Colpo di scena al primo giorno di lavori del Partito repubblicano
fischiato il regista di "Fahrenheit 9/11". E lui: "Perderete"
Moore piomba alla Convention
e rovina la festa a Bush
L'ex sindaco di New York Giuliani eroe della serata
"Il nostro presidente è già entrato nella storia"
Michael Moore
alla Convention repubblicana
NEW YORK - Primo giorno di Convention repubblicana e il partito di George W. Bush si gioca la sua carta migliore: l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, "eroe" dell'11 settembre. Ma nella città-simbolo dell'America ferita che ospita il "Good old party" va in scena una fuori programma: Michael Moore, il regista della crociata anti-Bush riesce ad entrare al Madison Square Garden e scatena l'ira dei repubblicani. Nel giorno in cui il presidente aveva bisogno di partire alla grande e di rispondere alla grande costestazione pacifista della vigilia, la macchina si inceppa.
Tutto era cominciato bene con le parole di Giuliani entrato ormai nell'immaginario collettivo come il sindaco insonne tra le macerie di Ground Zero facendo dimenticare la sua prima versione, quello dello sceriffo implacabile della tolleranza zero. Bush, dice l'ex sindaco, "ha già guadagnato un posto nella storia come grande presidente americano" e ha un compito da portare a termine. Mentre lo sfidante John Kerry, aggiunge, esita e tentenna, senza "una visione chiara, precisa e consistente" per l'America.
Poi arriva il guastafeste. Moore, dopo aver guidato domenica un corteo di protesta a New York che ha raccolto centinaia di migliaia di persone, riesce a entrare al Madison grazie a un pass per la stampa ricevuto dal quotidiano Usa Today.
Con il consueto cappellino da baseball in testa, il regista di Fahrenheit 9/11 ha attratto su di sé buona parte dell'attenzione della stampa, oltre a creare tensioni con gli uomini della sicurezza, che non sapevano bene se farlo entrare o no, rassegnandosi alla fine al fuori-programma.
Il senatore dell'Arizona e veterano del Vietnam John McCain dal palco gli scatena contro la folla, citando la presenza del "regista che vorrebbe farci credere che l'Iraq di Saddam Hussein era un'oasi di pace". Partono i fischi ai quali Moore reagisce a braccia alzate, sorridendo e facendo con la mano il segno di una L, per losers (perdenti). Alla folla che gli grida "altri quattro anni" (il secondo mandato), il regista ha replicato a bassa voce "altri due mesi" (il 2 novembre si vota).
"Non posso credere - dice Moore, lasciando scortato il Garden dopo il discorso di McCain - che siano così stupidi da tirar su il mio film e aiutarlo al botteghino".
La tensione per l'ospite indesiderato è l'unica scena fuori copione di una serata fatta di patriottismo, inni al coraggio, tributi ai veterani di tutte le guerre e un ricordo delle vittime dell'11 settembre. La Convention mette subito l'accento su quello che la Casa Bianca vede come il maggior punto di forza del presidente: la sua reazione all'attacco all'America.
E' ancora Giuliani a ricordare prima di tutto l'immagine di Bush sulle macerie del World Trade Center il 14 settembre 2001, quando promise che i terroristi avrebbero presto "sentito" la risposta americana. Per Giuliani, quella risposta è stata ora recepita in Afghanistan, in Iraq, in Libia "e nelle nazioni che sono ora riluttanti sponsor del terrorismo".
(31 agosto 2004)




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