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    Predefinito Il ruolo della donna nella Repubblica Islamica dell'Iran

    IL RUOLO DELLA DONNA NELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL'IRAN

    All'interno delle società occidentali si è andata sviluppando, progressivamente ed in maniera più evidente soprattutto nell'ultimo mezzo secolo, una cultura della liberalizzazione ad oltranza e del permissivismo più totale, la quale ha finito per ridurre in una condizione di semi-schiavitù gli individui che la compongono. In simili società - desacralizzate da decenni di demagogica propaganda materialista - gli unici valori di riferimento risultano essere quelli economici, ai quali si affiancano modelli-standard creati artificialmente dal Sistema e dai suoi strumenti di assuefazione (i mass media), al fine di soffocare la libertà di pensiero e di ridurre così sia l'uomo che la donna a mero numero fra i numeri.

    In un contesto simile, l'influenza totalizzante dei media assorbe, quindi, qualsiasi reattività e investe qualunque ambito della vita quotidiana di uomini e donne occidentali...non ricordiamo in quale occasione abbiamo sentito utilizzare - per delineare le opulente società moderne - la dizione di "porcilaie occidentali"; in ogni modo, ci sembra la metafora più appropriata. Se l'uomo-massa occidentale, difatti, è qualcosa di assolutamente disgustoso e mortificante per la dignità umana (degradato com'è a ingranaggio della 'grande catena' di riproduzione consumista), non da meno è la donna-oggetto che gli vive accanto, contrapponendosi ad esso ed operando quel "ribaltamento" dei valori tradizionali delineati da diversi studiosi occidentali, tra cui l'italiano Evola.

    La società capitalista, incoraggiando gli individui a vivere in funzione del consumismo la propria esistenza, li rende schiavi dei vizi e delle tentazioni terrene. La donna, in una simile società, diviene una creatura ad una sola dimensione, quella sessuale, vittima e carnefice allo stesso tempo della propria identità. Nelle società occidentali, il ruolo della donna, difatti, è andato stravolto parallelamente a quello dell'uomo: entrambi sono unidimensionalmente strumenti di consumo. Le donne poi, all'indomani dell'ondata sovversiva denominata eufemisticamente 'femminismo', sono diventate mezzi dei quali il Sistema 'abusa' subdolamente per i propri fini: di esse ci si serve nella pubblicità, per la propaganda di nuovi prodotti, di nuove mode, di nuovi modelli di riferimento destinati al 'pubblico', ovverossia la massa amorfa che ad essi successivamente si ispirerà a sua volta.

    Le donne sono così svuotate della propria anima, assumendo rilievo esclusivamente per le qualità positive o meno della loro attrattiva sessuale. "Per poter uccidere i sentimenti, che mettono in pericolo i profitti del capitalismo, le donne vengono sacrificate. Esse diventano così le nuove schiave della nuova era, di cui ci si serve come strumento per raggiungere determinati scopi sociali ed economici. Vengno usate per abbattere le società tradizionali" (1).

    In Iran - precedentemente alla vittoria della Rivoluzione e alla costituzione della Repubblica Islamica -, il tentativo di modernizzazione e di laicizzazione della società tradizionale islamica, venne attuato dal regime monarchico in maniera conforme a ciò che - nello stesso periodo - avveniva nei paesi occidentali. Ancora una volta, dunque, la prima vittima della cospirazione anti-tradizionale fu la donna, sebbena in questo caso si trattasse di un soggetto (la donna musulmana) che - conformandosi ad un'etica qualificante quel'è quella islamica - risultava assai più restio al controllo e difficilmente manipolabile. Un soggetto (e non un oggetto) con un'identità forte, in 'ordine' con i principi tradizionali della propria cultura d'origine (l'Islam) e in sintonia con le Legge immutabili del Corano, l'unica autorevole fonte del sapere alla quale siano legati i musulmani di tutto il mondo. Bisogna, per i nostri lettori, aprire necessariamente una parentesi sul ruolo della donna nell'Islam, per cercare di spiegare una figura ed una funzione troppo spesso oggetto di scherno o di critica feroce, il più delle volte frutto di assoluta ignoranza in materia, faziosità della controparte, demagogia propagandistica d'accatto. Innanzi tutto, è bene incominciare premettendo che "non bisogna giudicare i precetti islamici sulla base del comportamento - locale e circoscritto nel tempo - di alcuni musulmani. Se, ad esempio, alcuni musulmani violano i diritti della donna, questa ingiustizia non dovrebbe essere attribuita all'Islam" (2).

