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    Predefinito documenti / testi (brevi)

    apro questo spazio per postare documenti / testi ritenuti interessanti, senza lo scopo di generare una discussione ad hoc. Se eccessivamente lunghi, suggerirei di postarne una parte e lasciare il link...

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  2. #2
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    Predefinito

    Julius Evola

    NAZIONALISMO E ASCESI: LA GUARDIA DI FERRO
    [ tratto dal Corriere Padano, Ferrara, 14 aprile 1938, pag. l -2 ]

    Bucarest, aprile 1938

    È un fatto, che fra i nuovi movimenti nazionali fanno apparizione motivi vari, presentanti delle analogie con le concezioni proprie agli Ordini medievali. È innegabile, per esempio, che in Italia e in Germania si miri a formare la migliore gioventù secondo uno stile di vita, avente simultaneamente carattere guerriero e carattere ascetico, e su queste colonne abbiamo avuto occasione di riferire sulle iniziative, che il nazionalsocialismo cerca, a tale riguardo, di realizzare sistematicamente con l'istituzione dei cosiddetti «Castelli dell'Ordine» Ordensburgen - con corrispondenti discipline per la selezione di un nuovo gruppo di futuri capi.

    Una realizzazione integrale in un tale senso incontra, tuttavia, in Italia e in Germania, delle difficoltà, dovute al fatto, che non sono più presenti le condizioni di una civiltà, quale quella medievale. I nuovi ordini nascono sotto il segno di un deciso nazionalismo, provvisto di una mistica che non va, senz'altro, a coincidere con la religione dominante, per sua natura universalistica e supernazionale. In Germania la situazione è ancor più difficile sia per Io scisma religioso, vale a dire per la pluralità delle confessioni religiose, sia per le tendenze razzistico - pagane che avversano il cristianesimo, senza però poter disporre di veri princìpi e di una autentica tradizione spirituale.
    Un movimento che, in queste tendenze verso un nuovo «ordine», si presenta molto interessante ed è, sotto questo riguardo, relativamente poco conosciuto, è il movimento legionario rumeno delle cosiddette «Guardie di Ferro», capitanate da Corneliu Codreanu. Esso è nato nel 1927, ha dato luogo a vari partiti politici, l'ultimo dei quali, chiamato «Tutto per la Patria», è stato sciolto dallo stesso Codreanu, recentemente, per ragioni che accenneremo. La caratteristica di tale movimento sta nelle sue premesse essenzialmente religiose. Esso si presenta come un movimento di rinnovamento nazionale, e in pari tempo, come una tendenza a riprendere, in una forma vivente, la spiritualità propria alla religione ortodossa. E in quanto questa religione è articolata nazionalmente, simili tendenze non incontrano gli ostacoli propri alle condizioni di altre nazioni. Vi è solo da notare che i rappresentanti ufficiali della religione rumena, come spesso avviene, non conservano di essa che la forma e si trovano spesso scissi da coloro che invece, ne vivono lo spirito; e l'esempio più caratteristico sta nel fatto, che l'attuale Patriarca presiede un gabinetto, voluto dal Re, l'ostilità del quale per la «Guardia di Ferro » è a tutti nota.

    In ogni modo, l'elemento religioso, innalzato fino all'esigenza di creare un uomo è nuovo e connesso a precise forme di pratica ascetica, costituisce il nucleo centrale del legionarismo rumeno. Così, per molti riuscirà sorprendente il fatto, che oltre seicentomila uomini - poichè a tanto, più o meno, ammontano i seguaci di Codreanu - pratichino sistematicamente non solo la preghiera, ma altresì il digiuno: i legionari sono tenuti a osservare tre volte alla settimana il cosiddetto «digiuno nero”, che significa, non mangiare, ne bere, ne fumare.

