La base militare di Guantánamo non è soltanto un luogo di detenzione terroristico - un autentico Lager - voluto dall'amministrazione statunitense per distruggere la dignità, l'identità e la vita di persone formalmente innocenti. Da oggi è anche il luogo nel quale si opera per distruggere un'intera civiltà giuridica: quella, occidentale, che ha al suo centro un modello di processo penale fondato sul diritto. E' un modello che tutela con rigore i diritti dell'imputato, anzitutto il diritto alla presunzione di innocenza, e che si fonda sul principio del «giudice naturale» predeterminato per legge: ciò esclude, come una gravissima violazione del rule of law, la creazione di tribunali speciali. Ed è un modello nel quale l'accusa è impegnata a provare nel modo più oggettivo possibile le eventuali responsabilità dell'imputato, e i giudici operano entro uno spazio istituzionale di terzietà e neutralità. Tutto questo è clamorosamente negato dalla procedura penale che ieri è stata avviata a Guantánamo contro quattro detenuti - due yemeniti, un sudanese, un australiano - dalla Military Commission grettamente nominata dal ministro della giustizia John Ashcroft, in base al noto Decreto presidenziale del 13 novembre 2001.
Non si tratta quindi di una corte penale militare ordinaria: i giudici sono stati nominati direttamente dal potere amministrativo, come era consuetudine nell'ancien régime e nel regime staliniano. Essi non hanno il dovere di citare testimoni, ma possono condannare gli imputati - anche alla pena capitale - basandosi sulle confessioni ottenute (spesso con la tortura) dagli imputati medesimi o da altri detenuti. Gli imputati non hanno diritto a difensori di fiducia, ma saranno assistiti da difensori di ufficio, anch'essi nominati dal potere amministrativo (il Pentagono stesso).
Si tratta dunque di una finzione processuale che viola nella forma più esplicita e grave le Convenzioni di Ginevra del 1949, poiché il suo obiettivo è sfruttare i prigionieri di guerra (definiti illegalmente «nemici combattenti») a fini politici e militari. Si tratta di una «giustizia politica» nella quale la funzione giudiziaria viene totalmente riassorbita e pervertita dalla finalità politico militare. La giustizia penale svolge una funzione subalterna rispetto all'esercizio del potere e all'uso della forza: gli fornisce irrazionali supplementi simbolici, incrementa il suo tasso di immunità, di discrezionalità e di arbitrio.
A Guantánamo la parodia processuale eserciterà una funzione di pura degradazione morale e di stigmatizzazione teatrale del nemico, in modo da legittimare le misure estreme che si sono prese contro di lui e che si intendono prendere in futuro contro ogni altro straniero sospettato di terrorismo. Questi processi non saranno altro che «la continuazione della guerra con altri mezzi», espressione di una volontà di potenza «imperiale» per la quale esercitare il potere non è seguire regole, ma creare sovranamente sempre nuove regole.
Danilo Zolo
Fonte:www.ilmanifesto.it
25.08.04




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