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Discussione: Le mie obiezioni ...

  1. #1
    El Criticon
    Ospite

    Predefinito Le mie obiezioni ...

    < Queste sono le obiezioni che mi sarebbe piaciuto sentire: credo sia venuto il momento di chiarire una volta per tutte se vogliamo essere un movimento autonomista o un partito della destra cattolica, se vogliamo uscire con coraggio dall’Italia o rinchiuderci pavidi in una sacrestia. …>

    Paragrafo conclusivo dell’articolo “Quei diritti degli altri scaricati sul nostro conto”

    Per la penna di chi?

    Ma di Gilberto Oneto, ovviamente.

    Imperdibile come sempre!

    (tratto da il Federalismo in edicola questa settimana – a pagina 10)

    < vogliamo uscire con coraggio dall’Italia o rinchiuderci pavidi in una sacrestia? >

    Haaa, haaaaa, bella domandina questa, neh?

    Chissà come sarà commentata qui e in altri dintorni?

  2. #2
    email non funzionante
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    Predefinito

    Puoi postare tutto l'articolo?
    Grazie.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito Re: Le mie obiezioni ...

    Originally posted by El Criticon
    < Queste sono le obiezioni che mi sarebbe piaciuto sentire: credo sia venuto il momento di chiarire una volta per tutte se vogliamo essere un movimento autonomista o un partito della destra cattolica, se vogliamo uscire con coraggio dall’Italia o rinchiuderci pavidi in una sacrestia. …>

    Paragrafo conclusivo dell’articolo “Quei diritti degli altri scaricati sul nostro conto”

    Per la penna di chi?

    Ma di Gilberto Oneto, ovviamente.

    Imperdibile come sempre!

    (tratto da il Federalismo in edicola questa settimana – a pagina 10)

    < vogliamo uscire con coraggio dall’Italia o rinchiuderci pavidi in una sacrestia? >

    Haaa, haaaaa, bella domandina questa, neh?

    Chissà come sarà commentata qui e in altri dintorni?
    commento che
    1) il cattolicesimo integrale (ante vaticano II) è ANTIRISORGIMENTALE (tutti i "padri della patria italiana" furono scomunicati..lo stesso risorgimento fu guerra contro la Chiesa) mentre il liberalismo fu artefice dell'unità di italia
    2) Oneto era meglio da giovane quando come Gamotta disegnava vignette antisioniste, anticomuniste, antiliberali e "destrocattoliche" sulla Voce della Fogna di Marco Tarchi
    3) Oneto mi pare abbia militato per parecchi anni in "Alleanza Cattolica" ...
    4) nessuno vuole la Lega come "una destra cattolica" ma l'autonomismo (insorgenze insegnano..invinto l'Oneto a farsi un giretto per il Sudtirolo dove identità entica e cattolicesimo sono un connubio inscindibile) o è cattolico o non è...

  4. #4
    El Criticon
    Ospite

    Predefinito Le obiezioni di Gilberto Oneto

    Quei diritti degli altri scaricati sul nostro conto
    Di Gilberto Oneto
    Il Federalismo, lunedì 23 agosto 2004
    In nome di decisioni contrabbandate come autonomiste assunzioni, consulenze, diritto di voto, provvidenze e sgravi fiscali, sono pagati da chi non beneficierà mai di queste scelte.