    Lo stesso Codreanu, in un colloquio che abbiamo avuto con lui, ci ha spiegato il senso di tale disciplina nei seguenti termini: occorre assicurare l'assoluta supremazia dello spirito sul corpo e il digiuno è uno dei mezzi più efficaci a ciò: allentando i vincoli costituiti dalla parte naturalistica dell'essere umano, esso crea, inoltre, la condizione più favorevole per l'evocazione di forze invisibili, di forze dall'alto, evocazione che si realizza mediante la preghiera e il rito. E queste forze - ha soggiunto il Codreanu - checchè ne pensino gli «spiriti positivi», hanno in ogni prova e in ogni lotta una parte almeno altrettanto decisiva di quella delle forze visibili, materiali e puramente umane. All'interno del movimento legionario di Codreanu vi è una specie di milizia d'assalto, che comprende circa diecimila uomini e ora s'intitola Mota - Marin, questi essendo i nomi dei due capi legionari rumeni caduti nella lotta antibolscevica in Spagna. Per questo corpo, vige la clausola del celibato - nuovo tratto comune con gli antichi ordini cavallereschi. La spiegazione che, anche qui, Codreanu ha voluto darci, è, anzitutto, che chi deve essere pronto ad affrontare in ogni momento la morte, è bene che non abbia vincoli di famiglia; in secondo luogo egli ha distinto coloro, la cui vocazione deve essere la vittoria e la gloria, da coloro, che appartengono propriamente al mondo ed hanno di mira la prosperità, il benessere e il piacere. Per cui - altro lato caratteristico - i capi del legionarismo romeno fanno anche il voto di povertà, essi non frequentano ne riunioni, ne teatri, ne balli, ne cinematografi. Un elemento specifico, che il movimento di Codreanu ha desunto dalla religione ortodossa e che ha già tratti anche politici, si riferisce all'ideale «ecumenico». si tratta di un sentimento speciale di comunità, che non è soltanto quello di una connessione organica fra gli uomini di un dato popolo, ma anche di un sentirsi, in ciò, uniti con i propri morti e con Dio. Soprattutto l'idea della presenza delle forze dei morti, in special modo di quelle degli eroi, presso ai viventi, è particolarmente viva nel movimento legionario rumeno, riflettendo indubbiamente note forme della spiritualità precristiana (rapporti fra la gens. gli avi e gli «eroi» archegeti). Ciò conduce ad un rito corrispondente a quello che si pratica in certe cerimonie fasciste, ma, qui, con una speciale e quasi diremmo tecnica intenzione evocatoria. I legionari si trovano periodicamente insieme in piccoli gruppi, che hanno il nome di «nidi» : questi convegni mirano alla formazione spirituale dei singoli, alla reciproca comprensione, in via subordinata hanno Io scopo di mantenere le connessioni, di trasmettere notizie, di assolvere vari scopi pratici, secondo le circostanze. i convenuti nei «nidi» praticano in comune riti e preghiere. Il rito con cui si apre ogni riunione è quello dell'evocazione degli eroi morti. I loro nomi vengono letti e ad ognuno di essi i convenuti, allineati e sull'attenti, rispondono con «presente». Il nome portato dalla prima organizzazione del movimento è, anche esso, caratteristico. «Legione dell'Arcangelo Michele». In pari tempo, tutti questi sono uomini di parte, uomini che lottano per un ideale politico) e che sono pronti ad ogni sacrificio in nome del rinnovamento e della costruzione in senso nazionale e «fascista» del popolo rumeno. Corneliu Codreanu, personalmente, ci è apparso come una figura fra le più chiare, le più leali, le più compenetrate di un profondo idealismo e di una nobile indifferenza per la propria persona, che noi abbiamo avuto modo di conoscere in movimenti analoghi di altri paesi.

    Per il fatto che, dinanzi al brusco intervento autocratico di Re Carol e per non essere costretto a combattere una battaglia, le cui condizioni erano state fissate dall'avversario, Codreanu ha creduto opportuno di operare una «ritirata strategica» dissolvendo il partito «Tutto per la Patria» e limitando l'azione del movimento, a quella, invisibile, di una formazione e di una preparazione spirituale dei fin troppi elementi a lui venuti negli ultimi tempi. Questo fatto non toglie che il movimento di Codreanu sia, forse, l'unico decisivo per un migliore avvenire della Romania: e la soluzione più felice sarebbe certo quella, in cui anche il re si rendesse conto di ciò e, superando il proprio alquanto pronunciato personalismo, accettasse una collaborazione delle «Guardie di Ferro», dato che esse stesse sono per il regime monarchico. Si sa che i rumeni, in genere, non godono, come si suol dire, di una «buona stampa», per quanto riguarda il carattere e la dirittura morale. Quale sia pure la misura, in cui ciò è vero, resta in ogni modo certo, che Codreanu, nel porre a base del suo programma di ricostruzione nazionale il compito di una rigenerazione spirituale e Io stile di vita di una «milizia» asceticamente potenziata e compenetrata di religiosità, ha dimostrato di saper riconoscere il punto, nel quale deve concentrarsi ogni sforzo e che metterà alla prova le possibilità vitali e morali più profonde della stirpe rumena.

  3. #3
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    Predefinito discorso di un capotribù pellerossa

    Così parlò il capo Seattle(Capriolo Zoppo)
    (Spring 1985, Vol. 18, No. 1, traduzione)

    Nome Originale: SEALTH
    Tribù: CONFEDERAZIONE DEI DUWAMISH


    Da un discorso del capo Seattle della tribù dei Duwamish del territorio di Washington(North West Coast) al presidente degli U.S.A. Franklin Pierce, nel 1855, quando gli indiani ancora credevano nei sogni ed erano convinti che il loro destino fosse indissociabile da quello della loro terra.

