    Non ve lo meritate voi che fate i giornali, voi che in riunione di redazione, tra una pensata pensosa e una battuta da osteria, mentre cercate di darvi un tono senza che sgoccioli il sudore, rimuginate paragoni.
    Little Steven. Ascanio. La mamma di Ascanio. Persino Julio-Sonounpiratasonounsignore-Iglesias.
    Non ve lo meritate, Berlusconi, voi che non fate neppure lo sforzo di sfogliare Chi, e se vi trovate davanti Costanino non lo riconoscete.
    Non vi meritate l’Italia.
    Non vi meritate Berlusconi, né Costantino, né – men che mai – Silvana Giacobini.
    Voi e le vostre superflue hard news, voi che il chiacchiericcio lo chiamate “gossip” per sporcarvi di meno, voi che quando (malvolentieri) prendete atto di un fenomeno di massa pensate di salvarvi con l’imbecillissimo escamotage “si mescolino high brow e low brow” e a intervistarlo, il fenomeno, mandate la penna di punta.
    La quale penna di punta se la cava con un incipit di preventiva superiorità (sua, vostra): “Mezza Italia non sa chi sia Costantino”.
    Ecco: voi vi meritate al massimo le penne di punta, ma certo non Costantino né un premier così ganzo da appartenere alla metà giusta dell’Italia, quella che più che metà è nove decimi, un premier così gigantesco da prendere il costantinismo (ovvero l’estetica vincente del paese, ovvero il più puro Zeitgeist) e applicarlo a se stesso.
    Mentre voi stavate lì a chiedere “Costantino chi?”, Berlusconi aveva già fatto fare a quel dilettante di Blair una torsione da capogiro, un makeover che altro che Carole Caplin, un viaggio su un altro pianeta.
    Il pianeta Billionaire.
    Il primo messaggio è arrivato alle 2 di notte, da un cronista deportato in Sardegna. Diceva “Neanche Ortega”.
    L’ultima telefonata è arrivata poche ore fa, convincendomi, in mancanza di giornali freschi, a cercare un computer.
    Trovate in rete le foto, immediata è stata la folgorazione, e la telefonata in redazione.
    “Berlusconi con la bandana sembra Costantino”.
    “Chi è Costantino?”.
    (Si potrebbero fare obiezioni di natura estetica, ma si sbaglierebbe. Perché non stiamo parlando di norma: stiamo parlando di eccezionalità. Stiamo parlando di un uomo che capisce i rotocalchi – in sé, un ossimoro).

    Vincerebbe le elezioni via sms
    Costantino non litiga più con Alessandra.
    Hanno cominciato così, con un innamoramento televisivo nella splendida cornice di Maria De Filippi, e dei litigi televisivi ceduti in prestito a Maurizio Costanzo.
    Ora Costantino è ovunque.
    Nei pettegolezzi dei beneinformati, che sulla sua ascesa sussurrano ogni possibile fantasioso retroscena; nelle librerie (la sua agiografica biografia è scritta dallo stesso beninformato che poi, in una rubrica non firmata su Dipiù, gli dà di marchettaro o giù di lì); sulle copertine dei giornali, quasi tutti, che ne pubblicano foto senza la fidanzata, con gli amici, sui motoscafi, nelle discoteche – ma, sempre e comunque, a petto scoperto e capello impomatato, con bandana o senza. Costantino è persino su quei giornali che si fanno un punto d’onore d’ignorarlo: su Gente, lettrici scrivono a Brindani congratulandosi per il suo non essere “cascato in questa bufala”.
    Costantino non sbaglia un colpo.
    In primavera litiga di fronte alle telecamere, in estate s’abbronza davanti ai teleobiettivi.
    Costantino, che sarebbe premier se le elezioni si svolgessero via sms, ha quel 51 per cento di controllo del pubblico di elettori e consumatori che Berlusconi apertamente desidera.
    Costantino è abbronzato, è depilato, è il talk of the country fotogenicamente spalmato su ogni copertina esistente – e di giornali di cui non è neppure mero proprietario.
    Costantino ha un passato nebuloso e un presente di pura illusione, e va bene così.
    Va bene così perché in total white Costantino risplende di purezza, prende bene la luce ed è l’emblema di una stagione di spensierato consumismo.
    Un modello più vincente non poteva sceglierselo, Berlusconi, per mandare al paese un messaggio chiaro: sono un italiano, ho la camicia aperta, sono come voi, un avventore del Billionaire ma molto, molto più ricco; ho un’acconciatura da cretino, e sono come voi, che ambite a fare più fortuna di quelli che a scuola vi disprezzavano e ora vengono dietro a qualunque moda v’inventiate; sono un italiano e mi sento figo perché sono come voi: con soldi che puzzano di nuovo e accessori che puzzano di soldi.
    Sono un italiano, non mi giudicate, siete come me.
    Al suo fianco, Blair cercava di essere all’altezza, un ev’ryman che ha fatto fortuna, ma con quella polo con un accenno di Burberry era un Briatore per niente riuscito.
    E anche Cherie, come Santanchè, proprio non va.
    I Blair non captano lo spirito del tempo.
    Certo, non hanno un Costantino su cui modellarsi, ma basterebbe prendere a modello i Beckham.

