di Massimo Fini
Non so se gli Stati Uniti e i loro alleati si sono ben resi conto delle conseguenze, concettuali e materiali, di quel che van facendo da alcuni anni. Nel 1999, quando non era in atto alcuna guerra terroristica e l’11 settembre era di là da venire, gli americani, con altri Paesi della Nato, Italia compresa, attaccarono la Jugoslavia violando il principio, fino ad allora mai messo in discussione, della non ingerenza militare negli affari interni di uno Stato sovrano. Ciò sulla base di una nuova concezione secondo la quale esistono valori etici universali, «diritti umani», sovranazionali, superiori a quelli della sovranità e dell’unità nazionali. Lo stesso è avvenuto in Iraq.
Ma se esistono valori sovranazionali superiori a quelli nazionali io non ho più il dovere morale di schierarmi col mio Paese, com’era fino ad ieri («Right or wrong is my country»), se ritengo che esso, nel conflitto con altri popoli, stia violando principi etici e «diritti naturali» universali. Ho, al contrario, il dovere morale di combatterlo. Con l’ingerenza militare in Jugoslavia e in Iraq non è stato intaccato solo il principio dell’intangibilità della sovranità nazionale ma anche quello della sacralità dell’appartenenza nazionale che nei conflitti internazionali imponeva comunque di schierarsi col proprio Paese.
Io prevedo quindi per il futuro una spaccatura verticale planetaria, di tipo ideologico, che frantumerà soprattutto il nostro mondo, fra coloro che si identificano con i valori dell’Occidente schierandosi con esso «senza se e senza ma», che non saranno tutti occidentali ma, ancor meno, tutti gli occidentali, e coloro che si identificheranno in altri valori o che pur condividendo i valori dell’Occidente contestano radialmente il modo violento, militare ed economico, con cui esso cerca di imporli, ritenendolo una contraddizione in termini. Occidentali quindi che in difesa di diritti universali — all’indipendenza, alla libertà dallo straniero — combatteranno l’Occidente proprio in nome dei valori dell’Occidente. Andiamo insomma incontro a una guerra civile planetaria in cui gli schieramenti, in nome di principi universali, variamente interpretati, si formeranno al di sopra delle vecchie sovranità nazionali, travolgendole. Questo è lo scenario apocalittico che hanno aperto gli apprendisti stregoni, i vari Clinton, Bush e i loro reggicoda, quando hanno abbattuto il principio dell’intangibilità della sovranità nazionale, senza rendersi conto che, con esso, abbattevano anche quello dell’appartenenza nazionale.
Massimo Fini
Fonte:www.quotidiano.net
30.08.04




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