    “Il Grande Capo a Washington ci fa conoscere il suo desiderio di comprare la nostra terra.
    Il Grande Capo ci invia anche espressioni di amicizia e di pace: è un gesto gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli in cambio non ha molto bisogno della nostra amicizia.
    Esamineremo la vostra proposta, poiché sappiamo che, se non vendiamo, l'uomo bianco può venire con i fucili a prendere la nostra terra. Come si possono comprare o vendere il cielo, il calore della terra? E' un'idea assurda per noi. Come potreste infatti comprare da noi la frescura dell'aria o gli zampilli dell'acqua, dal momento che non ci appartengono? Decideremo quanto lo riterremo opportuno.
    Il Grande Capo a Washington può avere, della sincerità delle parole del Capo Seattle, la stessa certezza che i nostri fratelli bianchi hanno del ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle.
    Ogni angolo di questa terra è sacro per il mio popolo.
    Ogni ago di pino scintillante, ogni lido sabbioso, ogni goccia di rugiada nei boschi ombrosi, ogni radura, ogni insetto che ronza sono sacri nella memoria e nella esistenza del mio popolo. La linfa che scorre negli alberi porta il ricordo dell'uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano la terra dove sono nati quando vanno a camminare tra le stelle; i nostri morti non dimenticano mai questa meravigliosa terra, poiché essa è la madre dell’uomo rosso.
    Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono le nostre sorelle; il daino, il cavallo, la grande aquila, questi sono i nostri fratelli. Le cime rocciose, le linfe nei prati, la foga irruente del cavallo e l'uomo, tutto appartiene alla stessa famiglia.
    Così il Grande Capo a Washington ci chiede molto quando ci comunica il suo desiderio di comprare la nostra terra. Il Grande Capo promette che ci riserverà un luogo dove potremo vivere a nostro agio. Ben presto invaderete la terra come i fiumi che scrosciano nei canions dopo una pioggia improvvisa. Ma il mio popolo é una marea in riflusso: noi non ritorneremo mai. No, siamo razze separate: i nostri bambini non giocano assieme e i nostri vecchi raccontano storie diverse. Dio vi é favorevole mentre noi siamo orfani.
    Prenderemo in considerazione la vostra offerta di comprare la nostra terra ma non sarà facile: questa terra infatti è sacra per noi. Questi boschi sono il piacere della nostra vita. Non lo so. Il nostro modo di pensare è così diverso dal vostro. L'acqua limpida che scorre in ruscelli e fiumi, per noi non è solo acqua, ma il sangue dei nostri antenati.
    Se vi vendiamo della terra dovete ricordare che essa è sacra, e dovete insegnare ai vostri figli che è sacra e dire loro che ogni ombra che si riflette nell'acqua chiara dei laghi parla di fatti e di ricordi della vita del mio popolo.Il mormorio dell'acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli, placano la nostra sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri figli.
    Se vi vendiamo la nostra terra dovete ricordare ed insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli, e i vostri, e dovete quindi avere per loro lo stesso riguardo che avreste per un fratello.
    L'uomo rosso si é sempre ritirato di fronte all'avanzare dell'uomo bianco, come la nebbia della montagna si eclissa davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre, le loro tombe sono terra sacra, come lo sono queste colline, questi alberi. Questa parte del suolo ci é consacrata. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende il nostro modo di pensare. Per lui un pezzo di terra vale l'altro, poiché egli è uno straniero che arriva di notte e prende dalla terra tutto ciò che gli piace. La terra non è per lui come un fratello, ma come un nemico, e una volta che l'ha conquistata l'abbandona.
    Egli si lascia alle spalle la tomba di suo padre e non se ne cura. Non gli importa di privare della terra i suoi figli. Egli trascura le tombe dei suoi padri e i diritti vitali dei suoi figli. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose che si comprano, si saccheggiano, si vendono, non diversamente da pecore o gemme scintillanti.
    La sua voracità divorerà la terra e lascerà dietro di se solo il deserto. Non so, il nostro modo di pensare é diverso dal vostro... ma forse é perché l'uomo rosso è un selvaggio e non capisce... Io sono un uomo rosso e non capisco. L'aria é preziosa per l'uomo rosso perché tutte le cose respirano la stessa aria: gli animali, gli alberi, l'uomo. Sembra che l'uomo bianco non faccia attenzione all'aria che respira. Ma se vi vendiamo la nostra terra dovete ricordare che l'aria é preziosa per noi e il suo spirito pervade tutto ciò che di essa vive. Il vento che diede il primo respiro al nostro antenato, accoglie anche il suo ultimo respiro, e il vento deve pure dare ai vostri figli lo spirito della vita. Se vi vendiamo la nostra terra dovete tenerla da conto e considerarla sacra, come un luogo in cui anche l'uomo bianco può andare ad assaporare il vento addolcito dai fiori dei prati. L'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non comprendo un modo di pensare diverso dal mio. Ho visto un migliaio di bufali in putrefazione nella prateria, lasciati dall'uomo bianco che li aveva abbattuti sparando da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il fumante cavallo di ferro possa essere più importante del bufalo che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
    Che cos'è l'uomo senza le bestie? Se esse sparissero, l'uomo morirebbe per una grande solitudine dello spirito. Poiché tutto ciò che accade agli animali ben presto capita anche agli uomini.
    Tutte le cose sono legate fra loro.Tutto ciò che la terra subisce, lo subiscono anche i figli della terra.Se gli uomini sputano per terra sputano sopra se stessi.
    Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra. Questo sappiamo. Tutte le cose hanno un legame, come il sangue che unisce una famiglia. Ogni cosa è collegata alle altre. Qualunque cosa accada alla terra, accadrà anche ai figli della terra. Non fu l'uomo a tessere la trama della vita; egli non è che un filo di questa trama. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso. No, il giorno e la notte non possono coesistere…Rifletteremo sulla ragione che spinge l'uomo bianco a voler comprare la terra. "Che cos'è che l'uomo bianco vuole comprare" mi chiede il mio popolo. Quest'idea è assurda per noi. Come si possono comprare e vendere il cielo, il calore della terra? La rapidità dell'antilope? Come possiamo mai vendervi queste cose e come potete comprarle? Forse che la terra è vostra e potete farne ciò che volete solo perché l'uomo rosso firma un pezzo di carta e lo da all'uomo bianco? Non ci appartengono né la freschezza dell'aria, né il riflesso cristallino dell'acqua, come potete dunque comprarli da noi? Come potete riacquistare i bufali, quando anche l'ultimo di essi è stato ucciso?
    I nostri figli hanno visto i loro padri nell'umiliazione della sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato una vergogna, e dopo la sconfitta passano i loro giorni nell'ozio o indeboliscono il loro corpo con cibi dolci e bevande forti.
    Ma rifletteremo sulla vostra offerta, poiché sappiamo che se non vendiamo l'uomo bianco può venire con i fucili e prendere la nostra terra.Anche i bianchi passeranno, forse più in fretta delle altre tribù.
    Continuate ad insudiciare il vostro letto e una notte morrete soffocati dalla vostra stessa immondizia.
    Ma nel vostro declino risplenderete di luce viva, infiammati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche fine particolare vi concesse di dominare su di esse e sull'uomo rosso. Tale fine resta per noi misterioso, poiché non comprendiamo per quale motivo si massacrano tutti i bufali, si addomesticano cavalli selvaggi. Negli angoli reconditi della foresta si sente il greve odore di molti uomini e il panorama delle colline é deturpato dai fili del telegrafo. Dove sono i boschi ? Spariti. Dov'é l'aquila ? Sparita. Che cova significa per noi dire addio al veloce cavallo e rinunciare alla caccia ? Significa che abbiamo finito di vivere e non ci resta che sopravvivere.
    Dio vi ha concesso il dominio sugli animali, i boschi e l'uomo rosso per qualche speciale fine, ma tale fine resta per noi un mistero. Potremmo capirlo se sapessimo che cosa sogna l'uomo bianco, quali speranze egli confida ai suoi figli nelle lunghe sere d'inverno, quali visioni, che si trasformeranno domani in desideri, egli suscita nelle loro menti.
    Quando l'ultimo uomo rosso sarà sparito da questa terra e il suo ricordo sarà solo l'ombra di una nuvola che si muove sopra la prateria, su queste sponde, in queste foreste vi saranno ancora gli spiriti del mio popolo, poiché essi amano questa terra come un neonato ama il battito del cuore di sua madre.Se vi vendiamo la nostra terra amatela come noi l'abbiamo amata. Abbiate cura di essa, come abbiamo fatto noi. Ricordatevi sempre come essa era e quando la riceveste. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra intelligenza, con tutto il vostro cuore proteggetela per i vostri figli e amatela come Dio ama tutti noi.Una cosa sappiamo, il nostro Dio è lo stesso che il vostro. Questa terra gli è cara. Neppure l'uomo bianco può sfuggire al comune destino, potremmo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.”