    Al Profeta dell'Islam (su di lui e sulla sua Famiglia la Pace e le Benedizioni di Dio) fu inviata una Legislazione perfetta in ogni minimo dettaglio; se l'uomo devia e 'sgarra' ciò non significa che la Legislazione decada. "Chiunque si consideri un musulmano ma ritenga la Legislazione Islamica inadeguata al mondo moderno, o valida soltanto per i secoli passati, si rivela o completamente ignorante dei princìpi basilari dell'Islam, o completamente privo del lume dell'intelletto" (3). L'Islam, infatti, è una Religione Perenne, l'ultima rivelata, dalla quale si irradia una visione del mondo, etica e morale, ineccepibile. "Riguardo alla condizione femminile nell'Islam, va osservato che l'Islam considera la donna come un membro perfetto ed indipendente della società e non stabilisce alcuna differenza fra lei e l'uomo per quel che concerne la morale. L'Islam afferma che la salvezza può essere ottenuta soltanto mediante la conoscenza e le buone opere "(4) Il Sacro Corano afferma: "Non andrà dispersa l'opera di nessuno di voi, uomo o donna che sia, in quanto discendete gli uni dagli altri" (3: 195). "L'Islam non fa perciò differenza fra l'uomo probo e virtuoso e la donna che possiede le medesime qualità. Nella società islamica la donna ha diritto alla proprietà ed al commercio, all'eredità e alla ricerca della conoscenza. Nell'Islam la donna può prendere parte alla vita sociale nella misura in cui questa partecipazione non contrasta con castità e virtù. Nei primordi dell'Islam le donne accompagnavano i combattenti islamici (Mujahiddin) al fronte, aiutando a cucinare e a medicare le ferite" (5).

    In merito a quest'ultima asserzione, conviene ricordare che ove ve ne sia la necessità, in istato di pericolo, le donne islamiche hanno il diritto-dovere di concorrere anche in armi alla difesa della nazione-comunità a cui esse appartengono. L'esempio della partecipazione massiccia delle donne iraniane ai moti di piazza rivoluzionari e il costante addestramento militare al quale le militanti sono chiamate a tutt'oggi nella Repubblica Islamica, ne sono una valida prova. "Esistono dunque nell'Islam alcune differenze nei diritti e nei doveri dei due sessi. Solo l'uomo può ad esempio occuparsi dell'amministrazione della giustizia, del Governo e del Jihad (esclusi - appunto - i casi di difesa impellenti). La quota di eredità della donna è inoltre metà di quella dell'uomo (anche perchè all'atto del matrimonio ella potrà disporre della dote nuziale del marito, ndr) (6) E' altresì fondamentale il ruolo della donna musulmana in quanto sposa e madre, educatrice della famiglia e, conseguentemente, della società. "La donna è l'educatrice della società - ha affermato l'Imam Khomeyni - poiché è dal suo grembo che sorgono gli individui". Conformemente ai precetti dell'Islam, infatti, la donna ha la responsabilità dell'allattamento e dell'educazione dei propri figli, della crescita e dello sviluppo della propria famiglia, la quale - come in tutte le società tradizionali del passato, è il perno dell'intera società. "Laddove i precetti e le norme morali islamiche vengono rispettati la famiglia gode di piacere, rispetto, amore reciproco dei componenti, affetto e sincerità" (7).
    Intervenendo nel dibattito sul ruolo della condizione femminile nell'Islam, la sorella Lois Lamyà al-Faruqi della Repubblica Islamica dell'Iran pose l'accento sul fatto che "molte dottrine e pratiche sono state etichettate come 'islamiche' o 'musulmane' senza meritare affatto tale appellativo" (8). Non di meno, ella sottolineò che "vi sono circa 40 nazioni al mondo abitate da una popolazione a maggioranza musulmana e che pretendono pertanto di essere paesi musulmani o islamici. Ciò provoca una grande confusione e fa sorgere la domanda: quale di questi paesi rappresenta più fedelmente la società islamica?" (9). La sorella iraniana sollevò in quell'occasione un quesito di non facile soluzione, almeno agli occhi di un profano, che riveste un'importanza fondamentale proprio in virtù dei continui attacchi sulla condizione femminile nell'Islam portati avanti dai mass-media occidentali. La signora al-Faruqi, difatti, sottolineò nitidamente che era necessario "tendere ad una società conforme all'insegnamento coranico". Non dobbiamo guardare come modello imprescindibile alla versione indonesiana, pakistana, saudita, egiziana o nigeriana di tale società, ma a quella che troviamo descritta negli insegnamenti del Sacro Corano...Nei secoli passati esso ha deteminato a la creatività politica, sociale, economica ed artistica dei popoli musulmani, dobbiamo anche nei secoli a venire conformare i nostri pensieri e le nostre azioni ad una visione totalizzante. Il Din non si limita alla Salat (preghiera rituale), all'Hajj (Pellegrinaggio alla Casa di Dio a Mecca), al Siyam (digiuno nel sacro mese di Ramadan), ecc. Il termine italiano 'religione' esprime solo in modo parziale il senso dell'arabo Din, "poichè quest'ultimo, in realtà, non si limita a quanto concerne la vita oltreterrena, ma riguarda ogni forma di comportamento e di attività sia individuale o sociale che sia (10)". Nell'Insegnamento Islamico esiste la pari dignità fra i due sessi, il Corano ci insegna che l'uomo e la donna, in quanto creature di Allah, sono identici almeno in quattro domini dell'esistenza umana: le questioni religiose, la sfera etica con i suoi obblighi e i suoi doveri, l'istruzione e l'eguaglianza di diritti. Con la realizzazione degli ideali islamici la donna ritrova se stessa e non è più soltanto un oggetto. Ella non è solo la compagna dell'uomo, bensì diviene una fonte di spiritualità da cui sgorgano individui liberi e musulmani (sottomessi solo a Dio).

