...."cercano".
Roma. “L’Oratorio, un bene di tutti”.
Così s’intitola la relazione che Gianfranco Fini terrà il 3 settembre al meeting organizzato a Loreto dall’Azione cattolica.
Nulla da ridire sul titolo, ma molto si discute sul fatto che sia un ex fascista a parlare di oratori ai seguaci dell’associazione di laici cristiani fondata nel 1898 e soppressa durante il Ventennio.
Se ne discute con stupore tra cattolici e con un tantino di livore tra politici.
Prova ne è l’aggettivazione variopinta che circonda la presenza di Fini, invitato dalla presidente nazionale, Paola Bignardi, in qualità di firmatario d’una proposta di legge sugli oratori (rivendicata da destra e sinistra).
Una novità positiva per i seguaci del leader di An.
Un’occasione per altri mea culpa sulle storture del fascismo di fronte alla Chiesa, secondo il settimanale dei paolini, Famiglia Cristiana.
Una cosa fuori luogo, per deputati come Rosy Bindi e Franco Monaco (entrambi della Margherita) che dall’Azione cattolica provengono senza aver mai reciso il cordone ombelicale.
Monaco non chiede a Fini l’ennesimo autodafé, però gli sembra
“un brutto segno” la sua partecipazione a Loreto.
La Bindi dice al Foglio che comprende il “bisogno purificatorio” di Fini ma non la scelta di Ac.
Per lei Paola Bignardi è “un’amica, ma dovrebbe spiegare perché non ha optato per un confronto tra le varie forze politche o invitato una figura dal più alto profilo istituzionale come il presidente Ciampi, Pier Ferdinando Casini o Marcello Pera”.
Più radicale l’ex direttore di Famiglia cristiana e oggi corsivista della Stampa, don Leonardo Zega: “Non avrei visto bene nemmeno altri politici, come Francesco Rutelli, ma quell’invito a Fini è un segnale contrario alla storia e alla cultura di Ac. Pio XI non avrebbe mai chiamato un ex fascista a dare lezioni di socialità ai suoi ragazzi”.
Per l’Azione cattolica la questione si chiude con un comunicato che esprime “stupore per la scelta di ridurre a un referendum sulla presenza di Fini”, quel che in realtà è “un confronto con un rappresentante autorevole delle istituzioni”.
In mancanza di una reazione ufficiale da parte dell’interessato, la difesa è affidata al portavoce di An, Mario Landolfi, a Gustavo Selva, Riccardo Pedrizzi e altri: tutti d’accordo nel ricordare che il capo andrà a Loreto in veste di vicepremier (con lui ci sarà anche Francesco Storace, che da governatore del Lazio per gli oratori si è speso e ha speso non poco).
I finiani sopportano malvolentieri la polemica.
Intanto Fini, a distanza di un anno dall’invito al meeting riminese di Comunione e liberazione, trova finalmente aperto anche l’uscio di un’associazione non collocabile nel paesaggio cattolico non progressista. Un risultato che alcuni spiegano con l’impegno vano ma da lui generosamente profuso per ottenere l’inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea.
E’ la tesi di Roberto De Mattei, consigliere di Fini per gli Affari internazionali e uomo decisivo, assieme ad Alfredo Mantovano (che viene da Alleanza cattolica), nel tessere legami amichevoli con il Vaticano.
A testimoniare dei buoni rapporti tra Fini e la Chiesa, c’è anche la non trascurabile frequentazione privata con i cardinali Camillo Ruini e Angelo Sodano, che certo apprezzano alcune mosse di Fini, come quella di chiudere la campagna elettorale per le europee dall’Abbazia di Montecassino.
Basta questo per giustificare l’invito a Loreto? Il direttore di Avvenire, Dino Boffo, riequilibra le posizioni di ipercritici e entusiasti: “E’ una discussione sproporzionata. Fini parteciperà a una tavola rotonda assieme all’arcivescovo di Genova, Tarcisio Bertone, al presidente di centrosinistra della Regione Marche, Vito D’Ambrosio, e a esponenti dell’associazionismo. Non c’è nessuna rivoluzione copernicana, solo il coinvolgimento a vari livelli dei soggetti che si occupano della legge sugli oratori”.
Boffo ridimensiona.
Però muove anche una critica a quei politici che reclamano risposte dalla Bignardi e dai militanti cattolici (“semmai deve accadere il contrario”), e si chiede “cosa avrebbero detto se a quel tavolo fosse stato invitato D’Alema”.
Infine, parlando di Fini con parole di Papa Giovanni, invita a “guardare dove un uomo si dirige più che al luogo da cui proviene”.
saluti




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