  4. #4
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    Post ebrei

    7. [...]
    Tutto quello che si è fatto sulla terra contro “gli aristocratici” “i forti” “i signori” “i potenti” non meriterebbe nemmeno di essere citato in confronto a quello che gli Ebrei hanno fatto contro di loro; gli Ebrei quel popolo sacerdotale che non ritenne di aver ricevuto la dovuta soddisfazione dai propri nemici e sopraffattori se non dopo averne radicalmente ribaltato i valori cioè solo grazie a un atto della piú spirituale vendetta. Questo solo era adeguato a un popolo sacerdotale al popolo della piú latente sete di vendetta sacerdotale. Sono stati gli Ebrei che hanno osato ribaltare e mantenere stringendo i denti dell’odio piú abissale (l’odio della impotenza) l’equazione aristocratica di valore (buono = aristocratico = potente = bello = felice = caro agli dei) cioè “i miserabili solo sono i buoni i poveri gli impotenti gli umili solo sono i buoni i sofferenti gli indigenti i malati i brutti sono anche gli unici a essere pii beati in dio solo a loro è concessa la beatitudine – là dove voi al contrario – voi nobili e potenti voi sarete per l’eternità i malvagi i crudeli i corrotti gli insaziabili gli empî e sarete anche per l’eternità infelici dannati e maledetti!”... Si sa chi ha ereditato questo sovvertimento di valore giudaico... A proposito dell’iniziativa mostruosa e oltremodo fatale assunta dagli Ebrei con questa dichiarazione di guerra radicale piú di ogni altra mi sovven_go di quello che ho detto in altra occasione (Al li là del bene e del male p. 118) – che cioè con gli Ebrei si inizia la rivolta degli schiavi nella morale: rivolta che ha dietro di sé duemila anni di storia e che oggi abbiamo perso di vista solo perché essa – ha vinto...