    Il deposto regime monarchico iraniano, sviluppando una società materialista, tendeva alla laicizzazione delle istituzioni e ad allontanare uomini e donne dall'Islam. Le donne, in particolare, avevano quale deviante esempio quello delle femmine dell'aristocrazia locale, infeudata economicamente all'amministrazione statunitense e serva di interessi stranieri; donne prive di dignità, ridotte a semplici oggetti di piacere alla stregua di giocattoli per lo scià e i suoi accoliti. La stessa principessa Fara Dibha nient'altro era se non un soprammobile decorato e lustrato ad arte da mostrare e sfoggiare nelle occasioni pubbliche, nei galà sfarzosi nei palazzi-bene di Tehran, nelle parate militari e in visite ufficiali all'estero che il tiranno compiva frequentemente (da Washington a Londra, da Parigi a Roma) per servire i suoi padroni stranieri. Nel mentre al di fuori della cerchia delle mura reali un'intera nazione moriva letteralmente di fame, vivendo in condizioni spesso pietose, in villaggi privi di qualunque servizio, dove spesso mancavano anche i più elementari mezzi di sussitenza (luce, acqua, impianti vari di comunicazione). L'Iran pre-rivoluzionario era difatti uno stato fortemente retrogrado, in varie zone anche allo stato di periferia metropolitana dell'occidente, abbandonato a se stesso da un sovrano che non pensava a nient'altro che a divertirsi, a condurre una sfrenata e lussuriosa vita mondana, sfruttare i proventi derivati dalla vendita del petrolio per i propri interessi e per i propri piaceri. Un simile individuo quale rispetto poteva avere della condizione femminile se, contemporaneamente, calpestava tutti i più elementari diritti di una intera nazione? "Nella vita di un uomo le donne contano solo se sono belle e graziose e mantengono la loro femminilità...", affermò rispondendo ad una domanda dell'ex giornalista italiana , oggi improvvisatasi islamologa.., Oriana Fallaci. "Questa storia del femminismo ad esempio. Cosa vogliono queste femministe? Dice: l'uguaglianza. Oh...non vorrei apparire sgarbato ma...siete uguali per legge non per capacità". E, alla contro-domanda della Fallaci, che gli chiedeva perchè lo scià rispose candidamente: "Non avete mai avuto un Michelangelo o un Bach. Non avete mai avuto nemmeno un grande cuoco. Non avete dato nulla di grande, nulla! Mi dica: quante donne capaci di governare ha conosciuto nel corso delle sue interviste?...Tutto ciò che posso dire è che le donne, quando governano, sono molto più dure degli uomini. Molto più crudeli. Più assetate di sangue. Mi riferisco, infatti, non ad opinioni. Siete senza cuore quando avete il potere. Pensi a Caterina de' Medici, a Caterina di Russia, a Elisabetta d'Inghilterra. Per non citare la vostra Lucrezia Borgia. Siete intriganti, siete cattive, tutte!". Questa era la vera concezione della donna secondo l'ex scià dell'Iran, nonostante allora la propaganda occidentale presentasse il monarca come un individuo progressista e difensore dei diritti della donna.

    Oggi che in Iran, grazie alla Rivoluzione Islamica, la donna ha riacquistato la dignità e la verà libertà, la stessa propaganda accusa la Repubblica Islamica di oscurantismo. In tutto l'occidente "libero" e "progressista" la grancassa dei mass-media rilancia il tam-tam di accuse rivolte verso l'Islam Tradizionale e Rivoluzionario, i suoi precetti, le sue culture, attaccando l'hijab (il velo islamico), mostrando un'intolleranza fanatica e cieca nei confronti delle donne islamiche che si coprono con il velo o, come nella Repubblica Islamica dell'Iran, indossano lo chador.