    Si è fatta molta polemica sulle vicende del voto agli immigrati a Genova e del riconoscimento delle coppie di fatto in Toscana. Qualcuno le ha descritte come manifestazioni di Federalismo e ne ha approfittato per mettere in difficoltà la Lega che le ha criticate, accusandola addirittura di otodossia centralista.
    Conviene approfondire i veri termini del problema, che ha scoperto tanti nervi sensibili, ha scatenato analisti in male fede e ha consentito a qualche gonzo di lanciarsi come un toro contro lo sventolio di un drappo rosso.
    Ogni vero autonomista crede che ognuno a casa propria abbia il diritto (e il dovere) di fare come gli pare. Ogni vero autonomista crede che ogni comunità debba affrontare e risolvere i problemi che gli si pongono davanti purché si verifichino alcune condizioni imprescindibili: che la decisione sia presa democraticamente, che essa non danneggi i diritti inalienabili di qualcuno all’interno della stessa comunità, che non danneggi altre comunità e che oneri e responsabilità non escano dai limiti della comunità che l’ha assunta.
    La prima cosa richiede che la decisione venga presa con strumenti democratici, in particolare – sui temi più importanti – con una libera consultazione popolare o referendum, proprio come fanno i Cantoni svizzeri, i cui cittadini non rilasciano deleghe su argomenti determinanti.
    La seconda significa che non si devono toccare i diritti di minoranze di qualsiasi genere e che non ledano i principi stessi di democrazia. Così una comunità non può, ad esempio, decidere di impedire a una minoranza di parlare la propria lingua o di esercitare libertà inalienabili.
    La terza condizione richiede che una decisione non coinvolga gli interessi o danneggi gli interessi di terzi: ove questo si verificasse, la decisione spetterebbe, in base al sacrosanto diritto di sussidiarietà, al livello amministrativo superiore. Una comunità non può, ad esempio, decidere di costruire una diga su un fiume il cui corso interessa, a valle, altre comunità che ne verrebbero condizionate o danneggiate.
    L’ultima condizione significa essenzialmente che ciascuno deve fare fronte a costi e responsabilità di quello che decide e non scaricarli su altri.
    Nei casi di cronaca politica di questi giorni, le decisioni sono state prese a livello di rappresentanza delegata: ci sarebbe naturalmente piaciuto di più se le cose fossero avvenute mediante un referendum e non solo con il voto di qualche decina di privilegiati. Ma così è la legge italiana attuale e ce la dobbiamo (per il momento) tenere, salvo il ricorso ad referendum abrogativo.
    In entrambi i casi non sembra che si siano lesi i diritti di nessuno perché semmai si sono allargate e non ristrette le basi di talune franchigie.
    Le decisioni prese formalmente non implicano modifiche a interessi esterni: gli immigrati voterebbero solo a Genova e questo non darebbe loro alcun diritto politico fuori dalla cerchia comunale, il riconoscimento delle coppie di fatto riguarderebbe solo i cittadini residenti in Toscana e tale particolarità cadrebbe al momento stesso in cui questi si trasferissero altrove.
    Dove invece un problema c’è ed è enorme è nell’ultimo aspetto.
    I rappresentanti eletti a Genova dovranno prendere decisioni che riguardano quattrini che non sono raccolti e gestiti dal Comune di Genova ma che sono estorti in giro e trasferiti al Comune di Genova sulla base di parametri che di federalista hanno molto poco. Non significa nulla neppure il fatto che probabilmente Genova dia più di quel che riceve: in ogni caso i soldi che controlla non sono suoi nel vero senso della parola.
    Ancora più significativo e scabroso è il caso toscano: le coppie hanno un peso in termini soprattutto fiscali e pensionistici. Allargare certi benefici significa aumentare le spese (in reversibilità per esempio, in detrazioni fiscali). Siccome la Toscana non è indipendente ma i suoi pensionati ricevono soldi presi da una cassa comune (nel senso che è di tutti, non certo nel senso che tutti contribuiscono in uguale misura a riempirla), così facendo scarica di fatto la conseguenza di una sua decisione (per quanto formalmente legittima) su altri.
    Da decenni ci sono Regioni e Comuni, soprattutto di alcune aree geografiche che hanno preso decisioni totalmente autonomiste che sono finite a carico di altri: assunzioni, consulenze, regalie,spese, minificenze, eccetera. E finora nessuno se ne era adontato. Tranne gli autonomisti veri che da sempre sostengono che ognuno debba mettere le mani solo nelle proprie tasche.
    Anche sulle ultime vicende le reazioni dovrebbero esserecostruite sugli stessi principi e l’obiezione da fare (la sola obiezione fondamentale di ogni autonomista) è che in assenza di Federalismo fiscale e di totale autonomia (indipendenza, ci piace di più) delle comunita certe scelte gravano su altri e diventano perciò illegittime. Non ci dobbiamo opporre per come sono state prese o per il valore intrinseco e morale che ci sta dietro, ma perché chi le prende non se le paga.
    Quindi l’argomentazione corretta non può riguardare l’incostituzionalità del voto agli stranieri (quella che si cita è la Costituzione di uno Stato oppressore, non saremo certo noi a difenderla e a divinizzarla), o la presunta immoralità dell’equiparazione fra le coppie tradizionali e quelle di fatto. Con chi si passino le notti sotto le lenzuola sono solo cavoli propri. Quello che non può essere tollerato è che sia qualcun altro a pagare.
    Quando la Toscana sarà indipendente (come Repubblica o come Granducato) farà come le pare. Per anni abbiamo chiesto la regionalizzazione o la macroregionalizzazione della previdenza sociale. Se l’avessimo ottenuta, oggi ilproblema non si porrebbe neppure. Quando saremo finalmente liberi, faremo come ciascuno gli pare a casa sua e con i suoi soldi, qualsiasi cosa ci venga voglia di fare e avremo democraticamente e liberamente deciso di fare. Questo scandalizza che ne fa una questione morale o religiosa? Sarà suo diritto e dovere opporsi con tutti i mezzi leciti quando saremo finalmente padroni del nostro destino, ma si dovrà adattare alle decisioni della maggioranza della nostra gente.
    Queste sono le obiezioni che mi sarebbe piaciuto sentire: credo sia venuto il momento di chiarire una volta per tutte se vogliamo essere un movimento autonomista o un partito della destra cattolica, se vogliamo uscire con coraggio dall’Italia o rinchiuderci pavidi in una sacrestia. L’opposizione a questi provvedimenti la dovremmo fare in ogni caso ma le motivazioni sono profondamente, radicalmente diverse.

  5. #5
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    Predefinito

    Grazie
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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