    8.
    – Ma non lo capite? Non avete occhi per questa cosa che ha avuto bisogno di due millenni per arrivare alla vittoria?... E non c’è da meravigliarsene: tutte le cose lunghe sono diffacili da vedere da afferrare nel loro insieme. Questo è però accaduto: dal tronco di quell’albero della vendetta e dell’odio dell’odio giudaico – dell’odio piú profondo e piú sublime e perciò stesso creatore di ideali e sovvertitore di valori di cui sulla terra non si è mai dato l’uguale – da questo tronco è nato qualcosa di altrettanto incomporabile un nuovo amore un amore piú profondo e sublime di tutti gli altri – e da quale altro tronco sarebbe mai potuto nascere? ... Non si creda però che esso sia cresciuto come vera e propria negazione di quella sete di vendetta come l’antitesi dell’odio giudaico!
    No è vero piuttosto il contrario! L’amore sbocciò dall’odio come sua corona corona trionfale che alla luce piú pura e chiara e forte del sole si allargava sempre di piú; e tesa agli stessi fini di quell’odio cerca nel regno della luce e dell’altezza la vittoria la preda la seduzione con lo stesso impeto con cui le radici di quell’odio affondavano sempre piú profon_damente e avidamente in tutto ciò che era profondo e mal_vagio. Questo Gesú di Nazareth vivente vangelo dell’amore questo “Salvatore” che porta ai poveri ai malati ai peccatori beatitudine e vittoria – non ha rappresentato forse la sedu_zione nella sua forma piú sinistra e irresistibile la seduzione e la via tortuosa proprio verso quei valori e quel rinnovamento giudaico dell’ideale? Israele non ha forse raggiunto proprio per la via traversa di questo “Salvatore” di questo apparente oppositore e dissolvitore di Israele il fine supremo della sua sublime sete di vendetta? Non è forse proprio della misteriosa magia nera di una politica della vendetta realmente gran_de di una vendetta lungimirante sotterranea che progredisce lentamente secondo calcolati programmi il fatto che Israele stesso ha voluto rinnegare e inchiodare alla croce di fronte al mondo intero come qualcosa di mortalmente ostile proprio lo strumento della propria vendetta acciocché il mondo intero e cioè tutti i nemici di Israele potessero abboccare senza sospetto proprio a questa esca? E d’altra parte chi mai potrebbe pensare con tutta la massima sottigliezza di spirito a un’esca piú pericolosa di questa? Qualcosa che per forza di attrazione per forza ipnotica inebriante e rovinosa possa essere simile a quel simbolo della “santa croce” a quel paradosso terrifico di un “Dio in croce” a quel mistero di una crudeltà inconcepibile estrema e di una autocrocefissione di Dío per la salvezza degli uomini?... Certo è perlomeno che sub hoc signo Israele ha continuato da allora a trionfare con la sua vendetta e col suo sovvertimento di tutti i valori su tutti gli altri ideali su tutti gli ideali piú nobili.

    9.
    – “Ma che significa parlare di piú nobili ideali. Rassegnamoci ai fatti: il popolo ha vinto – ovverosia “gli schiavi” o “la plebe” o “il gregge” o come altro volete chiamarla – e se questo è avvenuto tramite gli iebrei ebbene mai nessun popolo ha avuto una rnissione storica piú universale! I signori sono stati spazzati via: la morale dell’uomo comune ha vinto. Questa vittoria può essere vista anche come un avvelenamento del sangue (ha mescolato le razze tra loro) – non dico di no ma è innegabile che questa intossicazione abbia avuto succcesso. La “salvezza” del genere umano (cioè dei “signori”) è sulla strada migliore; tutto si giudaizza si cristianizza o si plebeizza a vista d’occhio (che importano le parole!).


    F. Nietzsche Genealogia della morale

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    Predefinito Re: ebrei

    Il calendario in uso, in tutto il mondo, è quello cristiano.

    Il termine si riferisce ad una unzione veritativa, di due elementi essenziali del divenire storico: la coscienza dell'essere personale, e la realtà esterna ad essa.
    La relazione tra questi due elementi può essere polemica, oppure dialogica.

    La sommatoria, a volte la moltiplicazione delle coscienze personali genera varie forme di potere collettivo, concreto, reale, non per questo veritativo (cioè portatore di verità).
    La tesi cristiana è proprio che nessun individuo, e nessun potere, possiedono la verità assoluta.

    Il limite di un grande pensatore-poeta come Nietzsche è forse stato quello d'intuire la relazione tra Apollo e Dioniso, senza riuscire a manifestarla in modo ragionevole.

