Caro Tarchi,
casomai le interessasse saperlo, su "La Stampa" di oggi (pag. 27) c' è un lungo articolo di Pierluigi Battista sul letargo intellettuale della "destra", dal titolo "Post-fascisti in catacomba. Andata e ritorno".
Non so cosa ne pensi lei, ma per quanto mi riguarda non posso astenermi dal dichiarare che di tutti i cortigiani liberali con una patina di "intellettualità", Battista è di gran lunga uno dei più insopportabili, con quel suo tono insinuante e maligno, con i suoi ammuffiti luoghi comuni, e soprattutto con la sua ridicola pretesa di ritenersi rappresentante di una "cultura" in qualche misura "non conformista" (eh già, tessere l' elogio del duo Usa/Israele e dichiararsi "liberali" è davvero la miglior patente di anticonformismo possibile, nell' Italia del 2004...).
Ad ogni modo, il Sommo ci regala un articolo che nella sostanza (non nelle conclusioni) sarebbe pure condivisibile: la tesi è che, nei dieci anni passati dalla sua trasformazione politica, la "destra" ex missina non abbia prodotto niente di rilevante in ambito cultural/metapolitico, aldilà delle già sentite "lamentazioni di un tempo".
Dopo l' assunto (veritiero) iniziano gli epiteti, rivolti al Massimo Fini "brillante riassunto di tutte le ingiurie contro la democrazia care al tradizionale extraparlamentarismo di destra", al Giano Accame "tra i più prestigiosi protagonisti della scomunica morale inflitta a Fini", al Franco Cardini reo di "filoislamismo antioccidentalista e antiamericano": insomma, è l' anatema contro quei pochi coraggiosi che, nell' "area" intellettuale in qualche misura collegata ad An, ancora non hanno deciso di assomigliare a Battista (ahiloro!)...
Su di lei, per la verità, non c' è granchè: pur essendo "oggi molto critico nei confronti di quell' esperienza", fa parte di quanti "trovarono nella Nuova Destra un' appartenenza culturale talvolta sofisticata, nutrita di frequentazioni culturali insolite e "scorrette", un alimento ben più ricco dell' atmosfera lugubre del nostalgismo neofascista, quel clima funereo da "esuli in patria" che aveva estromesso la destra dai circuiti "rispettabili" dell' Italia repubblicana e antifascista". Bontà sua...
E dire che la decisione di pubblicare una sua fotografia (sopra quella di Cardini) lasciava presagire qualcosa di più...ma, forse, tale scelta d' immagine è stata dettata dalla volontà di affiancare Tarchi e Cardini al Fini con kippah, specchio d' ogni umana virtù: lo sappiamo, ormai, come agli impavidi e disinteressati liberali piaccia l' opposizione frontale tra "l' Asse del Male" e le "forze del Bene"!
AC
Caro Andrea,
io non sottovaluterei le qualità intellettuali di Battista. Il fatto che le sue opinioni siano spesso lontane da ciò che io penso non mi porta a porlo sullo stesso piano di quelli che lei definisce "cortigiani". Lui non mi pare esserlo: in quello che dice, ci crede. Non lo dico a titolo di merito, perché crede in cose e persone che io giudico a volte molto negativamente; è una constatazione.
Sulla cultura della destra, e in particolare su quella del microcosmo già neofascista, Battista ha scritto spesso con intelligenza. Certo, gli piacerebbe che l'evoluzione di quell'ambiente si concludesse con una conversione in blocco all'ideologia liberale, ma i giudizi che dà sono spesso calzanti. Nel caso che lei cita, ad essere franchi, mi pare che nei casi di M.Fini, Accame, Cardini e... Tarchi non dica niente di inesatto. Se poi accompagna i giudizi che riporta - l'articolo non l'ho letto: se qualcuno degli amici che mi legge me ne spedisce copia alla cp 1364 di Diorama mi farà un favore - con anatemi, non lo so. Ma se si limita a quelle parole, coglie nel segno. Lei avrà letto cosa ho scritto su Diorama, di recente, a proposito di "Sudditi": anch'io ci vedo una vivace ma limitata e piuttosto scontata critica alla democrazia che coglie il bersaglio sbagliato (non è la forma di regime politico ad essere, a mio parere, in discussione; sono alcuni dei contenuti di cui i liberali la riempiono a non piacermi). Sul peso che la componente psicologica "continuista" nei confronti del fascismo, e più in generale di un'Italia di altri tempi una ha avuto su Accame, mi sono già espresso, in dialogo e/o in garbata polemica, in più occasioni, in particolare quando ho recensito la sua Storia dell'Italia repubblicana. Quanto a Franco Cardini, mi auguro che resti antiamericanista e che diventi ancor più antioccidentalista; sull'islamismo non la pensiamo proprio nei medesimi termini, ma molti dei suoi argomenti sono plausibili.
Sì, Battista usa spesso un tono maligno. E non tutti coloro a cui lo applica lo meritano. Alcuni sì, però. E il mondo postneofascista, con il suo encefalogramma pressoché piatto e desolatamente velleitario e ripetitivo, se lo merita appieno. Chi non se ne è ancora congedato, e tuttavia trova le tesi esposte su Diorama o Trasgressioni condivisibili, è in ritardo. Scenda alla prima fermata disponibile.
Un cordiale saluto.
MT




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