Caracas.
Sinistra italiana spaccata su Hugo Chávez: Rifondazione e Comunisti italiani a favore; Ds contro. Tanto contro che Marina Sereni, responsabile esteri del partito, ha scritto addirittura a Repubblica per protestare contro un editoriale sul “presidente demagogo che strega la sinistra”: “i Ds non sono stregati”.
In effetti, quando due giorni prima del referendum la Coordinadora Democrática antichavista ha fatto a Caracas una grande conferenza stampa, uno dei due italiani che è venuto a portare un saluto, assieme al deputato di An Marco Zacchera, era Ignazio Vacca: responsabile del sito Internet dei Ds.
Zacchera ha parlato in italiano, Vacca in uno spagnolo un po’ volenteroso.
Ma sono stati plebiscitati lo stesso.
Di questo inedito asse Ds-An (anche se l’ex colonnello riscuote qualche simpatia nella Destra sociale) sembra si sia poi lamentato con l’ambasciatore italiano, Gerardo Carante, il rappresentante di Rifondazione: “Sono tutti contro Chávez in Italia. Solo Rifondazione comunista e i Comunisti italiani fanno eccezione”.
“Rifondazione, i Comunisti italiani e soprattutto il governo Berlusconi, che con Chávez fa affari eccellenti”,
avrebbe risposto il diplomatico.
Al che, viene riferito, dopo aver un po’ cambiato colore al volto, il rifondarolo avrebbe ribattuto, più o meno: “Be’, si vede che almeno qualcosa di buono il governo Berlusconi lo sta facendo”. Pettegolezzi degli italiani di Caracas?
Per la verità di strane voci sulle amicizie di Chávez ne circolano molte.
Il Nuevo Herald di Miami, ad esempio, dice che, alla faccia delle sue sparate contro Bush, negli Stati Uniti starebbe invece mandando soldi in quantità alla campagna elettorale dei repubblicani: non controllabile, ma è vero che Kerry a parole è molto più anti Chávez dell’Amministrazione in carica.
Un secondo scoop del Nuevo Herald è su 1,2 milioni di dollari spesi da Chávez per foraggiare la sua lobby negli Usa.
C’è pure l’altra storia secondo cui Le Monde Diplomatique si sarebbe salvato dal fallimento solo grazie a una robusta iniezione di denaro chavista, particolare che spiegherebbe il fervido allineamento della rivista faro del mondo no global.
In proposito c’è stato un processo a Parigi, e Le Monde Diplomatique è riuscito a ottenere la condanna di un esponente dell’opposizione venezuelana che aveva ripetuto questa voce.
Ma i danni da pagare sono stati stimati in un euro.
Quel che è certo è che Carante, a nome del governo italiano, è stato prontissimo a felicitarsi con il vicepresidente José Vicente Rangel per la vittoria.
Nel riportare la notizia il quotidiano El Universal non ha mancato di ricordare che erano della Olivetti le famose macchinette per votare che ora l’opposizione definisce “taroccate”, tacciando il risultato di “frode gigantesca”. “Ho parlato con il costruttore delle macchine e mi ha detto che hanno funzionato molto bene”, ha spiegato l’ambasciatore al giornale. D’altra parte anche la ditta Usa Penn, Schoen & Berland Associates, quella che fece gli exit poll da cui risultava un 60 per cento di voti per il “sì”, insiste che i suoi metodi erano tecnicamente corretti.
Insomma, c’è una rissa tra fornitori, in cui effettivamente gli interessi italiani stanno con Hugo Chávez.
Carante ha però detto di felicitarsi a nome della comunità italiana in Venezuela. Ciò è più opinabile, se si ha presente il modo massiccio con cui gli italo-venezuelani continuano a essere schierati contro Chávez.
In particolare Marisa Bafile, vicedirettrice del giornale italiano di Caracas “La voce d’Italia”, responsabile dei Ds del Venezuela, sceneggiatrice di un film del 1991 sull’emigrazione italiana con Marisa Laurito, e antichavista accanita.
Acción Democrática, partito dominante nel Venezuela pre Chávez, è una colonna storica dell’Internazionale socialista in America Latina, la sinistra storica venezuelana è massicciamente presente nella Coordinadora Democrática, e dunque tramite tali contatti i Ds erano già predisposti in un certo senso.
Ma sembra che decisiva sia stata una frase che Bafile avrebbe detto ai rappresentanti della Quercia: “Ricordatevi che i miei figli devono crescere in Venezuela”.
su il Foglio
saluti




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