    Chi pensa in modo differente, può dare il suo contributo: naturalmente, così facendo, accetta la logica dialettica come quella migliore, per un confronto umanamente valido.

    Come aiuto al pensiero laico, da anni sto proponendo una sintesi fra Tradizione Scritta e Tradizione Orale d'Occidente, integrando il "trinomio vitruviano" con la Pietas Romana:

    "architectura est firmitatis utilitatis venustatis pia ratio in bonum"

    L'esercizio di tradurre in ogni lingua "viva" questa definizione della disciplina che gestisce l'ambiente umanizzato è utile per un dialogo veritativo.
    di necessità virtù

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    Predefinito Enrico Corradini - I Tre Pacifismi (1913)

    Ritengo che questo discorso di Corradini sia rilevante per comprendere il fenomeno del nazionalismo italiano. Questa sezione mi è parsa adatta ad ospitarlo.

    -------------------------------------------

    L'essenza del nazionalismo italiano, signore e signori, consiste nel combattere la triplice pacifista.
    Tolgo subito i possibili malintesi, spiegandomi.
    La triplice pacifista è la collaborazione di tre pacifismi allo stesso compito.
    Ma prima una parola. Se io, subito dopo una guerra dell'Italia e due in Europa seguito a combattere il pacifismo, voi penserete: "Che cosa vuole costui? Non è contento ancora? Che esagerazione davvero in questo momento!"


    Ascoltatemi sino in fondo e giudicherete.
    Venendo dunque ai tre pacifismi, il primo è di origine vetusta e si nutre ancora di rugiade nel regno dei cieli. E' il pacifismo idealista della borghesia colta e cosmopolita dell'Europa contemporanea. Per questo signori borghesi l'ideale della pace è la conseguenza logica di altri due ideali logici; il primo, che tutto si possa sistemare con la ragione; secondo, che si possa sistemare l'unione de popoli. Sistemata questa, la guerra fu.
    Il pietismo umanitario fomenta il pacifismo idealista. Un principio, quello che la vita umana è sacra, lo sostiene. E' superfluo aggiungere che in fondo al principio teorico ed etico c'è, o signore e signori, un deposito d'atavica poltronaggine. Per mezzo, cioè, del pacifismo la borghesia colta idealizza, teorizza, eticizza, mi si passino i brutti verbi, estetizza il suo stato d'animo che è di astrazione dalla realtà e di rammollimento di decadenza.
    E veniamo al secondo pacifismo.
    Questo si nutre di cose più solide ed è il pacifismo di classe, o meglio della lotta di classe. E' il pacifismo socialista. Cioè, quel pacifismo internazionale di cui il socialismo ha bisogno per avere le mani più libere a menare la lotta di classe nazionale. Il socialismo vuole la lotta nazionale e vuole disfare l'unione nazionale; ma siccome ogni azione politica ha bisogno d'idee, d'ideali, di teorie, d'etiche e d'estetiche, il socialismo prende ciò dal suo dabbene avversario, la borghesia. Così anch'esso sospira verso la pace e s'intenerisce per l'unione de' popoli; ma non dice che lo fa per la guerra in casa e la disunione in famiglia. Il pacifismo socialista sta al pacifismo borghese come un furbo a un imbecille.
    E c'è finalmente il terzo pacifismo, un pacifismo da noi poco conosciuto sino agli ultimi di settembre dell'anno scorso. E' il pacifismo plutocratico che la guerra libica prima, la guerra balcanica poi trassero dall'ombra alla luce. E' il pacifismo degli uomini d'affari, dei mercanti, dei banchieri, degli impresarii, di quelli che hanno le "concessioni" dai governi degli Stati. E' il pacifismo che vuole la pace per paura che la guerra danneggi gli affari. E' il pacifismo che si fonda sul principio "l'affare è sacro ed è la più importante cosa del mondo", come il pacifismo borghese si fonda sul principio "la vita dell'individuo è sacra ed è la più importante cosa del mondo", e come il pacifismo socialista si fonda sul principio "la lotta di classe è sacra ed è la cosa più importante del mondo". La più importante cosa del mondo era per il pacifismo plutocratico lo statu quo dell'Impero ottomano, campo opimo d'affari. Una guerra d'una nazione europea contro la Turchia era per il pacifismo plutocratico un cattivo affare.
    Quando noi movemmo guerra alla Turchia per la Tripolitania, gli affari uscirono dai penetrali dove lavorano, e ci si avventarono contro. E quando stava per scoppiare la guerra balcanica, si videro gli uomini di governo delle nazioni plutocratiche, cioè, degli Stati che hanno una maggior somma di affari di loro cittadini da tutelare, si videro far di tutto per impedirla. E quando fu scoppiata, per troncarla il più presto possibile. Il ministro della nazione più plutocratica, il signor Poincaré, passerà alla storia come agitato e non seguito promotore d'interventi e di conferenze. L'Europa plutocratica cessò, quando vide la guerra spazzar via la Turchia e collocare al suo posto i quattro alleati balcanici. L'Europa allora pensò che anche con questi successori ed eredi avrebbe potuto far buoni affari; lasciò quindi correre la guerra e la Turchia brutalmente fu abbandonata al suo destino, come prima era brutalmente protetta.
    Il denaro ora permetteva alla mezzacroce di divorare la mezzaluna.
    Orbene, questi tre pacifismi, il pacifismo degli affari che non vogliono essere disturbati, il pacifismo della lotta di classe che vuole operare sola nel mondo, il pacifismo della borghesia idealista che vuole sistemare il genere umano sopra una legge di tenerezza, collaborano fra di loro, come dissi in principio, ed è naturale. Poco importa se con un patto di alleanza o senza, ma è una vera triplice di collaborazione.
    Dovere essenziale del nazionalismo è la formazione d'una coscienza guerresca da opporre alla coscienza pacifista. E parlando così, o signore e signori, parlando così non intendiamo di celebrare la guerra come un capitano di ventura del Medioevo.
    Intendiamo di riconoscere che la guerra è, come la pace, necessaria e salutare nel mondo. Intendiamo di riconoscere che il mondo si conserva e si sviluppa per azioni di guerra e per azioni di pace concatenate insieme, e che senza questa alterna catena il mondo morirebbe; morrebbe di morte violenta con la guerra sola, morrebbe di sfinimento con la sola pace.