    su il Foglio del 19 agosto

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Più capelli per tutti....

    ....e meno addominali

    Non c’è niente da fare: il Cav. non si batte.
    La più potente arma di costruzione del consenso di massa ieri passeggiava a Porto Rotondo senza bandana: bene in vista crosticine in file regolari da trapianto di capelli recente.
    Capelluto e in gran forma elettorale, il Cav.: un ragazzo gli ha detto che stava meglio con la bandana, e lui: “Con un po’ di capelli in più è meglio”; una singora gli ha detto che era bello e lui, nella lingua di Apicella: “Lei è nu poco bugiarda”.
    “Più capelli per tutti” è uno slogan vincente: 8 milioni gli italiani che soffrono di calvizie, a sentire gli esperti – 8 milioni di voti conquistati.
    E poi c’è anche chi contesta che quest’uomo sia un genio della comunicazione. Una sola debolezza ha mostrato, nella sua infinita capacità di ottimizzare le apparenti lacune e farne istanze vincenti.
    Uno solo manca all’appello dei “Meno rughe per tutti” e “Più capelli per tutti” che tanta presa fanno sull’elettorato: solo davanti a “Più centimetri per tutti” Silvio Berlusconi si è tirato indietro, ha smentito, ha negato. Ma, a ben pensarci, anche quella volta è stato un genio: l’immagine del Cav. che si sfila la scarpa per mostrare l’assenza di tacco è un manifesto elettorale fatto e finito, è un gesto pop equivalente al “lie in” nudo di Lennon, non importa che il tacco non ci fosse, importa solo che si sia sfilato la scarpa, quel che c’era o non c’era come rialzo è un dettaglio, “Scarpe basse per tutti” come slogan equivale a “Più centimetri per tutti”.
    La genialità è tale che ormai il berlusconismo penetra in pori inattesi.
    Ieri, l’ennesima paginata moralista di Repubblica sui ricchi spendaccioni era compentrata di berlusconismo involontario, con lo stilista Roberto Cavalli che un po’ si scandalizzava di vivere in un paese dove al ristorante gli presentano un conto di 250 euro a testa e un po’ (parecchio) diceva che
    “Lavorare, guadagnare, spendere. Devono esserci nella vita tutte e tre le componenti. Se manca una delle tre, non c’è sodidsfazione”.
    Berlusconismo minore, questo: l’originale si fa i tunnel, gli emuli rivitalizzano l’economia facendosi fregare da ristoratori che un imprenditore serio non frequenterebbe mai.
    Il vero berlusconismo è generosità.
    In fondo il Cav. il trapianto se l’è fatto per noi.
    Per noi che facciamo i giornali, per somigliare di più alle foto che pubblichiamo. E se l’è fatto per distinguere chiaramente il suo progetto politico da quello di D’Alema.
    L’uomo che faceva 500 addominali al giorno.
    Meno addominali per tutti, dunque. E chiome più folte.

    Ferrara su il Foglio del 20 agosto

    saluti

 

 

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