    Lo chador è la vera forza della donna iraniana, esso è il mezzo, lo strumento, della sua liberazione, della sua conquistata autonomia, della sua identità. Grazie allo chador, la donna può svolgere qualsiasi funzione all'interno delle strutture della società iraniana. Una società civile e moralmente integra che ha saputo eliminare tutti i fattori di degrado e di corruzione prodotti dal precedente regime e dalla pre-esistente mentalità consumistica. "Sotto il passato regime - ha dichiarato una sorella iraniana - ci venivano fatte conoscere solo alcune donne europee, quelle presentate attraverso i film, le riviste, la televisione. Creature di solo sesso. Non potevamo conoscere Suor Teresa che ha dedicato la sua vita ad aiutare la gente in India o Madame Curie, Florence Nightingale o le donne della R.D.A. del Sahara che combattono per la loro indipendenza. Potevamo solo conoscere le donne che facevano le schiave al servizio degli uomini, stelle del cinema, cantanti e danzatrici di cabaret divennero il modello a cui ci ispiravamo nella scelta delle pettinature, dei vestiti e in genere della nostra vita". Del resto, di modelli alternativi non ne esistevano, e le sorelle che portavano l'hejab erano spesso il principale obiettivo della macchina repressiva della famigerata Savak (la polizia del regime). La sorella gemella dello Scià, Ashraf, era conosciuta e rispettata in tutto il mondo come finanziatrice di programmi a favore delle donne. Essa, però, da una parte appoggiava apertamente l'alfabetizzazione, mentre di nascosto si dedicava al traffico di stupefacenti e al commercio delle donne. Come poteva accadere tutto ciò? Perchè le donne accettavano una simile situazione? Perchè si fecero schiacciare da modelli stranieri? L'Imam Alì (as) ha detto che, perchè l'oppressione esista, è necessaria la partecipazione dell'oppressore e di colui che accetta l'oppressione. Le donne che permettono ad altri di opprimerle sono colpevoli quanto chi le opprime. Rendendosi conto di quale ingrato ruolo veniva loro affidato sotto il passato regime, le donne iraniane, sotto la Guida dell'Imam Khomeyni, hanno preso coscienza delle contraddizioni e delle ingiustizie consumate nei loro confronti e della volgarità della cultura straniera che veniva loro imposta, dando vita ad un moto di protesta popolare e spontaneo che ha investito tutti i settori della società. Le donne scesero così in piazza, al fianco dei loro fratelli, mariti, figli, per gridare la loro rabbia e il loro disprezzo per un regime che non le rappresentava e per un sistema che le sfruttava.

    NOTE

    1) AA.VV. "La donna nell'Islam", ediz. Centro Culturale Islamico Europeo, Roma, 1984.

    2) Hojjatol'Islam Muhammad Taqi Misbah "La donna metà del corpo sociale", saggio contenuto in "Il ruolo della donna nell'Islam", Ediz. Centro Culturale Islamico Europeo, Roma 1988.

    4-5-6-7) Ibidem

    8) Ibidem

    9) Sign.ra Loys Lamyà al-Faruki, "La donna nella società coranica", saggio contenuto in "Il Ruolo della donna nell'Islam", ediz. Centro Culturale Islamico Europeo, Roma 1988.

    10) Sign.ra Loys Lamya al-Faruki, op.cit.

  2. #2
    cinica matura
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    Predefinito Re: Il ruolo della donna nella Repubblica Islamica dell'Iran

    In origine postato da Basiji
    IL RUOLO DELLA DONNA NELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL'IRAN

    Lo chador è la vera forza della donna iraniana, esso è il mezzo, lo strumento, della sua liberazione, della sua conquistata autonomia, della sua identità. Grazie allo chador, la donna può svolgere qualsiasi funzione all'interno delle strutture della società iraniana.
    Molto interessante.
    solo che il problema rimane.
    uguaglianza formale o uguaglianza sostanziale.
    la forza di una donna non può essere il velo che la copre.
    esso è parte di una cultura e di una religione, ma non può essere considerato come il fulcro del ritrovamento di un'identità.
    intendo, può svolgere qualunque funzione.
    può potenzialmente o può effettivamente?

  3. #3
    costantino
    Ospite

    Predefinito

    grazie allo chador el sadr, può uscire indisturbato dalla moschea di najaf.

 

 

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