Alitalia, si avvicina l'arrivo del commissario

di Giorgio Santilli

«Il commissariamento di Alitalia sembra oggi più vicino, stando anche a quel che dice Cimoli». Pietro Lunardi non vuole spingersi oltre, al meeting di Cl, dove è venuto a parlare di infrastrutture ma rende benissimo l’aria che si respira dentro il Governo sulla vicenda Alitalia. Aria di massimo allarme e in agenda le prime riunioni operative, forse nelle prossime ore, per capire come fronteggiare un’eventuale ipotesi di commissariamento-liquidazione della compagnia, che sembra farsi via via più probabile in queste ore. Sembra esclusa la possibilità di applicare la «legge Prodi/Marzano», che renderebbe inutilizzabile, per altro, il prestito-ponte da 400 milioni autorizzato da Bruxelles; si lavora a un provvedimento ad hoc per dare comunque tutti i poteri a Cimoli, necessari per varare il piano "lacrime e sangue" in assenza del consenso sindacale.

Anche perché l’operazione liquidazione non sarebbe indolore per il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, in termini di più complessiva fiducia dei mercati verso l’Italia. Al commissariamento si arriverà, se non si farà l’accordo con il sindacato, ribadisce Lunardi, e in questo momento non potrebbe fare diversamente. «Quel che doveva fare — dice il ministro — il Governo ha fatto, ottenendo l’autorizzazione per il prestito-ponte a Bruxelles. Ora la palla torna al sindacato che ha la responsabilità di 22mila lavoratori». Toni durissimi che confermano quelli già usati da Cimoli lunedì scorso: il piano di ristrutturazione si prende com’è, esuberi compresi. Ma le parole del ministro delle Infrastrutture rendono anche l’idea di qualcosa che dentro il Governo molti cominciano a pensare come ineludibile. «È un’impresa disperata, ce ne rendiamo conto — dice Lunardi — ma è anche l’ultima chance che resta».

Alla scommessa dell’accordo, insomma, dentro l’Esecutivo credono ormai in pochi, dopo l’inizio della trattativa-fiume che fronteggia l’azienda e le nove sigle sindacali. «Non entro nel merito del piano che è competenza di Cimoli», ribadisce ancora il ministro. Nelle prossime ore arriverà direttamente da Cimoli il "pacchetto" che il sindacato potrà «prendere o lasciare». E nel "pacchetto" ci sarà il numero degli esuberi che non arriverà a quel 33% del «modello Air Lingus» cui Cimoli dice di ispirarsi, ma ci andrà vicino: se non a 7mila, gli esuberi si attesteranno a 5.500-6.000. Senza licenziare nessuno, è chiaro: ma, tolti i 2.500 che probabilmente saranno aiutati a "scivolare" via dell’azienda in prepensionamento, bisognerà trovare la destinazione per gli altri 3-4mila.

Esternalizzazione è una parola che impedirebbe al sindacato di dare a Cimoli quel che non fu dato a Mengozzi e Zanichelli. La "scatola" di AzService è quindi la destinazione certa di una parte di questi esuberi; ma le modalità sono tutte da definire. Soprattutto si tratta di capire se le partnership con altri soggetti pubblici lasceranno ad Alitalia il controllo di queste società o, come è più probabile, Cimoli proporrà di scendere in minoranza. Sempre da Rimini, sulla vicenda di Alitalia, è intervenuto Cesare Romiti che teme che la crisi Alitalia si porti dietro la crisi dell’intero settore. «Credo — ha detto Romiti — che tutte le forze politiche e il Governo non si rendano conto del grave rischio che corre il nostro Paese sul caso Alitalia. L’Alitalia non è un’azienda, è il sistema di trasporto aereo che ha il nostro Paese». Romiti si dice contrario alla liquidazione, mentre il commissariamento può essere un modo per superare le difficoltà. Quanto alla privatizzazione, «non credo che nel nostro Paese esistano privati in grado di privatizzarla», ha tagliato corto Romiti.