....verità
Ovviamente l’hanno ammazzato come e peggio di un cane, il reporter e volontario della Croce Rossa, ma loro, quelli della
“resistenza” irachena, speravano invece nella ragionevolezza
e nella clemenza di bande che hanno fatto saltare per la prima volta in oltre un secolo, con un centinaio di morti, l’intero quartier generale della Croce Rossa e quello dell’Onu.
Il sublime moralismo arcobaleno è prima di tutto stupido, poi ha anche una sua ferocia inumana, una sua capacità di distinguere tra l’odioso body guard con gli occhiali neri e una mesata da portare a casa, il mercenario Fabrizio Quattrocchi, e la simpatia evidente di un “uomo di pace” che nella sua perfetta innocenza porta in Iraq il “messaggio giusto”, l’impotenza divina dell’agnello sacrificale.
Una distinzione che sfugge ai predoni islamici, loro rapiscono e decapitano gli ebrei e i cristiani, sono gente semplice e diretta.
Sono invece davvero sottili quelli che non vogliono riconoscere l’esistenza di un nemico e di una guerra, quelli che trovano scandalosa la pubblicazione delle fotografie del martire occidentale decollato, quelli che parteggiano contro il nemico domestico (il governo Berlusconi) e l’idra imperiale (l’amministrazione Bush, il governo di Blair), quelli che l’occidente se l’è cercata e adesso noi gli portiamo la rivolta nelle retrovie e cooperiamo con la “resistenza” per il ritiro delle truppe di occupazione, quelli che dicono di comprendere la disperazione dei diseredati dell’islam e non capiscono che quella disperazione è sotto sequestro politico e religioso da parte di un esercito di dio che predica la morte degli infedeli.
Non abbiamo detto una sola parola blasfema su Enzo Baldoni, finché era in vita e in pericolo di vita.
Abbiamo assistito stupefatti, ma non tanto, al feroce scontro tra due retoriche miserabili di un paese che sa essere rivoltante e cinico come pochi altri al mondo:
quella che santificava l’altruismo e l’idealismo del pacifista perché, lui no, lui non merita di morire come quel fascistello che tirò in ballo la sua italianità, che cosa grossolana, davanti al plotone di esecuzione;
e la retorica da duemila copie di tiratura, buon prezzo, che dal salotto più indecente della destra italiana offendeva un prigioniero trattandolo sprezzantemente come un rivoluzionario da salotto.
Ora che il mercenario e l’idealista sono entrambi stati freddati, in Iraq dai terroristi islamici e qui a casa nostra dagli opposti cretinismi e immoralismi a basso costo, ora vorremmo sperare che dal mondo dorato e innocente della stampa, dell’opinione pubblica, della politica e dell’intellighenzia venga un segnale di comprensione intellettuale di quel che accade, che sia infine scossa dal dubbio sull’esistenza di un nemico e di una guerra la confortevole diaspora degli occidentali stanchi di sé.
Vorremmo, ma in realtà non speriamo affatto in una società civile squinternata e afflitta dai suoi buoni e cattivi sentimenti, dai suoi equivoci simboli di appartenenza faziosa, dalla sua cupidigia di resa senza condizioni.
Ferrara su il Foglio del 28 agosto
saluti
saluti




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