  7. #7
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  8. #8
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    Predefinito contro il pacifismo

    "Dovere essenziale del nazionalismo è la formazione d'una coscienza guerresca da opporre alla coscienza pacifista".

    Enrico Corradini
    1913

    Tolgo subito i possibili malintesi, spiegandomi.
    La triplice pacifista è la collaborazione di tre pacifismi allo stesso compito.
    Ma prima una parola. Se io, subito dopo una guerra dell'Italia e due in Europa seguito a combattere il pacifismo, voi penserete: "Che cosa vuole costui? Non è contento ancora? Che esagerazione davvero in questo momento!"

    Ascoltatemi sino in fondo e giudicherete.
    Venendo dunque ai tre pacifismi, il primo è di origine vetusta e si nutre ancora di rugiade nel regno dei cieli. E' il pacifismo idealista della borghesia colta e cosmopolita dell'Europa contemporanea. Per questo signori borghesi l'ideale della pace è la conseguenza logica di altri due ideali logici; il primo, che tutto si possa sistemare con la ragione; secondo, che si possa sistemare l'unione de popoli. Sistemata questa, la guerra fu.
    Il pietismo umanitario fomenta il pacifismo idealista. Un principio, quello che la vita umana è sacra, lo sostiene. E' superfluo aggiungere che in fondo al principio teorico ed etico c'è, o signore e signori, un deposito d'atavica poltronaggine. Per mezzo, cioè, del pacifismo la borghesia colta idealizza, teorizza, eticizza, mi si passino i brutti verbi, estetizza il suo stato d'animo che è di astrazione dalla realtà e di rammollimento di decadenza.
    E veniamo al secondo pacifismo.
    Questo si nutre di cose più solide ed è il pacifismo di classe, o meglio della lotta di classe. E' il pacifismo socialista. Cioè, quel pacifismo internazionale di cui il socialismo ha bisogno per avere le mani più libere a menare la lotta di classe nazionale. Il socialismo vuole la lotta nazionale e vuole disfare l'unione nazionale; ma siccome ogni azione politica ha bisogno d'idee, d'ideali, di teorie, d'etiche e d'estetiche, il socialismo prende ciò dal suo dabbene avversario, la borghesia. Così anch'esso sospira verso la pace e s'intenerisce per l'unione de' popoli; ma non dice che lo fa per la guerra in casa e la disunione in famiglia. Il pacifismo socialista sta al pacifismo borghese come un furbo a un imbecille.
    E c'è finalmente il terzo pacifismo, un pacifismo da noi poco conosciuto sino agli ultimi di settembre dell'anno scorso. E' il pacifismo plutocratico che la guerra libica prima, la guerra balcanica poi trassero dall'ombra alla luce. E' il pacifismo degli uomini d'affari, dei mercanti, dei banchieri, degli impresarii, di quelli che hanno le "concessioni" dai governi degli Stati. E' il pacifismo che vuole la pace per paura che la guerra danneggi gli affari. E' il pacifismo che si fonda sul principio "l'affare è sacro ed è la più importante cosa del mondo", come il pacifismo borghese si fonda sul principio "la vita dell'individuo è sacra ed è la più importante cosa del mondo", e come il pacifismo socialista si fonda sul principio "la lotta di classe è sacra ed è la cosa più importante del mondo". La più importante cosa del mondo era per il pacifismo plutocratico lo statu quo dell'Impero ottomano, campo opimo d'affari. Una guerra d'una nazione europea contro la Turchia era per il pacifismo plutocratico un cattivo affare.
    Quando noi movemmo guerra alla Turchia per la Tripolitania, gli affari uscirono dai penetrali dove lavorano, e ci si avventarono contro. E quando stava per scoppiare la guerra balcanica, si videro gli uomini di governo delle nazioni plutocratiche, cioè, degli Stati che hanno una maggior somma di affari di loro cittadini da tutelare, si videro far di tutto per impedirla. E quando fu scoppiata, per troncarla il più presto possibile. Il ministro della nazione più plutocratica, il signor Poincaré, passerà alla storia come agitato e non seguito promotore d'interventi e di conferenze. L'Europa plutocratica cessò, quando vide la guerra spazzar via la Turchia e collocare al suo posto i quattro alleati balcanici. L'Europa allora pensò che anche con questi successori ed eredi avrebbe potuto far buoni affari; lasciò quindi correre la guerra e la Turchia brutalmente fu abbandonata al suo destino, come prima era brutalmente protetta.
    Il denaro ora permetteva alla mezzacroce di divorare la mezzaluna.
    Orbene, questi tre pacifismi, il pacifismo degli affari che non vogliono essere disturbati, il pacifismo della lotta di classe che vuole operare sola nel mondo, il pacifismo della borghesia idealista che vuole sistemare il genere umano sopra una legge di tenerezza, collaborano fra di loro, come dissi in principio, ed è naturale. Poco importa se con un patto di alleanza o senza, ma è una vera triplice di collaborazione.
    Dovere essenziale del nazionalismo è la formazione d'una coscienza guerresca da opporre alla coscienza pacifista. E parlando così, o signore e signori, parlando così non intendiamo di celebrare la guerra come un capitano di ventura del Medioevo.
    Intendiamo di riconoscere che la guerra è, come la pace, necessaria e salutare nel mondo. Intendiamo di riconoscere che il mondo si conserva e si sviluppa per azioni di guerra e per azioni di pace concatenate insieme, e che senza questa alterna catena il mondo morirebbe; morrebbe di morte violenta con la guerra sola, morrebbe di sfinimento con la sola pace.

