A Bergamo ha rimosso i cartelli in lingua locale. A che pro? Un tempo esisteva ANCHE una sinistra che valorizzava le identità locali come espressione di valori sociali aggiunti, come risorsa ecologica (si veda Ivan Illich), come luogo di libertà rispetto alle reti di potere tessute impunemente e meticolosamente dallo Stato. Oggi, elevata a ideologia anche la società multietnica (se la sinistra non eleva a ideologia, gettando alle ortiche la ragione empirica che sola consente un approccio costruttivo ai problemi politici e sociali non si sente appagata), intrisa di odio verso le identità che da sempre rappresentano indispensabile filtro critico dei rapporti fra le comunità, densa di giacobino disprezzo verso la stessa cultura popolare (eppure Noam Chomsky ha scritto cose nitide e inequivocabili) che pelosamente cerca talvolta di strumentalizzare senza riconoscerle d'altronde alcuna dignità politica, non abbiamo che un progressismo militaresco, grigio e dogmatico. Poi, al parlamento europeo, i verdi si alleano con gli autonomisti, salvo votare in Parlamento l'ufficialità della lingua italiana e difendere come i peggiori vetero-conservatori le istituzioni esistenti. Eppure l'ecologia autentica, del profondo, si basa sul bio-regionalismo, sulla rivalutazione del locale, su una nozione realistica (e non totalitariamente progressista) di comunità. In questo paese, invece, la sinistra amministra in pieno stile FASCISTA: romanità, italianità e il resto in vacca.
Ora m'aspetto le solite cazzate anti-leghiste dei fascisti rossi, degni lacchè di chi grida al regime in veste di prima gallina che canta.




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