  9. #9
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    Dalle “Memorie” del card. Jozsef Mindszenty (1892-1975), il primate d’Ungheria rinchiuso per sette anni nelle carceri comuniste ungheresi tra il 1949 e il 1956 a causa della sua Fede e della sua ferma opposizione al regime.

    […]Dopo quella esecuzione si erano evidentemente intrattenuti per la colazione e, quando furono sazi ed ebbero bevuto abbastanza, espressero il desiderio di “vedere Mindszenty”. Ciò avvenne la mattina del medesimo 15 ottobre 1949. Due ufficiali entrarono nella mia cella e uno di loro mi disse: “Il compagno segretario di Stato ha ordinato di condurla al primo piano. Ci segua! Le faccio tuttavia notare che dovrà comportarsi come un condannato, altrimenti sarà punito”.
    Io decisi di tacere, ma ciò non fu per paura della minaccia. Anche il mio Signore e Maestro si era comportato così davanti a Erode, quando l'avevano rivestito con l'abito bianco. Il discepolo non è da più del maestro e il servo non è da più del padrone.
    Percorremmo il corridoio. Le mie scarpe chiodate facevano un gran rumore. Davanti e di dietro incedevano le guardie. Facevo fatica a salire le scale, ma ciò nonostante esse mi sollecitavano a fare in fretta.
    Entrammo in un ufficio vuoto, dalle cui pareti pendevano i soliti quadri di Lenin, Stalin, Zukov e Rakosi. Poi aprirono la porta di un altro ufficio, io vi entrai e mi fermai là nel mezzo, nella mia divisa da galeotto, magro e pallido. Davanti a me, al centro del gruppo disposto a ferro di cavallo, si trovava il segretario di Stato che non conoscevo. Gabor Péter, i suoi uomini e un gruppo di giornalisti scoppiarono a ridere alla mia vista. Anche il segretario di Stato rise e mi domandò:
    “Lei è Mindszenty?”.
    Ma io tacqui.
    “Questa divisa le sta molto bene”.
    Tutti scoppiarono in un'altra fragorosa risata. “Desidera qualcosa?”.
    Nessuna risposta.
    “Adesso è così. Comanda il popolo. Anche il Papa finirà presto nello stesso modo”.
    Rimanemmo ancora per un momento l'uno di fronte all'altro muti. Io pensavo al festino di Erode e alla sua vittima, Giovanni Battista.
    Finalmente il segretario di Stato fece un cenno e io venni ricondotto via.
    Ritornato in cella mi inginocchiai e ringraziai il Signore per avermi trovato degno di condividere gli scherni con lui, nostro salvatore e redentore.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C Visualizza Messaggio
    Il calendario in uso, in tutto il mondo, è quello cristiano.
    anche tra i musulmani e in papua nuova guinea?

    in realtà in tutto il mondo esistono decine e decine di calendari assai diversi da quello GREGORIANO usato anche in Italia (gregoriano, per inciso, non è sinonimo di cristiano)...

    molti pesi, molte misure...

 

 

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